ROBERT HULTNER.
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LA DEA MADRINA.
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Traduzione di: Paola Del Zoppo.
2010. Del Vecchio Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Monaco 1924. La crisi economica mette la Germania in ginocchio. Kajetan, sospeso dal servizio regolare per insubordinazione, si trova senza lavoro. Rifugiato tra gli ultimi della societ, coinvolto in un losco traffico d'armi dall'ambiguo proprietario di un locale di cabaret, si innamora di una bellissima prostituta di nome Mia. Mia verr avvelenata poco tempo dopo. Kajetan si getta a capofitto nelle indagini, per scoprire, ancora una volta, che i fili che legano gli eventi della Storia e delle storie sono spesso intrecciati in maniera indissolubile
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1.
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Wegmacher era pronto a raccontare ancora una volta di come un tempo il cielo fosse caduto su Sarzhofen, di come per questo Alois Eglinger avesse trovato la morte, e di come la disgrazia fosse piombata su quelli di Aichinger, ma non gli fu permesso.
-  passato davvero un sacco di tempo, Wegmacher, - disse l'oste, senza guardare il vecchio, e mise un boccale di birra sotto la spina.
Landthaler sput sul pavimento e riprese le carte che Reither aveva servito. - Quello che dico anch'io, - disse spalleggiando l'oste. - Lasciaci in pace con 'sta storia, una buona volta. La conoscono tutti.
Il vecchio Wegmacher, per, non stette a sentire. Testardo, ripet le parole con cui cominciano tutte le storie di campagna: - Gente, non vi sto prendendo in giro...
Il rituale, in realt, prevede che gli ascoltatori dimostrino a gran voce le loro perplessit rispetto a questa frase, e che il narratore debba ripetere le sue rassicurazioni. Ma per quanto si possa essere curiosi di ascoltare la storia, anche al ripetersi delle rassicurazioni non pu essere dato apertamente tanto credito al narratore: - Ma va'! Tu e le tue vecchie fandonie!
Tutto questo si ripete un paio di volte. Ma raggiunge il limite quando il narratore non pu far altro che relegarsi al ruolo di sapiente offeso, al quale non giova comunicare a degli indegni la propria saggezza. Ma a quel punto con un magnanimo: - Allora parla, in nome del cielo, - questo pericolo viene scongiurato.
Invece i tre uomini, che in quella notte d'agosto si erano incontrati a Sarzhofen, alla locanda di Nauferger per giocare a carte, non avevano intenzione di giocare a nessun gioco diverso da quello appena preparato da Reither mischiando le carte.
Stadler lanci uno sguardo esasperato al soffitto annerito dal fumo. - Nessuno dice che stai mentendo, Michl, - tuon, - ma adesso la
sciaci in pace. Giochiamo a carte.
- Questo  certo, che non vi sto prendendo in giro... - ripet il custode. Si stropicciava le dita e guardava nel vuoto.
Le mascelle di Landthaler si serrarono. - Si gioca seriamente, capito? - sollecit gli altri, con tono perfettamente controllato. - Se ne becco uno che bara!
- Ovviamente. - Reither fece un'espressione innocente e diede al suo vicino un lieve calcio con la punta del piede. - Chi d carte?
- ...  successo nell'anno quarto, quando...
- Chiudi il becco, Wegmacher! - url Landthaler.
- ... nell'anno quarto, quando la Roccia del diavolo nella foresta di Schatzberger cominci improvvisamente a trasudare...
Anche Reither si gir arrabbiato. - Stiamo giocando! Non senti? Non farci perdere la pazienza o diventiamo cattivi!
- ... cominci a trasudare all'improvviso, e quando...
La mano aperta di Landthaler piomb rumorosamente sul tavolo. Si alz, and alla panca vicino al camino e si ferm davanti al vecchio a gambe larghe. La sua mano chiusa a pugno dondolava minacciosa. Wegmacher si ritrasse impaurito.
Senza dire una parola Landthaler torn al tavolo.
- Questo l'ha capito, - fece Reither soddisfatto.
L'oste sospir sollevato, prese la brocca piena e la port al tavolo.
- Lo sapete, no, com'. Non ci sente pi bene, - disse, provando a mettere pace.
- Ci sente benissimo, non farti prendere in giro, - rispose rabbioso Landthaler.
- Certo, - conferm Stadler, - ma non capisce pi niente.
- Che malattia sar mai? - L'oste scosse la testa. - Sente e vede, ma non capisce pi.
-  una malattia che viene anche a te ogni tanto, - comment maligno Stadler. L'oste scoppi a ridere.
- Ma solo quando mi fai segnare per sei mesi, non paghi e chiedi ancora mezza pinta!
- E per questo andrai in paradiso, Nauferger. Non ti basta?
- Certo, come no, e dovr ringraziare te, Stadler.
- Infatti. Beato chi d da bere agli assetati, dicono le Sacre Scritture.
- Adesso gioca! - interruppe spazientito Landthaler. Stadler riflett un momento, prese una carta e la tir sul tavolo.
- Eccotela.
Landthaler guard con gli occhi semichiusi le carte che aveva in mano e riflett anche lui. Sembrava concentrato.
- ... Non vi sto mentendo! - blaterava il vecchio.
Il viso del contadino si fece rosso acceso. Si alz con violenza. La sua sedia si rovesci sul pavimento.
- Wegmacher! - url completamente fuori controllo. L'oste osservava preoccupato.
- Datti una calmata, Landthaler, - fece Stadler calmo. - Perch te la prendi tanto?
- Perch me la prendo? - ansim Landthaler. - Perch non ne posso pi di sentire le storie inventate del custode, ecco perch.
- E allora non stare a sentire! Basta! Di solito non hai niente contro le storie, o no?
Landthaler sgran gli occhi. Lo stava fulminando con lo sguardo. Sulle tempie gli comparve un'intrecciata linea scura che si allungava come un verme. - Che... che vuoi dire con questo? - chiese aspro.
Stadler assunse un'espressione innocente. - Niente, proprio niente. Solo che ogni tanto anche tu racconti storie.
- Landthaler! Stadler! Smettetela subito! - L'oste aveva buttato di lato lo straccio per pulire il bancone, si avvicin in fretta al tavolo e prov a separare i due. Un pugno massiccio, in realt destinato a Stadler, lo prese alla spalla. Indietreggi barcollando.
La porta della locanda sbatt rumorosamente.
- Smettetela! - sbott l'oste.
- Lo dico anch'io. - Il sergente Kaneder avanz lentamente fino al centro della stanza, si mise a posto con un dito gli occhiali sul naso e si gratt il collo sudato e arrossato sotto il colletto. Landthaler si raddrizz controvoglia.
Il poliziotto si rivolse a lui brusco: - Perch vi siete di nuovo azzuffati? - Il contadino tacque, punto sul vivo. Lentamente alz la mano alla testa e si scost dalla fronte un ciuffo ingrigito. Kaneder si gir e lanci uno sguardo interrogativo a Stadler, che si strinse nelle spalle.
- Niente, - fece lui, e si schiar la voce. - Io... io gli ho solo detto che  strano che ogni volta che mischia lui, poi gli cpiti sempre il re di cuori.
Reither annu sollevato.
- Non  vero niente, - mormor Landthaler.
Kaneder cap al volo. - Allora facciamo cos:  ora di chiudere e la prossima volta che becco una testa di legno a picchiarsi con qualcuno, gli faccio vedere io. Ci siamo capiti? - E alz la voce: - Allora? Mi avete capito?
I due piantagrane annuirono controvoglia. Reither prese le carte, si alz e mise il pacchetto sopra un mucchio vicino al bancone. - E anche oggi siamo stati bene! - fece serio, e prese la giacca.
Anche Landthaler si alz per andarsene. Reither era gi sulla soglia. Senza dire una parola i contadini lasciarono la locanda.
Il sergente si rivolse all'oste.
- E i tuoi strani ospiti? Sono gi tornati?
- Intende il notaio di Monaco? Quello  in camera sua gi da un pezzo, - rispose. -  successo qualcosa?
Kaneder scosse la testa irritato.
- E Wegmacher? - chiese pi gentilmente. - Non deve andare a casa?  tardi.
Il vecchio contadino non si mosse.
- Niente storielle oggi, Wegmacher?
Il sergente non aspett la risposta del vecchio che fissava il vuoto, si gratt di nuovo dietro il collo e salut.
Il vecchio taceva ancora quando pi tardi l'oste lo accompagn alla porta. Con passo incerto si allontan dal raggio luminoso della locanda, in cui si distinguevano un'infinit di zanzare, e spar nel buio. Da lontano, dagli stagni vicino al fiume gracidavano le rane.
L'oste gir la chiave e spense la luce. Cominci a spogliarsi gi mentre saliva le scale per andare in camera, poi scopr il letto, si lasci cadere sul materasso e pens ancora un po' alla storia che il vecchio avrebbe voluto raccontare. E si addorment.

2.

Quando la ragazza, in quel tardo pomeriggio di agosto del 1904, con il viso bianco come il latte, and nella stalla dalla Reither e le indic il secchio vuoto, la contadina cap subito che era successo qualcosa di grave.
Il pozzo della casa era ormai definitivamente secco, e il secchio lanciato nel vuoto era piombato rumorosamente sulle pietre.
Presto si seccarono anche i pozzi di Wengen e Oberroth. La conduttura di piombo installata solo da pochi anni, che avrebbe dovuto portare l'acqua dalla fonte di Elskirch fino ai borghi sul fiume, e da cui ultimamente scorreva solo un rivolo color ruggine, non forniva pi una goccia da settimane. Anche Gruber si era arreso e aveva lasciato liberi dai finimenti i cani che azionavano la pompa.
Quando dal terreno della fonte di Hunger, nella foresta di Wolfspeuntner, venne fuori una melma paludosa, subito assalita da nugoli di zanzare, i contadini furono presi da vero terrore. Dai loro antenati, infatti, sapevano che se in quella fossa, in tempi normali sempre secca, spuntava l'acqua, la siccit sarebbe stata ancora pi difficile da superare.
Alla fine si secc anche il rio di Burgstaller, e il mulino di Hllgraben dovette essere fermato. I contadini cercarono padre Prosper e gli chiesero di celebrare l'orazione della pioggia. Subito tornarono a galla i vecchi dissensi tra la Confraternita della buona morte e l'Unione dei giovani, e si discusse sulla parrocchia in cui tenere l'orazione. La discussione fu per subito smorzata, perch tutti dovettero ammettere che solo santa Elisabetta poteva fare qualcosa, e quindi il luogo pi adatto era l'antica chiesa di Elskirch.
La navata gotica era strapiena di gente quando il padre agostiniano, accorso dal chiostro di Sarzhofen, cominci a recitare l'antica orazione per la pioggia. Ma l'organo, il cui rivestimento di legno si era atrofizzato nei lunghi giorni di siccit, non emise alcun suono. Sulla via del ritorno i pellegrini, allo stremo delle forze, incrociarono i sentieri degli acquaioli. Battendo i loro cavalli ansimanti, coperti di polvere fin sopra la pancia, erano per via praticamente giorno e notte, per portare ai poderi l'acqua salvifica.
Le preghiere rimasero inascoltate. Gli orti dei contadini, un tempo rigogliosi, seccarono. Il fogliame degli alberi da frutta perse lucentezza. I prati bruciarono. L'erba si fece stopposa, si sfogli, le capre affamate setacciavano il terreno sassoso in cerca di germogli. Quelli che una volta erano campi in fiore divennero terreni grigi di polvere. Gi a met agosto si dovette far ricorso alle riserve di fieno per dar da magiare al bestiame. Ma per il pastore di Aschpoint non si poneva pi il problema di cosa sarebbe successo in inverno. Lui neg di essere ubriaco, disse invece che, distrutto dalla stanchezza, si era addormentato nel suo carro quando il suo gregge aveva fatto irruzione nei prati inzuppati dal ruscello. Le bestie erano morte miseramente. Il pastore era stato cacciato dal podere a bastonate.
La luce giallo limone del giorno nuovo rese evidente che, ancora, non c'era da aspettarsi la pioggia. In poco tempo il caldo appiccicoso cal di nuovo sul paese, che a mezzogiorno, affogato nell'aria bollente, era immobile sotto un sole cocente. Ogni tanto un soffio di vento caldo si infilava tra il grano arido e lo piegava, sradicandolo dal terriccio friabile, senza incontrare alcuna resistenza.
Solo il modesto mercato di Sarzhofen, posto su una piccola altura ai piedi della via del chiostro, aveva ancora acqua. I giardini rigogliosi dei pendii che scendevano verso l'Inn, irrigati da una deviazione del ruscello del chiostro, resistevano alla calura.
Ma anche qui gli uomini soffrivano sotto il sole e nella polvere che la terra circostante aveva gettato sul mercato. Gli anziani respiravano affannosamente tra le labbra secche.
Era mezzogiorno. La gente che attraversava la piazza senza alberi del centro del paese si muoveva con lentezza. Non c'era un soffio d'aria. Silenzio. I richiami cadevano sordi, l'intonaco delle pareti delle case si spaccava con schiocchi come di rami secchi. L'oste della locanda Da Nauferger, in un momento di esasperazione, apr la porticina della pendola, il cui ticchettio aveva cominciato a dargli sui nervi, e ferm l'orologio.
Nel tardo pomeriggio il paese e le colline sembravano riposare serenamente. Calarono le ombre. Non era ancora scesa la notte della domenica, che la terra cominci a sprigionare vapore. L'acciottolato co
lor piombo luccicava, e verso mezzanotte dall'Inn si alzarono nuvolette viola di nebbia. Si fece pi freddo all'improvviso.
Quando gli ultimi clienti di Nauferger presero la via di casa, arrivati al centro della piazza, guardarono sopra le loro teste e assaporarono ubriachi l'aria della sera. Il cielo notturno sopra di loro, diversamente dalle altre notti, era di freddo granito luccicante. I passi si persero nel silenzio. I grilli frinivano senza convinzione. Il paese cadde addormentato.
Nessuno vide, poco tempo dopo, una luce silenziosa avvicinarsi velocemente alle cime delle colline. Segu un tuono lontano, dal suono morbido. Poi silenzio totale. Poi di nuovo la luce fioca lampeggi, e di nuovo, ma adesso pi ravvicinato, si avvert un tuono, esitante, insicuro, che suon come un rullio di tronchi abbattuti.

3.

Poi non ci fu pi il giorno. Il sole lott da qualche parte dietro l'orizzonte a est, emettendo una luce giallastra e malata e si spense al crepuscolo. Sulla linea del fiume, strato su strato, blocchi di nuvole si erano accatastati ad altezze vertiginose, quasi a formare una parete di umidit. La parete cresceva continuamente e rimaneva immobile come un'onda statica.
In pochi secondi l'immagine esplose. Chicchi di grandine grossi come uova si abbatterono sui tetti e sui rivestimenti, saltando via con gran rumore o perforandoli. Enormi alberi a foglia larga si piegarono sotto la tempesta e si spezzarono sopraffatti, gli abeti rossi si strapparono con le loro radici piatte dal terreno, i fienili rovinarono, tavola su tavola, o andarono in frantumi, rotolando come una moltitudine di dadi sui campi. Attraverso il disegno creato dal ghiaccio che piombava sulla terra si intravedevano i lampi. Lo scampanio della parrocchia gemeva nel tumulto, finch l'uragano non si insinu sotto il tetto distrutto del campanile, ne divelse la punta e fece precipitare a terra tegole, travi e pezzi interi di muro. Minacciose cigolavano le legature delle stalle nei poderi all'aperto. La stalla dei Wegmacher-Gtl, costruita a favore di vento, croll su se stessa seppellendo tutto ci che si trovava sotto di lei.

4.

Come se niente fosse successo, il temporale cess. Senza troppa fretta si era spostato a nord-ovest. Il vento si fece pi debole, poi si ferm del tutto.
Tutto era immobile. La terra battuta dalla gradine emanava vapore. L'aria era fredda e umida e chiara, e odorava d'inverno. Il cielo rimase grigio, da ovest si avvicinava una pioggia delicata. Da allora all'inizio dell'autunno non sarebbe mancata pi.
Ovviamente, prima o poi, il cadavere del giovane carrettiere Alois Eglinger sarebbe stato scoperto. Se non quel giorno, magari un altro. Fu scoperto cos presto perch Nauferger si era lamentato con Kirchbck che il ghiaccio molle aveva cominciato a sciogliersi, sulla stradina tra i due edifici, e la cantina dei vini del locale rischiava di al
lagarsi. Quindi Kirchbck aveva spedito il suo apprendista, e fu lui a notare quella strana superficie sollevata, rosso pallido, e fu sempre lui, dopo un paio di colpi di pala, a scoprire il corpo.
Il sergente Sinzinger, fatto scendere dal tetto della gendarmeria locale, dove stava risistemando le tegole, cominci subito le indagini. Lo fece di malavoglia. Qualcosa gli diceva che quella circostanza si sarebbe trasformata in qualcosa di sgradevole, anche se tutto quello che gli veniva riferito con grande agitazione faceva pensare a una lite da osteria finita in maniera violenta. Qualcosa del genere, infatti, non capitava certo spesso, ma ogni tanto capitava. L'ultimo omicidio a ricadere sotto la giurisdizione della gendarmeria di Sarzhofen (una ra
gazza era stata uccisa e derubata nel bosco di Wolfspeuntner), aveva avuto luogo molto tempo prima dell'insediamento di Sinzinger e, fatta eccezione per la morte di un neonato nelle vicinanze, le cui cause non furono mai accertate, perch era chiaro che la madre, una ragazza non sposata e palesemente un po' instabile, l'aveva accidentalmente soffocato nel sonno, il sergente non riusciva a ricordare nessun caso che non si fosse risolto nel giro di poche ore.
Pens a come iniziare il rapporto. Dopo che la gente era stata da lui, e dopo che lui aveva provato a calmarli con un: Se  gi morto, non c' fretta, era andato nel suo ufficio, aveva indossato il palt, si era allacciato la cintura, messo l'elmetto e si era avviato.
La scena del crimine, la stradina che dalla piazza del mercato portava al pendio sull'Inn, tra la locanda e il panettiere, era distante dalla stazione di polizia solo pochi minuti. Dopo aver disperso i curiosi ed aver appurato che il carrettiere era morto in seguito a diverse ferite da coltello al petto e al collo, il sergente interrog i presenti, chiedendo se qualcuno di loro avesse qualcosa da riferire che poteva avere a che fare con il caso. Tutti scossero la testa. Oltre all'oste nessuno era stato alla locanda la notte precedente. Nauferger ammise un po' esitante che la vittima, la sera prima, aveva bevuto alcune mezze pinte di birra, lasciando comunque la locanda poco dopo la mezzanotte.
-  stato l'ultimo ad andarsene?
- S... - Le spiegazioni dell'oste furono interrotte dal medico del villaggio che, con il cappotto al vento, accorse attraversando la poltiglia ghiacciata e si dedic al cadavere senza proferire parola. La folla si ritrasse piena di rispetto.
L'oste aggiunse anche che il morto passava per essere un attaccabrighe e che quasi ogni giorno era coinvolto in qualche lite, che per di solito veniva subito sedata. Il dottore lo interruppe.
- L'uomo  morto da circa dodici ore, - afferm.
- Ha tenuto conto del fatto che era sotto ghiaccio?
Il medico sorrise con sufficienza. - So contare fino a tre, sergente. Ma... - si era alzato e stava pulendosi i residui di ghiaccio dal ginocchio, - ... non avete pi bisogno di me, giusto?
- Era solo una domanda, dottore.
- A posto cos. - Il medico si stava abbottonando il cappotto.
Il poliziotto stava riflettendo. Da dodici ore. Poco prima dell'alba. Che ci faceva l il carrettiere a quell'ora?
Mesner alz il dito indice: - Eglinger era un gran donnaiolo, - disse accalorato. - Era certo che avrebbe fatto questa fine.
- Le sai tutte, tu...
-  che io ogni tanto vedo qualcosa di diverso dal lievito e dalla pasta, fornaio.
- Con quel pagliaccio bigotto non ci parlo neanche. Ma, sergente...
- Cosa, fornaio?
- Il dottore deve essersi sbagliato.
- Perch?
Il fornaio sent lo sguardo indignato del medico. - Perch io... be', avrei dovuto sentire qualcosa. Ogni giorno mi sveglio intorno alle quattro e mezza, anche quando non devo venire in panetteria. Avrei dovuto sentire qualcosa, ma non ho sentito nulla. Ho sentito solo il temporale che iniziava all'improvviso.
- Ed  cominciato dopo che eri gi in piedi?
- Poco dopo.
- Quindi era gi chiaro?
Il fornaio scosse la testa. - Sarebbe stato chiaro se fosse stato un giorno normale! - disse. - Ma non lo era. Era buio pesto.
Sinzinger chiuse la bocca pensieroso e guard di nuovo il fagotto ai suoi piedi, coperto di sangue rappreso. Il morto giaceva con la schiena all'ins. I tagli aperti e lividi erano chiaramente riconoscibili.
- Non far pi il cretino, - disse Schmied-Hansel serio. La fornaia ridacchiava isterica. Uno sguardo del sergente la fece smettere.
- Cos' successo ieri notte? Qualcuno ha visto con chi ha litigato Eglinger? Oste?
Nauferger scosse la testa. - No, anzi, ieri era perfino di buonumore, Alois. Mi sono anche meravigliato.
Landthaler, a cui in giovent erano diventati tutti i capelli bianchi a causa di un brutto incidente con il carro del fieno, soffi forte dal naso e scopr i denti marroni per il tabacco. Sembrava riflettere su come cominciare il discorso.
Il medico fece un passo avanti. - Sergente, le volevo solo dire, quando prima sono passato davanti alla stazione di polizia, ho visto l davanti Martin Aichinger. Diceva di voler fare una dichiarazione.
- Non sar poi cos urgente, - rispose Sinzinger brusco.
Il medico, che se ne stava comunque andando, pieg la testa e si accarezz la barba grigia.
- Ma aveva a che fare con il cadavere, stava dicendo.

5.

Ostler, lo sviluppatore, aveva un ottimo motivo per essere di buonumore. L'industria del cinema tedesco, dopo la guerra, aveva avuto un grande slancio; solo nell'anno precedente erano stati prodotti circa seicento film, e gi allora, nell'estate del 1924, si poteva scommettere sul fatto che il numero di film prodotti sarebbe cresciuto ancora di molto. Il futuro di Ostler era assicurato. Di fronte alla sua casetta a Planegg fiorivano i lill e nel Biergarten(1) del birrificio Kindl di Monaco, che visitava ogni tanto in onore di una vecchia abitudine, anche se non poteva pi considerarsi parte del proletariato monacense, le signorine si sedevano volentieri accanto a lui.
Ovviamente Ostler amava il cinema. Solo che aveva sviluppato un gusto personale ed era convinto che fosse l'unico gusto accettabile. Lui, che dalla fondazione della ditta cinematografica Arnold & Richter lavorava nella fabbrica della Trkenstrasse, li aveva conosciuti tutti, Ostermeyer l'affarista, Fey il pazzo, Jaff il sognatore e molti altri. Aveva avuto modo di osservare trionfi e catastrofi, di condividere la disperazione di Jaff, quando, nel bel mezzo delle riprese per il suo film su re Ludwig di Baviera, in cui il regista aveva investito tutto il suo capitale personale, gli era morto l'attore principale.
Lo sviluppatore, che si dedicava al suo lavoro con particolare dedizione, ma che si era abituato a qualunque tipo di catastrofe gi dagli inizi della carriera, dette al giovane un consiglio, che questi accett con gratitudine. E quello che consigli lo ripeteva volentieri, ogni volta che ne aveva occasione: - Vada, signor Jaff, - pare avesse detto, - ne assuma un altro e gli faccia fare la seconda parte: il re da vecchio! - Il regista pare lo avesse ringraziato con gli occhi lucidi di commozione, per poi seguire il suo consiglio. Quello che Ostler raccontava malvolentieri, sempre che lo raccontasse, era come pubblico e critica, per, non fossero riusciti proprio a immaginarsi il nobile re che, nel giro di pochi anni, si trasformava cos tanto; un giovane e ben piazzato ragazzone di due metri che diventava un ometto curvo e strabico.
E malvolentieri ricordava anche la visita di quel novellino di Berlino che voleva provare a girare una commedia di montagna e che gli fece capire chiaramente che lui lasciava sviluppare le pellicole a Monaco, ma solo perch vi era costretto. - Signor mio, - pare che gli aves
se detto Ostler, - pu fidarsi del fatto che sappiamo il fatto nostro, quando si tratta di cose di montagna. - Al che, il tronfio giovane avreb
be risposto che lui delle montagne se ne infischiava, mentre non poteva fregarsene di un diaframma regolato male. In seguito lo sviluppatore aveva potuto constatare soddisfatto che proprio quel film, una stramba e grottesca storia d'amore tra una malvivente che trovava rifugio tra le montagne e un seduttore vanitoso, fu un fiasco. E con ancor pi gusto riusc a ottenere dal fatto che le copie del film venissero tirate fuori dal magazzino strapieno e gettate nell'immondizia. Lo sviluppatore Ostler ricordava per malvolentieri che il suddetto berlinese era arrivato, una volta, accompagnato dalla sua prima attrice, il che aveva reso la questione del diaframma regolato male molto pi imbarazzante.
Pensava a quella storia mentre controllava la colorizzazione2 delle nuove pellicole cinematografiche. Una profonda piega gli si form tra le sopracciglia.
- Chi ha messo a bagno la Negri3? - url rabbioso. - Kajetan? Sei stato tu?
L'interpellato, un apprendista assunto da poche settimane, rispose dall'altro capo della fila di bottigliette di colore: - La chi?
- Vieni qui, - fece lo sviluppatore, - e vedi di fare in fretta.
L'aiutante arriv. Ostler alz una striscia di pellicola verso la lampada opaca, indic con il dito guantato e guard severamente il suo aiutante. L'uomo, non troppo alto e col pizzetto, era avvolto in un camice grigio.
- Che... che ha che non va? - Kajetan non capiva.
- Voglio sapere chi ha messo a bagno la Negri. Che parlo boemo?
- La Negri? Sono stato io.
- E certo! E chi senn? E perch... - lo sviluppatore mise il rotolo sul tavolo e incroci le braccia, - hai fatto la Negri blu?
Kajetan intu che Ostler, il cui viso si era fatto rosso, era sull'orlo di un accesso di collera. Ma ancora non capiva cosa lo facesse cos tanto arrabbiare.
- Ma, - disse con poca sicurezza, - era cos che c'era scritto nell'appunto di Teobalt sulle colorizzazioni.
Ostler prese fiato. - Il signor Teobalt non  il capo, qui dentro! - grid completamente fuori controllo. - Qui dentro Teobalt  una nullit e non mette appunti su niente! Teobalt? Vieni qui, ora!
Non si gir neanche quando poco dopo un uomo alto, magro e pallido, di mezza et, arriv al tavolo con l'espressione contrita.
- Signor Teobalt, - nella voce di Ostler si mescolavano ira e derisione, - come le  venuto in mente che la Negri dovesse diventare blu?
- Io... - balbett l'uomo intimidito, - io ho solo riportato quello che era scritto negli appunti del regista. Guardi lei stesso... - e cominci a cercare concitato tra un mucchio di fogli.
Ostler si gir verso di lui e pieg la testa di lato. Fiss lo sguardo in quello di Teobalt, severamente.
- E che cosa le avevo detto io, eh?
- Lei aveva detto: ros. Ma ho pensato che fosse un errore, perch...
- Errore?
- Scusi, ma...
- Questa  una scena di interni, o no?
- Certo... ma...
- E una scena di interni non si fa con il ros?
- Certo...
- Certo cosa, Teobalt?
- Si... si capisce dal contesto che si tratta di una stanza male il
luminata, quindi...
Gli occhi di Ostler erano diventati due fessure.
- Guadagna cos bene da me che pu andare al cinema ogni volta che le pare?
- No, ogni volta che mi pare no, per questo film...
-  uno schifo, gi che ne parliamo.
Emil Teobalt stava, fermo e sottile, davanti a Ostler. - No, - disse, - questo film  un capolavoro.
Lo sviluppatore esplose.
- Lo sai che succeder la prossima volta che ti dir di svuotare il
magazzino e di buttare nel mucchio di rifiuti quello che va in un mucchio di rifiuti? Succede che La fiamma dell'amore del signor Ludwig finisce nel mucchio, te lo garantisco io! E anche un altro paio di porcate ebree.
Teobalt taceva.
- E per quanto riguarda la colorizzazione, caro mio, rimane una volta per tutte: il giorno  giallo, la notte  blu, e una donna in una stanza  ros. Cos era, cos , e cos sar sempre, e in nessun altro modo.
Teobalt alz le spalle e distolse lo sguardo dal caposviluppatore.
- E noi facciamo cos, perch abbiamo sempre fatto cos, - continu Ostler, - e non facciamo come vuole un Ludwig qualsiasi. Come se lui sapesse quello che vuole la gente!
- Lubitsch4, - corresse Teobalt scoraggiato.
- Eh?
- Non Ludwig, Lubitsch!
Anche Kajetan annu.
- Ma chi se ne importa! - Ostler fece un movimento rabbioso con la mano. - Tanto non ne sentiremo pi parlare, non appena la gente non avr pi voglia di vedere le sue stupidaggini. E tantomeno della roba di Plumpe, di Reinhardt e di tutti gli altri galletti presuntuosi. - Alz l'indice. - Il pubblico, prendete nota, ha sempre ragione!
Teobalt si schiar la gola. - Gi, ma a me piace.
- Gi, - fece lo sviluppatore, - cos vanno le cose, col piacere e non piacere, signor...
Teobalt non colse il messaggio. - Giusto, - disse.
La voce di Ostler suonava tranquilla, adesso. Kajetan, che durante la discussione era tornato alle bottigliette colorate, tese l'orecchio.
- Sa, - prosegu lo sviluppatore, - per esempio a me non piace che lei faccia le cose sempre diversamente da come le si dice.
- Ma  la volont del regista... - insistette Teobalt inconsapevole.
Ostler prese fiato. - E la mia volont lo sai qual ? Che tu sparisca! - La sua voce si fece acuta. - In questo istante! Lei  licenziato, signore! Teobalt! Le sue carte sono gi pronte! E gi da un po' di tempo!
Kajetan sussult e ripos nella tinozza la pellicola a cui aveva appena lavorato. Teobalt si sciolse lentamente dal suo stato di pietrificazione apparente e si gir.
- Rimani, Emil! - Kajetan cerc invano di trattenere il collega, che si dirigeva gi verso la porta della sala delle colorizzazioni.
- Non pu farlo, signor Ostler... - prov a mediare.
Lo sviluppatore strinse gli occhi.
- Ah, no? Non posso farlo?
1 Un Biergarten  uno spazio all'aria aperta, dove sono servite bevande alcoliche, soprattutto birra, che si trova di solito all'esterno o in prossimit di birrerie o taverne. Si tratta di uno spazio ricreativo tipicamente bavarese. I Biergarten si svilupparono infatti in Baviera nel xix secolo, periodo durante il quale era particolarmente diffuso il consumo della birra lager scura. Secondo un decreto del re Luigi i, questo tipo di birra avrebbe dovuto essere prodotto solo nei mesi freddi, perch la fermentazione doveva avvenire tra i 4 e gli 8 C. Cos, per poter servire questo tipo di birra anche in estate, i grandi birrifici scavarono delle cantine lungo le rive del fiume Isar, per tenere la birra al fresco. Per mantenere la temperatura all'interno delle cantine pi bassa possibile, gli argini del fiume furono coperti di ghiaia e vi furono piantati dei castagni, che in estate avrebbero fatto ombra. Con il tempo, queste cantine della birra si trasformarono in vere e proprie birrerie. Tra gli alberi furono posizionati tavoli e
panche di legno, e presto i Biergarten divennero un'attrazione popolare. Tutto ci preoccup presto le piccole taverne che, per evitare un'ulteriore perdita di clienti, chiesero a Luigi i un decreto che vietasse di servire cibo nei Biergarten, e il re li accontent con il Bayerische Biergartenverordnung. Cos, spesso, i clienti si portavano del cibo da casa. Il decreto non  mai stato ritirato, anche se oggigiorno molti Biergarten servono anche cibo.
2 La colorizzazione tramite viraggio  un procedimento mediante il quale un film in bianco e nero pu essere colorato. Nell'epoca dei film in bianco e nero la colorizzazione (o viraggio) era un'alternativa economica e veloce alla colorizzazione a posteriori. Relativamente al suo utilizzo si svilupp un sistema comunicativo legato al colore che veniva aggiunto nelle singole scene. Il viraggio poteva anche essere di diversi colori. Quello che oggi conosciamo come film in bianco e nero era infatti da considerarsi pi un'eccezione che la regola. Il viraggio era inoltre utile a minimizzare le righe che apparivano sulla pellicola filmata. In generale, si considerava che il colori avessero i seguenti significati: blu: esterno notte; seppia: interno notte; arancio: scene alla luce di lampade o candele; rosa: pace, equilibrio, gioia, momenti di rivelazione di confidenze; viola: momenti particolarmente drammatici della notte; rosso: amore e violenza.
3 Pola Negri, nome d'arte di Barbara Apolonia Chalupiec (Lipno, 31 dicembre 1894 - San Antonio, 1 agosto 1987), era un'attrice cinematografica polacca. Nel 1913 si trasfer a Varsavia per studiare Arte drammatica e fece le sue prime apparizioni sul palcoscenico in Balletto imperiale. Nel 1914 debutt nel film Raba strastei, raba poroka. Tre anni dopo si trasfer in Germania, su richiesta dell'impresario teatrale Max Reinhardt. Il regista cinematografico Ernst Lubitsch la volle in diversi film (Gli occhi della mummia, Sangue gitano, Madame du Barry, Sumurun, Lo scoiattolo). Quando lei approd a Hollywood nel 1923, Pola Negri e Lubitsch si ritrovarono per lavorare insieme nel film La zarina, un successo che diede alla Negri fama internazionale, grazie al suo stile inconfondibile e alle sue incredibili doti drammatiche.
4 Ernst Lubitsch (Berlino, 28 gennaio 1892 - Los Angeles, 30 novembre 1947)  stato un regista, sceneggiatore, attore e soggettista tedesco, di religione ebraica, che ha contribuito a segnare un'epoca per il cinema europeo e per quello statunitense;  stato tra i primi registi ad avere l'onore di vedere il suo nome posizionato prima del titolo sui manifesti e nell'elenco del cast. Inizia la sua carriera nel 1911 come attore teatrale presso il Deutsches Theater di Berlino. Recita in innumerevoli ruoli e uno dei registi che lo diresse pi spesso fu Max Reinhardt. A partire dal 1913 inizia a recitare anche nel cinema. Il lavoro con Reinhardt gli aveva permesso di imparare molto sulla tecnica cinematografica, cos inizia a dirigere film muti, nei quali recita anche come protagonista. A partire dal 1919 dirige film di generi diversi, in particolare commedie e film in costume. Affronta Shakespeare in Romeo e Giulietta sulla neve (Romeo und Julia in Schnee, 1920), gustosissima commedia montana. Altrettanto straordinario (anche se misconosciuto)  Lo scoiattolo (Die bergkatze, 1921) con Pola Negri, in particolare per delle originalissime soluzioni scenografiche. Dopo il successo di Madame du Barry, nel 1922, l'attrice americana Mary Pickford invita Lubitsch a Hollywood per il film Rosita (1923), dove l'ebreo-berlinese inizia una nuova carriera che lo porta a dirigere le pi famose attrici dell'epoca quali Marlene Dietrich, Greta Garbo, Carole Lombard e Miriam Hopkins. In La fiamma dell'amore (Die Flamme, 1923) e La zarina (Forbidden Paradise, 1924) Lubitsch lavora nuovamente con Pola Negri. Tra i suoi ultimi film, sono particolarmente famosi Ninotschka, con Greta Garbo, del 1939, Vogliamo vivere!, del 1942, con una celebre parodia di Hitler, e la commedia Il cielo pu attendere, del 1943. Nel 1947 ricevette l'Oscar alla carriera.

6.

Dalla fine della primavera aveva piovuto praticamente senza interruzione. Da settimane la citt, sotto un denso velo di nebbia, sonnecchiava in una luce incerta e, immersa nei toni del grigio, aveva comin
ciato a maleodorare. Emanava tanfo di muri ammuffiti, di fumo, di cucine, di sterco di cavallo pestato da piedi e ruote, e del fetore pesante dei rifiuti che marcivano da giorni. Faceva buio presto e solo la notte i vapori della citt che imputridiva lentamente sembravano riti
rarsi nella terra. In realt di tanto in tanto il mattino si spalancava alla luce del sole, ma, al pi tardi nell'ora in cui le strade si riempivano di gente che rabbrividiva, assonnata e di cattivo umore, in cui i tram che scorrevano sulle rotaie portavano migliaia di persone sui posti di lavoro e in cui le grate dei negozi venivano spinte di lato con gran rumore, ecco che una nuvola gravida di pioggia, fitta e impenetrabile, calava sulle viuzze, sulle strade e sulle piazze. In alcuni giorni l'aria si fermava immobile, un lieve odore di marcio saliva dalle fessure del lastricato, le erbacce proliferavano. Circondati dall'umidit, gli alberi e i cespugli germogliavano.
Dopo rovesci regolari, a causa dei quali l'Isar in poche ore si era gonfiato fino a diventare un fiume selvaggio e furioso, che rovesciava con violenza le acque fangose sui ponteggi di pietra, l'aria si era fatta fresca e speziata. Si annunciava la liberazione; la coltre di nuvole si alz e lasci intravedere un accenno di azzurro sui prati, rischiarati per poco tempo, lasci filtrare dai bordi frastagliati una luce sulfurea e sembr muoversi verso nord. Ma gli accumuli scuri e rotondi erano appena spariti all'orizzonte che il cielo si chiuse di nuovo.
Una pioggerellina fitta batteva senza alcun rumore su tetti, cappelli e foglie. Scorrendo nelle grondaie mormorava uniformemente. I rifiuti e le foglie cadute si spingevano in rivoli sottili nel buio dei canali.
Il marciume si insinuava sotto gli stucchi delle facciate neobarocche delle case borghesi, il sale dei minerali faceva saltare l'intonaco dalle pareti. Macchie di muffa malata fiorivano sulle fondamenta, muschio umido e scuro emergeva da tutte le crepe dei pavimenti, si allargava intrecciandosi sulle superfici, divorava la calce rendendola friabile, fino a che non opponeva pi resistenza alla pioggia battente. Le viuzze disastrate tra le capanne dei pi poveri a Haidhausen e Au si erano da tempo trasformate in stradine fangose; terriccio e letame, che fuoriuscivano dai canali straripanti, si riversavano sulle tavole delle buie abitazioni dei lavoratori a giornata.
Da settimane non si verificava alcun cambiamento. Non si era alzato il vento, il temporale non era cessato. Pioveva. Tutta la citt gocciolava. Tutto traboccava, colava, piangeva, e il cielo color cemento lo opprimeva togliendogli il respiro. Le strade gi strette si fecero pi strette, l'umore della gente pi cupo, ci si affannava. Si rideva poco.
Le finestre del caff Schwabinger, pieno di gente, erano appannate. Emil Teobalt fissava i vetri ciechi e percepiva i contorni lattiginosi dei passanti che camminavano all'esterno. Si gir di nuovo verso la sua tazza di caff e gir il liquido scuro, perso nei suoi pensieri.
- No, - scuoteva la testa, - non era per niente necessario.
Kajetan fece spallucce e si appoggi allo schienale.
- Quel che  successo  successo.
- E alla fine che ne  venuto fuori? Sono stato licenziato, e anche lei. E tra le altre cose ho letto che in America stanno provando a fare un film a colori.
- Davvero?
- S. L non viene pi colorizzato niente! Ecco l'immagine come il mondo ce la d. L'erba  verde, la pelle bianca o marrone o gialla, il sangue rosso e...
- ... E le donne in camera da letto?
Teobalt rise. - Giusto. Come saranno loro?
- Dipende. - Kajetan sorrise e alz eloquentemente le spesse sopracciglia. Teobalt si fece di nuovo serio.
- Se avessi tenuto la bocca chiusa, - disse stanco.
- Dopo,  sempre facile essere saggi, - Kajetan bevve un sorso dalla tazza.
- Io ho perso ogni speranza, ma lei! Che cosa gliene importa se litigo con qualcuno?
- Si calmi, - Kajetan pos la tazza. - L'ho fatto, e avr avuto le mie ragioni.
- Adesso sta dicendo cose senza senso. Lei non sa davvero perch lo ha fatto, e neanch'io.
Kajetan giocava con le dita nel pizzetto. - Giusto, - ammise con un po' di esitazione.
Teobalt si pieg in avanti. - Per lei  stato l'orgoglio, nient'altro. Che uno sia un po' stupido e che si permetta anche di aprire la bocca, questo lei non pu sopportarlo. E per questo tira sempre la corda, come me. Ma ci dimentichiamo ogni volta che certe cose bisogna essere sicuri di potersele permettere.
Kajetan dovette ammettere che era vero. - Ma chi pu uscire dai suoi stessi panni?
Teobalt scosse la testa. - Per quanto mi riguarda ho il sospetto che neanche lo vorrei, - disse pensieroso.
- Ecco, visto? Quindi basta con le tristezze. Tutto  come . E ci sar stato uno scopo, in qualche modo. - Kajetan aveva alzato la voce come a volersi convincere da solo del discorso.
Il viso di Emil Teobalt si rischiar.
- Questo devo accettarlo, - ridacchiava. - Lei ha la lingua sciolta. E quella, a volte, fa pi male di qualche schiaffo.
Kajetan gesticol come a negare. - Ho solo detto la verit.
- Ma Ostler, un... com' che l'ha chiamato?
- Una spocchiosa zucca vuota col cervello atrofizzato!
- ... C' da dire che...
- Nient'altro che la verit, - sorrise Kajetan.
- Gi. Ma se lei avesse detto, pi gentilmente: Signor sviluppatore, secondo me lei  un caso di incredibile cerebroatrofia, magari se ne sarebbe anche vantato.
Kajetan si fece serio. - Adesso finalmente ho capito perch voi borghesi imparate il latino.
Teobalt ghign. - E perch? Me lo dice?
- Evidentemente solo perch non si capisca subito che potete essere maligni e volgari anche voi.
- Assolutamente! - Teobalt rise sarcastico. - Non ne ha idea... Ma, mi dica un po', che far adesso?
Kajetan alz le spalle. - Cercher un nuovo lavoro, che altro? Quella vipera isterica da cui abito gi adesso mi sta col fiato sul collo per l'affitto. E lei?
- Io devo cercarmi immediatamente un posto nuovo dove stare. Quello dove sono adesso gi non me lo posso pi permettere. Per quanto riguarda il lavoro, anch'io mi metter alla ricerca, e che altro?
- Appunto. - Kajetan bevve un altro sorso dalla tazza. Poi si pieg in avanti, curioso. - Ma, mi dica un po', lei non  uno che ha studiato?
- In realt s.
- E si racconta che lei abbia lavorato per il Corriere di Monaco. Perch allora adesso fa l'aiutante in una tipografia? E perch non pu tornare al Corriere di Monaco?
Teobalt esit un po' nel rispondere. - Sarebbe una lunga storia.
- Abbiamo tempo, no?
- Be', per me... Giusto. Sono, come lei dice, uno che ha studiato, e dopo i miei studi ho cominciato a lavorare al giornale. Prima a Berlino, poi ad Augusta, alla fine a Monaco.  andata sempre bene, sempre in avanti, e ho anche pubblicato alcuni libri. Ma solo finch non  uscito il mio ultimo libro, e libro  un parolone, era pi un piccolo opuscolo.
- E di che si trattava?
Teobalt assunse un'espressione innocente: - Eeh...
Kajetan sorrise di rimando. - Lo so, volgarit ammantate di smalto latineggiante, giusto?
Il suo interlocutore si fece serio. - No. Era un opuscolo che ho scritto per la Lega tedesca per i diritti umani(5).
- Per chi?
- Non la conosce? Una vergogna... No, non per lei! Per la lega. Non ha saputo nulla della campagna per Sacco e Vanzetti? Davvero niente?
- S, mi ricordo. In Italia, o dove... Non erano...
- Anarchici? - Teobalt sembr rianimarsi. - No, si tratta di innocui sindacalisti negli Stati Uniti, condannati a morte. Davvero non ne ha mai sentito parlare?
Kajetan fece cenno di no.
- Nicola Sacco e Giacomo Vanzetti sono... - Teobalt si interruppe. - Lasciamo stare. Glielo racconter un'altra volta. Torniamo al mio opuscolo. Le interessa ancora?
- Racconti!
- In questo opuscolo, che non arrivava alle venti pagine, e che  la cosa pi breve scritta da me che sia stata pubblicata, non ho fatto altro che fare un elenco delle occasioni in cui la giustizia del Reich si 
allineata con chi, a destra o a sinistra, inneggiava al colpo di Stato, quindi con la gente dei Consigli da una parte e con i golpisti del Kapp-putsch(6) dall'altra.
- Ah ah, - fece Kajetan, e gi cominciava a presagire qualcosa.
- Gi, proprio cos. Contando gli anni di condanna al carcere da una parte e dall'altra, ho evidenziato un leggero squilibrio, una differenza di trecentosettantatr anni a zero. Quale numero si riferisca a quale partito lo lascio alla sua immaginazione.
- Trecento... a zero? Ma l'assassino di Eisner non  stato condannato a vita?
Dalla voce di Teobalt trapel una leggera irritazione quando lo interruppe. - Parlo del carcere vero! Non di un comodo soggiorno forzato a Landsberg, con cuoco privato e una sala per ricevere, pi elegante di quella di prima. E tra l'altro, dato che lei mi parla delle condanne a vita, non ha sentito che il conte Arco, che ha sparato al Primo Ministro, ammazzandolo,  stato rilasciato gi da pi di quattro settimane? E in compenso Mhsam, che non ha ucciso nessuno,  ancora in prigione. Pu richiudere la bocca. Ma torniamo a noi: l'opuscolo era appena stato pubblicato che si  scatenato l'inferno. Le risparmio i det
tagli privati, per esempio di come  stato rotto il fidanzamento tra
me e la figlia di una famiglia in vista, o di come mai da allora ho una frattura alla mascella non del tutto guarita.
- Cos' successo?
- Un'associazione, che si chiamava Associazione economica dei
veterani dell'esercito del Reich, che avevo sospettato apertamente di cospirazione contro la Repubblica, ha scoperto un errore insignificante nell'opuscolo, mi ha citato in giudizio e, poich un mio informatore non ha voluto testimoniare le sue dichiarazioni, loro hanno vinto la causa. Il mio posto al Corriere di Monaco, sa com' questo giornale, coraggioso e liberale, be', il posto  sparito da un giorno all'altro. Avevo qualche soldo da parte, ma dopo il processo ero rovinato. E dato che non ho i nervi pi saldi del mondo, anche la mia sa
lute ha avuto un crollo.
- Che cos'ha?
- Non lo so, - rispose Teobalt abbattuto. -  come... una specie di stanchezza infinita. Come se potessi crollare al suolo cos, da un momento all'altro.
- Ma la...
- Lo so quello che sta per chiedermi. Ovviamente la lega si sent responsabile. Ma il loro potere  scarso. Mi  stato detto che si sarebbero preoccupati di trovarmi un posto di lavoro. Era pi di due anni fa.
Non se n' fatto nulla. Io... - e guard dalla finestra, - sono stato troppo stupido. Quando ho visto che nessuno dei miei colleghi del giornale mi appoggiava, ho usato un paio di parole, diciamo cos, lontane dal latino.
- E che c' di stupido? Io avrei fatto lo stesso.
- Non c' niente di stupido. Non mi lamento. L'ho voluto io, e lo farei di nuovo. E pago per ci che ho fatto, c'est tout. - Batt la mano aperta sul tavolo. - Ne avevo fin sopra i capelli, non volevo pi saperne di quel... - represse una tosse secca, - di quel lavoro. Non solo perch i colleghi mi hanno abbandonato in mezzo alla tempesta. No, anche per un'altra ragione: puoi scrivere quello che vuoi e come vuoi, puoi essere diplomatico e conciliante o tanto maligno, tagliente e sprezzante che sembra quasi che la pagina su cui  stampato l'articolo debba prendere fuoco, non serve a niente,  una perdita di tempo, non serve a cambiare niente. Al contrario, sembra quasi che peggiori le cose.
Kajetan lo stava guardando con preoccupazione. - Non so. - Alz le spalle, perplesso. - Forse dipende da ci che uno si aspetta. Se ci si accontentasse di dare a quelli che la pensano allo stesso modo la sensazione di non essere soli al mondo... Capisce cosa voglio dire?
Teobalt strinse le labbra e sorrise straziato.
- S, lo so che vuole dire. Forse ha ragione, e io sono davvero un po' megalomane.
- Questo l'ha detto lei.
Teobalt non replic. Perso nei suoi pensieri girava il cucchiaino nella tazza, in cui era rimasto solo un residuo granuloso. I due uomini
tacquero.
- Ma adesso basta, - riprese Teobalt deciso. - Parlo e parlo, e lei? Che mi dice di lei? Anche lei, prima, non aveva un altro lavoro? In realt  una bella cosa che finalmente ci si possa conoscere un po' meglio. La cosa curiosa  che prima sia dovuto andar storto qualcosa.
Kajetan rise piano. - Giusto.
- Allora, qual era questo mestiere?
- Poliziotto.
- Ma no, lei? Continui! - chiese Teobalt incredulo.
- S invece. Negli ultimi tempi ero Ispettore criminale a Dornstein. Prima a Monaco.
Teobalt pieg la testa stupito. Kajetan strinse le labbra in un sorriso amaro.
- Allora mi lasci indovinare, signor... ma via, abbiamo quattro o cinque anni di differenza, quindi circa la stessa et. Non dovremmo finalmente darci del tu, collega? Emil.
Kajetan era d'accordo, e disse il suo nome.
- ... E scommetto che non te ne sei andato di tua volont, Paul.
- Neanche lontanamente.
- Quindi ho colto in pieno nel segno. Racconta, come mai?
- Perch anche l non ho saputo tenere la bocca chiusa.
- Mi sarei stupito del contrario. Ma anche l non penso fosse la scelta pi saggia.
- No, non lo era, - conferm Kajetan, e raccont di essere stato allontanato per aver disubbidito agli ordini e per essersi giustificato dichiarando il falso. Emil ascoltava attento.
- E dove ti avevano trasferito?
- Dornstein?  una piccola cittadina a sud-est, vicino al confine. Ma lasciamo stare le vecchie storie. Ti arriva un sussidio da qualche parte?
Teobalt scosse la testa.
- A te, invece?
- Per congedo con disonore non c' nessun sussidio.
- Nel mio lavoro non c' comunque. Inoltre nessuno riesce a vivere coi pochi marchi del sussidio di disoccupazione.
- Qualcuno pare ce la debba fare per forza.
Teobalt sbuff e annu serio. - Qualcuno? Met citt  costretta a vivere cos. Ma me la risparmio quella procedura umiliante, finch posso. Inoltre... - e toss di nuovo, - finch uno  ancora in grado di lavorare, come me, non ti danno niente.
Kajetan conosceva quella tosse.
Si era fatto buio. Emil Teobalt mise qualche moneta sul tavolo, preg Kajetan di poter offrire il caff, e si conged. A rivederci, prima o poi.
La porta si chiuse. Kajetan si sent abbandonato, all'improvviso, e prov a contrastare l'inquietudine che lo stava assalendo.
I suoi risparmi li aveva consumati da mesi, e il resto del salario settimanale, che gli sarebbe stato pagato comunque, sarebbe bastato solo per pochi giorni. Aveva bisogno di un lavoro. E presto.
5 La Lega tedesca per i diritti umani (Deutsche Liga fr die Menschenrechte) fu fondata nel 1914 con la collaborazione di Albert Einstein. Tra i suoi scopi principali ci furono: l'armistizio immediato, la pace con le nazioni limitrofe e la rinuncia alla rivendicazione di territori. Nel 1922 la lega fu tra i fondatori della Federazione internazionale delle Leghe per i diritti umani (Fdration Internationale des Ligues des Droits de l'Homme), con sede a Parigi. Tra i membri fondatori. Albert Einstein, Carl von Ossietzky e Kurt Tucholsky. Dopo la Prima Guerra Mondiale la lega si distinse come una delle organizzazioni pi energiche nel contrastare l'attivit del movimento nazista. Per la sua attivit nel contesto della lega, Carl von Ossietzky fu insignito del Premio Nobel per la pace nel 1936.
6 Il Kapp-Putsch, il colpo di Stato di Kapp-Lttwitz, del 13 marzo 1920, fu un tentativo di colpo di Stato contro la Repubblica di Weimar, condotto da Wolfgang Kapp e Walter von Lttwitz, con il sostegno di Ludendorff. Port la Germania sull'orlo di una guerra civile e costrinse il governo alla fuga a Dresda e, dopo un giorno, a trasferirsi per altri quattro giorni a Stoccarda. La maggior parte dei partecipanti al colpo di Stato erano o erano stati soldati dell'esercito, in particolare della brigata Erhardt della Marina. Un gruppo consistente di golpisti faceva parte del Partito popolare tedesco. Cause principali del tentativo di colpo di Stato furono la scontentezza per il sistema repubblicano e la frustrazione di molti ex soldati che adesso erano organizzati in circa centoventi corpi franchi. Il Trattato di Versailles imponeva infatti il disarmo e lo scioglimento di molti corpi militari, dato che stabiliva la quota massima di uomini nell'esercito a 100.000, mentre l'esercito tedesco contava al tempo 250.000 uomini.

7.

Un vento costante e forte, proveniente da sud, aveva pulito il cielo sulla valle dell'Inn, e verso dstadt, un posto sonnacchioso che distava da Monaco meno di tre ore, il sole gi splendeva. Ma dietro i muri massicci della vecchia prigione le ombre non si erano dissolte.
- Non chiuda dietro di me, signor Bletz, - aveva pregato l'uomo di chiesa nel corridoio della prigione. - E per favore rimanga nelle vicinanze. Chiss come la prende.
Il custode apr la cella e si spost di lato per far entrare il prete della prigione. Lasci la porta un po' aperta e si ferm l davanti.
Il prigioniero si alz lentamente e guard il prete con aria interrogativa. Le sue braccia pendevano in avanti, la testa sembrava incassata nelle spalle. Il suo viso sfinito, con la barba ispida sotto i capelli corti, di un biondo invecchiato, era senza espressione. Il parroco parlava piano.
- Figliolo, - disse in maniera un po' ampollosa, - devi pensare intensamente a Nostro Signore Ges Cristo.
L'interpellato sembr non capire e gir il viso dall'altra parte.
- Io... io ho il doloroso compito di informarti del trapasso di tua moglie, figliolo.
Le labbra dell'uomo si mossero appena. - Vronerl...?
- S, figliolo.
Il detenuto socchiuse gli occhi. - Lo... lo sentivo... - sussurr.
Il prete annu serio, anche se non aveva sentito niente.
- Il Signore accolga la sua povera anima.
Il detenuto rimase rigido, piegato. Quando il parroco stese la mano per toccargli le spalle e consolarlo, lui si pieg su se stesso. Con un tonfo, cadde sul pavimento.
- Signor custode! - chiam il sacerdote spaventato.
Bletz arriv nella cella in pochi secondi. - Ricomincia, - disse con rabbia.
- Lo vede, no, che ha perso conoscenza? Lo aiuti.
Bletz afferr il detenuto, lo trascin alla sua branda e, ansimando, lo sollev e lo pos sul letto. -  una cosa che tempo fa gli succedeva spessissimo, - disse indifferente. - Se me lo chiede, secondo me fa finta.
- Non siate cos duro, signor Bletz. Sua moglie  morta. Non ha cuore? Vada, porti qui il dottore!

8.

Per giorni Kajetan aveva cercato lavoro con animo imperturbabile. Ma lavoro non ce n'era. Il numero dei disoccupati cresceva anche se, se si credeva all'euforia dei quotidiani borghesi, l'economia era in crescita da quando l'inflazione s'era fermata.
Kajetan si sentiva perduto. La sua rabbia non aveva alcuno scopo, si ammorbid diventando vergogna, sensazione di essere un perdente, e ogni gesto gentile e compassionevole nei suoi confronti, compiuto con buone intenzioni, non faceva che rafforzare quella strana sensazione.
Erano giorni che non riusciva a dormire bene. Quella sera si alz,
accese la luce con gli occhi ancora semichiusi, si sedette disperato al tavolo e cerc di riordinare i pensieri. Sentiva solo il silenzio, che sembrava attendere da lui la prossima idea inutile. And in giro per la stanza per scacciarlo, ma quando si risedette torn ad avvolgerlo. Sembrava stare l in agguato, beffardo, studiando le mosse con cui Kajetan cercava di sopraffarlo.
Finalmente la stanchezza lo vinse.
Doveva essere molto dopo la mezzanotte, quando si svegli con uno scossone. Stranito, guard nel buio intorno a s. Il polso gli batteva velocissimo. Si alz, si vest in fretta e lasci la stanza. Mentre camminava svelto nel buio pesto della Sterneckergasse e respirava l'aria fresca della notte si calm un poco. Rallent. L'orologio del campanile della Frauenkirche(7) suon due volte, e i rintocchi dell'antica San Pietro e della Chiesa dello Spirito Santo gli fecero eco.
Le strade del centro, chiamate dai monacensi thal, erano vuote. Kajetan si tir su il bavero e incroci le braccia sul petto. Un soffio freddo gli arriv contro il viso.
La citt dormiva. Kajetan non sentiva nient'altro che i propri passi. All'improvviso il vento si fece pi forte. Poi si avvert da lontano un tuono sordo, e un fruscio regolare si avvicin. Le prime gocce caddero sul lastricato. Dal cielo a sud della citt schiocc la linea bianca di un fulmine. Quando al fulmine fece seguito un tuono interminabile, il temporale era gi cominciato. Kajetan imprec e cominci a correre. La pioggia si fece pi intensa. Quando raggiunse le bancarelle chiuse del Viktualienmarkt(8) per trovare rifugio sotto una tettoia, era gi zuppo fino alle ossa.
La bancarella aveva un piccolo fabbricato annesso, la cui porta era aperta di una spanna. Una sottile striscia di luce tremolava sul lastricato. Per alcuni secondi, tra il rumore assordante dei tuoni e quello della pioggia battente, si sentirono risa e canzoni. Kajetan si avvicin curioso.
7 La Frauenkirche (Dom zu unseren lieben Frau, ovvero: il Duomo di Nostra Signora)  la pi famosa chiesa di Monaco di Baviera, segno distintivo della citt.
8 Il Viktualienmarkt (letteralmente: mercato delle vettovaglie)  un mercato permanente nel cuore della citt vecchia. Aperto ogni giorno, eccetto la domenica, consiste per lo pi di bancarelle stabili. Il suo nome moderno deriva dal latino, e fu utilizzato dal xix secolo in poi, quando nella borghesia tedesca si diffuse la moda di latinizzare i nomi tedeschi. In origine la piazza veniva chiamata Grner Markt (ovvero: mercato verde) o semplicemente Marktplatz (piazza del mercato). Il mercato  dominato dalla Chiesa dello Santo Spirito (Heilig-Geist-Kirche).

9.

Kajetan ci mise un po' a orientarsi nella penombra fumosa della baracca. Zaffate di aria viziata gli passavano intorno muovendosi verso l'esterno. Un uomo, quello seduto pi vicino alla porta, strinse le spalle. Si gir un poco e scrut attraverso le fessure degli occhi il nuovo
arrivato.
- Chiudi la porta, vagabondo, - sbott. Si gir di nuovo, tolse il tappo da una bottiglia e bevve un sorso.
Nessuno sembr far caso a Kajetan. La stanza era illuminata da una lampada a petrolio che pendeva dal centro del soffitto basso. Contro le pareti c'erano casse di legno vuote. Gli uomini, forse una dozzina, usavano alcune delle casse come sedili. Alcuni di loro sedevano a un tavolo improvvisato e tiravano carte sulle assi di legno. Il gruppo pi numeroso era seduto su cassette da frutta di varie grandezze e conversava a voce alta. Una bottiglia verde passava di mano in mano.
Molti uomini sembravano gi ubriachi. Davanti ai loro visi si condensava il fiato pieno di fumo. Nell'ombra dietro di loro, lontano dalla parete di fondo e vicino a un'uscita secondaria, qualcosa di unto e informe russava su una branda ricavata, per quanto si poteva vedere, da casse di legno ammucchiate e da un fagotto di stracci che le copriva disordinatamente.
Uno degli uomini cantava. Fu interrotto da urla di richiamo e forti risate. Un altro ripeteva cantilenando le parole della canzone. Kajetan capiva poco, la pioggia continuava a battere pesante sul tetto della baracca. Si sedette e si scost i capelli bagnati dalla fronte.
Il cantante, un uomo tarchiato e possente dal viso tondo, aveva al collo un foulard molto particolare, che lo copriva fino al mento. Aveva finito di cantare e godeva degli applausi scroscianti, afferrando soddisfatto la bottiglia di vino per berne un sorso. Quando pieg la testa all'indietro, il suo sguardo si pos su Kajetan, si spost di lato, poi torn su di lui. Pos la bottiglia senza aver bevuto. La luce opaca illumin una fronte piena di cicatrici in rilievo, delle guance gonfie e il naso dalla linea decisa. I suoi occhi rimasero in ombra. - Ma nooo! - fece.
Kajetan si gel improvvisamente. I suoi denti ebbero un tremito. Si disse che doveva fuggire subito, e insieme si rese conto immediatamente che non sarebbe pi stato possibile. Abbass la testa, rassegnato. Quando la rialz, il cantante lo stava ancora fissando. Il suo sguardo sembrava misurarlo, vagava dai vestiti zuppi alle mani, che ancora stringevano i revers piegati delle maniche. Pensava a qualcosa, ma il suo viso non tradiva nulla.
Kropf-Kare(9) era tornato.
La pioggia si era fatta pi leggera; il vento spingeva contro la parete di assi. L'architettura di pali scricchiolava.
- Kropf! Racconta una storia! - gracchi uno dei pi ubriachi.
9 I soprannomi degli uomini presenti nel locale improvvisato si riferiscono tutti a caratteristiche fisiche o morali degli stessi. In particolare, qui il nome gioca anche sull'allitterazione in K. Si  scelto di lasciare i nomi in tedesco, se ne dar in nota, di volta in volta, una possibile traduzione in italiano. Kropf  la parola tedesca che indica la malattia del Gozzo endemico.

10.

In un assolato pomeriggio d'estate, sale sul pendio davanti alla fattoria, stende di felicit le braccia al sole e si lascia cadere sull'erba. Il morbido tappeto  caldo come la sua culla.
Si  fatto buio. Si alza e torna a casa, entrando nella stalla scura. Davanti ci sono le vacche, che indifferenti ricevono una pacca amichevole, di lato grugniscono e grufolano i maiali. I recinti delle pecore e delle capre sono vuoti. L'odore  stupendo. Lui lascia la stalla e procede lungo il lato dell'appezzamento, in avanti, superando l'orto gocciolante d'acqua. Un canto oscuro si avvicina volando nell'aria; il vento soffia tra i tetti.
Ama il silenzio della chiesa del villaggio, ama la luce che cade in raggi regolari attraverso le finestre colorate.  strano lui, si dice, molto strano. E all'improvviso si mette in cammino, senza che padre e madre lo sappiano, verso il Riesboden, su, sopra la valle. Sale verso il portale dell'antico e dimenticato insediamento, ombreggiato dai castagni. Un'ombra gli copre il viso, ed entra nell'ambiente freddo e alto, con il cuore che gli batte all'impazzata. I suoi occhi si spalancano, brillano. Non vede nulla, sente solo rimbombare il ticchettio secco delle sue suole sulle lastre di pietra. Una strana magia lo avvolge, lo ottenebra. Trattiene il respiro. Qualcosa cresce nella sua gola, comincia a prender forma un suono.
Smette solo quando percepisce la voce dell'uomo che  entrato in chiesa dietro di lui. Si spaventa. L'uomo cerca le parole. - La tua voce... la tua voce... -
Poco tempo dopo lo sconosciuto si presenta dal parroco, confuso e diffidente, come il rappresentate del maestro di cappella Levi, di Monaco.  l per trovare un po' di frescura estiva, comincia a dire. E, dopo aver ricevuto in risposta solo un cenno d'assenso, dice che quel giovane ha una voce straordinaria e benedetta e lo prega di stare a sentire la sua proposta.
Un giorno, dopo l'ultimo cattivo raccolto, il giovane lascer il villaggio. Sorrider timido salutando. E finch le ondate di rumore della citt lo raggiungeranno, pianger.
Tutto intorno a lui, ora,  serio e scuro. Ma cantare per lui  come prendere aria. Qualche volta chiude gli occhi e vede i toni. Danzano nell'aria, ondeggiano, barcollano allegri, salgono all'improvviso, rimangono di nuovo immobili e si allontanano volteggiando.
Dapprima non c' nulla di pi che un nodo in gola. Poi la pelle si tende spingendo in fuori le vene, come se sotto vi si dibattesse un verme grassoccio. I medici comunicano tra loro con sguardi privi di compassione. Esprimono piano un giudizio. Non c' niente da fare. Il tumore maligno cresce, prolifera, si espande in fretta dal mento allo sterno. Pi  bello il canto del giovane, tanto pi brutto il suo aspetto. Gli si danno fazzoletti che dovrebbero coprire la parte di pelle che sta per spaccarsi. Dopo mesi gli dicono che pu tornare nuo
vamente a casa.
L striscia tra le bestie nella stalla. Ma le risate echeggiano ovunque. Sembra rassegnarsi, sembra non volersi pi difendere, e diventa vecchio e strano. Un giorno, in inverno, lo si guarda stupiti perch ha ricominciato a cantare. Si veste, mette il suo foulard e parte. Vorrebbero trattenerlo, ma si dibatte e alza le mani. Morir di freddo, dice la gente.
Non muore di freddo. Cammina senza sosta. La sera  a Landshut ed entra in una locanda sul fiume. Cerca lavoro, dice di essere forte. - Se ti rendi utile puoi rimanere, - dice l'oste, - ma stai con le bestie, la gente si spaventa, e attento al giorno della Candelora(10).
Adesso non ha pi le mani libere, porta un palo pesante che deve piantare nel giardino dell'oste. Un carrettiere ubriaco gli strappa il foulard dal collo, spalanca gli occhi spaventato e scoppia in una risata cattiva, a cui si uniscono tutti i clienti. Lui afferra il palo e uccide il giovane. Vengono chiamati due poliziotti. Salgono la scala di legno e aprono la porta della camera. Lui sta l seduto, il capo crollato sul petto. Uno dei poliziotti gli parla, vuole sapere da lui perch ha ucciso quell'uomo. - Non sente?  sordo, forse? Perch ha... uff! - I poliziotti gli ordinano di seguirli. Uno dei due, il pi giovane, ritiene inutile legarlo. Il colpevole gi ubbidisce di suo. Lo portano attraverso la locanda, in un brusio di insulti e frasi offensive. Sono gi sulla porta della locanda quando uno grida: - Via la testa, Kropf-Kare!
- Chiudi il becco! - tuona il poliziotto giovane. Ma lui si  risvegliato, afferra la pesante porta, colpisce uno dei poliziotti alla testa e spinge l'altro a terra. Il primo rimane steso, il secondo lo insegue.  buio, si sentono dei passi veloci ravvicinati, un'ombra appare di tanto in tanto. Sono sempre vicini. Corrono per due ore.
Il giovane poliziotto si arrende. Si toglie l'elmetto. Il cuore gli batte all'impazzata, ansima, tossisce forte. Il suo primo caso. E ha fallito.
10 La Candelora, collocata a met dell'inverno nel tempo astronomico, coincide nel ciclo agreste/vegetativo con la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, segna pertanto l'inizio dell'anno dei lavori della terra, ma anche il periodo in cui si consuma nuovamente la cena alla luce del giorno.

11.

Gli uomini, tutti lavoratori a giornata, si guardavano l'uno l'altro sconcertati. Quelli che stavano giocando posarono le carte sul tavolo.
- Che ti succede? Kare?
Il cantante continuava a tacere, tenendo la bottiglia ferma davanti alla faccia. Uno degli uomini segu la direzione del suo sguardo.
- E chi  quello? Di' un po', chi sei? Ehi! Oh, tu, l, vagabondo!
L'ubriaco diede una spinta a Kajetan. - Me ne sono accorto adesso. Non  del centro storico.
Un altro si era alzato, aveva spostato il cappello dietro la nuca e si era messo dietro di lui.
- Che vuoi qui, in piena notte? Piuttosto strano.
Kajetan fece un movimento stanco con la mano.
- In che senso? Vivo alla Sterneckergasse, non riuscivo a dormire...
- Ah, ma di! Gli diamo una mano ad addormentarsi? - tuon l'ubriaco. Uno dei giocatori si alz adagio.
- Sento puzza di qualcosa che non mi piace.
Kajetan apr la bocca.
- Vi sbagliate... - mormor scoraggiato. Avrebbe voluto alzarsi, ma una mano pesante lo spinse in gi.
Improvvisamente Kare scosse la testa con energia.
- Lasciatelo! - url.
Kajetan sospir di sollievo e rilass le spalle.
Kare fece un movimento con la mano. - Sedetevi, ragazzi. Biwi! Spiegel(11)! Lasciate stare quel poveretto, andiamo avan... Oh, e adesso chi arriva?
-  Windradl(12), - fece un altro. - E... gi guarda un po' l!
La porta era stata aperta. Un uomo molto alto con i capelli lunghi fino alle spalle, che non riuscivano a nascondere le grandi orecchie a sventola, motivo del suo soprannome, entr piegandosi sotto lo stipite. Una ragazza piuttosto giovane gli stava attaccata al braccio, scosse le spalle e si guard intorno meravigliata.
- Kropf! - chiam Windradl di buonumore. - Che succede? Non si fa festa, qui?
Kare rise rumorosamente.
- Noi facciamo festa ogni giorno! Siediti! Da dove arrivi?
- Ero allo Steyrer! Volevo vedere come va a voi poveracci.
- E da quando ti puoi permettere la birra da Steyrer?
- Quando uno non si brucia subito i soldi, Spiegel, - rispose Windradl ridendo, - allora riesce a ottenere qualcosina.
Kropf lo guard.
- E qualcosina sarebbe...
- ... Sarebbe Mia, - spieg Windradl orgoglioso, e le mise una mano sui fianchi. Lei si stacc dalla sua presa e si lasci andare a una sonora risata.
- Ben fatto, Windradl. Ben fatto! - cantilen l'ubriaco ammirato.
- Sedetevi! - e Kropf indic le cassette della frutta e offr ai nuovi arrivati la sua bottiglia. - Bevi, Windradl! - Lui bevve un gran sorso. La ragazza gli diede un calcio ridendo.
- Ehi, lasciamene un po'! - lo rimprover.
Windradl, colpito, smise di bere e le pass la bottiglia. Lei ne bevve un gran sorso. Gli altri proruppero in risatine allusive. Windradl lanci sguardi minacciosi tutt'intorno.
- Vedete di darvi una regolata!
Uno dei giocatori, che aveva ripreso il suo posto al tavolo, si gir. - Ah ah, adesso il nostro Windradl fa il cavaliere!
Di nuovo le risate riempirono il capannone. Uno degli uomini si gir verso Kajetan, che nel frattempo si era alzato ed esitava fermo davanti alla porta guardando indeciso la pioggia scrosciante. Gli offr la bottiglia.
- E tu? Ne vuoi? Un altro po' e ti menavamo.
Kajetan rimaneva indeciso.
- E di! Non vorrai davvero andar fuori con 'sto schifo di tempo!
Kajetan si mosse verso di lui, si sedette e bevve un sorso.
- Ma... ma cosa pensavate che fossi?
- Niente, vagabondo, non ci pensare pi. Ah, e comunque come ti chiami?
Kajetan disse il suo nome e chiese quello dell'altro.
- Io sarei Damerl...
- Dotsch-Damerl(13)! - aggiunse un altro, ridendo. Gli altri si unirono alla risata. Damerl non se ne cur e si gir di nuovo verso Kajetan.
- Fai il vagabondo qui al Viktualienmarkt o cosa?
- No...
- E che fai?
- Adesso come adesso... non faccio niente.
- Ah ah, - Damerl cap. - Ti hanno sbattuto fuori, ho ragione?
Kajetan annu.
- Fregatene, - disse Damerl alzando le spalle, e si gir di nuovo verso gli altri. - Di' un po', Windradl, da quando metti le mani su donne cos a posto? Dove l'hai pescata?
Prima che il tipo con i capelli lunghi potesse rispondere, lo fece la ragazza: - A me non mi si pesca, bello! - chiar. - Se c' qualcuno che pesca, qui, sono io!
Spiegel la provoc: - E mi ci fai entrare nel tuo cestino da pesca?
- Spiegel! Smettila... - stava dicendo Windradl.
Ma la ragazza lo interruppe. Si gett i capelli all'indietro. - Per quello ci vogliono veri uomini, niente pescetti.
- Ah ah, Spiegel, adesso te le ha proprio suonate!
Mia rise anche lei. - Dite un po', gente, come mai avete dei nomi cos strani? Perch tu ti chiami Specchio?
Il vino faceva sempre pi effetto. Le risate facevano tremare la baracca. - Se... ah ah... - uno dei giocatori, un operaio tarchiato dal collo taurino con il volto coperto di cicatrici, prese fiato: - Se Spiegel si alza il cappello, lo capisci! Dice sempre: Capelli! Che bisogno c' dei capelli?.
Mia parl pi forte delle risate. - E tu? A te come ti chiamano?
Il tipo con le cicatrici tacque, imbarazzato.
- Lui... lui  Biwi il Butterato, - rispose Spiegel ridendo con cattiveria. Anche Mia ridacchi. Biwi la fulmin con uno sguardo torvo.
- Ecco, e allora prego, gentile signorina, - si intromise Kare con voce tonante. - Se la gentile signorina permette, le presento la nostra nobile compagnia. - Indic uno dei giocatori. - Quello l  Sepp l'Indiano, detto anche Naserte(14). Come mai,  un mistero! - L'interpellato sorrise amaramente e alz un dito alla fronte in segno di saluto.
- Che mi paghi, Kropf, per star zitto?
- Proprio niente! - Kare rise forte e continu il giro di presentazioni. - Quello l, con i capelli un tempo neri come la pece, quello  Weisskraut(15), detto anche l'Eroe di Yper, quello vicino  Micky-Moos(16).
- L'eroe di che?
- Di Yper, - spieg Kropf-Kare. - Weisskraut ha preso parte alla cagarella, l, nel '16, e...
- Parla poco, cretino, - gli url dritto in faccia il tipo dai capelli bianchi.
- Hai ragione, scherzavo, - minimizz Kare e si rivolse di nuovo a Mia: - I francesi al tempo lo hanno gasato un po'.
Lei cap al volo.
- E tu, Kropf, tu... - ringhi Weisskraut, ancora arrabbiato, - proprio tu non puoi parlare, Kartoffel(17) Caruso!
Kare rise di cuore. Il suo enorme collo ondeggi.
- Kartoffel Caruso? E questo da dove viene? - Mia si port indietro di nuovo i capelli bagnati. Kare rise con l'aria di chi sa molto, e bevve un sorso.
- Di, diccelo! - lo incit lei ridendo.
- Allora, - spieg Windradl, - Kartoffel ce lo chiamiamo perch per la maggior parte del tempo lavora a giornata dal barone di Feldmoching, nei campi di patate. Caruso... Veramente, Kropf, dovrebbe essere al contrario!  l'italiano che dovrebbe chiamarsi come te! Bene come te non sapr cantare mai!
- Ma va', - fece Kropf lusingato.
- Kare, - disse l'Indiano, - adesso tocca a te, adesso ce ne canti un'altra!
Kropf rifiut: - Lasciatemi in pace, ho bisogno della voce anche per domattina.
Gli uomini non si arresero. Anche Mia lo preg di cantare. Il gran rumore aveva risvegliato il tipo che dormiva, un ometto tozzo dalla pelle livida e macchiata di sporco, e la bocca sdentata. - S, Kropf, canta Der Frhling auf dem Berge(18), - chiese con voce roca.
- Quella te la canti da solo! - rispose Kare.
L'Indiano si intromise: - Prego, niente brutalit. La tortura  stata abolita. Dal milleottocento e qualcosa. - Il vecchio lo squadr con rabbia. L'Indiano scopr una fila di denti rovinati.
Windradl si gir verso Kare e indic la ragazza. - Ehi, Kropf, Mia, sa cantare anche lei! E come canta! - disse con orgoglio. Kare guard curioso, prima lui, poi la ragazza. Lei rimaneva zitta.
-  vero? - chiese Kropf con interesse.
- Vero, - conferm Windradl. - Eccome! Di l, da Steyrer, ogni tanto canta. L'ho sentita io stesso. No, Mia?
Lei conferm timida. Inizialmente, quando Kropf la invit a cantare, si rifiut. Ma alla fine non riusc pi a contrastare le sue insistenze e quelle degli altri uomini. - Ma prima passatemi la bottiglia.
- Ma c' il vino dentro, non latte! - fece Spiegel.
- Ma di! - fece lei di rimando e ne prese un sorso.
- Di latte direi che ne ha abbastanza, - spieg Weisskraut con tono quasi professionale. - Guardale, quelle tette. Se fossi una mucca, sarei invidiosa! - Gli altri scoppiarono a ridere.
- Peccato che sei un asino! - sibil Windradl con rabbia.
-  ora di fare silenzio, stupidi contadini, - si intromise Kare con energia. - Adesso si canta. Forza! Non vedo l'ora.
- Prima bevo ancora, - disse la ragazza sorridendo, ne prese un altro sorso e restitu la bottiglia. Si asciug le labbra, gett indietro la testa e cominci a cantare.
Gli uomini smisero immediatamente di parlare.
La sua voce era sottile e delicata. Ma fu il suo modo di cantare che trasform all'improvviso la capanna umida di sudore, puzzolente e affumicata in un paradiso assolato e sereno, che fece smettere agli uomini di chiacchierare, all'istante. I giocatori posarono le carte sulle ta
vole gi alle prime parole. Guardavano la ragazza con occhi spalancati, e lei cantava sotto la lampada a olio di come un tempo lei, che era la bambina pi pura e innocente fosse stata costretta all'amore carnale.
Windradl, che all'inizio della canzone si guardava ancora in giro con aria trionfante, ora ascoltava rapito. Nessuno parlava pi. Biwi il Butterato cominci a strizzare gli occhi, l'Indiano fu il primo a tirare su col naso. Poi anche Spiegel si accorse del liquido salato che gli si infilava tra le labbra.
La ragazza perduta ora cantava di come la sua vita, dopo quella prima notte d'amore, era diventata un dolce ozio, e quando non sarebbe piaciuta pi a nessuno (e qui faceva una pausa malinconica), chiedeva di essere seppellita.
Quando ebbe finito, il freddo Biwi piangeva come un cagnolino. Le lacrime scorrevano sul suo viso pieno di cicatrici, raggrinzato dalla malinconia e dall'estasi. Anche Weisskraut, bianco come il latte, e l'enorme Moos singhiozzavano, imprecavano, e si nascondevano il viso, cos che nessuno potesse vedere gli occhi lucidi. Windradl starnut forte con una mano davanti al viso. Kropf annuiva compiaciuto. Le sue guance erano lucide. Anche lui cercava di contenere la commozione. - Cantare, non sai cantare, - disse aspro, - ma incantare, quello ti viene bene.
La ragazza, con aria innocente, alz le spalle maliziosamente, come se non sapesse perch intorno a lei si fossero aperte le cataratte. Sorridendo, si guard intorno. I suoi occhi e quelli di Kajetan si incontrarono per una frazione di secondo. Tranquilli, come se si conosces
sero da sempre, si scambiarono un lungo sguardo. Solo molto tempo dopo, quando l'eccitazione generale si era placata, e la ragazza era di nuovo intenta a ricevere i complimenti di Windradl e degli altri, mentre Windradl cercava di tenerli lontani da lei, solo allora Kajetan si accorse che una strana sensazione si era fatta strada dentro di lui.
- Qui da voi le cose si fanno come si deve!
La voce proveniva dalla porta. Nessuno aveva notato che due uomini e una donna erano entrati nella baracca. Kajetan ebbe l'impressione che l'atmosfera si fosse gelata all'improvviso.
- Andate avanti! Che state a fissarci cos? Passate un po' di roba da bere!
- Bierkugel(19)! Ma guarda tu. - Dotsch-Damerl salut con tono angosciato. - E Messer(20). Oggi siete venuti di persona? E accompagnati, anche? Ma che onore!
L'uomo alto e grosso che Damerl aveva chiamato Messer fece un sorriso cattivo e indic la sua accompagnatrice. - Lo sai, Damerl, le zoccole portano fortuna. - Si sedette. - E adesso passate quel vostro vino, l... Oh oh, ma che vi succede?
Biwi il Butterato, Micky-Moos e l'Indiano si erano alzati.
- Niente, Messer,  che  tardi, - fece Biwi.
- I contadini arrivano fra poco... - spieg l'Indiano per scusarsi. Salutarono Kare e lasciarono la baracca.
Messer sorrise: - Allora svignatevela, se proprio volete, canaglie. - Afferr la bottiglia che Kropf-Kare gli aveva teso con il viso contratto, e bevve a grandi sorsi. Gli occhi di Mia si fecero fessure. Windradl guardava a terra, esitante. La puttana di Messer era gi ubriaca. Ondeggiava con il busto avanti e indietro, senza fermarsi. Il suo sguardo nervoso cambiava continuamente direzione.
Messer pass la bottiglia a Bierkugel. Lui rifiut.
- Che schifo. Un uomo che non ha sete, - fece Messer, e si rimise
a bere.
La puttana gli premette un dito nel fianco.
- Ehi... Messer... - la sua voce era lamentosa.
Il suo protettore pos la bottiglia. - Smettila di rompere le palle, o te ne arrivano un paio.
Lei si ritrasse scoraggiata. Messer bevve un bel sorso.
- Messer... quella l... guarda... - ricominci la puttana.
Messer si gir controvoglia seguendo la direzione dello sguardo della donna e si accorse di Mia.
- Ma guarda. - Si alz.
Kropf si allarm. - Stai calmo, Messer. - Anche Windradl temeva il peggio. Si alz e si mise davanti al pappone, tremando. - Che vuoi... - Ma non fin la frase. Messer, senza dire una parola, sferr un colpo. I capelli di Windradl ondeggiarono, inciamp su una cassa e fin a terra. La mascella di Kropf-Kare era serrata. Gli altri sgranarono gli occhi.
Kajetan non capiva. Che stava succedendo? Tutti spaventati? Tre, quattro uomini grandi e grossi contro quei due e una puttana ubriaca?
Mia strill. Messer l'aveva presa per i capelli e l'aveva tirata a s.
- Dalla stazione, - fece la puttana. - Una della stazione qui non ha niente da cercare.
- Esattamente, - Messer annuiva rilassato. La sua manona carnosa descrisse un arco in aria.
Il rumore dello schiaffo aleggiava ancora nell'aria, che Kajetan era gi balzato in piedi, aveva preso Messer e lo aveva colpito con un
destro al mento. Il magnaccia era stupito. Barcoll, urt contro le casse, cerc di aggrapparsi a una pila di cassette di mele e la tir gi con s.
- Porco vigliacco. - Kajetan si strofinava le dita doloranti, affannando. La ragazza si alz singhiozzando e, inciampando diverse volte, usc dalla baracca.
- Bella Paul! - fece Damerl ubriaco.
- Vero. Non era male, il colpo, - si fece sentire una voce gradevole. Kajetan si gir, dritto sulla traiettoria di un pugno micidiale sferrato dall'ometto tondo che Damerl aveva chiamato Bierkugel.
Cadde a terra. Bierkugel gli stava sopra, in piedi.
- Non ti conosco, - disse tranquillamente, - per questo vedi di tener presente, maestro, che questo tipo di cose a noi proprio non piacciono per niente.
Kajetan cerc di riprendere il controllo. Sentiva il sangue che gli colava dal naso. Si appoggi sulle mani, tir a s le ginocchia e prov a rialsarzi.
Il piccoletto si pieg verso il basso e prese Kajetan per le spalle.
- Quando qualcuno picchia qualcun altro, qui nella citt vecchia, a picchiare siamo sempre noi, maestro. - Lo tir su con uno strattone. - E quando uno viene picchiato, - e le ultime sillabe della frase furono accompagnate da un colpo nello stomaco di Kajetan, - allora quelli sono gli altri.  complicato da capire?
Kajetan si pieg in due. Si trascin verso la parete della baracca annaspando. Il piccoletto sal su una cassetta di frutta e si avvicin. Spinse il dito indice contro il petto di Kajetan, con violenza.
- Cos stanno le cose, maestro. - La voce di Bierkugel suonava amichevole. - Mi hai capito?
Kajetan non rispose. Teneva la testa bassa e guardava a terra. Il dito di Bierkugel picchiava insistentemente contro il suo petto.
- Sto chiedendo al maestro se mi ha capito, allora?
Bierkugel, il cui dito piegato continuava a picchiettare come un becco su Kajetan, era vicino a lui. Kajetan odiava essere toccato in modo cos umiliante. Tenne la testa bassa.
- Lo chiedo un'ultima volta, maestro. Mi hai...
Kajetan fece oscillare entrambi i pugni, come se mantenesse un martello.
Il piccoletto incass i colpi stupito. La calma grassoccia abbandon il suo viso. Si fece cattivo. Con un movimento sorprendentemente veloce si liber e si prepar all'attacco.
Kajetan tir su un ginocchio, lo piant nel petto dell'attaccante, lo tir gi e colp di nuovo. L'ometto indietreggi barcollando e cadde sul suo compagno, ancora steso a terra.
Gli occhi di Bierkugel erano neri di rabbia, quando si alz. In mano aveva un oggetto lungo che brillava di una strana luce opaca.
- Attenzione! - url Kropf-Kare. - Ha un coltello.
Kajetan indietreggi. Una rabbia senza controllo lo travolse. Prese una delle cassette l vicino e la fracass sulla testa del ciccione esterrefatto. Schegge di legno volarono dappertutto. Bierkugel si rialz barcollando, and tastoni verso la parete e afferr uno scaffale per rimanere in piedi. Poi si guard intorno, si inginocchi e si pieg in avanti, per recuperare il coltello.
Nello stesso istante Kajetan ud il grugnito rabbioso di Messer, dietro di lui. Si gir. Il pappone ondeggiava verso di lui con il viso stravolto e, sicuro della vittoria, teneva in mano una bottiglia rotta. Ka
jetan si pieg, riusc a evitare il fendente di Messer e lo colp con un pugno proprio nel bel mezzo della faccia gonfia e rossa. Messer si scosse, indietreggi di un passo, si port una mano al naso e poi si fiss le dita piene di muco e sangue. Kajetan lo segu e si prepar a un nuovo attacco.
Alle sue spalle Bierkugel cercava il suo stiletto.
- Porco! - Kropf-Kare era balzato in avanti ed era atterrato con tutto il peso sulle dita del ciccione. Risuon come se avesse pestato della ghiaia asciutta. Bierkugel strill. Messer sembr essersi arreso. Si appoggi alla parete e and spaventato verso la porta. Kajetan, ancora palpitante di rabbia, lo seguiva. Bierkugel si era alzato spingendosi con la schiena contro la parete e si muoveva, con il viso contratto, verso l'uscita posteriore. Apr la porta con un colpo di gomito.
Quando risuon l'altol degli uomini di guardia, era gi sparito. Kajetan si guard intorno.
La baracca era vuota, se si escludeva Windradl svenuto tra le casse distrutte. Uno dei tre poliziotti aveva gi ammanettato Kropf-Kare dietro la schiena e lo teneva fermo. Gli altri due si muovevano verso di lui e uno di loro, nell'avvicinarsi, spingeva la sciabola nel fodero.
- Non sei arrabbiato con noi, giusto? - disse il pi anziano. - Sai com', ogni bel gioco ha la sua fine.
Gir le mani di Kajetan dietro la schiena. Faceva male.
11 Spiegel, in tedesco, vuol dire specchio.
12 Windradl, in tedesco: mulino a vento. Il soprannome si riferisce evidentemente alle grandi orecchie a sventola del personaggio in questione.
13 Dotsch  un diminutivo del nome Thomas. Damerl, invece,  un termine bavarese che indica una frittella di patate. Probabilmente il soprannome si riferisce all'aspetto della pelle del personaggio.
14 Il soprannome Naserte, in italiano, suonerebbe all'incirca come: nasone.
15 Il Weisskraut corrisponde al nostro cavolfiore, e il soprannome si riferisce al pallore del personaggio e ai suoi capelli bianchi.
16 Moos, in tedesco indica il muschio, ma anche, nel linguaggio parlato, i soldi.
17 Kartoffel, in tedesco: patata.
18 Der Frhling auf dem Berge: in tedesco letteralmente: Sui monti la primavera.
19 Bierkugel, da Bier: birra e Kugel che in tedesco vuol dire: sfera, palla, ma anche pallottola della pistola. Dunque Bierkugel  una palla di birra, ma anche pericoloso come una pallottola.
20 Messer, in tedesco: coltello.

12.

Non  cambiato praticamente niente, pensava Kajetan confuso. L'odore familiare del parquet di abete ben ingrassato, nella gendarmeria della citt vecchia, sciolse dentro di lui una sensazione di calma sicurezza. I poliziotti lo portarono con Kropf-Kare in una piccola cella dietro il posto di guardia. Non si era quasi accorto della spinta leggera che uno di loro gli aveva dato prima di chiudere la grata.
Pensieroso, Kajetan cammin un po' su e gi. Kropf-Kare si era seduto su uno sgabello sotto alla finestra.
- Siediti, una buona volta, - fece.
Kajetan voleva tranquillizzarlo: la situazione era chiara, li avrebbero rilasciati presto, di certo sarebbe andata cos.
- Chiudi il becco, - sibil Kare. La paura gli guizzava negli occhi. Inquieto si torceva le dita.
Kajetan si sedette sulla branda.
Ovviamente lo sapeva, quello di cui aveva paura Kropf. Ma non gli venne in mente neanche per un istante di aiutare i poliziotti a identificarlo. Lui non era pi un poliziotto, lo avevano mandato via. E, probabilmente, Kropf gli aveva appena salvato la vita.
Devo dire a Kropf, pensava Kajetan, che sarebbe assurdo che qualcuno si preoccupi ancora di una cosa accaduta molto prima della guerra e in un posto sperduto della Baviera del Sud? Gli devo dire che all'archivio di polizia di Monaco era arrivato solo un modulo di identificazione per i ricercati, che lui stesso aveva spedito a tutte le stazioni di polizia dell'Impero? E che gran parte dell'archivio era andata in fiamme durante l'attacco dei rossi nell'aprile del 1919(21)?
Kare borbottava: - Perch non sono scappato, asino che sono? E perch hai dovuto per forza fare a botte con Messer e Bierkugel? Tutto per una puttanella della stazione che Windradl si  portato dietro.
- Perch, perch, - Kajetan alz le spalle. - Chi ha cominciato, io o loro?
- Come se fosse questo, il punto. Perch sono circondato da idioti patentati? - Kropf sembrava disperato: - Ma non capisci, eh?
Kajetan si sent offeso.
-  quello che dico, sono circondato da... - Kropf lasci cadere le spalle. - Scusami, alla fine hai fatto la cosa giusta. Ma di' un po'... - le sue palpebre si socchiusero. - A me sembra di averti gi conosciuto. Da qualche parte. Non riesco a non pensarci.
- Non ho idea di come ti venga in mente, - fece Kajetan. - Io comunque non ti conosco. E poi sono stato fuori citt per un sacco di tempo.
Le sopracciglia di Kropf si inarcarono.
- Via? Che, per caso sei andato... per mare?
Kajetan rise sommessamente. - L'ho sognato, ogni tanto.
- Sognato, - disse Kropf pensieroso.
- E tu? - Kajetan si protese interessato. Kropf-Kare, al tempo, era sparito, come se lo avesse inghiottito il terreno. A nessuno dei poliziotti da lui contattati, n alle stazioni di polizia coinvolte nelle operazioni di ricerca, era mai arrivata una segnalazione su dove si potesse trovare l'assassino. Alla fine, la ricerca era stata sospesa.
- Vuoi sapere se sono mai partito per mare?
Kajetan fece cenno di s.
- Non vedo cosa te ne importi.
Ma poi Kare cominci a raccontare. Dopo un certo avvenimento, del quale comunque non voleva parlare, era arrivato a piedi fino al confine, aveva attraversato le montagne del Bregenz, era uscito dal paese e aveva raggiunto, mezzo morto di fame, il porto di Marsiglia. L s'era imbarcato con una di quelle casse, piene di topi, che non sarebbero mai state reclamate dai destinatari, ma che venivano imbarcate solo per il premio in caso di naufragio. E infatti la nave era prontamente naufragata nel Mar dei Caraibi, e Kare aveva raggiunto la Costarica. Allo scoppio della guerra volevano internarlo, ma alla fine lo avevano estradato in una colonia ai confini del Nicaragua. In quella giungla si era ammalato gravemente e, per la fame, per il caldo, per le zanzare, per i vermi che alloggiavano negli intestini e venivano tirati via da bollenti bubboni sottopelle, estratti come fossero cordicelle unte, per tutte queste cose, gli era venuta una stupida nostalgia di casa. Finita la guerra, si era fatto aiutare a ottenere un passaporto falso dai tedeschi emigrati sulla costa del Messico ed era tornato nell'Impero tedesco. Dopo un'odissea durata anni, in cui aveva fatto a botte con lavo
ratori occasionali, dormito con gente berbera e con i pellegrini delle corporazioni, si era accodato allo stuolo dei lavoratori stagionali che attraversava la Repubblica, era finito sulle enormi coltivazioni di patate a nord di Monaco, aveva trovato lavoro l e alla fine era arrivato al Viktualienmarkt.
21 Dopo la Prima Guerra Mondiale la citt fu scenario di inquietudini sociali e politiche. Nel novembre del 1918 un gruppo di politici e pensatori di sinistra presero il potere fondando la Repubblica consiliare di Monaco (Mnchner Rterepublik) che fu per rovesciata il 3 maggio 1919 dai Freikorps, alcuni dei quali furono successivamente arruolati da Adolf Hitler e dal nazismo. Qui Kajetan si riferisce a uno degli episodi insurrezionali che presero di mira gli uffici della polizia.

13.

- Ecco, - disse Kare affaticato, - adesso ne hai un'idea.
Kajetan cercava le parole.
- Be', non si pu dire che non hai preso parte alla storia del mondo.
- Diciamo, - disse Kare con modestia. - E tu? Hai trovato un posto, nella mia storia, in cui potrei averti incontrato?
Era passata gi pi di un'ora. C'era puzza di urina. L'anta superiore della finestra con le sbarre era aperta. Kajetan stava gelando; il suo cappotto era zuppo.
Un poliziotto giovane camminava lungo il corridoio. Kajetan balz in piedi. - Signor sergente! - chiam.
Il poliziotto si ferm e torn indietro di un passo.
- Signor sergente, quando possiamo rilasciare la nostra dichiarazione? Qui dentro si gela.
L'interpellato guard Kajetan esterrefatto. - Adesso ti scalderai ben bene, - mormor burbero.
- Chiudi il becco, - lo avvert Kropf-Kare con voce soffocata.
Kajetan non lo ascolt. - I nostri effetti personali li avete gi esaminati?
Il poliziotto lo guard con gli occhi sgranati. Sentiva una singolare e, pensava, inopportuna confidenza nel tono di Kajetan. Lo fece arrabbiare.
- Chiudi il becco, idiota, te l'ho gi detto! - ripet Kare disperato.
Il volto del poliziotto esprimeva incredulit. - Ah, ho capito bene? - chiese con affettata curiosit. - Non le torna qualcosa?
Kajetan non rispose. - Non pu volerci cos tanto a esaminare i nostri effetti personali.  gi pi di un'ora che siamo qui. Non  possibile che ci sia un ordine di carcerazione per la rissa, quindi...
Quindi non potete trattenerci pi a lungo, voleva dire Kajetan. Il poliziotto lo interruppe.
- Se hai tutta questa fretta, allora vieni con me. - Apr la porta e fece cenno a Kajetan di uscire. Mentre camminavano lungo il corridoio, il sergente sferr il primo colpo.
- Ehi!
Prima che Kajetan potesse continuare a parlare, il poliziotto apr una porta alla fine del corridoio, lo prese per un braccio e lo spinse al centro della stanza.
- Il signore non gradisce il soggiorno da noi.
Un poliziotto pi anziano si gir sulla sedia e guard Kajetan con stanca curiosit.
- Ah, ma guarda un po', - disse con tono amichevole.
- E questo, tra l'altro,  quello che ha messo a tappeto Messer e Bierkugel.
Il poliziotto alz le sopracciglia.
- Ah, ma guarda un po', - ripet. - E adesso non gli piace come si sta da noi?
- Mi sembra proprio che sia cos, - conferm il pi giovane.
- E perch non gli piace com' da noi?
- Dice che ci vuole troppo.
Anche se il viso del tipo seduto non lasciava trasparire nulla di ci che gli passava per la testa, Kajetan all'improvviso ebbe paura. Prov a spiegare.
- Per una rissa non c' detenzione, quindi...
Il poliziotto lo guard meravigliato.
- Ah, no? - lo interruppe.
Kajetan annu sollecito.
- ... E si dovrebbe, dunque, dopo aver chiarito...
- Chiudi la boccaccia!
Kajetan scosse la testa incredulo. - ... Dopo aver chiarito le circostanze, ordinare il rilascio...
Il poliziotto che lo aveva trascinato nella stanza della guardia, lo
interruppe: - Penso che ci stiamo un po' annoiando, qui dentro. Forse lui vuole fare due chiacchiere, che ne dici, Maxl?
- Penso anch'io. Ma, Schorsch, se non mi sbaglio, lui non ha torto...
Kajetan annu come uno stupido.
- ... La cosa sciocca  solo che quello che  scritto nelle direttive  che dal giudice pu essere portato solo chi  in grado di camminare e stare in piedi sulle proprie gambe.
Il pugno colp esattamente nel punto in cui aveva colpito anche Bierkugel. Kajetan gemette e cadde sulle ginocchia. Guard verso l'alto, sconvolto.
- Non abbiamo cominciato noi la rissa, - mormorava, - non ci sono gli estremi per la detenzio...
- Ha ragione. Non basta per la detenzione, ma per un paio di ceffoni basta eccome!
Dopo il primo ceffone Kajetan si port le mani al viso per proteggersi.
- Siete impazziti? - url indignato.
Anche il secondo poliziotto si alz. Prese il suo collega per l'avambraccio, lo tir di lato e si mise davanti a Kajetan.
- Ma cosa mi tocca sentire?
Kajetan scuoteva la testa disorientato. Ansimava.
- Il rilascio deve essere immediatamente ordinato una volta che, - continu balbettando, - dopo un fermo temporaneo, sia stata accertata l'identit dell'arrestato...
- Continua! - tuon il poliziotto, e sferr un calcio. Kajetan cadde sulla schiena. Ma non capiva ancora.
- Codice di azione penale, - grid disperato, - paragrafo centoventisette.
Una gragnola di calci e pugni si abbatt su di lui.
- Se uno  cos preparato, - disse il poliziotto anziano affannando, senza smettere di picchiare, - allora sa di certo anche che succede in caso di resistenza e offesa...
Kajetan non si difendeva pi. Le lacrime gli scorrevano sul viso. Singhiozzava e tremava mentre la sua barba si sporcava di muco e sangue.
I due poliziotti si alzarono affaticati.
- Questa  stata una bella lezione, eh, vagabondo? - disse il poliziotto pi giovane.
- Ma non quella che ti aspettavi, - aggiunse l'altro. Kajetan annuiva sconcertato. Il suo stomaco si contrasse e cominciarono i conati di vomito.
- Portalo di nuovo dentro, Max, - ordin il pi vecchio, - o qui comincer a puzzare.
L'altro annu, prese Kajetan per il braccio, lo tir su e lo riport in cella. Kropf-Kare si alz sconvolto. Il poliziotto richiuse le sbarre.
- Che gli hai detto, idiota? - chiese preoccupato, dopo aver accompagnato Kajetan alla branda.
- Niente... - Kajetan piangeva. Kropf-Kare scosse la testa.
- Niente... cosa?
- Ho solo detto che... secondo il paragrafo centoventisette del codice di azione penale... va ordinato il rilascio quando...
Kropf-Kare si alz di scatto.
- Adesso... - disse piano.
- ... quando non si prevede alcun pericolo e non pu essere emanato un ordine di detenzione...
Kare lo guardava con la bocca mezza aperta: - Adesso...
Kajetan tirava su col naso. Prese un fazzoletto dalla tasca del cappotto e se lo port al viso.
- Adesso finalmente ti riconosco... - sussurr Kare. - Sei...
Kajetan prov inutilmente ad alzarsi. Ricadde indietro e annu impercettibilmente. - ... Il poliziotto di Landshut, s, - conferm alla fine. - E tu eri quello pi veloce, Kropf... - Toss e guard il soffitto della cella. - E per quella volta... poich non ti avevo messo le manette,  successo un bel casino... - prov a sorridere.
Kropf-Kare rimase serio. I suoi occhi esaminavano il volto di Kajetan, guardavano il sangue che si era seccato in mezzo ai baffi e sulla bocca, altro sangue, rosso chiaro, che usciva dalla guancia destra, il colletto strappato, dal quale si intravedeva pulsare l'arteria del collo.
- E adesso, - disse con voce imperturbabile, - mi incastri. Cos ti lasciano andare.
Kajetan apr gli occhi e si gir verso di lui.
- Certo, - annu con rabbia, - idiota che non sei altro.
- Anch'io lo farei, - disse Kare senza convinzione.
- Non dire scemenze. - Kajetan toss di nuovo. - ... Ascolta, Kare, - disse, - avevi ragione quando mi hai detto che sono un idiota. Ma una volta uno pu comportarsi da idiota, o no?
Kare non rispose.
- ... Forse anche due o tre volte... - Kajetan pensava a voce alta, - e magari anche quattro. Ma a un certo punto... a un certo punto, poi basta.
- Che vuoi dire?
- Non fare domande sceme, - fece Kajetan arrabbiato. - In ogni caso da me non avranno una parola. Quello che potrebbe succedere  che tirino fuori le vecchie carte. Ma non lo faranno.
- Perch dici che non lo faranno?
- Semplice. Perch quelli l fuori non sono poliziotti.
- E tu invece lo sai cos' un vero poliziotto?
- Di certo adesso so cosa non . E allo stesso modo mi sto accorgendo lentamente che tutto  com', e non come dovrebbe essere.
- See, ma sentilo, adesso  anche filosofo, - disse Kropf-Kare acido. Dei passi si avvicinavano. Con cautela Kare alz la testa.
Due poliziotti arrivarono davanti alla cella. Uno apr le sbarre e fece un cenno.
- Schmied Karl!
Kare si alz lentamente. Aveva gli occhi sbarrati.
- Il nome Dorfner ti dice qualcosa? Dorfner Karl, nato a Rott?
Kare scosse la testa come stordito. Indietreggi barcollando.
- E neanche sei mai stato a Landshut, giusto? Me lo ero immaginato. Vieni.
- Cosa... Che... - balbett Kare disperato, mentre il secondo poliziotto lo ammanettava e lo portava via. Il primo agente richiuse le sbarre. - E tu, - url verso Kajetan, - puoi rimanere ancora un po' da noi. Sei contento, no? Prima dobbiamo sentire il giudice. Secondo il paragrafo centoventisette, capisci, no? Oggi facciamo le cose come
si deve.
Il poliziotto gir la chiave.
- Ah, quasi dimenticavo: questo non  un albergo. Mi spiace deludere il signore. Se deve pisciare, pu pisciarsi nei pantaloni. Guai a te se domattina entro e trovo una chiazza a terra!
- Che ... che succede a Kare?
- Non sono affari tuoi. - Il poliziotto se ne and.

14.

- Allora! Sveglia!
Un poliziotto aveva aperto la cella. Kajetan si alz a fatica.
- Ohhh! Qui puzza di nuovo come una stalla di caproni. - Il poliziotto contrasse il viso e fece ampi gesti di disgusto. - Adesso lzati, fuori di qui!
Kajetan poggi i piedi sul pavimento e si alz rigido. Le membra gli facevano male. Stordito, guardava l'agente. Non lo conosceva. Era cambiato il turno.
- Vai, non ti riaddormentare, - incalz il vecchio. - La mamma ti star aspettando. - Afferr il braccio di Kajetan e lo trascin fuori della cella.
- Si esce di l, - e indic la fine del corridoio. - Sparisci. E non farti pi vedere.
Con i muscoli irrigiditi Kajetan procedeva barcollando. - L! Si esce dalla guardiola! - gli url dietro il poliziotto.
Kajetan entr in guardiola. Un poliziotto pallido, dall'aria seria, alz lo sguardo per un attimo e indic la porta che conduceva all'esterno. Kajetan attravers la stanza e afferr la maniglia.
- Fermo!
Il richiamo suonava stupito. - Fermo... Si fermi! - Il giovane agente spinse indietro la sedia con un movimento deciso e si avvicin in fretta. - Mi... - balbett sconcertato. - Signor... signor ispettore?
Kajetan si ferm.
- Non pu essere! Signor... signor ispettore, lei? - Gli occhi del poliziotto erano spalancati. - Non mi riconosce pi? Zunhammer, Thadus... Thaddl mi chiamava sempre, al quarto. Non si ricorda pi? Era nel Reparto criminale.
Kajetan si gir lentamente.
- Zunhammer?
- S! Attendente al quarto dipartimento! Kapuzinerstrasse. Non si ricorda pi?
Kajetan riconobbe il giovane e accenn un sorriso sofferente. - Thaddl Zunhammer...
- Quello preciso.
- Quello che finiva sempre sulle tracce?
Il poliziotto conferm. - Quello che finiva sempre sulle tracce. Quello preciso.
Kajetan sorrise di nuovo compiaciuto. - Ma che comunque rimaneva la testolina pi sveglia di tutti?
Zunhammer annu. Ma quando Kajetan, felice, volle avvicinarsi al giovane e alz le braccia, Zunhammer si irrigid improvvisamente. Fece un passo indietro.
- Ho sentito che  dovuto andar via dalla polizia...
- Mi hanno buttato fuori, s.
- Ma... ora... Che ci fa qui adesso? Com' arrivato in cella? E in queste... condizioni? - chiese discreto.
Kajetan torn in s e lasci cadere le braccia. Anche lui adesso sentiva l'odore che emanava.
- Su questo  meglio che chiedi ai tuoi compagni del turno di ieri, Thaddl, - rispose acido.
- Nel rapporto c' scritto solo qualcosa di una rissa legata allo sfruttamento della prostituzione. Non ha mica...
- Cosa?
- Voglio dire, non avr niente a che fare con...
- Ah. Se sono passato alla gestione delle prostitute?
- Non l'ho detto.
- Ma l'ho detto io. No, non sono ancora ridotto cos male. Lo saprei, Thaddl.
- Ahm... Sergente Zunhammer... Scusi,  la regola.
- Ah, ecco. Scusa, Zunhammer.
- E con Kaiser e Urban non ha nulla a che fare? Perch, allora, i miei colleghi l'hanno scritta nel rapporto, questa idiozia?
- Chi sarebbero Kaiser e Urban?
Gli occhi di Zunhammer si socchiusero diffidenti.
- Kaiser  quello che controlla le passeggiatrici nella citt vecchia. Poi ci sono anche la zona della stazione centrale e quella della stazione est.
- Ah, ecco, al tempo non c'erano.
- Ma al tempo erano permesse le case chiuse. Inoltre lei aveva sempre da fare con qualche cadavere.
- Ho sempre dovuto.
Zunhammer sorrise. Poi si fece serio: -  cos che stanno le cose: adesso c' una guerra, di nuovo. Tra Kaiser e Urban. Kaiser controlla le donne della Mllerstrasse, Urban la stazione. Sono zone vicine, il confine  la piazza Sendlinger-Tor. E l finisce sempre a botte. E in questo periodo, in particolare, c' una rissa dopo l'altra. Due prostitute di Kaiser sono gi all'ospedale, uno sgherro di Urban  sparito. E al posto di guardia di Fhring  anche arrivato qualcosa che somigliava ai resti di un uomo.. Mi capisce? Forse i colleghi hanno un po'...
- Di certo.
- Quelli che ha incontrato ieri notte erano di Kaiser. Deve capirlo, che i ragazzi erano un po' nervosi.
- Non devo proprio per niente. O meglio, mi rifiuto di capirli.
Zunhammer alz le spalle e distolse lo sguardo. - Non mi viene in mente nient'altro, guardando com' combinato. Forse, visto che non  pi nella polizia, ha ormai un modo diverso di vedere le cose?
- Pu anche essere, ma ho pi la sensazione...
Senza volerlo Zunhammer reag come una volta.
- Adesso si fa interessante! - intervenne curioso.
- ... Ho pi la sensazione che siano i poliziotti del turno di notte a vedere le cose in un modo diverso.
- Questa  grossa. Che vuol dire?
- Be', mi viene in mente che io e Kropf-Kare eravamo qui dentro, stanotte, e non siamo stati trattati, come dire, con gentilezza. Degli altri, di Kaiser, neanche l'ombra. Non  che dico niente.  solo una sensazione.
- Si fa ci che si deve, - rispose il giovane indispettito.
- Frase idiota.
- Per lei, forse. E adesso, signor Kajetan, con tutto il rispetto di una volta, adesso  meglio che vada.
- Quindi non indagherai, Thaddl?
- Questo lo lasci decidere a me, - rispose deciso. - E per l'ultima volta: Thaddl non c' pi.
- Allora almeno dimmi cos' successo a Kare.
- A Karl Dorfner?
Kajetan annu angosciato.
- E che vuole che gli sia successo?  gi stato spedito a Stadelheim. Da quello che ho sentito non penso che uscir tanto presto, - disse Zunhammer serio, e stava per girarsi e tornare al suo posto, quando Kajetan lo trattenne sconvolto.
- Come... - deglut, - come hanno fatto a riconoscerlo? L'archivio  bruciato da un pezzo.
Zunhammer si guard il braccio con aria di biasimo. Kajetan ritir la mano. - Vero, ma subito dopo la grande festa rossa(22) hanno cominciato a rimetterlo a posto. Hanno finito tre settimane fa. Inoltre, e anche questo non lo pu sapere, adesso abbiamo una nuova radio della polizia, che funziona giorno e notte e a cui sono collegate tutte le gendarmerie.
- Anche quella di Landshut?
- Da un pezzo, - il giovane annuiva impaziente. - I collegi di l hanno ricevuto da chiss dove un avviso, hanno controllato le carte di prima della guerra e hanno trasmesso a Monaco. Come lo sa lei, che era successo a Landshut?
- Le carte di prima della guerra... - ripet Kajetan sconvolto.
Zunhammer lo guardava senza capire.
- Se ieri sera non avesse fatto quel macello, magari nessuno avrebbe controllato.
Kajetan apr la bocca.
- Adesso ho da fare! - esclam il giovane. Si gir bruscamente verso la scrivania e indic la porta. - Si esce da l.
Kajetan lasci il posto di polizia. Per qualche passo riusc ad andare avanti. Un passante, che stava camminando dietro di lui e che per poco non gli era inciampato addosso, lo super imprecando e si affrett a proseguire scuotendo la testa. Kajetan aveva le mani davanti al viso ferito. I pochi passi da percorrere, dalla Rimfordstrasse al ponte sull'Isar, e che a un pedone con andatura media richiedevano poco pi di cinque minuti, a lui sembrarono infiniti.
Scese dal ponte attraverso la scala e pass sulla stretta riva ghiaiosa a lato del fiume color fango, che scorreva impetuoso. Si inginocchi sulle pietre, raccolse dell'acqua con la mano e prov a lavarsi. Il rumore del fiume si era fatto pi debole. Tra gli alberi sulla riva cinguettavano gli uccelli. Un velo lattiginoso e rosato cominci a riempi
re l'orizzonte. Il giorno appena nato odorava come un frutto squisito, appena tagliato.
Kajetan si pieg in due. Apr la bocca, ebbe un conato e vomit.
22 Zunhammer fa riferimento al tentativo di colpo di Stato del 1923.

15.

Sulla via del ritorno la nebbia si era infittita di nuovo. Caddero le prime gocce proprio mentre Kajetan infilava, con movimenti rigidi e nervosi, la chiave nella toppa della porta di casa. Il soffitto di quercia del vecchio edificio scricchiol. La padrona di casa lo aveva sentito di certo. Infil il suo viso beccuto nella fessura della porta.
- Buongiorno, signor Kajetan! In piedi cos presto?
Kajetan fece un passo indietro. La Kraus, che era gi pronta per la messa del mattino, si avvicin. Il sorriso le mor sulle labbra.
- Ma come  combinato? Si  guardato allo specchio?
Kajetan era distrutto. Voleva solo dormire. - No, signora Kraus, - rispose rassegnato.
- Be', io lo farei! - disse la donna contrariata. - ... E, volevo dirle, oggi  giorno di paga, eh? Giugno non  ancora pagato e comincia a essere tempo di pagare anche luglio.
Kajetan si tenne al corrimano.
- Ecco cosa mi piace tanto di lei, signora Kraus.
- Le piace, di me? Cosa? - domand senza contenersi.
- Che lei ha sempre il cuore pieno di comprensione e sensibilit.
Lei alz le braccia al cielo.
- Adesso fa anche l'impertinente, eh? - fece. - Anche a me piace qualcosa di lei. Anzi, lei  quello che mi piace di pi, qui in casa mia!
Kajetan alz gli occhi stanco.
- Che ha adesso? Io ho solo detto...
Lei non lo lasci finire.
-  una vergogna! - sibil. - Cosa mi devo sentir dire!
Lui scosse la testa e sal qualche scalino. - Non la capisco, signora Kraus. Non capisco pi niente.
- Oh, ma mi capir eccome, brutto cane maleducato! La settimana prossima la butto fuori. Lo dico subito a Burschi(23), ci pensa lui a farla sloggiare!
Kajetan aveva gi raggiunto il piano superiore. Mentre stava fermo, distrutto, cercando la chiave della stanza, ripens, con una sgradevole sensazione, alla minaccia della vecchia. E comunque Burschi, il ragazzo di fatica di Soller, figlio adottivo della padrona di casa, poteva diventare pi che fastidioso. Di per s era un tipo socievole, partecipava a ogni discussione annuendo, comprensivo. Poi per, quando quello che si diceva superava la sua soglia di sopportazione, cosa che effettivamente non richiedeva molto tempo, semplicemente passava alle mani, diligente come il garzone di un macellaio, e del tutto indifferente a eventuali urla di dolore, scricchiolii o rumori di ossa spezzate. Anche se lui, di due teste pi basso, lo avesse evitato la prima volta, Burschi sarebbe tornato sempre. Kajetan sapeva che non avrebbe sostenuto un confronto di una certa durata con Burschi. Ma forse poteva convincerlo a concedergli un altro po' di tempo.
Perch  tutto cos assurdo e diventa sempre pi assurdo?, pensava. Non si riesce ad avere ci di cui si ha bisogno. Ma ci arriva quel
lo che proprio non ci serve.
Uno scarafaggio sfrecci nell'oscurit e s'infil sotto il battiscopa.
23 Bursche vuol dire, letteralmente: ragazzone. E Burschi ne  una sorta di vezzeggiativo.

16.

Bletz guard l'orologio che stava sulla porta dello stanzino delle guardie della prigione di dstadt. Era poco prima di mezzanotte.
- Oggi il tempo va cos lento che sembra non passare mai, - si lament di malumore.
Il suo collega sbadigli. - Alla gente della tua et non pu andare mai abbastanza lentamente, - punzecchi maligno.
- Per me potrebbe anche accelerare tutto insieme, puoi credermi, Feichtl.
L'interpellato squadr il collega con un'occhiata stanca.
- Un tipo malinconico come te non ci sta bene qui dentro, Bletz, fattelo dire.
- Datti una calmata, - rispose Bletz. - Che ne sai tu, Feichtl? Non sai un bel niente.
- Vai, vai. Continua pure a crogiolarti nel tuo dolore.
- Ho detto che devi darti una calmata.
Feichtl alz la mano e accenn un gesto di fastidio. - Va bene, va bene. La smetto, - cedette.
- Ricominciate? - brontol Wimmer stordito dal sonno, e si alz.
- Non sono affari tuoi, - rispose Bletz, brusco. - Piuttosto datti una sistemata,  tempo di fare un giro.
- Intanto, non capisco perch te la prendi tanto.
- Lasciatemi in pace, - Bletz aveva di nuovo dato uno sguardo all'orologio. Si alz, prese la giacca dell'uniforme dall'attaccapanni e se la mise.
Siete fuori strada, - disse, e prese cappello e cinturone. Feichtl lo guardava ancora curioso.
-  che il direttore ti ha di nuovo strapazzato, giusto?
Bletz annu, furioso. - Il parroco si  lamentato di me, dice che ho incasinato le cose con quello della diciotto.
- E lui che c'entra? - chiese Wimmer.
- Perch ho buttato la sua domanda per partecipare al funerale della moglie.
- Ma  passato un sacco di tempo, Bletz. Pu succedere a chiunque, - disse Wimmer. - Anche a me non piace, quel prete. Diventa bigotto cos, all'improvviso.
- Quello della diciotto  solo un povero diavolo, - lo interruppe Feichtl. - E inoltre devo dire che  vero che Bletz lascia volentieri indietro queste pratiche.
- Certo,  la differenza tra una casa di cura e una prigione, - ribatt Wimmer arrabbiato. - E le canaglie lo devono capire, no, Bletz? E poi, per quanto sia un povero diavolo, riesce comunque a far arrabbiare il parroco con Bletz.
- Ma non  stato lui, - lo contraddisse Feichtl.
- E chi?
- E che ne so? Forse la vecchia, quella che gli ha fatto visita un paio di volte.
- Dici quella di Sarzhofen?
- S, o magari il prete. Potrebbe anche essere stato lui.
Feichtl sbadigli.
- Vedrete, quello della diciotto uscir presto dal suo buco con i piedi in avanti.  stanco di vivere, da quando  morta la moglie.
Wimmer si pieg in avanti. - Perch, ha mai avuto voglia di vivere? Sono qui da quando  finita la guerra. Quello  sempre stato una specie di fantasma.
- Faccio un giro, - disse Bletz come per inciso. Si allacci il cinturone e si mise il berretto. - Poi per oggi ho finito.
- Beato te, Bletz. Ma sta' attento a non cadere di nuovo nella fossa quando torni a casa. Hai fatto aggiustare la bicicletta? Come va la luce? Non mi meraviglia che vai fuori strada, col buio.
- E che ne so? C' qualcosa che non va con la lampadina. Ci metto la grafite, ma dopo due giorni smette di nuovo di funzionare.
- Portala all'officina.
- Ci sta un giorno s e uno no. Non serve a niente, nessuno ci capisce niente. - Salut e afferr la maniglia.
- Che canaglie, quelli.

17.

Tra i disoccupati in fila davanti all'Ufficio cittadino per il lavoro, Kajetan aveva ascoltato le lamentele di due uomini che raccontavano la loro esperienza agli studi cinematografici di Monaco sud. Erano indignati che un assistente borioso, che sceglieva le comparse per un film storico, li avesse scartati gi alla prima occhiata, col pretesto che non avevano niente, ma proprio niente, che li facesse assomigliare a degli eroi romani. Poich Kajetan, guardando i due uomini piuttosto rozzi, dovette concordare con quel giudizio, si diresse speranzoso all'ufficio del lavoro degli studi di Geiselgasteig(24). All'inizio ebbe fortuna, cercavano comparse per un nuovo film. Ma poi non and bene, perch si trattava di un film epico sulle eroiche battaglie dei guerrieri germanici. Quando gli dissero che lo avrebbero preso in considerazione per un altro film, immaginava gi di rivedersi sul grande schermo, e volle sapere di che film si trattasse mai.
- Un film in costume, gi in cantiere, sulle conseguenze devastanti di lussuria e assenzio nei sobborghi portuali di Marsiglia, - gli dissero. Deluso, aveva preso la via di casa.
Quando era gi sulle scale, vide che la porta della sua camera era aperta.
- Salve, signore, - disse Burschi gentile.
Kajetan nascose il suo sconcerto, quando vide il grosso garzone seduto al suo tavolo. Si chiuse la porta alle spalle. - Burschi! - rispose amichevolmente.
Il ragazzo si guard intorno. - Ti sei organizzato bene, qui, bisogna dirlo.
- A che devo l'onore? - prov a scherzare Kajetan.
- Mi ha mandato la zia Kraus, - spieg Burschi come a scusarsi. - Dice che ha bisogno della stanza.
- La stanza?
- La tua stanza, s, - ed emise un rutto contenuto. - Proprio questa. Dice che ne ha bisogno. Certo, non se mi di l'affitto di tre mesi.
- Un momento! A me ha detto che ne mancano due, la zia.
Burschi sorrise con aria scaltra.
- Pu essere, ma io dico tre. Oggi gli appartamenti vanno a ruba, bisogna farli fruttare.
- Ah, ecco, - Kajetan aveva capito, - un affare.
- Come l'hai detto bene. Meglio sano e ricco che povero e malato, di
ce sempre Burschi. Anch'io dovr provvedere a me stesso, no? Quin
di, che facciamo? Ti lascio una settimana di tempo, non sono cos disumano.
- Tre... mesi d'affitto? - balbett Kajetan.
Burschi si alz e incroci le sue grosse braccia. Il suo enorme cranio quasi toccava il soffitto.
- Tre. Riesci a contare fino a tre, no? Io posso andare anche oltre, potrei arrivare a quattro. Ma Burschi non vuole mica rovinare nessuno.
- Burschi... - Kajetan guard in su, supplichevole. Burschi lasci cadere le braccia.
- Cosa c' qui dentro della vecchia? - chiese, e indic la sedia. - Questa? - Kajetan annu.
- E il tavolo, il comodino, la bacinella?
- Anche. - Kajetan aveva cominciato a tremare. L'armadio, diceva una voce dentro di lui, la mia radio... non deve aprire l'armadio.
- Quindi anche il guardaroba dev'essere della zia. Non c' niente di tuo? Di' un po', ma che razza di morto di fame sei?
Burschi prese il piumone. - Ma la coperta, qui, questa  tua.
Kajetan annu stordito. Le spalle muscolose del garzone si tesero. Con un solo strappo lacer la coperta e la butt a terra. Polvere e piu
me volteggiarono in aria fino a posarsi sul pavimento. Kajetan fissava sconcertato il ragazzo.
- Pu essere che stanotte avrai un po' freddo, - disse Burschi rilassato. - Ma quando penserai che far la stessa cosa a te la settimana prossima, se non mi porti i dindini, vedrai che ti riscaldi.
Si raccolse una piuma dal gilet con un movimento leggero della mano e afferr la maniglia della porta. Quando l'apr, le piume vorticarono di nuovo.
- Che casino qui, da questo qua, - disse Burschi scuotendo la testa.
24 Ci si riferisce, qui, al complesso degli studi cinematografici di Monaco di Baviera, che sorge a Geiselgasteig, periferia sud della citt, e che era il principale luogo di riprese della Bavaria Film, fondata nel 1907 da Peter Ostermayr, con il nome di EmElKa - EmElKa - Mnchner Lichtspielkunst AG. Il territorio di Geiselgasteig fu acquistato nel 1919. Prima di allora, gli studi si trovavano a Stachus.

18.

Adi Brettschneider, dalla morte della moglie unico proprietario della pensione omonima all'angolo della Hildegard-Adelgrunderstras
se, nel quartiere monacense di Lehel, si allarg il colletto e assunse un'espressione innocente.
- Ella, quella delle sigarette, chiede? Non mi dice nulla.
La giovane donna coperta da un Loden grigio lo guard severa. Poi, senza dire una parola, fece il giro del bancone dietro il quale stava il proprietario della pensione, un ometto piccolo e tondo, e gli diede una spallata spostandolo di lato. Brettschneider emise un grugnito. Lei sfogli la lista dei pensionanti.
- Ah ah, eccola qua. Stanza undici. Che piano ?
- Ah, lei! - fece il vecchio con falso stupore. - Volevate dire la signora Bichler. Perch non l'ha detto subi...
La giovane impiegata dell'assistenza sociale aveva poca pazienza. - A che piano, ho chiesto.
- Che vuole lei dalla signora Bichler?  una persona del tutto rispettabile!
- La smetta subito, ipocrita. Per l'ultima volta, dov' la sua stanza? Non ho tempo di bussare a tutte le porte della pensione! Allora?
Brettschneider si offese. - Seconda rampa, poi a destra nel corridoio e su nell'ammezzato.
- Perch non l'ha detto subito, signor Brettschneider?
L'assistente sociale infil le scale ondeggiando e sal qualche gradino. Improvvisamente si ferm. - Ehi! Dove va? - chiese tagliente.
Brettschneider si ferm come pietrificato sulla soglia della porta che conduceva a una stanza dietro il banco dell'accettazione.
- Ehm, al bagno, se posso, - disse mogio.
Lei lo indic minacciosa.
- Brettschneider, se sento che qualcuno bussa tre volte alla con
duttura dell'acqua, sar preparata una valigia. E si tratta della tua
valigia, perch perderai la licenza. Ci siamo capiti?
- Ho detto che vado al bagno, - borbott l'uomo inacidito.
- E io ho detto: niente segnali.
- Pu venire a mettersi vicino a me, - e sorrise maliziosamente.
Lei riprese a salire. - Volentieri, ma un'altra volta, Brettschneider, - url verso il basso. - Oggi non ho portato con me la lente d'ingrandimento.
Brettschneider si volse scuotendo la testa verso l'uomo che aveva assistito alla scena sorridendo.
- Le viene in mente qualcos'altro? Le sembra normale tutto questo? E quella dice che lavora per il magistrato!
Kajetan era completamente d'accordo. Il proprietario si pieg di nuovo sul suo libro delle ricevute. Socchiuse gli occhi. Alla fine scosse la testa con rammarico.
- S, ecco... Non posso aiutarla, purtroppo. Avevo appena sentito che l'affittuario voleva andarsene, ma poi mi  stato detto che ha prolungato. Purtroppo. Ma se vuole, la metto in lista, nel caso qualcosa dovesse liberarsi. Vuo... Ma che succede?
Un urlo acuto, cui seguirono un fracasso e un violento alterco, gli aveva fatto fare un balzo. La voce energica dell'impiegata dell'assistenza si distingueva chiaramente. Quello che veniva urlato da una cupa voce maschile, invece, non si cap. Dopo poco, l'impiegata scese le scale con il viso rosso di rabbia e di fatica. Trascinava con s una giovane che piangeva e si dimenava.
- Vedrai che ti succede fra poco, Brettschneider! - grid. Senza degnare il proprietario di uno sguardo, lasci la pensione e si chiuse la porta alle spalle. I vetri tremarono. Brettschneider si pass la mano sulla fronte unta.
- La signorina Ella, da non credere... - ment.
Poco dopo si sentirono dei passi pesanti per le scale.
- E adesso chi me li rid a me i soldi? - grid il giovane contadino, e aggiunse una bestemmia. - Li rivoglio adesso!
Brettschneider lo guard con disprezzo.
- Allora vattene nella Nussbaumstrasse, l c' un posto dove ridanno i soldi ai cafoni come te.
Il contadino si ferm stupito. - Davvero? - Il suo viso arrossato si illumin di sollievo. - Che culo che ho! Nella Nussbaumstrasse? Dov'?
Il proprietario non rispose. Il contadino si rivolse a Kajetan.
- Tu lo sai?
Kajetan annu. - Non lontano dalla stazione.  lo Psichiatrico.
- Lo... che?
Brettschneider si intromise di nuovo.
- Il manicomio, deficiente!
Il viso del giovanotto si fece rosso di rabbia. Kajetan indietreggi di un passo. Il contadino stava per scagliarsi su Brettschneider. - Porco bastardo!
La voce di Brettschneider suon tagliente. - Chiudi quello stupido becco. Lo sai quanti anni aveva? Se ne aveva diciotto,  gi tanto. Sii contento che non sei finito in prigione, asino imbecille.
L'uomo si spavent e ci pens un po'. Una luce cattiva gli balen negli occhi. - Pu essere, ma quindi anche tu, no? Quindi adesso mi ridai i soldi o... - e si pieg minaccioso sul bancone.
Brettschneider rimase impassibile. - Se lo dici tu. Andr in prigione. Non me ne importa.
- Ah, no?
- Proprio per niente. Perch ne varr la pena per il divertimento di quando lo sapranno la tua vecchia e tutta la gente.
Il contadino, furioso, cercava qualcosa da dire. Poi si gir con uno scatto repentino e se ne and imprecando.
Brettschneider lo segu con uno sguardo sprezzante. - Cane idio
ta, - borbott. Guard Kajetan e indic con il pollice verso l'alto. - Ma pi stupidi della cagnetta Ella non si pu essere. Lascia che il suo pappone metta un annuncio e pensa anche di essere furba. Ho pensato che mi prendesse un colpo quando ho letto: Salotto per fumatori. Sigarette da provare. Rivolgersi a Ella delle sigarette. E il mio indirizzo. Eh, gi. Ma lei ha avuto una gran fortuna. A volte le cose suc
cedono in fretta. La stanza undici, - e cancell qualcosa dal suo librone, - adesso  libera. - Sembrava serio.
- Vuole trasferirsi?  una bella camera. E c' anche l'intrattenimento, come ha visto. S? Allora avrei bisogno solo di un anticipo.
Kajetan annu. Non era un problema per lui, disse. Questo lo rallegrava, rispose Brettschneider, perch di problemi ne aveva gi abbastanza.

19.

- E cosa sarebbe? - L'impiegato del banco dei pegni di Schwabing non riusciva a immaginarsi che farsene di quella cassettina dalla quale pendeva un filo con una specie di cuffia.
-  un detector, - spieg Kajetan, e guard con dolore l'apparecchio che aveva comprato con il primo stipendio dello studio di riproduzioni, e di cui aveva pagato l'ultima rata poco prima di essere buttato fuori di casa.
- Un che?
- Una specie di radio.
- Ah certo, - l'impiegato aveva capito. - Bella roba, - aggiunse con aria di sufficienza. Rigir l'oggetto fra le mani per valutarlo.
- Ma  una radio particolare: ha un doppio cristallo di Kramoln e una cuffia Isaria.
- Ah ah, certo. E quanto costa una cosa cos, nuova?
- Nuova, pi di trenta marchi.
- Trenta marchi? Tutti 'sti soldi? Non dica assurdit. Trenta marchi per 'sta cassettina! Allora... no, non la prendo. Una radio! Interessa solo ai matti. - La spinse sul bancone. - Ha qualcos'altro?
Kajetan apr la valigia e alz la copertura. Il negoziante si sporse in avanti e corrug la fronte.
- I vestiti li pu lasciare l. Di pulci, qui, ne abbiamo abbastanza. Non ne prendo. Mi faccia vedere. - Tir a s la valigia. - Ecco, questo gi va meglio. I bottoni, le mostrine e anche i bottoni da colletto. Due marchi per tutto. - Kajetan deglut. L'impiegato continu a rovistare, tir fuori una cassettina e l'apr con interesse. - Ecco dov'era il tesoro di famiglia. Un orologio a cipolla, una spilla e... Cos' questo?
- Un ciondolo reliquiario.
- Per!
L'impiegato del banco dei pegni scosse la testa, prese l'orologio, gir la rotellina, lo port all'orecchio e ascolt. Poi richiuse il coperchio.
- Passabile, - not con malcelata approvazione, - di fattura italiana. - Spinse i tre pezzi, insieme, sul banco graffiato e inclin la testa. - Venticinque marchi, per tutto.
Kajetan sgran gli occhi. Poi guard sul banco. L'orologio glielo aveva regalato il padre. La spilla era un ricordo di sua madre, che a sua volta l'aveva ricevuta dal marito. La catenella, a cui era appesa una piccola scatoletta ovale di metallo con un'incisione di san Sebastiano, era stata tramandata di generazione in generazione. Scosse la testa incredulo.
- Allora? - insist l'impiegato. - Non vede che ci sono altri che aspettano? Venticinque marchi.
Kajetan scosse la testa e si riprese i gioielli.
- Posso prendermi in giro anche da solo, - disse con rabbia. Chiuse la valigia, la tir gi dal banco e si gir verso la porta. - Arrivederci!
- Vada, vada. Pensa forse che da qualche altra parte le daranno di pi per quella roba?
Kajetan afferr la maniglia.
- Trenta marchi, - continu il negoziante. Kajetan si gir sorpreso.
- Trenta, - ripet, - ma solo perch  lei, e con la radio.
- Sessanta. Quella roba vale comunque il doppio.
- Pu essere, ma  lei che ha bisogno di soldi, o io? Guardi. Trenta marchi e fine. Me li passi, prima che cambi di nuovo idea. - Tese la mano. - La roba rimane qui sei mesi, poi viene venduta.
Kajetan ci pens un attimo. Trenta marchi... Sarebbero bastati per l'anticipo da Brettschneider e per tre settimane abbondanti di cibo.
- D'accordo, - disse, e mise di nuovo la valigia sul banco, - cinquanta.
Il negoziante spolver il banco con il fianco della mano. - Lei deve andare dal dottore, - disse freddamente.
- Perch?
- Perch ha bisogno di pulirsi le orecchie. E adesso vediamo se gli occhi le funzionano. - Alz la mano e stese l'indice: - Guardi laggi, che vede? Giusto, la porta.
Fece cenno con la mano. Una signora gracile e pettinata con cura, che teneva una scatola di cartone al petto, si alz.
- Finalmente. Ha finito? - disse con aria stizzita a Kajetan, avvicinandosi al tavolo.
L'impiegato apr la scatola con indifferenza. - Mio dio, - disse piano, e non alz nemmeno lo sguardo quando la porta si chiuse sbattendo. - Anche lui imparer...
Come aveva previsto, la sera dello stesso giorno prese la cassettina dei gioielli e la radio, apr il cassetto e cont i soldi sul banco. - Venticinque. Non siamo disumani, no?
Kajetan sapeva di dover tenere la bocca chiusa. Muto, prese i soldi e lasci il banco dei pegni.

20.

Ce l'aveva fatta per un pelo. Kajetan tir un sospiro di sollievo nel posare i bagagli a terra. La vecchia Kraus, infatti, gli aveva tolto la chiave della stanza gi da due giorni, cos che lui non potesse andarsene senza aver pagato il resto dell'affitto, non aveva per considerato che aprire una serratura non fosse poi cos difficile per un ex poliziotto. C'era per da stare attenti e controllare che la padrona di casa fosse davvero andata alla funzione serale, e che il grosso garzone fosse gi seduto al bancone da Soller.
Il proprietario della pensione sporse la testa dalla porta della sua camera. Aveva un'aria molto stanca.
- Ah,  lei, - esclam di cattivo umore. - Ha i soldi?
Kajetan annu e mise una mano in tasca.
- Ecco qui. - Mise i soldi sul banco dell'accettazione. Brettschneider cont i soldi, alz la testa e tir su il labbro superiore sbuffando.
- Vedo. L'anticipo. E...?
- E... cosa?
- L'affitto per agosto? Avevamo detto dieci marchi.
Kajetan lo guard scoraggiato.
- O vuole avere debiti gi da adesso? Non pensavo ci sarebbe stato bisogno di dirlo, - disse il proprietario, gelido.
Kajetan annu e cerc in fretta in tasca. Quando pos le monete sul tavolo cerc di sorridere.
- Mi deve scusare, signor Brettschneider, ma col trasloco... capisce?
Con un movimento studiato il proprietario prese in mano i soldi.
- Va bene cos, - mormor. - Non se la prenda, anche oggi  stato un giorno pesante.
- Cos' successo?
- Niente. Salga, adesso. Numero undici. Le cianfrusaglie della ragazza le ho gi buttate fuori. La toilette  mezzo piano pi su.
- Lo so.
- E quindi che sta aspettando? Il facchino?
Kajetan prese le sue valige e si avvi sulla scala.
- Ah, gi, signor... signor... - Il proprietario lo fissava burbero.
Kajetan si ferm e si gir a guardarlo da sopra la spalla.
- Benvenuto. - Brettschneider aveva accennato un sorriso stirato, ma gi sulla penultima sillaba gli angoli della bocca erano crollati all'ingi.
I gradini di legno della vecchia casa scricchiolavano. Quando Kajetan si ferm al secondo piano per prendere fiato, si apr alle sue spalle, alla fine del corridoio buio, una porta. Si sent un flebile mormorio. Poi la porta venne richiusa. Muovendosi a passo veloce una figura si stagli nel buio.
- 'Giorno, - salut la giovane impiegata dell'assistenza sociale persa nei suoi pensieri, lo esamin rapidamente con uno sguardo e infil in fretta le scale per scendere. Kajetan rispose al saluto facendo un cenno col capo e continu a salire.
La porta della stanza non era stata chiusa a chiave. Pos i bagagli, si sedette su una delle due sedie presenti nella stanza, e si guard intorno. La camera era minuscola. Vicino alla finestra c'era un piccolissimo letto di ferro con un sottile materasso di crine, e davanti al letto un tappeto consumato dagli infiniti lavaggi. Accanto al tappeto rimaneva giusto lo spazio per una piccola cassetta da notte, sulla quale si trovava una scodella con una brocca d'acqua, sopra la quale pendeva uno specchio macchiato ai bordi. Tra l'armadio e il letto c'era posto giusto per un piccolo tavolo di legno, ma per aprire l'armadio si dovevano spostare le sedie. Quello che significavano le piccole macchie scure sulla parete dietro il letto, Kajetan lo sapeva: anche i suoi predecessori, in quella stanza, avevano combattuto la loro battaglia contro le cimici.
In camera entr un soffio d'aria calda e umida. Le ante della finestra erano aperte. Kajetan si sporse a guardare il crepuscolo maculato e grigio sui tetti delle case di fronte.
Sul lastricato della stradina si avvicinava un veicolo. Kajetan si appoggi sul davanzale e si sporse di pi, per guardare in basso. I cavalli tiravano un carro chiuso, di legno simile al castagno. Un richiamo rauco li fece fermare. Mentre il conducente aspettava in cassetta, i suoi due accompagnatori scesero. Gli uomini, in abito scuro, entrarono nella pensione. Poco dopo, la porta cigol di nuovo sui cardini. Un uomo anziano con in mano una borsa da dottore lasci la casa, si mise il cappello e discese la stradina.
Dopo pochi minuti i due uomini uscirono di nuovo. Portavano una bara di legno senza ornamenti, che poggiarono accanto alle ruote. Aprirono la parte superiore del carro e la posarono all'interno. I cavalli ripresero ad andare. Il carro cigol, ondeggi e scomparve dietro la curva. Presto anche il rumore degli zoccoli sul lastricato si spense, insieme allo stridio delle ruote ferrate.
Kajetan chiuse la finestra. Dopo che ebbe svuotato la valigia e riposto il contenuto nell'armadio, mise la mano in tasca, tir fuori i soldi rimasti, li mise sul tavolo e cominci a contarli. Sarebbero bastati solo per due giorni. Prese la lista che aveva compilato qualche tempo prima, segnando possibili lavori dal Registro cittadino. In citt c'era una dozzina scarsa di uffici di indagine. Circa la met l'aveva gi esaminata. Si trattava per lo pi di uffici tenuti in piedi da tisici solitari, che lo avevano prontamente sbattuto fuori. Il suo dito scorse il
foglio e si ferm su un indirizzo che non aveva ancora cancellato.
Ma tanto non ne sarebbe venuto fuori nulla.

21.

Pius Fleischhauer, proprietario dell'omonima agenzia, aveva appena superato la delusione per la scoperta che il visitatore non era venuto da lui per offrirgli un incarico. Scosse la testa calva e abbass di nuovo lo sguardo su un foglio che si trovava sulla sua scrivania.
- Ho gi i miei uomini. E mi costano abbastanza, - disse con tono professionale. - Arrivederci.
Kajetan si sforz di non far trapelare il suo abbattimento.
Si alz e and alla porta. L si gir ancora una volta e si costrinse a un sorriso sfrontato.
- Allora mi auguro che siano in gamba.
La fronte color cuoio dell'anziano detective si aggrott. - Cosa?
- I suoi uomini.
- Lo sono, - rispose il detective contrariato, - ed essere presuntuoso direi che comunque non basta.
- So quanto valgo, solo questo.
- Ah, e questo basterebbe? - Fleischhauer si meravigli di essere caduto in quella conversazione. - La sua esperienza fa pensare a una vasca da bagno senz'acqua. Quelli come lei mi ronzano intorno continuamente. Avranno letto un paio di romanzetti polizieschi e pensano di poter venire tutti qui a giocare a fare i Pinkerton. E che lei abbia svicolato cos, quando le ho chiesto dei suoi impieghi precedenti, non mi  piaciuto. Allora, perch pensa che lei potrebbe risultarmi indispensabile?
- Perch... - Kajetan si schiar la voce. - Perch ero in polizia.
Fleischhauer sobbalz. Si batt un dito sulla tempia. - E proprio questa dovrebbe essere una credenziale? - Contrasse il viso in una specie di sorriso pieno di biasimo. - Molto divertente.
Kajetan si mise il cappello, spinse in gi la maniglia. Stava per uscire senza dire una parola.
- L'ho detto, che non concluder niente!
Kajetan si gir con aria interrogativa.
- Un buon detective non si lascia abbattere cos in fretta, - lo rimprover Fleischhauer. - Non faccia quell'espressione da cane bastonato. Mi lasci il suo indirizzo. Ma... non ci conti, ha sentito bene?
Kajetan lo guardava ancora con gli occhi sgranati.
- Non deve fare quell'aria idiota. Mi intenerisce.
- Che... faccio? - chiese Kajetan incredulo.
Il detective emise un gemito. - Questo non capisce neanche una battuta! Povera patria. Oggigiorno  una sofferenza continua, - disse con simulata disperazione. Poi si fece serio. - Ascolti: perch se ne  andato o l'hanno buttata fuori, non mi importa. Non ha l'aria di un criminale, e io stesso, diciamocelo, non resisterei mezz'ora con quella gentaglia. No, forse davvero potrei aver bisogno di lei. Ma non oggi, e di sicuro neanche domani. Quando, e se, in realt non lo so ancora. Quindi cerchi di non ripassare qui da me finch non le dir io espressamente di farlo. E adesso, mi dia quest'indirizzo! Prima che cambi idea. Non mi piacciono le persone che mi rubano tempo.
Kajetan si trovava gi per strada, mentre il detective finiva di rileggere i suoi appunti e si appoggiava comodo allo schienale della sedia. Con un'espressione corrucciata pensava all'incontro della mattina: avrebbe dovuto dire no.

22.

Il treno da dstadt era appena arrivato a destinazione, fermandosi con gran stridio di freni, che le porte del vagone passeggeri si erano gi aperte, lasciando scendere frotte di viaggiatori. Sulla banchina della stazione est l'insieme si sciolse e, attraversando la sala d'aspetto, si rivers nella piazza antistante. Si aprivano gli ombrelli, gli sportelli dei veicoli sbattevano con gran rumore, e i piccioni si levavano in volo
tubando.
Dopo pochi minuti la banchina era di nuovo praticamente vuota.
Rimanevano due persone, ferme l'una davanti all'altra, a cercare parole. Il detective alz il cappello, in segno di saluto. S'innervos nel notare che la mano gli tremava. Che doveva dire? Dopo tutti quegli anni? Quanti erano? Trenta, quaranta?
Sapeva, cominci, che era stupido da dire, ma non gli veniva in mente nient'altro, e nel suo animo era quello che sentiva: lei era sempre una donna molto bella.
Uno sguardo di rimprovero lo colp. Quella era davvero una bugia bella e buona, disse la donna vestita con abiti da contadina. Si poteva invece dirlo di lui. Era rimasto prestante come un tempo, quasi uguale a come lei lo ricordava.
Fleischhauer, imbarazzato, accenn un gesto di diniego, cui segu uno spiacevole silenzio.
Le afferr il braccio e la abbracci con fare protettivo. - Noi poveri vecchi scemi, - sorrise commosso. Vecchia era diventata solo lei, gli sussurr la donna all'orecchio, lui era rimasto uguale.
Il suo cuore cominci improvvisamente a battere pi forte. La strinse pi forte a s e mormor il suo nome. Lei lo spinse via. - Va', - disse imbarazzata, - puzzo gi di vecchio, io.
Non doveva dire sciocchezze, le intim con rabbia simulata, e la port nel Caff della stazione. Trovarono un tavolo libero, vicino alla finestra, e si sedettero. Fecero un cenno alla cameriera.
Si guardavano l'un l'altra, come rapiti, constatando spaventati che erano diventati degli estranei. Segu una pausa piena di amarezza.
La cameriera arriv al tavolo. - Desiderano?
- Due tazze di caff con latte e due fette di torta di mele, - ordin Fleischhauer.
- Pius, no, - disse la donna, a disagio.
- Cosa, no?
La cameriera guard i due ospiti infastidita. - Allora, ci siamo?
- Non vorrei dolci, - disse la donna.
- Ma le torte qui sono buone, - insistette lui.
- Ma non ne voglio lo stesso.
- Ma un caff, quello lo vuoi, s? - chiese irritato.
Lei annu esitante. La cameriera se ne and. L'uomo guard il tavolo in imbarazzo e tir fuori una sigaretta dalla tasca del cappotto. - Scusami, - mormor.
- Smettila, - sussurr lei. Lui la guard sorpreso. Lei sorrise, con aria tormentata. - Fa sempre male con te. Come una volta...
E finalmente si riconobbero. Quando poco dopo gli fu servita l'ordinazione, stavano parlando gi da un po' del passato. Alla fine parlava solo lei, mentre lui ascoltava rapito e si limitava a scuotere ogni tanto la testa incredulo.
- E quindi, - concluse lei, - sono venuta da te.
Lui tacque per un bel po', mentre guardava pensieroso fuori dalla finestra.
-  davvero strano con te. - Si gir di nuovo verso di lei. - Quando arrivi,  sempre il momento giusto.
- Come? - si meravigli lei.
- Ascolta, - spieg con tono asciutto, - tempo fa te ne sei andata con quell'altro. Ha fatto male. Ma era la cosa giusta. Non sarei mai stato nulla per te. Io, con la mia inquietudine, come un orologio con troppa carica.
Lei non rispose.
- Non sarebbe finita bene, - prosegu, - avremmo potuto volerci bene quanto vuoi, ma non sarebbe andata bene. Non  vero?
- S, - ment lei.
Il detective si sporse in avanti. - ... Dovevo per forza vedere tutto, non avevo gli stessi appetiti di quelli cresciuti laggi, nella foresta. Ti volevo bene, ma sarei stato infelice fino alla fine dei miei giorni, se non avessi fatto ci che sentivo di dover fare. Ed era un sacco di roba: dopo, sono salito ad Amburgo, sono andato in America, sono sceso in Africa. Non volevo tralasciare nulla. No, - insistette annuendo, - con me eri destinata a soccombere. Prima o poi avrei iniziato a gridare, sarei diventato cattivo e un giorno sarei fuggito.
Lei lo guard attentamente.
- Hai ragione, - conferm decisa. - Per questo allora me ne sono andata con Hans a Sarzhofen. Non era certo un signore, e quando uscivamo dopo il lavoro puzzava come un maiale. E non aveva neanche la tua spigliatezza. Non ha mai parlato tanto quanto te, che a uno dopo un po' gli sembra che parli per due. Ma quando diceva: Va bene!, oppure: Va male!, o:  dritto!, o:  storto, allora uno sapeva che era bene, male, dritto o storto, e quando mi ha detto: Vieni con me, io sapevo che con me voleva fare sul serio. Avrei avuto un posto sicuro, con un tetto sopra la testa. Dove sarei dovuta andare? La fabbrica a Schwabing, in cui lavoravo al tempo, non era roba per me. Sono una semplice io. Se dico s,  s. Non l'ho mai rimpianto.
- Non ce l'ho con te, - ment lui e fece un gesto con la mano, come a scacciare qualcosa, - non ti accuso. Ho avuto una bella vita. No, quello che voglio dire  che anche adesso arrivi giusto quando dovevi arrivare. Perch se c' qualcuno che pu aiutarti con la storia che mi hai appena raccontato, quello sono io. - E con affettazione si mise
una mano sul petto.
- Lo so, - disse lei.
Lui annu soddisfatto. - Ma... - guard stupito la tazza di lei, - non hai bevuto per niente?
- Non mi piace il caff. Io... non lo digerisco.
Fleischhauer tuon: perch non l'aveva detto?
- Che ti prende?
Che-mi-prende-che-mi-prende-che?!  che gli ricordava qualcosa, esattamente, s! E per la precisione questo: fare un pezzo di strada insieme, poi sparire! Gi allora l'aveva fatto infuriare! E comun
que: era appena partito, che lei si era subito messa con quell'altro.
- Cosa?! - scatt lei. - Due anni, Pius! - Due anni era stato via!
E che voleva dire lei con questo? Non  che ci vuole un attimo a cercare una terra in America. Se solo lei fosse andata con lui! Non sarebbero stati i primi n gli unici.
Gli occhi di lei sprizzarono scintille come in giovent: - Tu? Tu, un agricoltore? Ah!
Gli altri ospiti si girarono incuriositi.
Cupi di infelicit si salutarono.
- S, - annu lui irritato, accompagnandola al binario. Naturalmente non l'avrebbe lasciata nei guai.
Il treno part. Presto sui binari soffi solo l'aria calda del pomeriggio.
Maledizione, pens il detective. Era ancora tutto l, come se non fossero passati decenni da quel giorno in cui lui, distrutto e senza un soldo, era tornato a Monaco e aveva saputo che la sua amata si era sposata sei mesi prima, e viveva da un po' in chiss quale nido nella parte bassa della valle dell'Inn, nessuno sapeva di preciso dove.
Era ancora tutto l. La rabbia. L'amarezza. La disperazione.
E l'amore. Imprec ad alta voce.
Poi gli venne in mente la richiesta di lei. Non era solo l'incarico peggio pagato che avesse mai accettato. A dire il vero, pensava torvo, non potr chiederle proprio nulla. Era anche il pi pericoloso.
Sospir.

23.

Le luci delle lampade a gas della stazione centrale tremolavano opache attraverso la nebbia. Nelle zone illuminate i pedoni si trasformavano in figure spettrali che scivolavano fuori dalla nebbia, si univano ad altri spettri in strane immagini, poi si separavano e, accompagnati solo dallo scoppiettio dei motori delle vetture e da un coro di mille passi, come un fruscio di foglie autunnali, si perdevano di nuovo nel nulla.
Kajetan aveva avvertito tutto il giorno una dolorosa irrequietezza. Sebbene non avesse altro da fare quel giorno che tornare prima o
poi in camera sua e buttarsi sul letto, continuava a muoversi a passo svelto. Si fermava e prendeva fiato solo quando i dolori alla schiena e alla gamba aumentavano. Entr nella sala d'attesa della stazione,
si sedette stanco su una panchina, chiuse gli occhi e poggi la testa allo schienale.
- Sveglia! - grid una voce. Kajetan si alz spaventato. L'addetto fece un movimento spazientito con la mano.
- Qui non si passa la notte. Chiaro? Allora, se non le dispiace...
- Io... io... - balbett Kajetan.
- Che, ha appena perso il treno? Peccato. Oggi non parte pi nessun treno. La stazione chiude fra poco.
Kajetan si scosse, stordito dal sonno.
- O aspetta il treno da Budapest? No? Allora vada.
Kajetan si alz, rigido. I binari, al di l delle alte porte a vetri, erano gi immersi nel crepuscolo scuro.
- Un po' di rapidit, eh!
Il grande portone fu chiuso alle sue spalle, una chiave gir a scatti nella serratura.
Era gi passata la mezzanotte. Un vento umido e freddo soffiava sul
la piazza della stazione vuota, portando con s la nebbia. Kajetan
barcollava confuso sul lastricato. Per poco non manc di vedere una delle macchine che schizzavano a gran velocit per la strada e curvavano nella Schtzenstrasse. Era sveglio, adesso, si stringeva al petto le braccia e andava a passo svelto verso Stachus.
- Ehi, tu, vieni, vieni da me! - sent chiamare a mezza voce, dal buio dell'ingresso di una casa. Kajetan si ferm. La voce chiam di nuovo. Lui si avvicin.
La prostituta fece un passo verso di lui. Un raggio di luce opaca mostr un viso chiaro, con il naso arrossato dal freddo. La donna era alta. Portava una gonna lunga e un corsetto di lana i cui bottoni superiori erano aperti. Il corpo di Kajetan, che all'improvviso non sentiva pi freddo, aveva gi capito. Mormor qualcosa e fece per andare via.
- Aah, - fece lei, e lo guard delusa. - Non vuoi farmi un favore? E perch no?
Lui alz le spalle dispiaciuto. - Non va.
Lei sorrise, ondeggi un po' sui fianchi e gorgheggi materna: - Con me va subito, giovanotto.
Lui si gratt la nuca.
- Ah s? E se andasse come va a me?
Lei si avvicin curiosa. - Saresti davvero il primo che gli viene in mente qualcosa di nuovo. Come ti piacerebbe?
- Non te lo dico, - e sorrise orgoglioso, - perch non lo sai fare.
La donna lo guard esaminandolo e ci pens un attimo.
- Oh mamma, - sospir alla fine con compassione e alz gli occhi al cielo, - ecco un altro comico... Va' via, sprechi il mio tempo!
Kajetan assunse un'espressione innocente. - Come ti viene in mente che io sia un comico?
- Va' via, - ripet lei annoiata. - Gi lo so come piace a te: a sbafo. Davvero pensavi che la battuta fosse nuova? La sento venti volte al giorno.
Kajetan si sent scoperto. Lei alz la voce. - E adesso vedi di andartene, o succede qualcosa di brutto.
Si allontan a passo veloce. Nella Karlsplatz, che si intravedeva alla fine della via, si stavano incrociando due tram; anche nella Schtzenstrasse, che collegava la piazza della stazione con la Karlsplatz, c'erano vetture in servizio. All'improvviso si accorse dei crampi allo sto
maco. Non aveva ancora mangiato niente. Adesso sentiva l'odore di cibi grassi. Automaticamente mise la mano in tasca, ma sapeva che i pochi soldi rimasti gli sarebbero bastati giusto per una tazza di caff e una piccola fetta di dolce.
Le risate volgari che da Steyrer si sentivano fino in strada gli diedero una sensazione sgradevole. Nonostante ci la curiosit lo fece fermare davanti al locale, vicino al quale, tra la gente che entrava e usciva, c'era una coppia che si baciava. Si avvicin di un passo e prov a sbirciare dentro attraverso i vetri appannati.
Steyrer era famoso e famigerato in citt come luogo per passatempi non troppo leggeri. Durante la guerra, l si incontravano soprattutto quelli che, anche negli anni difficili, avevano abbastanza soldi a disposizione. Gi allora la sala per la musica popolare, famosa sin dai tempi della reggenza e che si trovava dietro le camere degli ospiti, era stata trasformata in una sala per dei variet, in cui un cittadino rispettabile non sarebbe mai entrato, per lo meno non quando poteva esser visto.
Di nuovo arrivarono echi di risate, che sovrastarono l'arrivo di una vettura. Kajetan non si gir. Quando si apr la portiera, ne uscirono voci eccitate. Lui alz le spalle e stava per andare oltre.
- Ma non ...?
Kajetan si gir. Nella luce incerta dell'insegna dell'osteria intravide un gruppo di uomini e di donne, alcuni dei quali gi stavano per entrare nel locale quando si fermarono stupiti.
- S,  lui! - url Mia, e strinse il braccio dell'uomo in compagnia del quale era scesa dalla macchina. Lui indossava un'elegante bombetta e un palt che gli arrivava al ginocchio, con il colletto di pelliccia. Al collo portava una sciarpa chiara, dal tessuto sottile. Un po' controvoglia si gir verso di lei, e si ferm.
- Fritz! Quello  quel tipo!
L'accompagnatore di Mia sembrava aver fretta. Si tolse di bocca la sigaretta.
- Che tipo? - chiese.
Lei lo trattenne. - Te l'ho raccontato! Quello del mercato!
- Ah, era lei? - L'uomo ben vestito squadr Kajetan con curiosit. La sua bocca praticamente senza labbra sotto la barba cortissima, si pieg in un sorriso. - Quello che ha buttato gi Messer e Bierkugel? Davvero?
Kajetan annu insicuro e guard di lato.
- Se te lo dico, Fritz! - Mia era raggiante. - Mio nobile salvatore! - scherz. Il suo accompagnatore le gett uno sguardo divertito.
- Be', allora, - disse allegro, - deve venire dentro con noi, il tuo salvatore! - Fece un cenno gioviale con la mano e trascin la ragazza con s. Kajetan era indeciso. Pens a quanti soldi gli erano rimasti.
Mia si liber dalla presa dell'uomo che aveva chiamato Fritzi. - Adesso non rimanga l cos, - fece, e sorrise incoraggiante. - Fritz, la invita lui! Se lo merita, vero Fritz?
L'uomo con la bombetta conferm magnanimo. - Ma se continua a fare cos pu benissimo rimanere qui.
Mia afferr Kajetan con energia e lo trascin.
Mentre camminavano attraverso la sala per andare al variet, al gruppo giunsero saluti da ogni parte. Fritz dispensava cenni della mano in risposta. Camminando, ordin. L'oste si affrett solerte al bancone.
Davanti a una tendina di perle, che divideva il teatro dal corridoio, c'era un uomo alto e massiccio. Alz la mano.
- Salve, Patron.
- Non parlare al tuo capo con tanta confidenza, Schoos. Come va oggi?
Il paio di baffi, cresciuto su un labbro superiore lievemente sporgente, si pieg all'altezza dell'altro. - Bene, Fritz, - sorrise Schoos. - Dietro ci sono i soliti porci di sempre e un manipolo di sconosciuti. Davanti, oggi abbiamo i membri del Consiglio amministrativo dell'Associazione consumatori di Sendling(25), che stanno facendo onore al loro nome. La Niederberger  gi di nuovo stesa sotto il tavolo.
- La consigliera cittadina? E chi  steso sopra di lei?
Schoos fece un gran sorriso.
- Non ho controllato, ancora. Devo?
- No.  bello che si divertano cos tanto, dopo che la scorsa settimana hanno fatto fallire il consorzio... rovinando mezzo quartiere.
- Sembra che qualche soldo gli sia avanzato.
- Be', meraviglioso. Eh, gi, Schoos, il mondo  tutto un'osteria. La politica davanti, la lussuria dietro. - Fece un segno al gruppo ed entr nel variet scarsamente illuminato.
La sala era gremita, il sipario di velluto rosso ancora chiuso e le luci spente. Sul lato sinistro del palco c'erano alcuni strumenti. L'orchestra stava facendo una pausa. Da un miscuglio soffocato di voci ogni tanto si levava una risata. Del fumo denso fluttuava sui tavoli. C'era un caldo appiccicoso.
Il proprietario li condusse a un tavolo tondo, posto su un matroneo alto mezzo metro, nella parte posteriore della stanza, al quale gi sedevano due uomini e una giovane donna dal vestito molto scollato. Un cameriere si affrett a raggiungerli, prese al proprietario cappello e cappotto e si allontan con un inchino.
- Si sieda con noi! - Il proprietario sembrava impartire ordini. Kajetan si sedette. Capiva dagli sguardi che la sua presenza generava curiosit e invidia.
- Prendete esempio dal suo coraggio, - disse il proprietario di buonumore, e si lasci cadere sulla sedia. - Questo qui ha messo a tappeto, da solo, Messer e Bierkugel. Anche se a guardarlo non si direbbe.
Gli uomini lo salutarono rimanendo sulle loro. La ragazza scollata alz le palpebre pesanti e si rivolse a Mia. -  vero? Quello? Non ci credo.
- Allora lascia perdere, Gotti, - rispose Mia, acida.
- E non sappiamo ancora come si chiama, - constat il proprietario. Kajetan disse il suo nome.
Venne servito da bere. Il proprietario alz il bicchiere. - Salute, signor Kajetan! Se uno fa un favore a Urban, non gli deve andar male! - Bevve, pos il bicchiere e si accarezz la barbetta alla Menjou(26). - Rispetto, va detto. Rispetto! Da dove ha preso cos tanta forza da buttar gi i due pi cruenti picchiatori di Kaiser?
Kajetan sorrise lusingato. - La forza non  tutto.
Fritz Urban alz le sopracciglia in segno di approvazione. - Giusto. - Si batt un dito sulla tempia. - Pi di tutto serve cervello! - E lanci uno sguardo di biasimo a uno dei due uomini. - Giusto, Kandl?
Le labbra dell'uomo, piccolo e tarchiato dal viso giallognolo e senza sopracciglia, si strinsero, a testimoniare un colpo andato a segno. Il suo sguardo si abbass.
Gotti sporse le labbra. - E che fa lei, signor Kajetan? - volle sapere. Kajetan indugi sulla risposta. - Diverse cose...
- Ah? - Lei abbass la testa e cerc i suoi occhi. Lui evit lo sguardo, imbarazzato.
- Be', veramente al momento, per dirla sinceramente, sono giusto
in cerca di un nuovo lavoro.
- Un uomo in gamba come lei! - gorgheggi lei e si pieg in avanti. - Trover facilmente qualcosa. - Lo sguardo di Kajetan vagava sul viso di lei.
Mia aveva seguito la conversazione. - Chieda a Fritz! - si intromise con un leggero tono di stizza. Ancora prima che Kajetan potesse rispondere, lei diede un colpetto con la spalla a Urban e si avvicin con la bocca al suo orecchio.
In quell'istante un trio composto da violino, piano e un contrabbasso prese posizione. Dal lato del palcoscenico, pavoneggiandosi, fece il suo ingresso innanzi al pubblico un uomo vestito di scuro accompagnato da un cerchio di luce. Il volume delle conversazioni si abbass solo di poco.
- Onorati ospiti, Mesdames, Messieurs! Ladies and Gentlemen! Proseguiamo con il nostro programma! Il quadro vivente Cleopatra e Antonio! Sipario! - Tra gli applausi contenuti, grida incomprensibili e cariche di aspettativa, e risate di scherno. Mentre il presentatore si faceva da parte, il sipario ondeggi lentamente ai lati, rivelando un palco poco illuminato. Risuon una musica arabeggiante. Sullo sfondo del piccolo palco tremolava la proiezione di una scena di tema egizio, che avvolgeva un pittorico gruppo di attori panneggiati, ma nel complesso poco vestiti, in pose bacchiche. Poi un cerchio di luce si sofferm sulle due figure che si trovavano alla punta della piramide. La ragazza truccata in maniera eccessiva, era coperta solo da un velo trasparente appoggiato sui fianchi, l'uomo era avvolto in una toga blu. La ragazza nuda si alz con allegria affettata e cominci a danzare.
Da un tavolo vicino al palco si sollevarono delle voci.
Mia non guardava, stava parlando piano con Urban. Il proprietario scosse la testa, irritato.
- Ma va', - pronunci a mezza voce.
- Fritzi! - e fece la boccuccia e gli occhi supplichevoli.
- Che ho i soldi che mi escono dalle tasche? Quello l, - e Urban indic Kajetan, - ... quello vale qualcosa, giusto? E quindi non posso pagarlo.
- Fritzi! - lei gli accarezz la spalla. - Lo hanno tenuto dentro tutta la notte!
Urban la guard perplesso. - Dentro? E tu come lo sai?
- Si dice in giro.
Il proprietario pos il bicchiere e si pieg verso Kajetan. - E dove? Nella guardiola due? E perch poi?
- Che vuol dire, Fritz? Perch pensavano fosse dei tuoi.
Urban riappoggi la schiena e guard Kajetan. Mia gli diede un colpetto.
- Fritzi... - gli mise il broncio. -  cos che vuole essere il mio Impresario(27)?
Fritz Urban scosse la testa arrabbiato. - Datti pace, Mia. - Alz il bicchiere rivolto a Kajetan e con la mano libera gli diede una pacca sulla spalla. - Su con la vita! Vedr che trover presto qualcosa. E in ogni caso oggi  mio ospite! Urban non fa la bella vita! - Si port alla bocca il bicchiere. Mia si appoggi all'indietro.
Le voci si erano alzate. Da sotto il palco si levavano risate. Urban aggrott la fronte. - Che cos' 'sta roba? Schoos? Kandl? - Pos il bicchiere. Gli interpellati seguirono il suo sguardo e alzarono le spalle senza sapere cosa rispondere.
Urban socchiuse gli occhi.
- Che sta succedendo stasera? - sibil, indicando il palco. - Da quando quella l fa Cleopatra? - Imperioso, alz la mano. - Gustl! Vieni qui!
Il presentatore si fece strada tra i tavoli e si avvicin.
- Che  'sta roba, Gustl? Vuoi rovinarmi?  un'altra delle tue interpretazioni artistiche? Quella sarebbe una Cleopatra? Mary? Con quelle tette da gallina? L, pure Antonio ha le tette pi grandi di Cleopatra! Non  certo cultura, quella. La gente vuole le tette, Gustl. Le tavole le vanno a prendere dal falegname.  una figuraccia!
Il presentatore fece un movimento ampio della mano, si pieg verso Urban e gli sussurr qualcosa all'orecchio. Il proprietario lo ascoltava irritato.
- Presa? Di nuovo l'assistenza sociale? - disse. - Hai per caso...?
- E che dovevo fare? - si difese intimidito Gustl. - Le donne mentono comunque sempre, quando chiedi l'et.
- Che figuraccia, - ripet Urban. - Guarda l! La gente mi ride dietro! Che roba , quel mucchio l davanti?
- Un gruppo in gita, da Vienna.
- E che fanno 'sto macello?
- Sono davvero cattivi, - aggiunse Mia. Gli altri due uomini e la ragazza annuirono.
Gustl alz le spalle. - Non ne ho idea.
Schoos si alz. - Devo andare a fargli capire come ci si comporta da noi, Fritz?
Urban ci pens un po'. - Aspetta. Gustl, stanno bevendo per bene?
Il presentatore annu: - Assolutamente.
Le risate scroscianti ai tavoli sotto il palco aumentarono di intensit. Anche se i musicisti suonavano pi forte, non riuscivano pi a sovrastare il vociare. Un gruppo di spettatori cominci a urlare un nome. Kajetan vide che la danzatrice aveva cominciato a tremare. All'improvviso, si port le mani al viso e scapp via singhiozzando. Gustl, sconcertato, corse al palco. - Sipario! - grid con voce tonante.
Urban fece un cenno a Schoos, che si lasci cadere di nuovo sulla sedia. Lui invece si alz e fece qualche misurato passo in avanti.
- Signori miei, forse posso far notare loro che non si trovano in una taverna di Ottakring? Se non avete alcuna idea di cosa sia la cultura, sono affari vostri, ma nel mio locale ci si comporta correttamente.
I signori ai tavoli lo guardavano confusi. Uno degli ospiti gir la testa sul collo taurino. Si asciug le lacrime delle risate.
- Non era per essere cattivi, signor proprietario, ma... - soffoc un'altra risata. - Non se la prenda. Quella l, quella che agitava sul palco il suo seno piatto, quella era Walli Turek, del diciassettesimo! Capisce?
- No!
- Viene dal diciassettesimo distretto, da Vienna, Cleopatra!
- La signorina Mary  nata a Vienna, giusto, - ammise Urban.
- Mary! - scoppi a ridere un altro fuori di s. - Si fa chiamare Mary! Ma  Walli!
Il tipo grasso prese Urban per il bordo della giacca. - Esatto, da Vienna. E anche noi siamo di l. Che pensa lei, di che parla tutto il diciassettesimo da quando si  venuto a sapere per caso dov'era finita
la figlioletta del borioso Turek? E l, eh, eh, eh, ci siamo detti, dobbiamo andare a vederla...
Urban cominci a capire.
- ... Non si arrabbi con noi, signor proprietario!  solo che ci godiamo un po' la gioia del ritrovamento. - Il tipo grasso alz la voce. - Cameriere! Prego!
Urban torn a sedersi, borbottando. Osserv come il presentatore pregava il pubblico di avere un momento di pazienza. Stavano gi preparandosi per l'attrazione successiva.
- Non so se devo smetterla con queste cose fuori moda, - rimuginava Urban. - Quadri viventi! Li tengo solo perch mi si spezza il cuore a buttar fuori Gustl. Dove altro le fanno, 'ste cose vecchie? Da nessuna parte. Certo, oggigiorno non ci sono altre possibilit di far vedere una ragazza nuda. Per comunque... Che ne pensa signor... mamma mia, ho gi dimenticato di nuovo il suo nome!
- Kajetan. Stai invecchiando, Fritzi. - Mia alz gli occhi al cielo.
- Che ne pensa se ingaggio una delle nuove orchestrine e faccio suonare questa musica americana che va tanto? Com' che si chiama?
- Jazz? Intendi quello, Fritz?
- Esattamente, Mia, un gruppo jazz, intendo.
- Ma  solo una moda, Fritz, - disse Kandl con disprezzo.
- Ma ho chiesto a te o al signor Kajetan?
- Non ne trovi uno in tutta Monaco, che ascolti volontariamente un gruppo del genere.
- Rimane il fatto che non ho chiesto a te, Kandl, - disse Urban acido. - Vorrei infatti sentire non la tua opinione, bens quella di un uomo intelligente. Allora, che ne pensa, signor Kajetan?
- Io, di per me, sono per il classico, - ammise Kajetan esitante, - ma qualcosa di nuovo  pur sempre qualcosa di nuovo. - Aveva l'impressione di aver detto qualcosa di tremendamente stupido. Ma Urban sembr dell'opinione opposta. Si appoggi allo schienale, sod
disfatto.
- Esattamente cos, - disse con approvazione. - Lei non  stupido.
- Eh? - Kandl non capiva. Urban sospir in modo caricato.
-  la legge della modernit, Kandl caro. Il signor Kajetan ha appena riassunto, in una sola frase, la legge della modernit.
- Legge? La parola non mi dice nulla, - rise Schoos, e coinvolse gli altri. - Salute a tutti!
Anche Mia alz il bicchiere. Gir leggermente la testa verso Kajetan, e lo guard attraverso il bicchiere di vino. Lui si tranquillizz.
- Canter stasera, signorina Mia? - chiese.
Lei scosse la testa. - Solo il venerd.
- Peccato.
- Le piace qui?
Kajetan annu esitante.
- No? - Lei lo fulmin con un'occhiata rapida e indignata. - Non  abbastanza fine qui, per lei? Forse crede di essere migliore di questo posto?
- Che vuol... - Kajetan era in difficolt. Lei lo interruppe.
- Non si dia delle arie!
- Ma io...
- Non essere cos sgradevole, Mia, - lo difese Gotti, che aveva seguito la conversazione. - Probabilmente  solo timido. Non  che tutti possono avere la lingua affilata come la tua.
- Anche se  timido, non vuol dire che non si dia comunque delle arie, - rispose Mia tagliente.
- Ma non mi sto dando delle arie, - protest Kajetan piano.
Lei lo guard, esaminandolo. Poi sorrise. - Non mi dica bugie. Ammetta semplicemente che non si sente al suo posto, qui. Peccato. E peccato anche che Fritz non la voglia aiutare.
- Ma non ce n' bisogno.
- Glielo chiedo un'altra volta.
- No! - Kajetan scosse la testa con decisione. - Non voglio che lei...
- Come vuole. Ha il suo orgoglio anche lei, giusto?
Lui sorrise disarmato. - Per chi se lo pu permettere... - Doveva suonare come una battuta.
- Ha ragione. - Lo guard con consapevolezza, e gli occhi le si fecero cupi.
- Dite un po', - disse Urban con impazienza improvvisa, - dove diavolo  Peter? Che pensate, perch vengo qui? Magari per Gustl e le sue opere d'arte viventi?
- Peter se ne  gi andato, - spieg Schoos.
- Ma siete idioti? - esplose Urban. - E me lo dite solo adesso? E...? Non ha detto niente? Torna?
- Non credo. Ma ha lasciato detto... - Schoos not lo sguardo interrogativo di Kajetan, - ... che avrebbe di nuovo un paio di patate e un Bordeaux.
- Un Bordeaux? Solo uno?
Schoos annu sorridendo.
- Va bene, - Urban abbass la testa, -  anche giusto. Presto non sapr che farci. Si comincia a star stretti. - Bevve un altro sorso. - Ha detto qualcos'altro?
- Dovresti svuotare la cantina, una buona volta, ha detto.
- Quando?
- Te lo fa sapere. Fra due settimane, forse anche prima.
Urban ci pens su. - Ancora due settimane? Be', per me... - Soddisfatto, prese il bicchiere e ricominci a bere. - Su, signor... ho
dimenticato di nuovo il suo nome...
- Kajetan.
- Signor Kajetan, non ha pi da bere.
Kajetan alz la mano in segno di diniego.
- Ne prenda ancora. Cos lei mi costa poco, alla fine.
- Sono stanco morto, - dichiar Kajetan, e si alz. Mia lo segu con lo sguardo. Urban gli fece un cenno distratto col capo. Improvvisamente un pensiero sembr attraversargli la mente.
- Aspetti un attimo... Si sieda di nuovo, - ordin. Kajetan ubbid stupito. Urban abbass la voce.
- Avanti, mi dica il suo nome, cos parliamo con pi facilit. Io sono Fritz. Paul? Bene, Paul, allora, forse, invece, posso aver bisogno di te. Hai tempo questi giorni?
- Penso di s, - rispose Kajetan esitante. Urban si guard intorno muovendo poco la testa e si pieg in avanti. - Mi  appena venuto in mente. Potrei aver bisogno di qualcuno che non  completamente andato di cervello.
Fu interrotto. - E che vuoi, tu? - disse alla vecchia vestita poveramente che si era avvicinata al tavolo. - Chi ti ha fatto entrare?
- Una piccola offerta per i poveri. Prego, lor signori. - Una voce tremolante provenne dall'ombra di un fazzoletto tirato gi sul capo. Tra gli occhi di Urban si form una piega.
- Dlle qualcosa, - disse Mia in fretta.
- Non  mica la mensa popolare, questa! - tuon Urban con rabbia.
- Fritzi...!
- Va bene. Perch porta fortuna. - Mise una mano sotto il revers della giacca, tir fuori il borsellino e le premette magnanimo una moneta nel palmo della mano. - Ecco, nonnina. - Scosse la testa simulando disperazione. - Adesso divento anche comunista. Non mi si risparmia nulla. Speriamo che non mi abbia visto nessuno.
- Dio ti ripagher, - sussurr la vecchia, e si pieg in segno di sottomissione. Per un momento Urban ebbe l'impressione di averla gi vista da qualche parte.
Fece un cenno con la mano. - Kandl! Portala in cucina e flle dare una zuppa. Ma poi deve filare. E controlla che stiano pi attenti l fuori.
25 La porta di Sendling (Sendlinger Tor)  una delle antiche porte di accesso alla citt di Monaco.
26 Adolphe Jean Menjou (Pittsburgh, 18 febbraio 1890 - Beverly Hills, 29 ottobre 1963) era un famoso attore statunitense. Durante la Prima Guerra Mondiale prest servizio con il grado di capitano nel servizio di ambulanza. Al suo ritorno dal fronte, divenne una vera star del cinema muto con pellicole quali The Sheik (Lo sceicco) accanto a Rodolfo Valentino, e I tre moschettieri. Con la parte interpretata nel film La donna di Parigi del 1923 costru il suo personaggio di uomo di mondo, sempre molto elegante. In seguito collabor con il Comitato per le attivit anti-americane (House Committee on Un-American Activities) alla ricerca di attori comunisti o simpatizzanti. Fu inoltre membro di spicco della Motion Picture Alliance for the Preservation of American Ideas, un gruppo conservatore che si opponeva alle influenze dell'ideologia comunista sul cinema hollywoodiano. Termin la sua carriera con le interpretazioni di un ufficiale della Prima Guerra Mondiale nella pellicola Orizzonti di gloria (1957) e del burbero Mr. Pendleton ne Il segreto di Pollyanna (1960).
27 In italiano nel testo.

24.

Il proprietario del variet sembrava avere programmi diversi. Erano passate due settimane senza che si facesse sentire.
Kajetan non si sentiva bene. Era stato sopraffatto da una strana apatia. Si era reso conto, stupito lui stesso, che i continui rifiuti non lo toccavano pi. Aveva comunque la sensazione che fossero pronunciati di volta in volta con maggiore scortesia, quasi che si fosse presentato pi volte nello stesso posto. Si abitu a raggiungere la fila dei disoccupati davanti all'ufficio cittadino di collocamento gi al mattino presto. Quando arrivava un camion aperto, che raccoglieva aiutanti per il mercato, ci saliva e lavorava per pochi centesimi. Ma quello che guadagnava non sarebbe bastato neanche per l'affitto. In due settimane Brettschneider lo avrebbe messo alla porta; si sarebbe messo in lista per il ricovero o avrebbe dormito per strada.
Voleva provare ancora a ottenere un posto. Sul Corriere di Monaco aveva letto l'annuncio di una nuova agenzia investigativa, il cui ufficio si trovava nei pressi della stazione. Ma neanche aveva consegnato i suoi documenti che fu messo alla porta. Uscendo, per, fece caso alla targhetta di un'altra agenzia investigativa. L lo lasciarono entrare e lo condussero in un ufficio arredato elegantemente.
- Non trover annunci nostri, - gli spieg un giovane con un sorriso affettato. - Il nostro ufficio esiste da poco. Inoltre, non ci serve raccogliere i clienti per strada. Ma siamo sempre interessati ad avere
collaboratori. Certo, non  di poco conto il tipo di referenze che presentano.
- Molto interessante, - disse l'agente, dopo che Kajetan ebbe raccontato di essere stato poliziotto. - Questa, ovviamente,  una referenza eccezionale. Ma perch, se posso chiedere, ha lasciato il ser
vizio?
- Ehm... - Kajetan si schiar la gola. - Divergenze di...
- Di che tipo?
Possibile che l'affettazione del giovane fosse sparita all'improvviso? Il suo interesse sembrava sincero. - Allora?
-  una lunga storia, - si scherm Kajetan.
- Non ne conosco nessuna che non si possa raccontare in cinque frasi. Allora? Che tipo di divergenze?
- Io... io non ho lasciato il servizio, sono stato...
- Congedato.
Kajetan annu sollevato. - Sissignore.
- Con disonore?
Kajetan conferm ripetendo le parole dell'altro. Si sentiva di nuovo a disagio. Lo sguardo del giovane indugiava freddo su di lui.
- Va bene, - l'agente pieg le braccia. - Quindi sarebbe significativo conoscerne il motivo, non  vero? Pu parlare apertamente. Io non sono il proprietario, ma far rapporto ai superiori, va bene?
Avevano bussato. Un giovane era fermo sotto lo stipite della porta.
- Signor sottotenente...
- Che c'?
Kajetan si gir colpito verso il suo interlocutore.
- Che c'? Non vede, - abbai quest'ultimo, - che ho un colloquio? Arrivo subito!
Il visitatore si richiuse la porta alle spalle.
Kajetan aveva seguito la scena, sorpreso. Un'agenzia investigativa in cui gli impiegati si chiamavano usando i gradi militari? Si guard intorno. L'ufficio era stato appena arredato, i mobili sembravano costosi. Alle pareti c'erano ritratti di uomini con sguardi torvi, ma c'era anche una composizione grafica con un albero dalla strana ramificazione. Kajetan l'aveva appena riconosciuta, quando la voce del giovane lo richiam dai suoi pensieri.
- Conosce quella figura?
- Mi sembra familiare.
Il giovane rise con aria competente. -  chiamato Yggrdasil(28). Ma torniamo a lei. Perch l'hanno congedata? Non ha l'aria di un criminale. Quindi suppongo che sia per ragioni politiche. Ai giorni nostri, per, questa non  per forza una vergogna. Molti poliziotti onorevoli sono stati congedati negli ultimi mesi, e perch non facevano altro che spendersi per la loro patria...
Kajetan non lo fece finire, si alz e prese il cappotto.
- Lo so, - disse secco, - perch l'anno scorso, durante il tentato putsch, si sono schierati troppo in fretta dalla parte di Hitler.
Il sorriso dell'agente si raggel.
- Ho detto questo?
- Naturalmente no, ma probabilmente non sto sbagliando, se suppongo che questa non sia un'agenzia investigativa.
- E che cosa? Magari un ufficio segreto del partito nazionalsocialista, vietato? Forse dovrebbe leggere meno roba della stampa di sinistra. Non si renda ridicolo.
- Appunto. E non lo far, signor sottotenente, - disse Kajetan, e lasci l'ufficio senza salutare.
Quando il senso di delusione si affievol, la fame si fece sentire di nuovo. Si frug un po' nelle tasche.
Alla porta del chiostro, al cimitero sud, gli fu detto che la distribuzione del pasto di mezzogiorno era finita gi da un pezzo, e che poteva tornare l'indomani. Dove sarebbero arrivati, se avessero fatto ec
cezioni?
Il suo stomaco era contratto. Torn nella sua stanza a passo svelto e cominci a frugare tra i vestiti smessi cercando monete dimenticate. Niente. All'improvviso ebbe un'idea. Tir fuori la sua valigia da sotto il letto, la leg con un cordino e lasci l'edificio.
In poco tempo raggiunse il ponte sull'Isar. Lo attravers, sal il Gasteigberg(29) per alcuni metri e si ferm davanti a una piccola locanda, infilata tra i piani superiori di una vecchia casa. Indugi un attimo e guard pensieroso il cielo pieno di nuvole. Poi entr con decisione nel locale maleodorante, con le pareti scurite e corrose dal fumo, e si sedette a un tavolo vicino alla teca della mescita.
La stanza era quasi vuota. Nella parte posteriore erano seduti alcuni uomini i cui volti non erano riconoscibili nell'oscurit.
Una donna alta, la cui et poteva collocarsi tra i cinquanta e i sessanta, venne al suo tavolo e si pul le mani sul grembiule. Gett uno sguardo alla valigia.
- Stadelheim(30)?
Kajetan annu con aria triste. Lei spar e arriv dopo pochi minuti con un piatto di zuppa fumante. Aveva un profumo delizioso. Kajetan sorrise grato e afferr bramoso il cucchiaio. Non l'aveva ancora portato alla bocca, che fu interrotto.
- L, guarda un po'! - si sent dal buio.
Kajetan alz il viso con un presentimento. L'uomo che aveva fatto sentire la sua voce si avvicinava ondeggiando con un sorriso beffardo.
- Il signor ispettore. Licenziato, eh? Signor ispettore, ah ah. Non mi riconosce pi?
- Lasciami in pace, - rispose Kajetan stanco, - non sono...
- Adesso non mi riconosce pi, il signor ispettore! Sempre orgoglioso, eh! Sono io! Sono Hlzl, quello che una volta prov ad acciuffare.
L'ostessa aveva sentito e si avvicin arrabbiata. - Che stai dicendo, vecchio ubriacone? Lo hai chiamato ispettore? - Guard Kajetan con uno sguardo diffidente.
- Non  vero niente, - disse Kajetan indifeso. Teneva ancora il cucchiaio in mano.
- Il signor ispettore, ah ah! Eh? - Hlzl era fuori di s dal divertimento e dette una manata sul tavolo. La proprietaria si par davanti a Kajetan. - Allora! Sei stato licenziato o no? - chiese minacciosa.
Kajetan annu imbarazzato.
- E da dove? - tuon la donna all'improvviso. - Fammi vedere il certificato, o chiamo le guardie.
- Non... non ce l'ho...
- Ma se  lui stesso una guardia! - url Hlzl sarcastico. - Questo  l'ispettore Kajetan! Quello che mi cercava al tempo. Ma... - e si dette una manata sul petto, - non l'ha beccato lui, Hlzl qui presente. - L'ostessa gett uno sguardo severo a Hlzl, poi a Kajetan.
- Ah, quindi  lui, - disse tranquilla, gli prese il cucchiaio dalla mano e tolse il piatto dal tavolo.
- Fuori, - disse solo, e Kajetan cap dal suono della sua voce che non poteva rimanere l neanche un secondo di pi. Gli altri ospiti si erano gi alzati tutti. Fugg incespicando e fin sotto il temporale cominciato poco prima.
Il suo umore miglior solo quando Brettschneider gli consegn, con una strana espressione sul viso, una busta portata da un messaggero giunto in una Selve nuova di zecca, come aveva tenuto a sottolineare.
Kajetan era richiesto, c'era scritto. Era atteso due giorni dopo, alle sei, nell'ufficio di Urban al variet.
28 Yggdrasil, nella mitologia norrena,  l'albero della vita. Il suo nome significa con ogni probabilit cavallo di Yggr, dove cavallo  metafora per forca, patibolo, mentre Yggr  uno dei tanti nomi di Odino (inn). Il riferimento  al mito secondo cui Odino, alla ricerca della sapienza superiore, rimase appeso per nove giorni e nove notti all'albero cosmico, sacrificando cos se stesso a se stesso. Il frassino Yggdrasil sorregge con i suoi rami i nove mondi, nati dal sacrificio di Ymire. I nove mondi costituiscono l'intero universo. Immenso, Yggdrasil sprofonda sin nel regno degli inferi, mentre i suoi rami sostengono l'intera volta celeste. Nell'Edda  chiamato anche albero della misura del mondo. Il mondo, infatti, arriva fin dove arrivano i rami e le radici di Yggrdasil, e la creazione esister finch esister l'albero.  quindi anche un simbolo della percezione dell'esistenza nel tempo e nello spazio. Durante il periodo della Germania nazista, alcuni gruppi occultistici fondati sulla base delle dottrine che influenzavano la societ tedesca dell'epoca, dimostrarono profondo interesse per lo studio delle eredit teutoniche, ne adottarono i simboli e i miti e vengono oggi classificati in un sistema definito misticismo nazista.
29 Il Gasteigberg  una collina, situata nella zona orientale di Monaco, presso il ponte Ludwig. La strada che lo attraversa, la Am Gasteig, era un tratto della strada del sale che portava da Reichenhall o Hallein fino a Haidhausen e dalla strada per Vienna in gi al fiume Isar e quindi a Monaco. Tutta la zona del Gasteig, pi elevata rispetto a quelle circostanti, ha sempre rappresentato un luogo di grande importanza strategico/militare. Inoltre, fino al 1883 le sorgenti del Gasteigberg erano la principale fonte di approvvigionamento di acqua della citt.
30 Stadelheim  un grande complesso di detenzione ed esecuzione a sud di Monaco. Con la sconfitta della Repubblica consiliare di Monaco, all'inizio del maggio 1919, a Stadelheim ebbero luogo numerose esecuzioni da parte dei corpi militari vincitori. Secondo la testimonianza di Ernst Toller, che fu detenuto nella prigione, sul portone dell'edificio si poteva leggere, scritto con il gesso bianco: Qui facciamo degli spartachisti salsicce di sangue e fegato, qui i rossi vengono messi a morte gratuitamente.

25.

Non capitava spesso che il direttore della prigione di dstadt ordinasse controlli extra. L'ordine di dare un'altra occhiata al detenuto della cella diciotto era toccato a Bletz. Controvoglia, la guardia aveva ubbidito e aveva lasciato la sua stanza intorno a mezzanotte, non senza far notare che non avrebbe pianto lacrime sul prigioniero che aveva espresso intenti suicidi al confessore, se li avesse messi in pratica.
Da allora era passato un bel po' di tempo. La guardia Wimmer mischi le carte per la seconda mano.
- Quindi dobbiamo aspettare Bletz? - guard l'orologio. - Oggi pare che gli vada di fare le cose per bene.
Feichtl aveva seguito il suo sguardo. Era pensieroso.
- Hai ragione. Ma se fosse successo qualcosa col tipo della diciotto, ci avrebbe chiamato un sacco di tempo fa.
Wimmer non arriv a dare una risposta. La luce si spense. Nello stes
so momento l'edificio fu scosso da un'esplosione. Entrambi i custodi, saltati su, dopo un secondo di smarrimento, cercarono l'uscita, inciamparono sulle sedie rovesciate e caddero. Wimmer guaiva isteri
co. Dal corridoio delle celle arrivava un brusio.
- Dev'essere fuori! - sibil Feichtl. - Dov' la lampada? Cristo santo! Wimmer!
La sirena antincendio cominci a ululare. La puzza di fumo si intensific. Un chiarore rosato illuminava adesso la stanza, Feichtl prosegu carponi verso la porta e la apr. Sollevato, not che dal corridoio si avvicinavano luci ondeggianti. Il fumo aument.
- Qui! - url Feichtl. Sent qualcuno spingerlo da dietro. Un uomo in uniforme lo super di corsa, barcollando.
- Bletz! - url Feichtl e toss forte. - Che succede? Bletz?
Feichtl torn indietro, afferr Wimmer che stava dimenando le braccia in preda al panico e lo trascin fuori dalla stanza, verso la lampada.
Mentre la squadra dell'ala due aveva gi cominciato a trasportare il bocchettone antincendio su dalla cantina e tentava febbrilmente di fissarne un capo all'idrante, uno dei poliziotti arriv completamente fuori di s. Il suo viso era nero di fumo. Ansimava cercando di respirare.
- I pompieri della citt! - url in faccia al custode sconvolto. - ... Brucia tutto... devo andare a chiamare i pompieri... Presto!
Tremando, il poliziotto apr il portone.
La sirena continuava a ululare. Da lontano si sentivano gi le campane della parrocchia di dstadt.

26.

Nella luce crepuscolare la Buick si era gi lasciata alle spalle i confini di Monaco. Pi si allontanavano, pi debole si faceva la pioggia. Molto di rado veniva loro incontro una macchina, sulla strada diretta a est. Si era fatto buio. La notte era chiara e stellata. Accanto a Kandl, che guidava la macchina, era seduto Schoos, che fumava la sua Orient.
- Schoos, se mi fai un buco nel sedile con la sigaretta ti becchi un cazzotto, - minacci Urban di cattivo umore. Era seduto con Kajetan sul sedile posteriore.
Schoos borbott una risposta incomprensibile e si scambi uno sguardo con il guidatore.
- Guardate, - disse Urban, e indic all'esterno. - Pi andiamo fuori, meno nuvole ci sono. Dovrei farmi una casetta laggi.
- E fare il contadino, poi, eh Fritz? - disse Schoos acido.
- Non ridere, - rispose Urban. - A volte ci penso seriamente...
Kandl lo fulmin con uno sguardo perplesso.
- Guarda la strada, cretino!
- Cos parla solo uno che non conosce la vita del contadino, - disse Kandl lucidamente.
- Magari hai ragione tu, - ammise Urban. - Ma qualche volta uno sogna e basta. Che sarebbe la vita se non si avesse pi nulla da sognare? Lo so che, di Urban, nessuno crederebbe che abbia anche lui un animo delicato.
Gli uomini sul sedile davanti risero piano. Kandl cambi la marcia. Avevano raggiunto la zona collinare. Urban si rivolse a Kajetan, senza guardarlo.
- Allora, Paul, ti ricordi ancora quello che ti ho detto? Ci fermiamo nella foresta sopra il chiostro. Vai al portone, chiedi di padre Wolfgang e gli dici... Cosa gli dici?
- Me lo ricordo bene, Fritz.
- Che gli dici, Paul? - ripet Fritz impassibile.
- Prendo la chiave...
- No, Paul, tu dici: Sia lodato Ges Cristo, i topi sono in soffitta. Lui ti risponder: Allora ti prendo il gatto. E tu quindi dici: Non li prende mai. Mi hai capito?
Kajetan cerc di non far notare la sua stizza per il tono cattedratico di Urban. - Ho capito. Ma perch avete bisogno di tutte 'ste storie? Hai detto che si tratta di una normale transazione d'affari.
- Una transazione normale al giorno d'oggi, ho detto, Paul.
- E a che serve il giochino degli indiani?
- Questo s che fa domande, - Kandl si scost il ciuffo sottile che gli cadeva sulla fronte.
- Tu sta' attento alla strada! Perch, Paul? - chiese Urban paziente. - Pensaci.
- Magari perch nessuno deve sapere che la cantina del convento  il tuo deposito?
- Indovinato. Hai sentito niente del trattato di Versailles? E che adesso ci sono limitazioni al commercio di un sacco di prodotti dell'Impero tedesco?
Occasionalmente leggeva i giornali, spieg Kajetan.
- E tu davvero pensi che ci sia qualcuno che osserva il divieto? - fece Urban arrogante. - Ma certo che no! Viene rispettato tanto poco quanto quasi tutto quello che  scritto sul trattato. Sia da parte nostra, che da parte dei francesi, degli austriaci e degli inglesi. Ma comunque nessuno deve capire quello che si fa. Ci arrivi adesso?
Kajetan annu esitante.
- Visto? Sei pi intelligente di me, io infatti non lo capisco. Ma  vero anche che io me ne frego.
Schoos si gir verso di loro e sorrise cattivo. - Attento, Paul, non gli piace per niente, quando uno  pi intelligente di lui.
- Guardate la strada, voi due! Non manca molto.
- Era una battuta, Fritz.
- Lo sappiamo che fai il comico, Schoos.
Urban si appoggi allo schienale. Guard dal finestrino mentre giocherellava con le dita nella barba. Kajetan lo squadr con la coda dell'occhio.
- E, ah, gi, cos' che si vende oggi?
- Shhh! - Urban espir rumorosamente. - Indovina.
Kajetan strinse le spalle. - Non lo so, ti ho sentito parlare solo di patate e vino, l'altra sera.
Urban rise a gola spiegata. - Patate e Bordeaux, vuoi dire? Allora hai sentito bene. Avete sentito che ha detto? Schoos? Kandl?
Kajetan era stizzito. - Che ci sarebbe di cos divertente, ora? - chiese. Urban gli mise la mano sulla coscia.
- Adesso ascolta bene, Paul. Ti ho assunto per farmi dare una mano. E non perch tu mi rompa le scatole con le domande. Non sono affari tuoi. Basta con gli interrogatori. Se non ti sta bene, puoi scendere. - E all'improvviso socchiuse gli occhi. - Kandl! Attento!
Il guidatore premette sul freno. Guard indietro. -  qui?
Urban conferm e indic una viuzza nel bosco. - Frmati, Kandl. Spegni le luci.
Afferr Paul per la spalla. - Vedi le luci l davanti? Sono del convento. Vai, e non dimenticare la parola d'ordine. Se torni senza la chiave, divento violento.
Kajetan scese. Dopo pochi passi aveva raggiunto il sentiero grigio che luccicava nel buio. In lontananza un cane abbaiava. La luna era ancora nascosta dietro le colline scure.
Dopo alcune centinaia di metri si trov nel raggio della lampada del portone, a battere sull'anta. Dopo qualche minuto, un vecchio monaco con la barba apr la porticina/spioncino dell'enorme portone. Kajetan chiese di vedere padre Wolfgang. Doveva parlargli. La porticina si richiuse, i passi del vecchio si allontanarono. Passarono ancora alcuni minuti prima che il catenaccio venisse riaperto.
- Sia lodato Ges Cristo, figlio mio. Che ti serve? - Un viso tondo e completamente coperto dalla barba si era affacciato nell'apertura tra le due ante del portone, lo guardava attendendo qualcosa e ansimando, con piccoli respiri asmatici, mentre Kajetan recitava le sue battute. Il monaco rispose seguendo il codice, abbass la voce e si guard intorno.
- Arrivo subito, - sussurr, e spar di nuovo al di l del portone. Dopo poco torn indietro e consegn a Kajetan una pesante chiave. - Ma niente baccano, - avvis cospirativo, - e ci mandi loro.
- Ben fatto, Paul, - disse Urban soddisfatto soppesando la chiave
in una mano. Disse a Kandl di rimettersi in strada; scesero lungo un pendio. Davanti a loro si stendeva la valle dell'Inn. La luna aveva cominciato a liberarsi della linea ondulata dell'orizzonte.
Dal convento piegarono per una via di campagna e si fermarono vicino a un cespuglio. Kandl spense il motore.
- Bene, gente, tutto come programmato, - sussurr Urban. Indic con il dito verso un albero.
- Tutto, solo nel caso in cui gli altri provino a fare qualcosa di strano. Ascoltate: Paul si nasconde dietro il tiglio laggi. Lo vedi, Paul? Da l hai sott'occhio tutta la regione dell'Inn. Posch sar gi l. Prima ci fa vedere che non  armato. Poi, che ha i soldi con s.
- E se non ce l'ha? - volle sapere Kandl. La sua fronte bianca brillava di sudore.
- Allora ci mettiamo a piangere e ce ne torniamo a casa! - gli rispose Urban spazientito. - Ce l'ha, fdati. Adesso statemi ancora a sentire:  pi importante quello che succede dopo, quando sono con Posch in cantina. Siamo rimasti d'accordo che Posch passa sul vecchio guado, porta la roba su dalla cantina con tre dei suoi, e la carica su un carro. E allora... - alz il dito, -  qui che arriva il bello. Schoos rimane nella parte anteriore della cantina, mentre io vado dietro con Posch e metto a posto le questioni d'affari. Appena Paul, da fuori, vede che dal lato dell'Inn sbucano pi di tre persone, hai sentito, Paul, pi di tre!, allora corre subito da Kandl. Capito, Paul?
- S, e poi?
Urban tir fuori un fagotto di stoffa da sotto il sedile e lo apr. C'erano due fn1900, cromate e lucide. - ... Ognuno prende una pistola. Poi sgattaiolate pi veloce che potete, da due lati, attraverso i campi verso la cantina. Appena quelli che arrivano da fuori fanno per entrare, dite: Mani in alto!. Paul fa attenzione a che nessuno si muova, l'altro viene con me in cantina. Tutto chiaro? Paul? Perch mi guardi cos? - Chiuse di nuovo la stoffa e rimise le armi nel nascondiglio.
Kajetan balbett leggermente. - Di... di pistole non si era mai parlato, per, Fritz.
- Non pu essere! - sibil Urban. - Certo che non se ne era mai parlato, idiota! Non senti quello che dico?  solo nel caso che qualcuno voglia farci la pelle. Ma se preferisci, per me, puoi anche usare il dito, se vuoi che ti sparino e ti gettino in un fosso.
- Sono armati?
- No. Tirano le biglie. Santo dio! Allora, andiamo avanti: Kandl viene con me in cantina.
- E poi? - Schoos era scettico.
- Poi cosa? Poi Posch ci d i soldi per forza, senza avere niente in cambio. In effetti  quello che preferirei. Allora,  il momento, Paul. Schoos, vieni con me. Andiamo. - Urban scese dall'auto. Scesero anche gli altri.
Nel chiarore lunare riluceva, dietro un gruppo di castagni alti e vecchi, il muro di un piccolo edificio a due piani. La cantina del convento si trovava in un avvallamento dell'Inn pieno di cespugli.
Kajetan, che si era gi posizionato nel suo punto d'osservazione, vide Urban e Schoos sparire dietro il pendio e poi spuntare di nuovo, poco prima di arrivare alla casa.
Una figura si stacc dall'ombra dell'edificio e si mosse verso i due. Brandelli di parole giunsero a Kajetan. Sembrava aver luogo una breve cerimonia di saluto. I tre uomini sparirono di nuovo nell'oscurit degli alberi.
Un soffio d'aria calda e umida sfior l'erba bassa. Dall'altra parte del fiume doveva esserci acqua stagnante: delle rane stavano dando un concerto lontano.
Kajetan fissava il sentiero di ghiaia che dal convento conduceva alla vecchia strada. Non si muoveva nulla. Anche dall'edificio non arrivava alcun rumore. Non si sentiva a suo agio. Improvvisamente sent una puntura bollente all'attaccatura dei capelli. Arrabbiato, si diede uno schiaffo. Solo allora si accorse che l'aria era piena del sottile ronzio delle zanzare.
Si pieg di pi. Che succedeva nella cantina?
Un ramo scricchiol. Silenzioso, un uccello notturno vol sopra di lui e spar nell'oscurit.

27.

Una fiaccola a olio illuminava la cantina. Il sottotenente Posch aveva aperto alcune casse, le armi avvolte nella carta oleata furono prese a una a una ed esaminate. Lui annuiva soddisfatto.
- Il prezzo non piace eccessivamente all'esercito nazionale austriaco, ma...
- Posch, la prego, - disse Urban calmo, - non vorr cominciare con questa storia.
- Non si pu fare niente? A che vi serve ancora 'sta roba nell'Impero? Il vostro fhrer  in prigione, il partito  vietato e non sembra che dopo il festino alla Feldherrnhalle(31) torner mai in gioco. Ma da noi in Austria, sembra che sia diverso. L il movimento non crolla solo perch l'economia va un po' meglio. Noi s, che abbiamo ancora ideali!
- Rallegramenti. - Urban strinse le labbra. - Ma quello che  deciso  deciso.
L'ufficiale fece un passo verso di lui.
- Che volete farci con le armi che avevate raccolto per la marcia su Berlino? Si arrugginiscono, no? E allora nessuno ci far niente. Chi le usa? Eh? Magari gli ungheresi?
- Magari. Non mi preoccupo di questo. - La voce di Urban suonava gelida. Indic le casse. - Posch, la roba  l. A me vanno ottantamila. Come d'accordo. O paga, oppure lasciamo stare.
L'ufficiale si mostr conciliante. Mise la mano nella tasca interna della giacca e tir fuori un mazzetto di banconote. - Le conti.
Urban lo fece in fretta. Mise via il mazzetto. - A posto. E poi?
- E poi cosa?
- Come facciamo per la provvigione?
- Ah, ah. Sempre di buonumore, il signor Urban, eh?
- Ho chiesto che ne  della provvigione.
- Non dica sciocchezze, non se n' mai parlato.
- Posch, se c' una cosa che mi d sui nervi  quando uno mi tratta da idiota.  ovvio che ci sia una provvigione. Ed  anche ovvio che non se ne parli quando si fa l'offerta.
Il viso dell'ufficiale si rabbui. Fece un altro passo verso Urban.
- Questo lo dici tu! - sibil.
- Lo dico io, - conferm Urban impassibile.
- Allora apri bene le orecchie, cretino. Non se ne fa nulla. E non so se il Consigliere commerciale Dandl, che ti ha incaricato di consegnare le armi dei vostri eroi dei corpi franchi(32) a noi, sar contento di sapere di questi affari.
Urban rise beffardo. - Oh, oh, il Consigliere commerciale Dandl!
Mi sto cagando sotto.
- Forse stai per farlo fra poco.
31 La Feldherrnhalle (Loggia dei Marescialli) costruita tra il 1841 ed il 1844 e ispirata alla Loggia della Signoria, a Firenze, si trova a Monaco, sulla Odeonsplatz. Qui ebbe fine il putsch della birreria di Monaco del '23 (vedi nota 35).
32 Il termine Freikorps, corpi franchi, era originariamente applicato, genericamente, a milizie volontarie. I primi Freikorps furono reclutati da Federico ii di Prussia nel xviii secolo durante la Guerra dei sette anni. Si ha notizia di altri Freikorps nel periodo delle guerre napoleoniche. I corpi franchi erano considerati meno affidabili degli eserciti regolari, e per questo impiegati per compiti di sorveglianza e incarichi minori. Dal 1918, il termine cambi profondamente significato, e l'espressione inizi a indicare delle organizzazioni paramilitari sorte in Germania dopo la fine della Prima Guerra Mondiale. Molti veterani tedeschi, incapaci di tornare alla quotidiana vita civile, si unirono a essi, alla ricerca di stabilit all'interno di una struttura simile all'esercito. Altri, furenti per l'inaspettata e apparentemente inspiegabile sconfitta (la cosiddetta pugnalata alle spalle), vi si unirono nel tentativo di soffocare le sollevazioni comuniste o di ottenere qualche forma di rivincita. I Freikorps ricevettero considerevole supporto da Gustav Noske, Ministro della Difesa tedesco, che li us in quella guerra civile che segn gli albori della Repubblica di Weimar, per schiacciare la Lega spartachista con la violenza, non senza ricorrere all'omicidio, come nel caso di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Il primo bando di arruolamento fu diffuso dal generale Marcker il 22 dicembre 1918. I corpi franchi ebbero un ruolo di primo piano nel riarmo della Germania perch, non venendo conteggiati come milizia regolare, permisero di aggirare le limitazioni del Trattato di Versailles. Nel 1920 si ebbero nella Ruhr alcune sollevazioni comuniste, quando 50.000 persone formarono una armata rossa e presero il controllo della regione. I Freikorps misero fine alla sollevazione senza attendere di ricevere ordini dal governo. Alcuni ex membri, inoltre, appoggiarono il putsch di Kapp nel marzo dello stesso anno. I Freikorps furono inizialmente sciolti, anche se continuarono a esistere per qualche anno sotto forme differenti di aggregazione (associazioni di coltivatori o di lavoratori). Quando, dopo un plebiscito favorevole all'annessione alla Germania, l'Alta Slesia fu occupata dall'esercito
polacco, i corpi franchi ne difesero la popolazione. La scia di eventi legati alle loro
imprese si concluse con una serie di azioni terroristiche culminate nel 1922 con l'assassinio del ministro Walther Rathenau.

28.

Kajetan trattenne il respiro. Aveva avvistato gli uomini di Posch. Due figure si erano staccate dalla scura boscaglia intorno al fiume e si muovevano a passi veloci verso la cantina. Socchiuse gli occhi e tir un sospiro di sollievo. Che aveva detto Urban? Doveva lanciare l'allarme solo se avesse visto pi di tre uomini.
Ma erano solo due. Fece un altro respiro. Poteva rimanere al suo posto.
Improvvisamente sent un rumore che si avvicinava velocemente. Proveniva dalla direzione opposta a quella in cui si trovava il convento. Kajetan si gett dietro l'albero. Una figura piccola e tonda con una tonaca penitenziale si stagli contro il chiaro cielo notturno, super il nascondiglio di Kajetan e si mosse in fretta sul prato, verso la cantina. Kajetan aveva riconosciuto il frate. Che ci faceva un monaco a mezzanotte fuori dal convento? Perch non aveva preso il sentiero che portava all'entrata della cantina? Kajetan os uscire dal suo nascondiglio e si alz in piedi, rimanendo per con la schiena piegata. Ma ormai il monaco era stato praticamente inghiottito dal terreno.
Il suo sguardo segu di nuovo i due uomini, che nel frattempo si erano avvicinati sempre di pi all'edificio. Nessuno li seguiva.
- Non sono quattro, - cercava di dirsi per star tranquillo, - non sono neanche tre.
Il suo corpo non lo ascolt. Il polso gli cominci a battere forte.

29.

Urban aveva rimesso in tasca il suo orologio.
- Posch, stai sprecando il tuo tempo e, cosa che lentamente mi sta facendo innervosire, anche il mio. Lasciamo stare tutto 'sto balletto. Si d il caso che io conosca il capo della sezione nazionalista di Sankt Johann, che ti ha spedito qui, e che lo conosca bene. Oppure diciamo: lo conosco meglio di quanto lui conosca se stesso. Inoltre, non sar un baldanzoso sottotenente come te, ma in compenso non sono uno che sbaglia spesso. E mi chiedo se magari non pu essere che il sottotenente Posch abbia gonfiato un pochino il prezzo per gli approvvigionamenti, laggi a casa, nel Tirolo.
L'ufficiale si trad con un movimento incontrollato della mano. Respirava tremando.
- Sei irritante peggio di un ebreo! - Rigido di rabbia lasci che Urban gli mettesse una mano sulla spalla con aria condiscendente.
- Guarda, sono l'ultima persona che se la potrebbe prendere con te per questo, - continu Urban in tono comprensivo. - I tuoi compagni ti spediscono qui con una missione che in fondo non  poi cos tranquilla. E che succede se al confine ti fermano?
- Ti ho capito gi, bastardo, - reag Posch e si liber dalla presa.
Urban recit la parte dell'incompreso. - Che vuoi dire? Che ti denuncio? Ma che, tu pensi di me che sarei capace di una cattiveria simile...
- Tanto poi ci andresti di mezzo anche tu, Urban!
- Vedi tutta la storia un po' troppo nera, Posch. Come ti viene in mente che ci andrei di mezzo anch'io? Gurdati intorno.  mai stato conservato qui dentro altro se non la famosa scura di Sarzhofen? A proposito, l'hai mai provata? Te lo dico io,  la birra migliore di tutto il paese. Potresti bere e bere...
- Quanto? - borbott Posch.
- Quanto vuoi, finch non ti ubriachi.
- Quanto? - ripet l'ufficiale nervoso.
Urban torn al tono concreto. - La met, Posch. La met di quello che volevi tenere per te. Per come ti conosco, per te meno del venti per cento vuol dire non scomodarsi proprio, quindi sarebbero diecimila.
L'ufficiale lo guard sconcertato. - Sei pazzo.
- Di, Posch. Sei un idealista. - Urban sorrise con cattiveria. - Per la causa bisogner pur sacrificare qualcosa, no? I tuoi uomini dove sono? Ah, devono essere loro.
Dall'oscurit del passaggio che collegava la cantina superiore con la grotta sotto la montagna, giungeva un rumore di passi. Con preoccupazione Urban not che Posch si era mosso di alcuni passi su un lato, e che non poteva fare a meno di sorridere trionfante.
Con le mani alzate Schoos entr nella grotta. Lo seguivano due uomini, con le armi puntate alla sua schiena.
- Allora, Urban, - disse Posch rilassato. - Adesso per alzi anche tu le zampacce. Non perch io abbia paura che potresti farmi qualcosa, ma solo... - fece velocemente un passo in avanti e apr la giacca di Urban con uno strattone, - ... solo perch io possa avere pi in fretta indietro il denaro. - Tir fuori la mazzetta di banconote, se la mise in tasca, si mise a gambe larghe e colp Urban sul viso con un sonoro ceffone. Poi si gir trionfante verso i suoi scagnozzi.
- Non vi dico molto, solo che ne varr la pena anche per voi. Avanti, questi due devono essere legati e attaccati l dietro, al ferro. Avete i carri? - Si gir verso le casse. - Prendiamo tutto. Cominciamo con quelle pi indietro. - Si pieg per leggere meglio le scritte sulle casse. - Dove avete lasciato Feri?
Ebbe l'impressione che alle sue spalle fosse calato improvvisamente il silenzio.
- Allora? Dov' Feri? Dov' l'idio...
Si gir.
- Gi le armi, mani in alto, - Kajetan aveva la pistola puntata. - Non ho ancora ben capito che sta succedendo, ma di certo questa  la cosa migliore da fare.
- E non ha torto. - Kandl entr dietro di lui. Anche lui teneva la pistola puntata contro gli uomini di Posch. Questi lasciarono cadere le armi e alzarono le mani.
- Dietro la casa c' un altro dei vostri. Dev'essersi un po' perso. Volevamo indicargli la strada, ma si  addormentato tutt' a un tratto.
Il petto di Urban si alzava e si abbassava energicamente. - Siete dei bastardi! - disse sussurrando, tir fuori un fazzoletto dalla tasca e si asciug la fronte. Poi si gir.
- Credo che per Posch oggi non sia una gran giornata. - La sua voce tremava di scherno e indignazione.
- Urban, io...  stato... Non farmi del male... - la voce del sottotenente sembr spegnersi.
- E come ti viene in mente, Posch? Ti riprendo solo i soldi, cos avrai meno peso da portare.
Mise la mano nella tasca dell'ufficiale e ritir fuori la mazzetta.
- E poi ho anch'io i miei principi. E uno di questi  quello che ripeto sempre: uno deve fare solo quello che sa fare. E, viceversa, non deve fare ci che non sa fare. Per esempio provare a prendere in giro Urban.
- Io... Noi siamo... Compagno... - balbett Posch.
Rilassato, Urban si mise in tasca le banconote. - Per quanto riguarda me, semplicemente, io non sono proprio capace, - continu impassibile, - di dare un paio di sberle a nessuno, anche se le ha meritate. - La sua voce suonava adesso quasi innocente. -  solo che ho i miei principi, come ho detto. Quello che non so fare, non lo faccio.
Posch annu grato. Apr la bocca.
- Questo... questo non lo dimentiche...
Urban si spost di lato. - Di' un po', Schoos, non sei perfetto, tu, per una cosa del genere?

30.

Urban aveva fatto buttare fuori gli ultimi ospiti ubriachi che ronfavano ai tavoli del variet. Il suo viso brillava come quello di un giovinetto a cui era riuscito fortunosamente un colpo. Un ciuffo di capelli grassi si era staccato dalla chioma perfettamente lucida e pettinata e gli cadde sugli occhi.
- Di, Paul, non fare il modesto, bevi! - Ridendo teneva il bicchiere alzato. - Mia, e tu? Oggi sembri una vacca malata. Salute, tutti insieme! - Tutti ripeterono insieme a voce alta. Urban inclin la testa all'indietro e bevve.
- Oggi non bado ai vostri conti, gente! - url dopo aver posato il bicchiere. - Questo  il comunismo! Ah ah! - Si scost il ciuffo dalla fronte.
Kajetan gett uno sguardo di sbieco a Mia, che gli sedeva di fronte. Aveva gi posato il bicchiere e si era appoggiata allo schienale. Sembrava pensierosa.
Kandl brind con Kajetan con voce pesante.
- Si pu dire ci che si vuole, - ammise, - ma oggi non sei stato affatto male. Quel tipo mi avrebbe ammazzato, se non fossi arrivato tu. Non ero per niente preparato. Di' un po', ma come ci sei arrivato, che volevano entrare da dietro?
-  stata una vera e propria insubordinazione, da parte sua! - fece Urban ridendo, rivolto a tutti, prima che Kajetan potesse rispondere. - Gli avevo ordinato di muoversi solo se ne arrivavano pi di tre, pi dei tre che erano previsti! Se uno non  particolarmente furbo, Kandl, e infatti non ti sto guardando, allora uno si dice: Non sono neanche tre, sono appena due. Quindi posso starmene qui. Ma che fa Paul, il segugio? Semplicemente lui non si preoccupa di quello che gli ha ordinato Urban. No, invece corre da Kandl e arriva giusto in tempo, proprio mentre gli stanno mettendo alla gola il terzo...
Entusiasta, diede un colpo sul tavolo con la mano. - Insubordinazione pura! Proprio! Uno cos andrebbe messo al muro immediatamente! Ah ah! - Urban rideva forte. - E gi che ci siamo anche Kandl, quel vecchio dormiglione!
Kandl sorrise imbarazzato.
- Ma se mi  arrivato alle spalle! - si difese.
- Di, non l'avresti visto neanche se fosse arrivato da davanti. A volte mi chiedo, Kandl, se il tuo cervello stia ancora l, al suo posto. Che ne dici, Gotti? Tu lo dovresti sapere meglio degli altri.  nei pantaloni, eh?
- Lo sappiamo bene, - ridacchi lei.
- Davanti o dietro, Gotti?
Kandl lanci uno sguardo rabbioso. Sulle sue guance si erano formate delle macchie rosse, grandi e tonde come dei piattini da t.
- Potrebbe succedere a chiunque! - rispose piccato.
- Nooo. Queste cose succedono solo a te, - continu Gotti astiosa. - A Paul una cosa del genere non pu succedere. - Guard Kajetan con aria di sfida. Kandl le gett un'occhiata intimidatoria. Lei fece la boccuccia, come a scusarsi.
- Ma la cosa pi bella  stato il frate! - si inser Schoos.
- Chi? Il frate? - proruppe Gotti. - Fritz ha un frate come padre spirituale? - Tutti gli sguardi si girarono verso Urban, sul cui viso divertito si era formato un sottile strato di unto.
- Racconta, - disse, e gli diede il permesso.
- Allora, state a sentire attentamente, - cominci Schoos. - Non
appena ci siamo incamminati per tornare alla macchina, dopo aver messo fuori uso Posch e i suoi salsicciotti, ci troviamo davanti, all'improvviso, il frate. E Fritz dice: Sia lodato Ges Cristo, padre
Wolfgang.
- Ma come fa? - esclam Gotti, e gir la testa verso Mia. Che era seduta vicino a lei.
- Il pretuncolo ricambia l'invocazione. Che fate qui nel bel mezzo della notte?. E, diretto come una freccia, il mangiapane a tradimento gli chiede un'offerta: non bisogna infatti dimenticare di ringraziare il buon Dio e la santa madre Chiesa, quando si conclude un affare cos redditizio. Il tetto di non si sa quale chiesa  caduto, dice, e... non  che c'era una piccola offerta, cos, pi o meno del dieci per cento? Cos diventavi povero, eh, Fritz?
- Giusto! - conferm Urban. - E poi gli dico che l'affare  andato male, ma proprio male, e gli allungo cinquanta marchi. E lui mi guarda con un'espressione cos delusa, che quasi mi viene il senso di colpa.
- A te, il senso di colpa? - fece Kandl. Urban non l'aveva sentito.
- Questo  il dieci per cento, faccio io. E lui che fa? Indica il cielo e mi dice: Il signore Iddio sente tutto. Guardo verso l'alto, e che ve
do? Un cavo che passa per il campo e arriva fino alla cantina. Quando uno ascolta da sopra,  meglio di qualsiasi telefono. Quindi il pretuncolo aveva davvero sentito tutto. Be', a quel punto non potevo farci niente e ci ho messo su qualcos'altro. Per almeno dopo ci ha benedetto tutti. - Urban singhiozz. - E mi far fare anche una targa, ha detto. Ah, e poi che altro?, faccio io. Troppo onore!. - Le risate scrosciarono.
- Fritz, il benefattore! E perch non patrono della Chiesa, direttamente?
Gotti si asciug le lacrime e tir su col naso.
- Ma che ci avete fatto con i tirolesi? - chiese dubbiosa. - Non li avrete...
- Fritz era in giornata buona! - disse Schoos.
- Li avete lasciati andare?
- E che altro? - rispose Schoos, magnanimo. - Erano stati puniti abbastanza. Li abbiamo rimessi sul traghetto, abbiamo tolto i remi e li abbiamo fatti scivolare via. Avresti dovuto vedere la faccia di Posch! Porci bavaresi!(33), ha urlato. Li avr riportati a terra, da qual
che parte.
- E il carico, glielo hai lasciato? - chiese Domerl.
- Certo, come no, Domerl, - disse Urban sarcastico, e alz gli occhi al cielo. - Quante volte te lo devo dire? Prima pensa, poi parla. Quanto pensi che sia idiota?
Domerl sorrise stizzito.
Kajetan sent il leggero tocco della punta di un piede sulla sua gamba. Di sottecchi guard Mia, che nello stesso momento cercava il suo sguardo e gli rivolse un sorriso. Il cuore cominci a battergli pi forte. La punta del piede saliva lungo il polpaccio. Kajetan prese in fretta il bicchiere. Il piede vagava avvicinandosi al ginocchio.
All'improvviso Mia si alz contrariata e and verso la porta. Sconcertato, Kajetan constat che il piede continuava ad accarezzarlo salendo lungo la gamba. Gotti gli fece l'occhiolino di nascosto attraverso il suo bicchiere di vino, ma poi gli angoli della bocca le si piegarono all'ingi. Kajetan aveva ritratto la gamba sorpreso. Offesa e delusa, strinse le labbra.
- Non gli abbiamo dato niente, - chiar Schoos. - Prima ci vuoi fare fessi... Proprio no!
- E allora  stato un affare doppio, Fritz. - Domerl guardava Urban con ammirazione.
- Pi o meno, - disse Urban con modestia. - Ma devo dirlo ancora una volta, se non ci fosse stato Paul, maledetto segugio, sarebbe potuta andar male. Non l'avrei neanche portato, ma poi mi sono detto: Quel tipo, che ha tirato fuori la nostra Mia da..., e dov' lei, tra l'altro?
- Al bagno, penso, - rispose Domerl.
- ... A quello devo fare un favore, - concluse Urban. Alz il dito e disse pomposamente: - Questa  lealt, uomini! Cos lo sapete. Urban non lascia mai nessuno in mezzo a una strada.
Gli astanti mormorarono approvazioni, e si dedicarono di nuovo
alle loro bevande. Urban si pieg verso Kajetan.
- Ah, stavo per dimenticare qualcosa! - Mise la mano nella tasca davanti e tir fuori una mazzetta di banconote piegate.
- Lo sai cos' questo, Paul? - disse piano. - Certo che lo sai.
Kajetan non capiva. Strinse le spalle. - I soldi.
- Non sono solo soldi, Paul.
- Che vuoi dire?
Si avvicin di pi. - Ascolta: nessuno verr a sapere da te quello che  successo. Mi hai capito? Quindi questi non sono solo cinquanta marchi...
- Ah.
- ...  un contratto.
Kajetan cap. - Sono per farmi stare zitto, vuoi dire.
- Ecco! Ma io sono un uomo d'affari, e quindi si chiama: contratto.
Mentre si riappoggiava alla sedia e afferrava il bicchiere, Kajetan mise via i soldi. Sarebbero bastati per cinque mesi d'affitto, non male.
- Vuoi andare sul sicuro?
- Giusto, - ammise Urban. - Che pensavi?
- Mi chiedo solo perch mi hai portato con te in questo affare.
Urban sembr un po' contrariato. - Be', mi sono detto, be', lealt per lealt. Tu hai messo a tappeto i tipi di Kaiser. E questo mi  piaciuto. Urban non sta con le mani in mano. Salute, Paul. - Sorrise magnanimo e alz il bicchiere. - Dove vai?
Kajetan si era alzato. Indic la porta del bagno.
Poco tempo dopo si trovava vicino a Kandl, che ondeggiava leggermente e che doveva tenersi con una mano alle mattonelle bagnate. Stava urinando rumorosamente nel canaletto. Mormorava rabbioso
tra s e s. Quando si richiuse i pantaloni si accorse di Kajetan, si pieg verso di lui e lo squadr da capo a piedi in maniera imbarazzante.
- C' qualcosa che non va? - Kajetan prov a distogliere lo sguardo.
- Attento, Paul, - cantilen l'ubriaco. - Quando Fritz loda tanto qualcuno non  per niente un buon segno. E non gli piace quando uno  furbo e gli fa notare che il suo piano non ha funzionato. E la cosa che pi gli sta sulle palle  quando gli deve pure dire grazie. Capisci?
- No, - Kajetan ammise, e si chiuse i pantaloni.
- Il suo piano faceva acqua da tutte le parti. A quanto pare.
- Tu lo sai, perch mi ha portato con voi? Praticamente non mi
conosce.
- Proprio per questo, - il viso giallognolo di Kandl spunt davanti agli occhi di Kajetan, - perch ti conosceva appena. Perch non ti conosce nessuno, Paul. E quindi anche al convento nessuno ti avrebbe collegato a noi. Aveva bisogno di un viso che nessuno avrebbe collegato a lui. Che il frate fosse cos curioso... anche questo non era nei piani. E infatti ha dovuto lisciarsi anche lui. Fritz e la generosit, sarebbe davvero una cosa nuova.
- Non ti piace, - disse Kajetan.
-  uno stronzo. - Kandl rutt e afferr il revers della giacca di Kajetan. - Da quando mi  sfuggita una patata non mi fa pi avvicinare, il porco.
Kajetan lo guard senza capire. Kandl sorrise divertito. - Le patate sono le donne ungheresi.
- E Bordeaux, sono quelle dalla Francia.
- Esatto! - fece Kandl, e gli diede una pacca sulla spalla. - Sono le pi focose, ma anche le pi difficili da domare. - Si gir barcollando e apr la porta che dava sul corridoio.
Kajetan aveva sentito abbastanza. Sarebbe andato via senza salutare Urban.
Quando pass nel corridoio, sent una voce che lo chiamava piano.
- Paul!
Mia era dietro una colonna, al riparo dalla luce, e sbadigliava. Si avvolse bene nello scialle e continu a sbadigliare. Lui si ferm e di colpo si sent perfettamente lucido e sveglio.
Qualcosa gli diceva di stare attento. Le si avvicin. Solo allora not una piccola cicatrice sulla sua guancia, che danzava in accordo col suo sorriso.
- Vorrei andare a casa, vieni con me? - chiese Mia con semplicit.
Gi le mani, si disse da solo. Forse doveva semplicemente mentire. Inventare una scusa. Che era troppo stanco. Che la sua ragazza lo aspettava, qualunque cosa.
- S, - rispose. - Vivi lontano da qui?
Lei scosse la testa. - Gi al Glockenbach.
Lui cap. - L la notte girano un sacco di tipi, eh?
- Ma non  per questo, - disse lei sincera.
Lui tacque. Non sentiva alcuna particolare eccitazione, solo una bellissima, distesa tranquillit. Lei pieg la testa di lato e lo osserv. Lui fece un cenno con la testa, indicando alle sue spalle.
- E che... che dice Urban?
Lei sembr pensare ad altro.
- Non lo so, - disse sottovoce.
33 Porci bavaresi: s Boarfackl era l'insulto dei rivoltosi tirolesi contro le truppe d'occupazione bavarese, nel periodo napoleonico.

31.

Lei lo aveva preceduto nella Karlsplatz e aveva aspettato sotto la tettoia del chiosco. Dopo pochi minuti vide una figura che si avvicinava attraversando con passo regolare i lattiginosi cerchi di luce delle lanterne a gas. Si agganci al suo braccio con familiarit. Discesero in
sieme il viale della Sonnenstrasse.
Sulla strada la nebbia rimaneva impenetrabile, ma faceva pi cal
do. Camminavano lentamente, senza alcuna fretta. I passi di lei (poi
ch quelli di Kajetan suonavano leggermente pi cupi dell'acuto
ticchettio dei suoi tacchi alti) risuonavano regolari sul selciato. Non c'erano strattoni, n spinte, niente piccoli inseguimenti, niente scarti di lato, nulla disturbava l'armonia del loro procedere.
La strada era deserta, la citt dormiva da tempo. I fari di una macchina illuminarono il lato opposto della Sonnenstrasse, lo scoppiettio attutito del motore si perse verso nord. Nell'oscurit tra due lampioni si fermarono e si baciarono. Lei sembrava avere molto freddo. Lui si sbotton il cappotto e glielo avvolse intorno al corpo. Lei lo lasci fare, in silenzio, e si strinse a lui. Poi ripresero a camminare e lei raccont con poche frasi di aver lavorato occasionalmente nel locale come cantante e che Fritz Urban, che la considerava molto brava, si era mosso in suo favore. Non guadagnava molto, ma le bastava. No, l'aveva amato una volta, ma era stato molto tempo fa.
Parlavano poco, alla fine tacquero del tutto. Non era necessario raccontarsi altro; avevano la sensazione di conoscersi da sempre. Presto raggiunsero la piazza della porta cittadina di Sendling ed entrarono nell'oscurit della periferia.
Arrivati nell'appartamento di Mia, che consisteva in un minuscolo ingresso e una camera da letto, e che Kajetan comment con un ammirato: - Fine, davvero fine, - non si erano ancora scrollati di dosso quella confidenza sognante. Con movimenti tranquilli cominciarono a spogliarsi.
- Spegni la luce, - lo preg lei gentilmente dopo poco, -  l vicino. - Poi sorrise. - Non c' niente da sbirciare, non ti perdi niente.
Si tolse la sottoveste. Gli occhi di lui non si erano ancora abituati all'oscurit, quando la sent sollevare la coperta e mettersi a letto, e il leggero rumore della pelle nuda tra le lenzuola fresche e inamidate. Tir su il cuscino e si appoggi leggera sulle piume. Come se in quel letto ci fosse nato, Kajetan le scivol di fianco. Si era coperta solo fino ai fianchi. La sua pelle profumava di fresco. Tremando ricambi l'abbraccio di lui. Lui avvert la pressione dei suoi seni che gli premevano dolcemente contro. Lei si lament divertita. - Ma puzzi, - sussurr. - Tu no, - rispose lui. Risero piano.
La finestra era aperta di una spanna. Attraverso la tenda entrava la luce grigiastra della luna. Con gli occhi scuri di notte cominciarono
a riconoscersi e non sentirono altro che pace e felicit e, solo per il tempo di un respiro, l'accendersi della sorpresa negli occhi dell'altro.
Lontano rintoccava un campanile. Era molto dopo la mezzanotte. Si accarezzavano, il tempo non scorreva pi da quando si erano trovati l'uno di fronte all'altra nel corridoio da Steyrer, i loro movimenti erano infinitamente lenti e non si saziavano mai di sentire il calore che sotto la pelle vibrava sempre pi intenso.
- Adesso...  tutto a posto, - sussurr lei con abbandono. La sua voce palpitava. Lui le baci la pelle pulsante del collo. Dalle spalle fece scorrere la mano sulla sua schiena, arriv alle natiche e trasse a s la parte inferiore del suo corpo. Lei gli accarezz le dita.
- Non mi sono preparata, - sussurr lei, - dobbiamo amarci in un altro modo. Non arrabbiarti con me.
- Come? - bisbigli lui, immerso nei suoi capelli, il cui profumo l'aveva totalmente inebriato. Una risatina sottile e divertita arriv al suo orecchio.
- Oh, ragazzo mio, - sussult lei.
La bocca di lui si apr all'improvviso come il becco di un uccello affamato. Avrebbe voluto dire qualcosa, ma la voce si rifiutava di dar forma alle parole. Scopr i denti e li affond con violenta tenerezza nella carne di lei.
- Non mordermi, - gemette lei. Aveva cominciato ad accarezzarlo con movimenti pi decisi, e disegnava con la mano aperta dei piccoli circoli sul ventre di lui.
- Ho una fame! - rispose lui. - A chi lo dici, - sussurr lei con voce tremante. La sua mano si aggrapp alla carne di lui. Abbass la testa e cominci a baciargli la pelle come fosse un frutto maturo e saporito. Mordendo l'aria e cercando di divincolarsi come un pesce morente, Kajetan si strinse a lei, ma lei lo respinse con un movimento rapido. - No! - sibil decisa e si gir con un movimento improvviso per stendersi sopra di lui. Lui la baci. Perduti tra pelle, calore e capelli, i loro corpi si muovevano bagnati e morbidi uno sull'altro, e ondeggiavano con movimenti delicati e regolari. Per molto tempo non sentirono n videro nulla di ci che accadeva intorno a loro.
La luna era tramontata dietro i tetti e aveva affondato quella parte della citt in un buio di pece. Solo dalla finestra di una della case di fronte arrivava della luce. I suoni di una tremenda lite risuonavano attraverso la notte.
Mia e Kajetan giacevano l'una accanto all'altro, intrecciati come fossero una persona sola. Anche quando il sonno gherm i loro corpi sazi, non si separarono. Lui russava piano. Con movimenti infinitamente lenti lei gli passava le dita fra i capelli sudati e scompigliati.
Sent che gli occhi le cominciavano a bruciare. Una lacrima si liber, scivol sulla spalla di lui, per poi finire sul lenzuolo. Lui non se ne accorse.
Lei cerc nel buio il suo viso. Poi chiuse gli occhi.
Non aveva mai davvero imparato a parlare di s, Mia. Spesso le veniva il sospetto di essere troppo insignificante per farlo. E poich adesso amava qualcuno, le venne in mente solo una domanda. Apr
la bocca, tentenn, la richiuse.
- Paul? - sussurr alla fine. - Va... va tutto bene?
Lui non rispose. E lei non sent che il suo respiro aveva cambiato ritmo.
Rigir la testa. Non c' bisogno che tu dica niente, Paul, pens delusa e irritata, ma senza forza, mentre il sonno si avvicinava. Io... io sono cos tremendamente felice....

32.

La finestra del piano superiore dell'edificio della Baumstrasse era aperta di una spanna. Le zampette di un piccolo uccello mattutino ticchettavano eccitate sulla lucida lamiera zincata che incorniciava la finestra. L'animale batteva le ali con un frinire leggero quando la tenda sventolava nell'aria. Un raggio di sole raggiunse, per il tempo di una folata di vento, il letto in cui Mia giaceva avvolta nelle lenzuola, che nel sonno doveva aver tirato su fino al mento.
Con la bocca socchiusa, era distesa supina e respirava serenamente. Dal profondo del cortile sul retro echeggi l'urlo di un neonato. Si confuse con il ronzio regolare della sega meccanica che giungeva nel secondo cortile dal portone di una falegnameria.
Di nuovo la stoffa leggera della tenda ondeggi in aria, una brezza mite soffi nella stanza la chiara aria mattutina. Lentamente, Mia si svegli. Si guard intorno confusa. Stringendosi addosso la coperta, si alz.
Il sole era ancora basso. Quando i suoi raggi raggiunsero di nuovo il letto, rischiararono solo la superficie bianca del copriletto, ma non le illuminarono il viso. Per un po' rimase seduta, stordita dal sonno, a pensare.
Com' strano, pensava. Alla fine si alz, sbadigli, rimase per un attimo in piedi, indecisa, e poi esitante si avvicin alla finestra. Scost la tenda per met e tenendola in una mano, guard il cielo. Il freddo del mattino le scald la pelle. Che giornata, le parole le si affol
lavano nel cervello, ... che giornata tremendamente bella.
Chiuse gli occhi rapita e respir a fondo. Poi si stiracchi e si gir. Il suo sguardo si pos sul letto sfatto, e un brivido le attravers la schiena. S'infil di nuovo sotto le coperte e chiuse gli occhi. Le sue narici tremavano impercettibilmente. Tutto, intorno a lei, aveva un profumo celestiale, e in leggeri tocchi tornarono le immagini, le parole e i rumori della notte passata.
Bussarono alla porta. Controvoglia alz la testa. ... Non mi va, pensava. Sapeva chi era, e ora bussava di nuovo.
Alla fine si alz, si vest e apr.
Un giovane dal viso tondo stava fermo davanti alla porta.
Mia sbadigli. - Buongiorno, Beppi!
Il viso del ragazzo s'illumin d'adorazione. - Salve, signorina Mia!
- balbett eccitato. - Ti devo dare questa lettera. L'hanno lasciata dalla zia. Gi da sabato, ma ieri se n' scordata.
E le porse la busta.
Mia prese la lettera e carezz Beppi sui capelli, sorridendo. Lui arross ancora di pi.
- Ti ringrazio molto, aspetta. Ti do un cioccolatino. Uno molto buono. - Torn in camera sua, apr una scatola con delle praline, ne prese una e la mise nella mano del giovane. Il ragazzo la guard offeso. Non lo capiva, che non era pi un bambino?
- Oggi... oggi sei cos bella... - balbett. Lei lo baci sulla fronte. Lui sembr pietrificarsi per l'emozione. Gli diede un buffetto.
Mia richiuse la porta e si mise alla finestra. Stupita, rileggeva il mittente. Non conosceva quel posto. Che cosa aveva lei a che fare con un ufficio comunale da qualche parte in campagna? Apr la lettera.
Dopo che l'ebbe letta, si sedette su una sedia e si lasci cadere in grembo la mano che l'aveva tenuta.
Strano, pens, perch  sempre cos? Una volta che succede una cosa bella, poi ecco subito qualcosa di triste.

33.

Quando Kajetan si richiuse alle spalle la porta dell'appartamento di Mia fu sopraffatto dalla sensazione che qualcuno lo stesse osservando. Gli sembrava di aver sentito un rumore in fondo alle scale. Si tir su il colletto e infil le mani in tasca.
La rampa delle scale portava nel buio ingresso del cortile. Quando scese gli ultimi scalini, avvert per una frazione di secondo un odore particolare, come quello di un animale. Poi una girandola di stelline luccicanti gli esplose davanti agli occhi. Sent un dolore pulsante alla nuca e, stordito, cadde sulle ginocchia. La figura incombeva ancora su di lui. Kajetan prov a girarsi verso il suo aggressore, si pieg e si port le mani alla testa, per proteggersi. Pugni e calci gli piovvero addosso. L'aggressore sembrava fuori di s dalla rabbia. Al suo respiro si mescolava un suono simile a un singhiozzare.
Kajetan colp forte con un pugno. Lo sconosciuto indietreggi barcollando, e stava per gettarsi di nuovo su di lui, quando il portone del cortile si apr. Nelle luce del giorno che gi rischiarava, una donna vec
chia e curva guard spaventata i lottatori ansimanti.
Lo sconosciuto scatt in piedi e corse a grandi balzi verso la vecchia pietrificata dal terrore, le diede una spinta di lato e spar.
Stordito, Kajetan si alz, si scosse e fece alcuni passi. Gli girava la testa. Si appoggi al muro e prov a scacciare con profondi respiri il senso di nausea che un colpo allo stomaco gli aveva provocato.
La vecchia emise un lieve e indignato: - No! - e lo lasci passare.
Quando arriv sulla strada, non c'era pi nessuno. All'infuori di un battere regolare e sordo che proveniva dal sotterraneo illuminato di un vicino forno, non c'erano altri rumori.
Intontito, Kajetan si mosse verso casa. Prov invano a dormire. Alla fine si alz di nuovo. I negozi erano gi aperti quando torn in strada. Compr un giornale ed entr in un Caff. Anche se la bevanda gli fece bene, era ancora impossibile ragionare lucidamente.
Che gli era successo quella notte? Perch prima quella felicit profonda, e poi quella sconvolgente rigidit? Di cosa aveva paura? Sbuff, stizzito.
Non aveva dormito, e aveva sentito quello che Mia gli aveva chiesto. Era la stessa domanda falsa e gentile che la grassa macellaia del mercato poneva ai clienti particolarmente esigenti che entravano nel suo negozio, al Rossmarkt. - Era buona l'ochetta, eh, signo'? - La domanda dei commercianti. La domanda di quelli-sempre-al-vostro-servizio. La domanda delle prostitute.
Senza capirci niente, lo sguardo di Kajetan scorreva i titoli del giornale. L'economia del Reich migliorava, finalmente, dopo la fine dell'inflazione. Il numero dei disoccupati, per, non diminuiva, e secon
do l'opinione dei politici il problema era da ricondurre alla firma del trattato di Versailles. L'associazione dei fabbricanti si offriva di creare nuovi posti di lavoro se i sindacati avessero rinunciato agli aumenti
salariali e acconsentito alla limitazione delle leggi dei consigli promulgate nell'anno della rivoluzione.
- L'ha letto, signor vicino?
Un uomo piccolo e magro, in un vestito troppo grande per lui, che gi da un po' aveva preso posto al tavolo di Kajetan, si sporse verso di lui. Kajetan lo guard confuso e annu assente. Il vecchio non si lasci distogliere, continu a blaterare. Giunto a un altro titolo, gli diede una spinta.
-  qui: Il verdetto del processo sull'attentato. L'accusato U.  stato liberato. Al colpevole  stata riconosciuta un'attenuante, cos hanno detto i giudici, per il fatto che il politico ucciso avrebbe provocato da s il proprio omicidio, con discorsi di rivolta, aizzando l'ira del popolo in maniera irresponsabile, e..., - mormor qualcosa di incomprensibile, e concluse con un convinto: - E ha ragione.
Dietro le sue spalle un altro cliente si gir, un uomo dalla barba grigia, con un cappotto un po' liso e troppo pesante per la stagione. Da sopra gli occhiali lanci uno sguardo compassionevole al tipo magro.
- Giusto, signor vicino. C' qualcosa, - ammise. -  la logica che ci si aspetta in un paese pieno di poeti e pensatori.
- Vero? Lo dice anche lei!
- Ovviamente. - La voce dell'uomo con gli occhiali aveva un lieve accento boemo, e suonava amabile. - Ma se adesso potesse leggere a voce un po' pi bassa...
Il tipo magro non si fece distogliere. - Arrestato trafficante di ragazze! Il cittadino ungherese Peter S.  stato arrestato dopo aver accettato una somma considerevole per....
L'uomo con la barba si gir scuotendo la testa e cerc di leggere il suo giornale.
Kajetan non ascoltava. Non capiva quello che gli stava succedendo. Le mascelle sfregavano l'una sull'altra.
Era tutta una bugia. Mia era una prostituta. Non aveva avuto abbastanza fiducia nel suo istinto.
- ... vendeva le ragazze che, in buona fede, pensavano di riuscire ad avere un lavoro da governante, a protettori di Monaco, che....
Non voleva rivedere Mia mai pi. E neanche Urban. Forse aveva spedito lui l'aggressore all'ingresso della casa? Non gli importava. Si sentiva raggirato e odiava Mia per la rabbia che gli pulsava dentro.
- ... le inserivano nel giro della prostituzione, prevalentemente dietro la stazione est....
Kajetan dovette posare la tazza. All'improvviso gli vennero i brividi. La nostalgia lo avvolse.
- Un detenuto della prigione di Stadelheim si  ucciso. Il detenuto Karl D.  stato trovato morto ieri mattina presto. Si ....
- Andiamo, signor Mayerhofer, lasci in pace i clienti, - intim la cameriera che era arrivata al tavolo. - Qualcos'altro? - esamin Kajetan con uno sguardo veloce e rassett il tavolo. - Le d fastidio? - lo guard con aria interrogativa. - Lui, le d fastidio?
Kajetan si scosse dai suoi pensieri. - Io... io non stavo a sentire, - balbett.
- In ogni caso, - borbott lei, guardando il tipo magro, - io non lo reggo. E basta.
L'uomo con la barba si gir sollevato verso la cameriera. - Grazie infinite, signorina! Stava per diventare davvero fastidio...
Lei lo interruppe subito. - Anche lei la faccia finita. Proprio da uno come lei!
L'uomo non cap.
- Ah, s? Lei mi capisce bene, signor Frnkel.
- Vorrei pagare, - disse Kajetan sottovoce e indic la sua tazza. La cameriera torn a essere gentile, immediatamente. - Ma certo, signore. Oh, - fece poi aggrottando la fronte quando vide la banconota che lui aveva messo sul tavolo, - ma non ha spicci?

34.

- Ma com' conciato? - chiese Brettschneider irritato quando Kajetan sal le scale. -  finito sotto una macchina?
- Sotto una con due braccia, - rispose Kajetan. Il proprietario alz le sopracciglia comprensivo.
Kajetan voleva passare. - Signor Kajetan, prima che me lo scordi. Guardi, - mise la mano nel cassetto sotto il suo tavolo. - Da una tale ditta Fleischhauer. Quello che l'ha portata ha detto che era davvero urgente. Ma ieri pomeriggio lei era gi uscito. - Teneva la busta in mano e la porse a Kajetan, che la prese, esitante.
- Ma che ditta ?
Kajetan sorvol sulla domanda. - Ieri pomeriggio non ero ancora uscito, signor Brettschneider, - disse irritato.
Il proprietario si strinse nelle spalle. - Non ci ho pensato, - rispose indifferente. - Non sono mica il suo postino, no?
Kajetan stava ancora salendo le scale, quando apr la busta. Fleischhauer gli ordinava di mettersi in contatto con lui immediatamente, se possibile il giorno stesso.
Finalmente! Kajetan si sent sollevato. I soldi di Urban sarebbero bastati per un po', ma poi si sarebbe ritrovato nella stessa situazione di prima.
E con lui non voleva pi avere niente a che fare. E nemmeno con le ragazze che aveva intorno.
And al com, prese la brocca in cui c'era ancora un po' d'acqua. Se la vers su una mano e si pul il viso. Con i muscoli doloranti si alz e si guard allo specchio. Eccetto dei piccoli graffi sul viso non aveva ferite. Solo il colletto strappato. Apr il cassetto e tir fuori una camicia pulita.
L'ultima, pens divertito.
Improvvisamente gli torn in mente Emil Teobalt. Chiss come gli erano andate le cose. Kajetan decise di andarlo a trovare subito dopo l'incontro con Fleischhauer.

35.

L'anziano detective, che viveva in un appartamento sopra l'agenzia, era di cattivo umore. Sembrava aver passato la notte in bianco. Si chiu
se il cardigan di lana.
- Finalmente! Quando chiamo qualcuno, lui praticamente dev'essere gi qui prima che abbia finito di chiamare. Venga con me. - Prese una chiave da una cassetta dietro la porta d'ingresso e indic verso il basso.
- Allora, - disse, dopo aver preso posto alla scrivania, - non  niente per cui potr giocare a fare l'eroe. Ma comunque c' bisogno di un po' di intuito. Ci siamo? S? - Kajetan aveva annuito. - Speriamo.
Apr una cartellina sottile e ne tir fuori una lettera. - La storia si racconta in fretta. Il giovane virgulto pieno di speranza di una famiglia che, volendo sminuire, si pu definire ricca (il padre avvocato e proprietario terriero, la madre impegnata a tiranneggiare la servit),  a Monaco per diventare un farabutto come il padre. Per questa cosa, purtroppo, pare non funzionare proprio come se la immaginava il vecchio: il ragazzo passa da un esame fallito all'altro. Adesso,  probabile che sia semplicemente troppo cretino, cpita, anche quando uno  abbastanza ricco. O magari vuole solo fare qualcosa di diverso, diciamo, che ne so, che vuole andare in Africa a fare il botanico, o roba cos. Il padre, per,  fermamente convinto che il problema sia solo che il ragazzo ha una predilezione troppo spiccata per le donne. Non ha niente in contrario a che lui si faccia un po' le ossa, ma  convinto che il ragazzo, da qualche tempo, abbia una relazione, e purtroppo non con una di cui il vecchio potrebbe andar fiero, ma bens con una sartina della Wrthstrasse.
- Al cuor non si comanda.
Fleischhauer alz lo sguardo. Un sorriso sornione gli si form sulle labbra.
- Risulta anche simpatico, eh? Di certo pi simpatico del padre, detto tra noi. Ma adesso arriva il bello. Ha convocato il figlio e ha minacciato di togliergli il mensile e, se gli fosse saltato in mente di sposarla, persino di diseredarlo.
- Ahia.
- Gi, chi ha i soldi pu comandare. E questo  quanto. Che ne pensa, come andr avanti? Che far il ragazzo? Voglio vedere se conosce la gente. Che fa? Rimane fedele o lascia stare?
- Prima lo devo vedere, e anche lei.
- Ne esce abilmente, il signor Kajetan!
- Quindi, mi vuole come parroco o come agente?
- Ha ragione. La faccio breve. Il giovane e coraggioso accademico ha promesso solennemente di mettere fine all'inadeguata relazione e di non vedere mai pi la ragazza! E cos arriviamo a ci che deve fare lei. Il signor padre non gli crede e mi ha incaricato di sorvegliarlo per un periodo. E io passo l'incarico a lei, perch al momento ho altro da fare. Tre marchi al giorno, e la giornata  di dieci ore. Se ne fa di pi, le ore vengono pagate a parte. Le spese vanno dichiarate. Per questo caso, il primo rapporto  fra cinque giorni. Se fa il cretino, porta informazioni sbagliate o nessuna informazione, niente salario. E comunque pago alla fine. Non ho denaro da regalare in giro. Allora? Le va bene?
Kajetan annu senza esitare. La paga non era alta, ma nei mesi passati aveva dovuto lavorare anche per molto meno.
- Ho bisogno di nome e indirizzo del ragazzo e della sua tipa. E ovviamente ho bisogno di sapere com' fatto.
Fleischhauer si pieg sulla lettera. - Prenda quel foglietto l. Scriva: von Seeberg, Henning, Friedrichstrasse 3. A posto? E qui c' una foto.
Kajetan si sporse e prese in mano la foto. L'immagine di un ragazzo nell'uniforme di un'associazione goliardica, dal taglio troppo aderente. Molto ritoccata, un viso innocente e giovane. Una posa forzatamente virile.
- Della sartina ovviamente non ho l'indirizzo, lo deve scoprire lei. E ancora una cosa. Il ragazzo, fino a oggi, si  trattenuto da una zia a Heidelberg e torner stasera con il treno. Potr rintracciarlo allora.
Kajetan annu e infil il foglietto e la foto in tasca.
- E ancora una cosa: deve stargli addosso. Non si lasci scoprire, almeno non prima del tempo. Il vecchio vorrebbe un rapporto completo sulle avventure del figlio e ha promesso che mi far avere altri incarichi, se l'andamento delle cose lo soddisfa.
- E come sarebbe soddisfatto?
- In questo sembra essere davvero indeciso. Da una parte, ovviamente, sarebbe contento se il figlio si attenesse agli accordi. D'altra parte, lo sarebbe anche se avesse ragione e il suo sospetto venisse confermato. Ma per ora queste per lei sono sciocchezze. Verr fuori quello che deve venire fuori. Se necessario, ha detto il vecchio, solo se ne
cessario, si dovr provvedere al silenzio delle parti.
- E in che caso sarebbe necessario?
- Nel caso, diciamo, che la sartina stesse per mettere su un po' di peso.
Squill il telefono. Il detective alz la cornetta. Le sue sopracciglia si sollevarono involontariamente.
- Ancora tu, - borbott. - Aspetta. - Pos la cornetta sulla scrivania, si alz, diede a Kajetan una pacca sulle spalle, and alla porta e abbass la maniglia.
- Adesso fuori, - tuon.

36.

Kajetan lasci la stazione dei tram e pieg per la Winterstrasse. La casa di Untergiesing, in cui viveva Emil Teobalt, non poteva dirsi antica, ma aveva comunque l'aspetto di un edificio logorato dal tempo. Il chiavistello del cancello era rotto. Kajetan lo apr, attravers il cortile ed entr nell'edificio sul retro. Buss a una porta al piano ter
ra. Nessuno lo invit a entrare. Gir la maniglia, la porta era aperta. Quando entr nella piccola stanza, si spavent.
- Emil... - sussurr.
Gli occhi di Teobalt erano chiusi, il suo viso non rasato e bianco come il gesso sembrava senza vita. Il petto del malato, steso sul letto, si muoveva solo impercettibilmente. Kajetan chiam di nuovo il suo nome e gli scosse cautamente la spalla.
Il malato apr gli occhi. Dopo un po' mosse le labbra.
- Tu...?
Kajetan imprec di preoccupazione: - Emil, ma che diavolo hai?
Teobalt prov a sorridere. La sua voce era debolissima. - E cosa... Mi ha un po'... distrutto...
- Sembra anche a me! Che  successo? Che hai?
- Niente... non  successo niente... Tutto a un tratto, non andava pi.
- Da quanto tempo sei l?
Emil non rispose. Kajetan si guard in giro esterrefatto. Sul tavolo c'erano un piatto sporco e vicino, un cucchiaio, sul quale si era gi formata la muffa. La stanza puzzava di marcio, sudore freddo e feci.
- Quando hai mangiato qualcosa l'ultima volta?
Gli occhi di Emil si erano chiusi di nuovo.
- Di'! Hai bisogno di mangiare qualcosa! Qualcosa di caldo!
- Io... non ho fame, Paul.
- Non dire sciocchezze, Emil. Vado subito a prenderti una scodella di zuppa.
Lui non rispose.
Poco dopo Kajetan era di nuovo seduto al suo capezzale. Lo aveva tirato leggermente su e gli stava facendo sorbire una zuppa calda. Dopo un po' Emil sembr riprendere un po' di forze.
- Ora dimmi, Emil, che hai? Che  successo?
A singhiozzi l'uomo raccont che, dopo aver cercato lavoro invano, era andato all'assistenza sociale. L lo avevano ascoltato, gli avevano chiesto che professione facesse, ma poi gli avevano negato ogni aiuto se non avesse accettato il lavoro che gli veniva offerto.
- Era... un lavoro al mattatoio qui sotto. Servivano persone...
Kajetan cap. - Non esattamente ci per cui hai studiato il latino.
Un sorriso stentato si accese sui tratti invecchiati di Emil. - No, non proprio... Nel reparto pulizia intestini.
- Pulizia intestini? Tu? - disse Kajetan sconcertato.
Emil conferm con un cenno impercettibile della testa.
- Be', va fatto anche quello... E ci sono cose pi sporche.
- Comunque sia! Tu nel mattatoio!
- Sai cos'era la cosa... pi tremenda? - Emil sembrava avere conati di vomito. - Tu stai l, e spremi fuori lo schifo da... dagli intestini, e quando sono ben spremuti... poi te ne danno altri... e anche quelli sono pieni di merda... e ti sembra che... che puzzino di pi di quelli di prima... e tu spremi ancora. - Emil si interruppe esausto e riprese fiato. - E poi mi  venuto in mente tutto a un tratto... Paul... di quando scrivevo... e di come parlavo... contro i guerrafondai... Cretinate, in confronto a tutto, quella gentaglia, quei soldatini marroncini, quella...
- Merda! - fin Kajetan. Emil annu debole.
- Ecco, Paul... ecco qui. Nient'altro. Verr altro schifo, e poi altro ancora...
- Sciocchezze! - lo contraddisse Kajetan energico.
- Non capisci? Questa... questa  la mia vita! Pensavo, chiss che cose importanti... Chiss chi ero, e invece... Un pazzo. - La sua voce usciva a fatica. Kajetan si pieg su di lui, preoccupato. Il respiro di Emil puzzava.
- Smettila! - disse deciso, e riprese la scodella della zuppa. - Qui! C' ancora un po' di zuppa. Adesso la finisci tutta. E vado a prendere il dottore. - Si alz. - Ma prima apro la finestra e faccio entrare di nuovo il sole.
- Sole? - sussurr Emil.
- S, ha smesso di piovere! Fuori splende il sole. E tu, tu marcisci qui dentro. - Kajetan and alla finestra e apr le tende. Ma la stanza si schiar solo di poco. Delle tegole bagnate, di un rosso sporco, coprivano la finestra. Aveva ricominciato a piovere.
Un gorgoglio sommesso lo fece girare di scatto.
La testa di Emil era crollata di lato. Dalla bocca aveva cacciato un liquido misto a sangue chiaro, che si era sparso su mento, collo e cuscino. I suoi occhi erano spalancati.

37.

Dal variet arrivavano risate fino all'ufficio di sopra. Fritz Urban si
era appoggiato soddisfatto allo schienale della sedia. Scosse la testa
divertito.
- Che dobbiate sempre alzare subito le mani, Schoos... - rimprover, - lo sapete che non mi piace.
Schoos s'infil una sigaretta sotto i baffi e fece un'espressione innocente.
- Noi, azzuffarci! Va bene, lo ammetto, davanti al Gruben, dove
erano Kaiser e i suoi uomini, c' stata un po' di confusione. Ma con Kaiser ci siamo comportati come ci si comporta con un Kaiser del centro storico.
- Certo. - Urban si appoggi. Poi sorrise sornione.
- E allora? Dove lo avete scovato? Racconta.
- Non c' molto da raccontare, - disse Schoos, e accese un fiammifero.
- Quanti eravate?
- In cinque. Domerl, Kandl, Irg, Ferdl e io.
- Cos pochi? Siete pazzi?
Schoos espir con uno sbuffo. -  tutta una questione di tattica, Fritz.
- Sei un vecchio spaccone, - rispose Urban irritato. - Allora, dove lo avete trovato?
- Dove sta tutto il tempo. Sta sempre al Gruben con le sue donne. Davanti alla porta c'erano due dei suoi, che per si sono arresi presto. Kaiser era non poco sorpreso quando siamo entrati dalla porta prin
cipale. Io ho detto:  un onore, Kaiser. Le donne sono schizzate via da lui come delle galline dopo un fulmine. Mi scuserai, dico, ma di te adesso ne abbiamo abbastanza, Kaiser. Si  fatto bianco come un lenzuolo. Ma ha fatto ancora un po' l'eroe: Che aspettate, pezzi di merda? dice. Sparate pure. Di, Kaiser, faccio io, io non sono mica cos. Mettiti su quel tavolo laggi. Mi guarda come un cretino. Vuole sapere che succede. Chiudi il becco e sali sul tavolo, dico io.
Gli angoli della bocca di Schoos si piegarono all'ins sotto i baffi
arruffati. - Be', lo ammetto, a quel punto Domerl e Kandl gliene hanno dovute suonare un paio, finch non lo ha fatto. Bene, aggiungo io, e adesso pisciati nei pantaloni, Kaiser. Avresti dovuto vedere la sua faccia! Mai, fa lui. Da quando non stai pi agli scherzi?, dico io. Se non lo fai, te lo tagliamo. Vedi un po' tu. Bastardi, ha detto ancora.
- E aveva ragione, - not Urban e sorrise freddo. - E com' andata a finire?
Schoos prese il suo boccale e bevve. Lo pos di nuovo e si asciug i baffi.
- Che c' Kaiser?, gli chiedo. Non mi viene, fa lui. Le donne hanno cominciato a frignare e questo lo ha fatto arrabbiare ancora di pi. Ho alzato la pistola e l'ho puntata dove gli piaceva di meno. E l, all'improvviso, l'ha fatta davvero. L'avresti dovuto vedere, aveva la faccia blu, era bollente e ho pensato che gli prendesse un colpo l per l.
- Che bastardi, - ripet Urban con ammirazione.
- Quando ha finito, faccio: Kaiser, il popolo ringrazia. Ma hai dimenticato una cosa. Un Kaiser pu tutto. Pu perdere una battaglia e lasciar massacrare centomila uomini, pu rovinare il suo regno, pu avere venti bambini da dieci donne diverse, e il papa li battezza pure, ma una cosa non pu: farsi vedere mentre si piscia nei pantaloni. Niente per niente, Kaiser, dico, stai allo scherzo. E non ha detto pi nulla.
- Allora  finita cos, - disse Urban.
- Pi o meno, - conferm Schoos. - I suoi uomini sono gi passati dalla nostra. Anche Bierkugel e Messer. E le donne, ovviamente.
- Bene, Schoos, eccellente. Posso dire solo questo.
Schoos alz il dito sorridendo. - E tutto senza violenza, giusto un paio di schiaffi, vero?
Il telefono squill. Urban alz la cornetta.
- S, che onore! Posch... - si alz. Mentre ascoltava, una gentilezza affettata gli si dipinse sul viso.
- Posch, mi hanno fatto un sacco di complimenti nella mia vita, - disse Urban condiscendente, - ma che sono impazzito non me l'aveva mai detto nessuno. Cosa? Ah, ecco. Cosa ho in testa? Vai avanti, Posch, per me... Torniamo al lei signor Posch. Nessun problema per me. Vada avanti, signor Posch, cerchiamo di essere ragionevoli. - Di nuovo si mise ad ascoltare rilassato e si sedette sul bordo della scrivania.
- Posch, ah no, mi scusi, signor Posch, penso che le cose non andranno bene... Perch? Be', per esempio si potrebbe parlare della differenza notevole tra la somma che ha chiesto alla dirigenza del
l'esercito nazionalista e quella che... Come? Non pu provarlo nessuno? Ha costruito una casetta cos bella, gi a St. Johann, mi  stato detto, e pare sia gi stata tutta pagata, e in una volta sola, cosa che un semplice ufficiale non pu permettersi, di solito. Come lo so? Posch, che domande fa, certo... Per me... Faccia ci che sente di dover fare. Io dico solo... Potrebbe finir male. Su, adesso si calmi, lei  uno stratega, lo dice sempre. La veda come una guerra. Anche l cpita di perdere ogni tanto una battaglia. E non dimentichi mai: non sono stato io a cominciare, no? Cosa? Sarei stato io a indurla con le mie pretese vergognose? Ma, Posch, abbiamo avuto un normale colloquio d'affari...
Dall'altra parte avevano riattaccato.
- Chi era, il novello Andreas Hofer(34)?
- Posch, s.  completamente fuori di s. A casetta non gli hanno creduto.
- Non mi dire, - Schoos cominci a ridacchiare. - Non mi dire che vuole i soldi indietro!  completamente pazzo?
- Magari s. - Urban rimase serio.
- Fritz, non ti cagherai sotto per uno cos?
Urban alz per un momento lo sguardo, arrabbiato. - Io?
- Che dice?
Urban si alz e and alla finestra. Scost la tenda di lato e guard pensieroso verso la strada. - Non ha pi niente da perdere, dice, e dir tutto a Dandl. - Si sedette di nuovo.
- A... a chi?
Urban si toccava la barbetta.
- Consigliere commerciale Dandl, di Regensburg, - spieg spazientito, - capo del Partito popolare, e contemporaneamente coordina
tore di tutte le associazioni patrie, vale a dire di tutte quelle che sono rimaste.
- Va bene, e...? Che te ne frega di quello?
- Potrebbe diventare fastidioso, e chiedere un esame di tutte le transazioni di armi degli ultimi mesi. A Dandl non piaccio, anche se era amico di mio padre. Ho cominciato a portare avanti traffici di armi solo perch al tempo in cui si cercavano buoni nascondigli, io ne conoscevo un paio. Dandl, anche lui. Fino a poco tempo fa era fortemente contrario a che se ne vendessero. Ma alla fine, grazie a dio, sia
mo riusciti a convincerlo che i tempi delle marce su Berlino o cose del genere sono finiti.
- Dici?
- Non crederai mica che dopo la figuraccia dell'attentato alla Brgerbru(35) ritorneranno in carreggiata? No. La gente sar sempre pi
ragionevole.
- Sei proprio un repubblicano!
- Con il tempo le cose devono cambiare. Io non mi fermo mai. Ho in mente di dedicarmi a generi d'affari pi solidi. E Dandl potrebbe darmi del filo da torcere. Non c' nulla in cui non sia immischiato. Fa finta di comportarsi come un monaco, ma in realt  ammanicato con chiunque, con i sostenitori del re come con gli hitleriani, con i tedeschi del Reich e con i panbavaresi(36). Persino con i socialisti.
- Lo sapevo, - disse Schoos malizioso. - Quindi  vero che vuoi fare il coltivatore.
Urban sorrise ambiguo. - Una cosa del genere, Schoos.
- Ma di, adesso s che sono curioso.
- E puoi tranquillamente rimanere curioso, - rispose Urban evasivo. - Non c' ancora niente da sapere.
Schoos si batt un dito sulla fronte. - Ah! Quella cosa del bagno
termale.
- Quale bagno termale? - chiese Urban controvoglia.
- Di, quella di cui ha blaterato il ministeriale ubriaco al variet. Non era gi nella Rottal? No, adesso mi ricordo, nelle vicinanze di Sarzhofen! - Schoos cerc un modo per spegnere la sigaretta. - A me non interessava, ma ho visto come hai drizzato le orecchie tu.
Urban fece un gesto vago con la mano. Schoos non insistette. - Capisco, - disse, - non andrebbe bene. - Gett a terra la sigaretta. Urban lo guard con disapprovazione.
- No, - conferm pensoso. - Anzi, non andrebbe bene per niente. - Si gratt il polso.
- Quindi darai a Posch, per misericordia, un paio di fucili.
- Non ce n' gi pi, - rispose Urban spazientito. - Li ho venduti ai tizi di Risveglio magiaro o come cavolo si chiamano.
- Allora ridagli i soldi.
Urban rise incredulo. - Adesso sei proprio fuori del tutto! Ma lo sai quanto costa una Mercedes?
- Vuoi anche una Mercedes?
- Ne ho bisogno! Non  che posso arrivare con una Ami, quando si tratta di soldi. Dovresti sentirla, la gente della banca. No, la Buick va bene per rimorchiare e andare in giro, ma per le altre cose ho bisogno di roba del Reich.
Schoos si trov d'accordo. Guardava pensieroso la Orient che aveva preso dall'astuccio.
- Fritz, adesso devo dirti un'altra cosa, senza mezzi termini. Dalla guerra ho imparato una cosa: che non va bene quando uno  attaccato su due fronti. Ma con te Fritz, non ce n' due, ma quattro, cinque... Sta' attento, finisce che ti arriva tutto addosso.
- Non capisci niente di queste cose.
- Certo che ne capisco, Fritz. Ho combattuto.
Urban rise con aria di superiorit. - La guerra  finita, Schoos. Devi vederla come la vedo io: come un gioco. Chi rischia molto vince molto. E non c' niente di peggio di quando si fa noioso.
- Come dici tu, Fritz. Allora fatti venire in mente qualcosa. - Schoos si alz e and alla porta. - Do un'altra occhiata gi, se  tutto a posto. - Si gratt la nuca. - E comunque, Mia...
- Che c' con Mia?
- Lo so che  il tuo tesorino. Tu vuoi farla cambiare, redimerla, l'hai tolta dalla strada. Ma per i miei gusti si sta facendo un po' troppo presuntuosa. Ieri ha detto che non voleva andare al saloon. Le ho detto: Mia, un sacco di gente chiede di te, tutte le altre sono verdi d'invidia, Fritz non sar contento che non porti pi soldi. Ma pensi che ci sia andata?
- Be', allora mollale un ceffone.
- L'ho fatto. - Lasci l'ufficio.
Urban si alz e and verso uno specchio che pendeva dietro l'attaccapanni. Si guard con attenzione e si pass la mano sui capelli. Improvvisamente sorrise.
Perch non ci sono arrivato prima?, pens. Torn alla scrivania e cerc un numero di telefono. Alla fine lo trov, ma prima che potesse comporlo, qualcuno buss timidamente alla porta.
- Chi ? - brontol svogliato. La porta si apr. - Tu? Non ho tempo adesso, sparisci.
Era importante, disse Mia, molto importante.
34 Andreas Hofer (San Leonardo in Passiria, 22 novembre 1767 - Mantova, 20 febbraio 1810)  stato un oste, comandante e patriota tirolese. Il Tirolo, in seguito alla sconfitta dell'Austria nella Terza Guerra di Coalizione, dal 1805/1806 era stato assegnato alla Baviera (Pace di Presburgo). I bavaresi cominciarono a introdurre nella provincia tirolese (comprendente le attuali regioni del Tirolo in Austria e del Trentino Alto Adige in Italia) una serie di riforme, tra cui suscitarono particolare indignazione l'inosservanza dell'antico ordinamento militare tirolese, ancora basato sul Landlibell emanato dall'imperatore Massimiliano i nel 1511, e la reintroduzione delle riforme religiose promulgate dall'imperatore Giuseppe ii (a opera del ministro bavarese Maximilian von Montgelas). Tali pesanti ingerenze nella vita religiosa condussero direttamente alla cosiddetta Kirchenkampf (Battaglia della Chiesa) condotta dal clero e dagli strati popolari. L'introduzione della coscrizione obbligatoria provoc una rivolta vera e propria, nel 1809, e Hofer si pose a comando dei rivoltosi, portandoli alla vittoria per ben tre volte contro le truppe franco-bavaresi, contando sull'appoggio dell'Austria anche in azioni successive. Ma poco tempo dopo l'imperatore d'Austria Francesco i prefer passare dalla parte di Napoleone, e i rivoltosi tirolesi furono sconfitti nel 1810 sulla Bergisel. Hofer, tradito da un contadino, fu catturato, processato e infine giustiziato, ma per i cittadini di Mantova, che pagarono anche l'avvocato della difesa, rimane ancora oggi un eroe.
35 Ci si riferisce, qui, al putsch della birreria di Monaco. Fu un tentativo di colpo di Stato organizzato da Adolf Hitler tra l'8 novembre e il 9 novembre del 1923, insieme ad altri leader del Kampfbund. Non si tratt di un'operazione ben studiata e organizzata, bens di un'azione improvvisata da Hitler, che aveva scartato due piani precedentemente discussi e organizzati. L'occasione fu data dal comizio organizzato da Gustav von Kahr, investito di poteri dittatoriali in Baviera, presso la Brgerbrukeller, una grande birreria di Monaco, oggi non pi esistente dopo i danni causati dall'esplosione a seguito del fallito attentato a Hitler nel 1939 e a quelli del bom
bardamento inglese del 1944. Era l'occasione per mettere in crisi l'intero triumvirato che governava all'epoca il Land bavarese. Assieme a von Kahr, infatti, sarebbero stati presenti anche: Otto von Lossow, comandante dell'esercito in Baviera, e Hans von Seisser, capo della polizia di Stato. L'obiettivo di Hitler era di costringerli, all'occorrenza anche con la forza, a portare a termine un colpo di Stato al fianco dei nazionalsocialisti. La sera dell'8 novembre 1923, nella grande birreria bavarese, Kahr stava gi parlando da quasi mezz'ora dinanzi a circa tremila persone. Hitler irruppe nella sala, assieme alle truppe d'assalto di Ernst Rhm, in maniera teatrale, sparando con la sua pistola un colpo in aria. Kahr interruppe immediatamente il suo discorso e la folla prest attenzione a quel personaggio che, ormai davanti al pubblico, sul palco, comunic che la rivoluzione nazionale era scoppiata e che l'esercito e la polizia bavarese stavano marciando sotto la bandiera della croce uncinata. Intanto le truppe d'assalto, le sa, avevano assediato la sala all'interno e all'esterno. Tra lo sconcerto generale per la notizia appena data, Hitler invit il triumvirato a seguirlo in una stanza vicina. In quella stanza cerc di costringerlo ad accettare il suo programma. Non ottenendo risposta (nonostante l'utilizzo delle minacce), corse di nuovo in sala dove, bluffando, annunci la destituzione del ministero bavarese e la costituzione di un nuovo governo nazionale. A quel punto comparve il generale Erich Ludendorff, divenuto famoso durante la Prima Guerra Mondiale che, appoggiando Hitler, riusc a convincere i tre politici a scendere a patti con lui. Tornati in sala esposero una breve relazione, nella quale giurarono fedelt ai compagni e al nuovo regime. La folla, dopo un'iniziale smarrimento per quel repentino mutamento dei fatti, avendo appreso che i rappresentanti politici che essi sostenevano si erano uniti a Hitler, cambi immediatamente atteggiamento e salut esultante il nuovo governo. Dopo lo scioglimento della riunione, Hitler si allontan momentaneamente dalla birreria, lasciandola sotto il controllo di Ludendorff. Al suo ritorno dovette constatare che i suoi presunti alleati erano fuggiti. Il vecchio generale prussiano li aveva lasciati andare, contando sulla loro parola. Liberi di agire, Kahr e i suoi collaboratori comunicarono alla polizia e all'esercito la loro estraneit ai fatti della Brgerbrukeller e li esortarono a contrastare i putschisti. Un altro contrattempo giunse dai distaccamenti delle truppe d'assalto, che avrebbero dovuto colpire la citt in alcuni dei suoi punti vitali. Solo Ernst Rhm, a capo di uno dei distaccamenti, raggiunse l'obiettivo: il quartier generale del Ministero della Guerra, senza comunque riuscire a conquistarlo definitivamente. Hitler, nonostante il mancato appoggio delle istituzioni al colpo di Stato, non si arrese. Ludendorff propose quindi di marciare sul centro della citt al fine di impadronirsene senza spargimenti di sangue. La Reichswehr e la polizia, corpi composti fondamentalmente da ex combattenti, non avrebbero mai osato aprire il fuoco su un generale che li aveva guidati durante la guerra, famoso per la sua fedelt all'Impero. La mattina del 9 novembre, anniversario della proclamazione della Repubblica di Weimar, Hitler e Ludendorff marciarono quindi alla testa di una colonna di circa tremila uomini. Poco dopo mezzogiorno il corteo si avvicin al suo obiettivo: il Ministero della Guerra, dove Rhm era ancora asserragliato insieme ai suoi uomini. Il corteo fu bloccato da un distaccamento di un centinaio di poliziotti armati di fucili. Uno degli uomini di Hitler intim loro di abbassare le armi, poich era l presente il generale Ludendorff. La richiesta non sort l'effetto sperato: fu aperto il fuoco e tra i nazionalsocialisti si contarono quattordici morti e alcuni feriti. Il generale fu arrestato sul posto e il Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi fu proclamato fuori legge.
36 Panbavaresi: movimento revisionista bavarese a favore della separazione dall'Impero tedesco e della unificazione politica di tutte le regioni di lingua bavarese.

38.

Kajetan aveva dovuto aspettare un sacco di tempo appoggiato al veicolo delle pompe funebri comunali. Gli agenti, chiamati da lui, non avevano rilevato niente di insolito, e dopo che il medico aveva dichiarato naturale il decesso di Emil Teobalt, continuarono a fare il loro lavoro con lucida routine. Avvolsero il cadavere in un lenzuolo, lo legarono alle mani e ai piedi e lo posero in una bara piuttosto stretta.
Dopo che furono andati via, il padrone di casa cominci a dire che avrebbe dovuto tassare gli averi del morto. Quello che era rimasto era perlopi inutilizzabile, da mandare al macero. L'avrebbe fatto l'indomani, perch per quel giorno, ormai, era troppo tardi.
Quando disse che ore erano, Kajetan si ricord del suo incarico. Corse alla stazione dei tram e, non appena seppe che quello successivo sarebbe partito solo dopo venti minuti, si diresse a piedi verso il centro.
Raggiunse la stazione centrale giusto in tempo. Si costrinse a star calmo, e cominci a camminare lentamente lungo il binario al quale doveva arrivare il treno da Colonia. Tir fuori dalla tasca della giacca un libricino che aveva trovato sul comodino di Teobalt, e che si era messo in tasca di nascosto. Lo aveva scritto Emil stesso. Mentre fingeva di essere immerso nella lettura, osservava la gente al binario, senza dare nell'occhio. C'erano anche delle giovani donne, ma nessuna aveva l'aria di una sartina.
Il treno arriv. Kajetan riconobbe subito il giovane smilzo. Con una mano nella tasca dei pantaloni e nell'altra una valigetta, gli scivol accanto rilassato.
Nessuno lo salut. Usc sul piazzale e chiam una vettura.

39.

- Perch vuoi un giorno libero? Un giorno intero? - Urban era irritato. - E io come faccio?
Mia apr la borsetta e cerc una busta.
- Schoos ha detto anche, - prosegu Urban, - che inizi a crederti
superiore alle altre, e che non ti va pi di andare al saloon... Cos' quella?
Lei gli porse la lettera.
- Ecco, leggi.
Lui aggrott la fronte, la prese e la lesse con crescente stupore. La sua voce cambi.
- Be', questo  diverso. Non sono mica cos... - disse paterno. - Le mie condoglianze.
- Grazie, Fritz. Partirei domattina presto. La sera sono di nuovo qui.
- S, certo, - annu lui assente, guardando ancora la lettera. Poi alz lo sguardo e indic con la punta delle dita, sul foglio.
- Ma di' un po'... Io credevo che tu fossi stata nella Casa per giovani donne perdute, a Sendling. Mi hai anche detto, al tempo, che ci eri cresciuta. E adesso leggo che...
- Non  che devi sapere tutto, Fritz. - Mia sorrise stanca.
- ... E inoltre, non eri orfana? Tua madre era viva fino a poco tempo fa...
- Non lo sapevo neanch'io.
Urban guard di nuovo il foglio. Lesse il mittente.
- Quindi tu sei...? - disse pensieroso. - E tua madre  una... Ma non ti chiami diversamente?
- Mi hanno adottato, - spieg. - Ma non mi sono comportata bene e cos mi hanno cacciata e mandata al ricovero.
Urban pieg la lettera e la restitu.
- Certo che puoi partire, - ripet. -  scontato. - Si schiar la voce. - Dovrei averla conosciuta, tua madre.
Lei si stava gi alzando. Croll di nuovo sulla sedia e lo guard esterrefatta con gli occhi sbarrati.
- Sono cresciuto da quelle parti. - Not il suo sguardo interrogativo e sorrise. - Ma non me la ricordo.  un'eternit che non torno laggi.
Mia era ancora confusa. - Coincidenze. Cpita, - disse con un sorriso smarrito.
- Gi, pazzesco, - convenne lui. - E adesso vai al funerale?
Lei scosse la testa.
- L'hanno seppellita gi un sacco di tempo fa. La lettera ci ha messo settimane ad arrivare. All'ufficio comunale nessuno sapeva dove vivessi.
Urban sembr aver preso una decisione.
- Sai cosa, Mia? A casa ti riporta Schoos. Quando scendi me lo mandi su subito, cos accende immediatamente la macchina, - disse sollecito. Lei declin subito con lo sguardo.
- Non c' bisogno, Fritz. Per cos poca strada.
- Niente obiezioni, io voglio cos.
Mia si alz.
- Devo andare da sola, - disse, e lasci l'ufficio.
Urban sbuff. Una rabbia indescrivibile lo assal. Stava accadendo qualcosa che non aveva calcolato. Che adesso proprio non ci voleva.
Prima o poi ti arriva tutto addosso, gli tornarono in mente le parole di Schoos.
- Cretino, stupido. - Si accorse con irritazione di aver parlato a voce alta tra s e s.
Dal variet giungevano risate ovattate.

40.

Kajetan ritorn al luogo dell'appostamento: un piccolo Caff nella Friedrichstrasse, dal quale si poteva osservare l'appartamento dello studente.
Probabilmente quest'ultimo era uscito gi da un bel po' di tempo. Di cattivo umore, ordin un caff. Quando glielo portarono, si apr la porta della casa sul lato opposto della strada. Salt su, lanci una moneta sul tavolo e lasci il locale.
Henning von Seeberg scendeva tranquillamente verso la Leopoldstrasse. Da un venditore ambulante compr l'ultimo quotidiano ed entr nel Caf Leopold.
Kajetan prese un giornale dalla rastrelliera e si sedette al tavolo vicino al suo. Dopo pochi minuti giunse al tavolo di Seeberg un giovane. I due si salutarono confidenzialmente. Dopo che ebbero ordinato una colazione, inizi una conversazione eccitata. Von Seeberg voleva sapere se l'altro sarebbe partito di nuovo per Eibsee.
- Il fine settimana. Vieni, Henning?
- Ho da fare, - sorrise lui ambiguo.
- Capisco! - L'altro gli strizz l'occhio. - Henning, il cavaliere. Ma a me puoi dirlo, no?  quella che hai conosciuto al Regina? Di' che non l'hai gi... - lo guard invidioso.
- Sei peggio che indiscreto! - lo rimprover von Seeberg con vanit.
- Scusami! Ma  tremendo con te! E stasera come sei messo?
- Sono gi occupato, purtroppo, caro Justus.
- Con lei?
- Mi scusi, signore, - disse il cameriere, - le dispiacerebbe cambiare tavolo? Avrei un paio di ospiti che vorrebbero stare insieme. Laggi c' una sedia singola.
Kajetan fece un cenno con la testa. Certo che andava bene, ment.
Adesso non riusciva pi a capire una parola di quello che si dicevano i due giovani. Evidentemente avevano un sacco di novit divertenti da riferirsi, perch i due si separarono solo dopo un'ora. Kajetan segu lo studente che si dirigeva a passi decisi verso il suo appartamento, dove si cambi d'abito per uscire di nuovo di casa dopo poco. Sembrava volesse prendere una vettura pubblica di passaggio, poi per attravers la strada per andare alla Odeonsplatz. La attravers e infine spar nelle anguste stradine del centro storico. Solo a fatica Kajetan riusc a ritrovarlo, mentre attraversava il viale del Thal in dire
zione est, per fermarsi alla fine davanti a un edificio antico, nelle vicinanze della Isartor, e bussare alla porta. Lo fecero entrare.
Davanti alla casa un'insegna indicava la presenza, nell'edificio, della sede di un'organizzazione studentesca. Il palazzo non aveva un cortile d'ingresso, che Kajetan avrebbe potuto attraversare per dare uno sguardo alla sala dell'organizzazione. Le finestre erano chiuse. Nessun suono giungeva sulla strada. Kajetan fece su e gi per le stradine, passando a intervalli regolari davanti al portone.
Gli tornava continuamente in testa Mia.
Il crepuscolo era gi iniziato quando un gruppo di giovani lasci l'edificio. Sembravano di ottimo umore, e si trattennero a conversare ancora qualche minuto prima di salutarsi.
Alla Isartor, von Seeberg fece cenno a una vettura. Kajetan riusc solo a sentire che lo studente voleva andare nella Wrthstrasse, verso Haidhausen. Il conducente di una vettura, che Kajetan riusc a fermare poco dopo, chiedendogli di essere accompagnato nello stesso posto, non si lasci scuotere pi di tanto e procedette con lentezza. Ma Kajetan riusc comunque a vedere che il giovane entrava in una casa adiacente il perimetro della stazione est.
Quindi era l che viveva l'amata di Seeberg?
Un senso di tristezza pervase l'animo di Kajetan. Il cerchio intorno allo studente si stava chiudendo. Come poteva essere cos incauto? Non pensava che suo padre l'avrebbe fatto sorvegliare? O preferiva comunque rischiare la rottura con lui? Kajetan non riusciva a non
provare una certa simpatia per il giovane: sembrava indifferente a qualunque pericolo.
Un tram pieg stridendo per la Wrthstrasse. Quando arriv alla fermata, lontana solo pochi passi dal suo posto d'osservazione, Kajetan sal. Arrivato nella sua camera, si butt a letto esausto. Osserv i disegni che si erano formati nello stucco rovinato del soffitto.
Come doveva comportarsi? Era cos contento di poter lavorare per Fleischhauer, eppure cos triste di essere pagato per distruggere quell'innocuo amore.
Quando era ancora in polizia, la cosa importante era solo arrestare chi violava la legge. Ma qui quale legge era stata violata? Quella di qualche oscuro potere, che vuole alzarsi al di sopra della possibile
felicit della plebe?
E nemmeno voleva tradire Fleischhauer, ma... Qualcuno avrebbe avuto qualcosa da ridire, se avesse avvisato i due?
Mentre ci stava ancora pensando, una sgradevole sensazione si impadron di lui. Mia.
Voleva vederla. Il pensiero di lei sopraffece ira e ragione. Mentre cercava ancora di controllarsi, di contenersi, cominci a pensare alle parole che le avrebbe detto quando sarebbe stato di fronte a lei. Tutte le ragioni orgogliose che avrebbero dovuto impedirgli di rivederla non valevano pi.
La vita era come era, e non come avrebbe dovuto essere.

41.

- Ma che coincidenza! Il Consigliere commerciale Dandl! Dio la salvi, signor consigliere!
L'uomo grasso e ben vestito si era appena chiuso la porta alle spalle e si era guardato intorno per un momento. Sgran gli occhi spaventato.
- Credo che si sbagli, - rispose Dandl scontroso, si mise il cappello e fece per andarsene.
- Impossibile, signor consigliere. Permette? Kainz, Nuovo Corriere di Monaco. Cronaca locale. - Il giornalista fece un inchino e sorrise malizioso.
Dandl rimase fermo e si gir lentamente. - Reporter? - chiese sottovoce. - Per che testata, ha detto?
- Nuovo Corriere di Monaco, signor consiglie...
- Ah, per quello. - Il consigliere si gratt pensieroso la guancia
rotonda.
Il giornalista annu infervorato. - S, signor consiglie...
- Ah, ah. - Dandl si raddrizz e prese a dondolare sui piedi.
- Per quel giornale, quindi, - constat. - Quello su cui metto annunci da un'eternit e per di pi non proprio gratis?
- Davvero? - chiese Kainz interessato.
- Davvero, - conferm Dandl. Assunse un'aria pensierosa. - Quindi  da l che viene... - ripet attendendo.
-  cos: Kainz, reporter locale. Sto facendo delle ricerche per un reportage sugli stranieri a Monaco, e vorrei intervistare Madame de Paris. Anche lei mette annunci, vede,  anche sulla targa alla sua porta, c' scritto che d lezioni di francese. - Indic con la testa verso la porta dalla quale era appena uscito Dandl. - Ma mi ha meravigliato che alcune signore di Parigi parlino un dialetto che avrei attribuito pi facilmente a Dingolfing.
Dandl lo interruppe.
- Signor... - cominci serio.
- Kainz! Se posso, signor consiglie...
- ... Kainz. Allora, non penso che far molto piacere al signor Dietrich, il suo capo, se lei disturba la clientela del giornale, non pensa anche lei?
- Adesso non la seguo, signor consigliere! - disse il reporter con aria innocente. - Cosa le viene in mente?
- Solo cos, signor Kainz, solo cos, per dire. Ci siamo capiti?
Kainz scosse la testa senza capire. - Cosa intende?
- Ho chiesto se ci siamo capiti.
- Ma insomma, signor consigliere! - Il reporter gonfi il petto agitato. - Solo adesso la capisco. La prego! Ma per chi mi ha preso? Mi sento quasi offeso, - sembrava sinceramente indignato.
Dandl lo rassicur. - Non volevo dire questo, Kainz. Ma deve capire che una persona con un ruolo pubblico deve stare molto attenta. Lo si incontra dove passa per caso e alla fine viene fuori che lui...
Kainz annu con fervore. - Ovviamente, ovviamente, signor consigliere.  proprio cos!
- Via, venga con me, Kainz. Affinch il suo viaggio non sia del tutto vano, la invito a bere un bicchiere di vino. Cos pu anche farmi una o due domande che siano veramente interessanti per un reporter in gamba come lei, sempre attento, - ammicc velocemente, dando a intendere molto.
Il reporter era sorpreso. S'inchin grato. -  un onore, signor consigliere.
Dandl fece un gesto magnanimo con la mano. - Venga, - cominciarono a scendere le scale. - Forse le interesser sapere che domani, nell'hotel Vier Jahreszeiten ci sar un incontro particolarmente signi
ficativo, cui parteciperanno i pi importanti rappresentanti delle organizzazioni nazionali tedesche.
- Lo so, signor consigliere. I pi importanti rappresentanti delle
organizzazioni nazionali, panbavaresi e monarchiche si mettono
insieme.
- E come lo sa, questo, Kainz?  ben informato. I miei complimenti.
- Signor consigliere, - rispose il reporter, - sono un giornalista in fin dei conti.
- Ma non sapr anche che ci saranno i rappresentanti del centro e rappresentanti del clero locale...
- No, - ammise Kainz. - Davvero? Molto interessante. E di che si parler?
- Be', si tratta di niente meno che del futuro della nostra nazione. Con una repubblica come questa non si far mai di questo un grande Stato.
- Ovviamente, - annu il reporter. Avevano raggiunto il corridoio d'ingresso. Dandl si ferm e si guard intorno con aria da cospiratore. La sua voce si abbass.
- Ovviamente si discuteranno anche alcuni dettagli, e probabilmente anche quelle cose che devono essere rivelate e che porteranno alla necessaria pulizia, diciamo cos, di quegli elementi che sono convinti di poter abusare della sollevazione per i loro loschi affari.
- Oh, - disse Kainz. Entrarono nella vivace Neuhauser Strasse. Dandl indic un locale alla fine della strada.
- Andiamo al Caff Fahrig, alla Karlsplatz, - decise.
Kainz sembr rifletterci. Un sorriso da vecchia volpe si allarg sul suo viso. - Volentieri. Ma se per il consigliere non  un problema, preferirei andare da Steyrer.
Il viso di Dandl sembr di colpo pi lungo. - Steyrer? - gli venne un colpo di tosse.
- S,  il mio posto abituale. Non mi dica che non lo conosce! O non le piace?
- S, certo... - La voce del consigliere aveva perso ogni vigore.
Kainz continu a parlare vivacemente. - Allora di certo conoscer anche il proprietario, il signor Urban. Un uomo grandioso. E, inoltre, un uomo che un giornalista deve sempre tener presente, perch ogni tanto si ottengono da lui informazioni davvero interessanti.
- ... E ogni tanto... lei lo ricambia... - gemette Dandl.
Kainz annu crudele. - Certo, lei sa come funziona, signor consigliere. Che le prende? Si sente male? Non parla pi?

42.

Per tutta la mattinata Kajetan aveva cercato di pizzicare lo studente all'uscita di casa. Von Seeberg doveva essere gi uscito. Non era neanche al Caf Leopold, dove era solito fare colazione, e nemmeno tra i visitatori dell'edificio dell'organizzazione, al centro storico.
Poi si ricord che von Seeberg aveva parlato con un collega di un'escursione sul lago Eibsee. Forse era l? Ma Fleischhauer non avrebbe mai pagato un viaggio che avrebbe potuto rivelarsi inutile.
Vag senza meta per la citt, disimpegn parte dei suoi oggetti, cosa che si era ripromesso di fare da giorni, e and a dormire per qualche ora.
Quando si svegli, era gi il crepuscolo. Si alz in fretta e si diresse verso la Friedrichstrasse. In un'occasione, aveva visto von Seeberg alla finestra del suo appartamento e quindi sapeva a che piano stava. Non c'erano luci accese.
Alla fine risal il Gasteig con il tram. Le finestre dell'appartamento della Wrthstrasse che cercava erano illuminate. Il portone si apr, bast una leggera pressione. Sal la scala fino all'ultimo piano e buss a una porta su cui era appesa una targa con su scritto: Weber, Petronilla.
- Chi  l fuori? Henning, sei tu?
Era sola.
- Sono un amico di Henning, ho un messaggio da parte sua.
- La porta  aperta! - disse a Kajetan quella voce femminile. Gir la maniglia.
La ragazza bionda lo guard con un'espressione sincera.
- Chi  lei? Non la conosco affatto. Un amico di Henning, dice? - Gli porse la mano. - Io sono Nilla.
Kajetan gett uno sguardo alla camera. Era pulita e in ordine, in un vaso sul tavolo c'era un mazzo di aster. Tutto trasmetteva cura e amorevolezza. Che doveva fare?
La ragazza incroci le braccia sul petto e indietreggi di un minuscolo passo. - Che cosa desidera?
Kajetan si present e ammise di essere indirettamente al servizio del padre di Henning.
- Si accomodi, - fece lei intuendo qualcosa. Invano cerc di reprimere il suo nervosismo. Arross. Kajetan declin.
Lei croll su una sedia. - Non volete che stiamo insieme, lo so gi, - disse afflitta.
- Io non voglio nulla, signorina Nilla, - la corresse lui. - Ma  vero, il padre  preoccupato.
Gli occhi le si inumidirono. - Deve essere fatto di pietra. Oppure... - si riprese e tir su col naso, - no... Forse  davvero un uomo buono e... Lo conosce, lei? Non potrebbe...
Kajetan scosse la testa.
- Cosa... cosa voleva dirmi?
- Henning l'ha avvertita che il padre gli ha proibito di vederla?
Stava per annuire, ma all'ultimo momento si blocc, spaventata, e lo guard con gli occhi sbarrati. - No, - ment.
Kajetan tacque. Nilla lo squadr velocemente e poi guard a terra. Tir fuori un fazzoletto dal grembiulino e si soffi il naso. Poi alz
la testa.
- E adesso il padre vuole controllare se Henning mantiene fede alla promessa? - chiese brusca. - E lei? Lei vaga qui intorno da quando  tornato per scoprirlo? E non si... vergogna?
Kajetan alz le spalle e le lasci ricadere. Sentiva il desiderio di lasciare subito la stanza e si volt verso la porta. Lei salt su con i capelli scarmigliati e gli si par davanti. - Mi scusi, non volevo dire co
s. - Cominci a piangere. - La prego, non dica niente. Per la Santa Vergine! Henning e io ci vogliamo bene. Prima o poi il padre dovr capire che niente al mondo pu separarci. Dovr riconoscerlo. E capir che brava figlia potr essere per lui. E allora suo figlio potr rispettarlo di nuovo, com' giusto che un figlio rispetti il padre. La prego.
And verso il com, apr un cassetto, prese una borsa con del denaro e gliela mise davanti con il volto coperto di lacrime. Kajetan aggrott la fronte colpito.
- Lui la paga, no? Guardi qui, - apr la borsa e prese un mazzetto di banconote piegate insieme. - Avr da me i soldi. Non sono una prostituta, ho risparmiato un po'. Li prenda... Ma per favore, non dica niente.
Colpito, Kajetan aveva guardato la banconota da dieci marchi ed era indietreggiato di un passo senza accorgersene. Deglut e le spinse indietro la mano.
- Tenga pure i soldi, - disse con voce spezzata. - Ci penser su.
Lei alz le sopracciglia e lo guard speranzosa. Un sorriso incredulo le comparve sulle labbra. Il suo petto si alzava e abbassava velocemente. Cercava le parole.
- Intanto non dica a nessuno che sono stato qui. A nessuno! E soprattutto non a Henning. Mi ha capito?
Lei annu con fervore. - Lo prometto.
Kajetan la guard severo.
- Lei non ci tradisce! - esclam felice, e lo abbracci. Kajetan la guard torvo.
- Ho detto che ci penso, - borbott. Lei tolse le mani dalle sue spalle.
- Abbiamo gi deciso che d'ora in poi saremo pi attenti, Henning e io, e ci vedremo pi di rado. Anche se  davvero difficile.
- Cos difficile?
- S, molto, - rispose lei afflitta.

43.

Mentre Kajetan riscendeva assorto il Gasteigberg pensava a Nilla. Gli piaceva molto. Che doveva fare? Il detective aveva fiducia in lui, non poteva tornare sul lastrico per un'altra azione sconsiderata. Se questo incarico fosse andato bene, avrebbero potuto seguirne altri e poich rinunciava volentieri ad altre avventure con Urban, ne avrebbe avuto presto estrema necessit.
Era indeciso, ma sapeva anche che tutto sarebbe andato come andava sempre. Si sarebbe di nuovo messo in difficolt da solo, e niente al mondo sarebbe riuscito a impedirgli di infilarsi di nuovo in un mare di guai.
Pens a Mia. Perch non andava subito da lei? Qualcosa ancora lo tratteneva, ma ormai riconosceva anche che non c'era via d'uscita. Aveva cercato di impedirlo, ma dentro di lui si era mosso qualcosa. Quello che lo aveva legato a Mia non era ancora finito. Forse era impazzito, perch aveva creduto che per lei dovesse essere la stessa cosa. Per troppo tempo, nel profondo del suo animo, aveva desiderato contatto e vicinanza. Adesso gli arrivavano. Forse era solo un madornale errore. Ma non era una bugia dire che non riusciva a pensare ad altro che a quella notte.
Domani decise. Si vide gi davanti alla porta di Mia, a bussare.
Si era fatto buio. Si strinse nelle spalle. Anche se l'aria della sera era piacevolmente calda, ebbe un brivido di freddo.
Con rabbia spinse la cigolante porta della pensione e attravers il piccolo foyer. La porta dell'ufficio di Brettschneider era aperta.
- Signor Kajetan! - Kajetan era gi appoggiato al corrimano della scala. Brettschneider era sulla porta e si stava aggiustando una bretella sulla spalla.
- L'ho sentita. Riconosco i miei ospiti da come camminano.
Kajetan non era particolarmente interessato. - Ah, s? E come cammino io?
- Sempre un pelo pi velocemente degli altri. Quasi con un po' di agitazione, come se avesse paura che le sfugga qualcosa. Cos' che le mette cos fretta?
Kajetan fece spallucce. Si chiedeva cosa volesse il proprietario.
- Sono deluso dalle sue conoscenze, comunque.
- Che intende?
- Poco fa  stata qui una giovane e le ha... - mise la mano in tasca e ne trasse un foglietto ripiegato, - ... scritto un messaggio. Ecco! - Tese la mano.
Kajetan prese in mano il biglietto, stupito.
- Quando  stata qui? - chiese frettoloso. Pieg il biglietto con le dita tremanti.
- Oggi a mezzogiorno. Ma lei non c' mai. Che combiner mai in giro tutto il giorno?
Kajetan pieg ancora il foglietto e torn alla scala, in silenzio.
- Sono davvero un po' deluso da lei, - gli grid dietro Brettschneider. - Sono deluso dalle sue frequentazioni. Pensavo che almeno lei non si facesse coinvolgere da quei traffici.
Kajetan si gir arrabbiato. - Da cosa?
- Lo so come stanno le cose, - fece qualche passo verso le scale e guard in alto. - Lo vuole sapere come capisco che una guadagna i soldi sulla strada? La maggior parte di loro ha un piccolo sfregio sul viso.
Kajetan cerc di controllarsi. - Mi lasci in pace, Brettschneider. Non mi interessa. - E continu a salire.
- Si tratta, infatti, della cicatrice di un taglio di coltello, - continu l'altro con cattiveria. - Per le prostitute funziona come dal sarto, prima si taglia, poi si cuce. - E rise di cuore alla sua stessa battuta.
Kajetan sal due scalini alla volta e raggiunse la sua stanza con il cuore in gola. Quasi volando prese la caraffa, vers l'acqua nella bacinella e si lav il viso. Poi si mise davanti allo specchio, si pettin e si guard. Con tenerezza, pens che non solo aveva scritto la parola corri con una r, ma che tutto il biglietto era pieno di errori di ortografia. Solo per un momento si chiese se in quel momento lei fosse a casa. Era lo stesso. Sarebbe andato da Steyrer, nel caso, si sarebbe seduto al variet, avrebbe fatto finta di niente e l'avrebbe aspettata di nuovo al chioschetto di Stachus. Anche se, gli venne in mente, lei lo aveva pregato di andare al suo appartamento, a Glockenbach. Gett il pettine nel cassetto, si guard intorno con aria assente e lasci la camera a passo svelto.

44.

- Rimanga fuori, - tuon il vecchio, - non pu entrare nessuno. Il dottore  dentro. E chi  lei?  della famiglia?
- Be', s, - balbett Kajetan, - Cosa...?
- Comunque, non pu entrare nessuno. - Il secondo agente annu. Sul pianerottolo c'era una piccola folla di inquilini curiosi che si guardavano intorno smarriti.
- Che... che  successo, dentro? Che  successo a Mia?
- Non si agiti. Il dottore  gi dentro. - Kajetan tremava. Sgran gli occhi fissando l'agente.
In quel momento la porta che conduceva alla stanza di Mia si apr. Ne usc il medico, seguito dall'assistente sociale.
- Subito all'ospedale, - disse il medico.
- Che succede? - url Kajetan. Il medico si gir minaccioso.
- Ha tutta l'aria di un avvelenamento.
- Avve... avvelenamento?
- Si tolga dai piedi! - L'assistente sociale lo spinse di lato e si rivolse a uno degli agenti. - Siete in macchina? No? - Guard Kajetan. - Lei  di casa qui? C' qualcuno che ha un telefono?
Non rispose nessuno. Kajetan chiuse gli occhi e respir profondamente. Afferr l'assistente, la spost a sua volta, e cerc di entrare nella stanza. Lei gli diede uno schiaffo. Lui indietreggi, inciamp sulla soglia e fin tra le braccia di un poliziotto.
- Un telefono! Nessuno ha un telefono? - imprec lei. - Dottore, allora dobbiamo prendere la sua macchina.
- Non c' altro da fare, - borbott il medico contrariato, e si gir verso le scale. - La porto davanti all'edificio. - I vicini indietreg
giarono.
- Signor sergente, mandi via la gente. Dobbiamo portare gi la
malata. Si tratta di minuti preziosi, in queste situazioni, - disse l'assistente sociale.
- Tutti tornino ai loro appartamenti! - url il vecchio agente e lo
ripet in tono pi severo, dopo aver visto che nessuno si muoveva. - Forza, ognuno nella sua tana! Non c' niente da vedere.
Il poliziotto imprec ad alta voce e avanz minaccioso verso i curiosi che si urtavano spaventati e che alla fine obbedirono all'ordine.
Il viso dell'assistente sociale era impassibile. Il suo petto si alzava e si abbassava. Stava riflettendo. Pos lo sguardo su Kajetan.
-  un parente? O chi  quello? - chiese al poliziotto. Questi alz le spalle, incerto.
- No? Allora deve sparire, - indic verso gi. Il poliziotto spinse Kajetan, che opponeva resistenza, fino alle scale, e gli diede una leggera spinta. - Gi! - brontol con rabbia. Kajetan barcoll per alcuni gradini verso il basso e si aggrapp alla vaschetta dell'acqua. Nella rientranza di un ingresso c'era un giovane che piangeva irrefrenabilmente.
L'assistente sociale si rivolse al secondo poliziotto.
- Bene. Ci aiuter lei, - disse decisa. - Dobbiamo portarla gi, il dottore sar qui a momenti.
- Aspetti gli infermieri! - rispose il poliziotto riluttante. - Il tempo baster. Non vorrei sporcarmi l'uniforme, mi viene in me... -
Non continu a parlare. Uno sguardo lo fulmin.
- Per me... - brontol alla fine, e la segu nella stanza.
Le loro voci si sentivano a malapena. Kajetan si teneva ancora al corrimano. Gli girava la testa. Confuso, sent solo il richiamo del medico dall'androne. L'agente che era rimasto sul pianerottolo gli rispose. Lentamente Kajetan rimise in ordine i pensieri. Scese le scale di corsa.
Il motore della macchina scoppiettava.
- Che le  successo? - chiese al dottore.
- Gliel'ho gi detto, - rispose il medico irritato. - Probabilmente veleno.
- Perch veleno?
Il medico lo guard con compassione. - Domanda stupida.
- Voglio dire, che tipo di veleno, signor dottore?
- Se lo sapessi...
- E dove la portate adesso?
Il medico nomin una clinica dall'altra parte dell'Isar. - Sempre che abbia ancora senso.
- Mi faccia venire, dottore, - chiese Kajetan di getto.
-  pazzo? Non ho posto. Siete parenti?
- S, - ment. - La prego, devo...
- Comunque sia non ho posto, santo dio! Non ci sente? La vedr prestissimo.
Kajetan cominci a correre. Aveva gi raggiunto la riva nord dell'Isar quando fu superato dalla macchina del medico, che, al ponte Ludwig, aveva piegato verso est. Il suo respiro era affannato. Continu a correre boccheggiando.
Quando raggiunse la clinica, la macchina del dottore era ancora davanti all'ingresso.
- Ehil, - fece il portiere secco. - Fermo l, che vuole?
- Ispettore Kajetan! Polizia! - Kajetan prese fiato e fece finta di cercare qualcosa nella tasca della giacca. -  ...  stata appena portata qui una donna. Dove l'hanno portata?
Il portiere, colpito, fece un piccolo inchino.
- Mi scusi, ispettore, - disse umilmente, - la giovane donna, quella che  appena...
Kajetan annu impaziente.
- Be', se voleva parlare con lei, signor ispettore,  arrivato tardi. Lei... Be', queste cose si vedono subito, anche se non sono un medico... Che per la ragazza non c'era pi niente... Ma che le prende all'improvviso? Signor ispettore!
Lo avevano portato in una stanza vicina e lo avevano steso su una branda.
L'assistente sociale l'aveva visto crollare e adesso era seduta accanto a lui. Kajetan si svegli dopo pochi minuti e la guard con gli occhi pieni di lacrime.
- Perch non l'ha detto, che era della polizia? - chiese lei.
Lui scosse la testa confuso. - Non  vero, - sussurr.
- Ah, ecco, - comprese lei. - Stavate insieme, eh?
- Che  successo? - sussurr Kajetan.
- Sembra... si sia avvelenata.
- Perch... Con cosa?
- Non lo so. Non ho visto niente in giro. Il dottore dice...
- Cosa?
- Cocaina.
- Cocaina? - ripet Kajetan incredulo. - E da dove...? - Prov ad alzarsi. Lei lo spinse gi delicatamente.
- Da dove l'ha presa? Ma dove vive?
- Mia... - sussurr Kajetan, - e la cocaina...
- Ci sono molti indizi che lo fanno pensare, - spieg lei in tono concreto. - Pressione alta, crampi, difficolt respiratorie. Ma non sono un dottore. Potrebbe anche essere stato qualcosa di completamente diverso.
- Come... come l'avete trovata?
- Da quello che so,  arrivata fino alla porta e ha chiamato aiuto. Io stessa ero nelle vicinanze solo per caso.
- E chi chiama aiuto, se vuole uccidersi?
- La maggior parte, - rispose lei asciutta. - Ma qualcuno dovrebbe far capire loro che la sequenza opposta  pi conveniente.
L'assistente sociale gli aveva poi raccontato che Mia era ancora cosciente quando lei era entrata nella camera. Voleva dire qualcosa, ma non riusciva a parlare. In macchina si era svegliata per un momento e aveva sussurrato qualcosa. Ma lei non era riuscita a capire bene. Suonava come stranamente... s, stranamente in pace. Diceva che adesso era tutto a posto. O qualcosa del genere.
- Ma adesso deve andare, - disse poi, e afferr Kajetan sotto il braccio. - Prima che qualcuno scopra che ha mentito. Potrebbero denunciarla.
Lui si alz.
- Vorrei vederla, - disse con tono monocorde.
- Sia ragionevole. Non si pu pi.
Lui la implor. Lei si spazient e si stacc dal suo braccio.
- Non  pi qui gi da un po'.  stata subito portata allo studio di medicina legale, appena il medico l'ha dichiarata morta.

45.

Bierkugel e Messer non avevano avuto vita facile nei giorni trascorsi. Dopo la sconfitta di Kaiser erano, s, passati dalla parte di Urban, ma li si guardava ancora con sospetto. Almeno quella sera, per, il piccolo Bierkugel aveva avuto la possibilit di dimostrare le proprie capacit. Perch era stato lui a scoprire l'intruso, a costringerlo alla fuga e a spegnere il fuoco.
Soddisfatto, osservava Urban, che negli ultimi tempi non era quasi mai nel suo ufficio al piano di sopra del variet. Era arrivato col cappotto al vento e la bombetta di sbieco, e adesso stava strigliando i suoi uomini. Schoos aveva alzato involontariamente le mani, come se dovesse difendersi da uno schiaffo.
- Non  successo mica niente! - si difese risentito. Urban si asciug la fronte e si lasci cadere distrutto su una sedia.
- Per tua fortuna, - disse cupo. - Racconta, - ordin con voce minacciosa, - com' potuto succedere? Sarebbe potuto andare a fuoco tutto l'edificio, per colpa della vostra disattenzione.
- L'ho visto io per primo, - disse Bierkugel con orgoglio. Urban gli fece un cenno di approvazione e si gir verso Schoos.
- Ma tu, Schoos, eri di turno oggi. Dov'eri? A pomiciare di nuovo con Gotti?
Kandl guard incredulo prima l'uno, poi l'altro. Schoos neg con rabbia.
- Perch, adesso mi metto a pomiciare con le sue troie?! - protest. - Le pustole me le posso prendere anche in altri modi.
Gotti si avvent su di lui come una furia.
- Gotti! - la voce di Urban la pietrific. Il braccio di lei, pronto a colpire, croll all'istante.
Adesso anche Kandl sembr capire. Smarrito, indic Schoos e si rivolse a Gotti. - Che fai tu... con quello l? - e la colp sul viso. Lei grid e cadde sbattendo contro la porta. Kandl incass la testa fra le spalle, si gir verso Schoos e alz di nuovo il pugno.
Urban era fuori di s. Salt su, afferr il pazzo furioso e gli piant in faccia un sonoro ceffone.
- Vogliamo far silenzio qui, una buona volta? Provano a bruciare il mio locale. La gente va in panico. Gli affari vanno al diavolo e chiss come sar nei prossimi giorni. E a voi non viene in mente niente di meglio che azzuffarvi per una tipa qualunque?
Bierkugel si godeva il litigio, e si scambi uno sguardo con Messer.
Gotti si muoveva a quattro zampe e cercava di alzarsi. - Io me ne vado, - mormor a bassa voce. - Ne ho abbastanza, vado ad Augsburg... Almeno l c' un bordello come si deve... l...
- Buttate fuori quella troia, - ordin Urban. Respirava affannosamente. Messer afferr la ragazza bruscamente e la butt fuori. - Con te parliamo dopo! - sibil Kandl.
Urban si accarezzava i capelli. Si sedette di nuovo, si port entrambe le mani alle tempie e si mise a pensare. Poi guard in alto.
- Qualcuno lo ha riconosciuto? - chiese secco. - Tu, Bierkugel, l'hai beccato, quello che ha appiccato il fuoco? Dici anche che gli hai sparato. Dici che una l'ha presa?
- Sicuro.
- E come lo sai?
Bierkugel indic con la sua testa tonda verso la strada. - Fuori c' una chiazza di sangue.
- E tu che hai visto? Era uno di quelli che prima stava con voi e Kaiser?
Bierkugel neg. - Sono tutti con te da un pezzo.
- Non  che era proprio lui?
- Kaiser? Sicuro che no. Per quanto ne so, al momento  all'ospedale. Pare che una macchina l'abbia investito mentre cercava di attraversare la strada ubriaco. Inoltre, non l'ho visto bene, ma era un po' pi alto di Kaiser. E pi magro.
Urban si guard in giro.
- Chi potrebbe essere stato? Che ne pensi, Messer?
- Uno a cui non piaci, direi.
- Posch, dici? - Urban ci pens. Scosse la testa. - Posch  un pagliaccio. - Guard Schoos. - Non fare l'offeso. Che ne dici? Anche tu lo conosci.
Schoos alz le spalle stizzito. - Per tanti soldi a volte il coraggio si trova all'improvviso. E comunque potrebbe aver incaricato qualcuno.
- Non credo, - lo contraddisse Urban. -  successo troppo in fretta. Fino a oggi lui dava per certo che Dandl mi avrebbe preso per il collo e che avrei restituito il denaro. Che Dandl non lo far, lui ancora non lo sa. E anche Dandl si vorr proteggere. - Si guard intorno soddisfatto. - Ha capito la lezione. Proprio carino, quando mi ha invitato alla riunione e mi ha anche ringraziato per i servizi resi. No, per quanto sia un porco bastardo, non  stupido.
Bierkugel avanz di un passo. Urban alz lo sguardo.
- Posch e Dandl sono piuttosto amici, - disse.
- Lo sappiamo, - rispose Urban tranquillo.
- Quindi puoi presumere che Dandl gli abbia gi detto in che casino si  cacciato e che quindi non pu pi essergli d'aiuto.
Urban si accarezzava la barbetta. Annu assorto, si alz e cominci a camminare su e gi.
All'improvviso batt la mano aperta sulla tavola.
- Schoos, Kandl, cercatemi Posch! Pu esserci solo lui dietro a questa storia!
Gli uomini si guardarono stupiti. - La fai facile, - biascic Kandl. Urban fece un cenno di fastidio con la mano. - Posch deve essere in citt. Scoprite dove si nasconde.
- E poi?
- E poi? - fece eco Urban spazientito. - Poi avr ci che gli spetta, capisci? E adesso sparite.
Il suo sguardo cadde su Schoos, che si era diretto silenziosamen
te alla porta. Credeva di aver riconosciuto l'accenno di un sorrisetto compiaciuto all'angolo della sua bocca.
- Mi guardi cos, Schoos? - chiese irritato.
Schoos fece finta di non capire. - Non guardo proprio nessuno, - borbott.
- Certo che guardi. Lo vedo! - Urban lo cacci fuori con rabbia. Poi per gli venne in mente ancora qualcosa.
- Ah, Kandl, - disse, - aspetta un attimo.
L'interpellato si gir.
- Dimmi, Kandl, oggi Mia  stata qui?
Kandl ci pens su un attimo. - Mia? No, oggi Mia...
- Ma oggi avrebbe dovuto cantare, giusto?
Kandl annu. - Gustl dice di s. Ma a vederla, non l'ho vista.

46.

Gli uomini trovarono l'austriaco poche ore dopo. L'oste del Blauen Bock aveva detto loro dove lo avrebbero trovato di sicuro. Ovviamente lui conosceva la puttana con cui Posch si era ubriacato e con cui alla fine, circa un quarto d'ora prima, era uscito barcollando dal locale. L'oste seppe descrivere anche l'ingresso del cortile della casa sulla Jakobsplatz della quale la ragazza aveva la chiave e in cui conduceva gli affari di quel tipo.
Avevano raggiunto l'entrata dopo pochi passi. Era buia, una lampada a gas illuminava solo la parte anteriore della stradina. Schoos premette l'orecchio contro la pesante porta. Indic con il pollice verso l'interno e sorrise. - Ci stanno andando gi pesante, l dentro, - mormor. Anche Kandl si mise a origliare. Storse la bocca. - Deve
essere un peso massimo, quello che solleva.
Erano passati alcuni minuti, quando si sent un gemito sordo seguito da gridolini soffocati. Subito dopo i due sentirono alcuni passi e indietreggiarono in fretta, facendo poi finta di passare per caso per la strada. La prostituta usc ansimando e discese a passi svelti la stradina. Poco dopo la porta si apr di nuovo.
Schoos si port una mano alla tempia e salut con aria sorniona. Posch si spavent.
- Chi siete? - chiese.
Non aveva forse ordinato una vettura?, ribatt Kandl. Posch neg.
- Cretinate, - protest, - ma se risiedo qui dietro l'angolo!
I due uomini si guardarono. Schoos si rivolse di nuovo alla vittima e lo afferr per il bavero.
- Una volta che  ordinata,  ordinata! - disse minaccioso. Kandl prese Posch per un braccio e lo trascin con s. Impotente, Posch si guard intorno.
- Se gridi, sei morto. Lo senti quello che ho in mano? Che cos'? - Schoos premette la punta di un coltello contro la schiena di Posch.
- Ma cosa... cosa vi ho fatto? - sussurr, e intanto guardava sconvolto prima l'uno, poi l'altro. Improvvisamente sembr fermarglisi il respiro.
- Ma io vi conosco! - gemette, e prov a divincolarsi dalla presa dei due uomini. - Voi siete gli scagnozzi di Urb...
- Sta' zitto! - Schoos premette la lama pi forte contro la sua schiena. Posch gemette piano. Presto raggiunsero la macchina. Kandl, che adesso aveva anche lui un coltello in mano, apr la portiera, spinse Posch sul sedile posteriore e si sedette accanto a lui. Schoos imprecando gir la manopola del motore e si sedette al volante.
Presto raggiunsero il ponte Ludwig. Schoos spense la Selve.
- Do... dove mi portate? - sussurr Posch.
- Non capisco che gli prende. Viene in macchina con noi e non  contento.
- Dove... dove andiamo? - balbett Posch.
- Solo a fare una passeggiatina, - rispose Kandl sbadigliando.

47.

Il vento fresco che aveva cominciato a soffiare al mattino aveva aperto la finestra. Con un rumore sommesso spingeva l'anta avanti e indietro, fino a farla sbattere sull'imbotte. Mezzo addormentato, Kajetan aveva avuto la sensazione che il battere regolare, accompagnato da un tintinnio come di vetri, fosse parte del suo sogno, finch infine non si svegli perch stava gelando. La coperta era sul pavimento. La tir su di nuovo e ci si seppell, fino a quando non arriv il rintocco tonante delle campane della Chiesa dello Spirito Santo. Con movimenti
pesanti si alz e chiuse la finestra. And tastoni in giro per la stanza. Alla fine si vest.
Si guard allo specchio e rimase a fissare la propria immagine, stordito. Aveva il viso grigio di sporco, e in mezzo agli occhi gli si era formata una profonda piega verticale. Sotto le orbite arrossate, i sacche lacrimali erano gonfi come quelli di un vecchio ubriacone, e dei solchi profondi si erano scavati tra le narici e le guance non rasate. I capelli erano selvaggiamente spettinati, invano cerc di lisciarli con la mano. Riemp la bacinella, raccolse dell'acqua con entrambe le mani e si pul il viso. Poi si asciug, pos l'asciugamano di lato e drizz la schiena. Non guardava pi nello specchio.
Mia era morta. Si era avvelenata.
Eppure poche ore prima gli aveva fatto recapitare un messaggio e gli aveva chiesto di andare a trovarla! Era molto importante, aveva scritto. Che cosa voleva dirgli?

48.

Gi dalle scale si accorse dai rumori che la porta dell'appartamento di Mia era aperta. Quando si avvicin un po' di pi vide una signora magra, un po' avanti negli anni, che stava lavando il pavimento con un panno bagnato. Non si lasci disturbare dal saluto di Kajetan.
- Ha perso qualcosa, qui?
S, effettivamente, s.
- Quindi? Chi  lei? Lo sposo?
- S.
La donna continu a pulire. - Ah, s? Allora riderei, se non fosse cos triste. Sparisca.
Kajetan si rese conto di essere ancora troppo debole per lasciarsi coinvolgere in un litigio. Lasci cadere le braccia. Lei lo squadr di sottecchi.
- Non volevo dire niente di cattivo, signore, - si affrett a dire. -
Volevo molto bene alla signorina. Ma non per questo ci cadono gli occhi, no? - Gett lo straccio nel secchio e si alz.
- Ogni tanto mi portava qualcosa e qualche volta  venuta a prendere una tazza di caff da noi, - raccont mentre si sgranchiva. - Non era una cattiva. Quelle sono altre.
Kajetan si schiar la voce. - Perch lo ha fatto? Lei lo sa?
Lei lo guard con compassione. - Che crede, cosa si sta chiedendo tutto il condominio, da quando l'hanno portata via? Se non lo sa lei! Ma lei che pensa?
- Anch'io non lo so. I poliziotti non hanno detto nulla?
- Chi? - chiese sprezzante la donna. - Conosce forse un poliziotto che veramente scopre qualcosa? - Lo guard dritto in faccia. - Allora me lo porti. Lo vorrei vedere. Una volta nella vita.
Kajetan si schiar di nuovo la voce.
- Pu essere che fosse malata?
- Di certo non era pi malata di me. E io sono sempre stata sana come un pesce, mai una malattia, e comunque non ne avrei avuto il tempo, - disse orgogliosa.
- Ma pu essere?
Lei si avvicin di un mezzo passo e lo guard perplessa. - O forse immagina che una ragazzetta cos giovane semplicemente muore di influenza come i vecchi in inverno? Sa che c', signor mio? Si  uccisa, la signorina!
Si gir, si pieg sul secchio e strizz lo straccio per pulire.
Kajetan le and di fianco per poterle vedere il viso. - E come... come le sar venuto in mente?
- Non mi cammini sul pavimento, che ho appena pulito! - imprec la vecchia. - Perch, dice? E come faccio a saperlo? Ma qualcosa non andava negli ultimi giorni. - Si era accovacciata di nuovo sul pavimento e aveva ricominciato a lavorare. - Da quando  stata via.
-  stata via? Quando? E dov' andata?
- Adesso si sposti laggi, - brontol lei irritata. - Senn che pulisco a fare? La stanza  gi stata riaffittata. E il nuovo inquilino vuole trasferirsi stasera.
Kajetan si scus. Lei borbott ammansita. - Dove sia andata, non lo so. Ma non poteva essere molto lontano, se  tornata la sera stessa. E quando era? Ieri, no, l'altro ieri. In ogni caso deve esserle successo qualcosa, perch da allora era completamente sconvolta. Era bianca come un lenzuolo e non si  pi visto un sorriso, e lei... - la sua voce si intener, - e lei aveva una risata cos cara e dolce, come... - strofin con pi energia e si pieg di pi, - come se piovessero pietre preziose, le ho detto una volta. E si era acconciata cos bene, anche. S. Signorina Mia, le avevo detto, va a un battesimo?.
Si alz sulle ginocchia e si sfreg gli occhi con una manica.
- Chi lo sa, cosa  successo, - disse pensandoci su. - Forse ha fatto una gita con uno e questo  stato violento con lei? Ma no, per una cosa del genere non ci si veste come per un battesimo...
- E davvero non ha detto di che si trattava?
La donna scosse la testa.
- Quante volte glielo devo dire? Ma deve essere stato qualcosa di grave. - Gett di nuovo lo straccio nel secchio, si alz e si guard in giro arrabbiata.
- E adesso dove va tutta la sua roba? Nessuno sa da dove venga. Mi ricordo che una volta ha detto di essere stata adottata da della gente di Straubing e di essere cresciuta l. - And all'armadio e gir la maniglia. - Il padrone di casa mi ha ordinato di buttare via tutto. Io gli ho detto: Aspetti ancora un po', non  nemmeno sottoterra!. Non gliene frega niente, ha detto. Guardi, quello s che ha un caratteraccio. La maggior parte delle cose le ha gettate lui stesso nella stufa.
Mise le mani in uno dei cassetti. - Guardi! Roba buona! Con quello che costa. Potrei chiedere a mia nuora, ma a quella grassona non va bene niente. E un uomo non saprebbe che farsene... - Alz di nuovo i vestiti e li guard con approvazione. - Guardi qui il cappotto! Nuovo di zecca. Aveva questo addosso, quando  partita. - Lo tocc. - Oh, qui c' ancora il suo borsellino. Magari ci sono dei soldi. E a chi vanno?
Apr la chiusura e cerc nel borsellino.
- Ehi! - disse sorpresa. - Questi sono pi di venti marchi. E adesso che ci faccio? Li do al comune per il funerale. - Guard Kajetan con aria interrogativa. Lui annu convinto. Rimise a posto il borsellino e mise le mani nell'altra tasca.
- No, qui non c' niente. - Stava per rimettere a posto un pezzetto di carta.
- Mi faccia dare un'occhiata, - disse Kajetan in fretta. Lei glielo porse.
Lui socchiuse gli occhi. La donna si mise al suo fianco e cerc di leggere con lui. - Qualcosa di importante?
- Il pezzo di un biglietto, - disse piano Kajetan.
- Mi faccia vedere, - rispose lei, e gli prese il pezzetto di carta dalle mani. - Forse c' scritto dov' andata.
Kajetan se lo riprese. - Non si legge. Solo il prezzo. Due marchi e venti. Ci arrivi... Be', fino a dove ci si arriva?
- Saranno almeno cinquanta, sessanta chilometri.
- Straubing dovrebbe essere pi lontano. Pi facile che sia Landshut. O Augsburg? - Kajetan scosse la testa deciso. - Landshut  trop
po lontano. Augsburg potrebbe gi andar bene.
- Non avevo mai sentito che la signorina Mia aveva affari ad Augsburg. - Pos di nuovo il cappotto nell'armadio, chiuse le ante e gir la chiave. - No, non saprei dov' andata, - e tir su col naso, - e poi io non esco mai fuori citt. Tempo fa andai con la buonanima di mio marito al Chiemsee, ma era prima della guerra. Guardi,  stato un viaggio meraviglioso. La cosa pi bella della mia vita.
Kajetan non l'ascoltava gi pi. Si conged in fretta e cominci a scendere le scale a passo svelto. Quando dalla rampa giunse nell'androne, si ferm involontariamente.
Dietro quella colonna lo aveva aspettato lo sconosciuto. Perch lo aveva fatto? Non aveva potuto riconoscere l'uomo, ma era convinto che non fosse uno di quelli che aveva visto da Steyrer. Forse era uno spasimante di Mia che li aveva seguiti? Per allora avrebbe dovuto passare diverse ore l, perch non poteva sapere quando Kajetan sarebbe uscito dalla casa. E lo avrebbero scoperto sicuramente. Anche dopo mezzanotte gli inquilini andavano e venivano. Forse si era nascosto dietro la porta del cortile posteriore, ogni volta che sentiva aprirsi una porta o sentendo qualcuno salire le scale. Kajetan apr il chiavistello della porta posteriore.
Un giovane salt su spaventato. Guard Kajetan con rabbia.
- Perch mi guardi cos? - chiese Kajetan. - Non ti faccio nulla.
Si accorse solo in quel momento che il giovane aveva pianto.
- Se ne vada, - disse con voce tremante.
Kajetan si pieg verso di lui. - Che hai?
Beppi indietreggi di un passo e tir su col naso. - Voi avete ucciso la signorina Mia!
- Cosa?
- S! - url il giovane tra le lacrime. -  colpa vostra. Ho visto esattamente tutti quelli che andavano e venivano, di continuo. Anche tu
sei uno di quelli.
- Datti una calmata, ragazzo. Io non sono uno di nessuno, - disse Kajetan, e prov a calmarlo. - E poi, chi sono questi che venivano di continuo?
- Quelli con la macchina!
- Quand' che  venuto qualcuno?
- Ieri... - Beppi singhiozz pi forte, - ieri uno l'ha lasciata davanti alla casa. L'ho sentito.
- Qualcuno l'ha portata a casa? Chi?
- Tu!
- Sciocchezze, io ero al lavoro.
- Menti!
- No, non mento. Com'erano questi che l'hanno portata a casa?
Gli sguardi del giovane vagavano insicuri sul viso di Kajetan. - Uno... era uno solo.  salito con lei. Ho pensato che fossi tu.
-  rimasto l?
Il ragazzo scosse la testa. - Se n' riandato subito. Ma poi ho sentito gridare la signorina Mia... cos... un grido cos tremendo.
Kajetan lo afferr per le spalle e lo scosse. Il giovane si spavent.
- Mi devi credere! - disse con veemenza. - Non sono stato io! Ma devo sapere chi  il bastardo che  stato da lei.
Il ragazzo smise di resistergli e si asciug le lacrime dagli occhi con la mano chiusa a pugno.
- Ho sentito solo che  arrivata una macchina, che sono scesi... -
tir su col naso e inghiott, - ... e che sono saliti da lei. Era un uomo. L'ho visto dal buco della serratura. Uno alto. Aveva un cappello. Era troppo buio sul pianerottolo, cos non gli ho potuto vedere la faccia.
- Ma non  rimasto molto?
Beppi scosse la testa. Di nuovo gli vennero le lacrime agli occhi.
- Sai che macchina era?
- No, era una macchina grossa.
- E che marca?
- Era gi buio... Lui l'ha avvelenata, - singhiozz Beppi. Kajetan gli mise una mano sulla spalla e lo guard commosso.
- Le volevi bene, alla signorina Mia, eh?
Il ragazzo arross violentemente e annu in silenzio. Di nuovo gli occhi di Kajetan bruciavano.
Dal ragazzo non si pot cavare di pi, tranne il fatto che anche lui confermava che Mia, dopo il viaggio, era completamente diversa. Non l'aveva degnato di uno sguardo e questo lo aveva ferito, perch lui era sul punto di regalarle una poesia, che aveva trovato e che aveva ricopiato con una grafia molto curata.

49.

Il vecchio detective indic a Kajetan la sedia con il viso privo di qualsiasi espressione. Sembrava pensare ad altro, e aveva l'aria di aver pas
sato la notte in bianco.
- Quindi non ha potuto stabilire nulla dall'incontro alla stazione, - ripet quasi senza interesse. - Ma almeno lo ha riconosciuto?
- Di questo sono certo. Anche l'indirizzo era giusto. L'ho seguito.
- Ecco. E la ragazza, dove vive? - Lo guard attentamente.
- Come vuole che lo scopra, se lui non  ancora andato con lei?
- Non sia impertinente! - Fleischhauer alz il dito con fare intimidatorio. - Non se lo pu ancora permettere. Mi racconti invece cosa fa durante la giornata.
Kajetan tir fuori un blocchetto dalla tasca e lo sfogli. Lo studente, lesse, si alzava relativamente tardi, alle nove circa. Nei giorni precedenti era uscito di casa per lo pi poco dopo, per fare colazione in un Caff nella Leopoldstrasse e leggere il giornale. In quel periodo, aggiunse Kajetan per chiarire, non c'erano lezioni. Verso le undici, di solito, aveva finito. Pagava un bel po' per la colazione, e a volte beveva anche un bicchiere di vino. Dopo, almeno negli ultimi tre giorni, in cui il tempo era stato bello, una lunga passeggiata, di solito nel parco dell'Hofgarten. Alla fine passava al Caf Annast. No, non c'erano stati contatti con nessuna donna. Un giorno era stato nell'edificio dell'associazione Norika, e c'era rimasto fino alle prima ore della sera.
- Bene.
Kajetan sent un leggero rossore salirgli alle guance. - Anche le serate, negative. Una visita al teatro di prosa, fino alle undici. Poi con gli amici alla taverna Leopold. A casa, solo, verso mezzanotte. Poi: cinema con un altro uomo, evidentemente un amico o un compagno di studi, e poi visita alla suddetta taverna, questa volta fino quasi alla chiusura del locale. Nessun incontro significativo o di una certa durata con persone di sesso femminile.
Kajetan chiuse il blocco.
- E neanche lei ha cercato lui? Le ragazze d'oggi non sono pi come quelle di una volta, non sanno aspettare.
- Sarebbe stato possibile solo per lettera. Questo ovviamente non posso dirlo. Ma si sarebbe notato dalle sue reazioni. Una cassetta della posta  proprio nelle vicinanze di casa sua. Ma non gli ho mai visto spedire una lettera.
Il detective annu soddisfatto.
- Eccellente, caro Kajetan. Sembra che lei stia in agguato giorno e notte.
Kajetan sorrise imbarazzato. Si vergognava. Gli piaceva Fleischhauer e aveva la coscienza sporca, perch ovviamente la maggior parte delle cose era inventata. Dalla conversazione con la fanciulla, infatti, ogni altro pedinamento sarebbe stato insensato.
- Quindi, signor Kajetan, qual  la sua impressione?
Kajetan disse che, secondo la sua conoscenza della natura umana, il giovane avrebbe dovuto provare almeno una volta ad avere un contatto con la ragazza, se avesse avuto intenzione di mancare alla promessa fatta al padre. Almeno avrebbero dovuto discutere con lei di come comportarsi in futuro.
Era lampante, trovava il detective.
- Be', caro mio, un giovane obbediente.  cos che ci piace, no? Mio dio! Questa  la giovent d'oggi? - disse sprezzante. - Ma comun
que, continui per un altro paio di giorni. Forse ci sbagliamo su di lui.
Fleischhauer si alz. - Ci vediamo fra due giorni. Alle otto in punto del mattino. Chiaro?

50.

Kajetan si era congedato e adesso stava andando a passo svelto verso l'ufficio delle telecomunicazioni alla stazione centrale. Aspett finch un telefono non si liber. Inser una moneta.
- Istituto di Medicina legale dell'Universit di Monaco. Salve.
- Ispettore Eder, Dipartimento criminale. Polizia. Cerco il dottor Sobczak, Patologia, prego.
La centralinista ripet il nome e disse che avrebbe passato la comunicazione. Kajetan cerc di trattenere l'ansia. Con rabbia si accorse che quello che una volta gli riusciva con facilit, ovvero procurarsi un'informazione sotto falso nome, adesso gli faceva venire il batticuore.
Una voce gracchiante arriv al telefono. Kajetan ripet lo pseudonimo.
- Da dove? - volle sapere Sobczak.
- Dipartimento criminale. Polizia, - ripet Kajetan.
- Ah, ecco. Che posso fare per lei, signor ispettore?
- Ieri mattina  stata portata da voi una giovane donna, - e diede il nome di Mia. - Dal nostro rapporto pare che si sia avvelenata.
Il patologo sapeva di che si trattava.
- Giusto. Cosa... ehm, cosa vuole sapere signor ispettore... com' il nome, scusi?
- Eder.
- Della polizia.
- S. Vorrei sapere, signor dottore, se le indagini sul veleno hanno portato a qualcosa.
- Ah ecco, questo vorrebbe sapere.
Kajetan cominci a irritarsi.
- S, se...
- Bene, adesso la finisca di imbastire sciocchezze, - sbott il medico legale. - La voce di uno che mentre era in polizia mi ha reso la vita un inferno perch voleva sapere praticamente ogni pi piccolo dettaglio di un'autopsia... quella voce non la dimentico facilmente. Che pensa, che vita facciamo con i nostri morti, da quando  andato via?
Kajetan tacque imbarazzato. In effetti aveva temuto che lo riconoscesse.
- Che succede, ispettore, le hanno tagliato la lingua? - riprese Sobczak con tono conciliante. - Intanto mi dica che fa adesso. E poi magari pu chiedermi ci che le interessa. Allora, perch se n' andato? Ha combinato qualcosa?
- No, ma  una lunga storia. Gliela racconter un'altra volta. La trovo ancora in piazza, al centro storico, ogni tanto?
- Certo, ma non pi tanto spesso, da quando ho preso un pasticcio di fegato che mi ha ricordato un po' troppo da vicino il mio lavoro. Non sono uno schizzinoso, ma quando sul piatto hai qualcosa che assomiglia alla vittima di un incendio che hai appena sezionato, ti volta un po' lo stomaco. Che cosa le interessa tanto? Ormai non pu essere una questione di lavoro.
- Era... era una conoscente piuttosto intima.
- Ah, ecco. Com' morta la signora secondo noi? Semplice. Non  stata attenta e ha preso un sacco di cocaina.
- Davvero?
- Che vuol dire: davvero? Ricomincia? Certo che per una ragazza cos giovane e sana non  poi tanto normale. Anche l'alcol faceva probabilmente parte della sua dieta, ma con l'avvelenamento non c'entra niente. E inoltre, prima di un anno e mezzo, due anni fa, non doveva aver mai toccato quello schifo. E normalmente non si muore di quello, quando sei cos giovane. Quelli a cui capita sono in genere vecchi che la prendono da molto pi tempo, perch pensano di non farcela con le donne.
- Appunto.
- Appunto! Appunto! - sbuff Sobczak irritato. - Kajetan, devo forse riaprire il circo e ordinare una nuova autopsia? E se mi chiedono perch ce n' bisogno che dico: Sa, il signor Kajetan, che un tempo lavorava in polizia, dice che in qualche modo potrebbe esserci sotto dell'altro? E che ogni volta che dice che c' qualcosa sotto, effettivamente c' qualcosa sotto? E tra l'altro stavolta ha davvero preso una cantonata. Non c' assolutamente nulla sotto, mi creda. Si trat
ta di una cosa del tutto normale, e anch'io non  che sono del tutto scemo.
Non voleva assolutamente dire quello, si scus Kajetan.
- S, certo, come no, - borbott Sobczak. - E inoltre non potrei neanche darle queste informazioni, tra l'altro. Dev'essere contento che a furia di stare con i morti si diventa un po' stranetti e non ci si preoccupa pi cos tanto delle disposizioni di servizio. Adesso devo andare. Hanno appena portato la vittima di un incidente stradale, l'han
no combinata proprio un amore.

51.

Il trucco di presentarsi come un poliziotto questa volta sembr funzionare meglio. Kajetan aveva tenuto conto di quello che gli aveva detto l'anziano medico legale.
- Lo sa come ci sono arrivato? - gli aveva detto Sobczak. - Perch in polizia  cambiato qualcosa, ultimamente. Adesso  davvero strutturata come un'organizzazione militare. Poich non hanno pi un esercito, hanno predisposto cos la polizia. E il Dipartimento criminale non  pi della Polizia cittadina, ma della Direzione generale. Quindi, se cercher ancora di scoprire qualcosa in questo modo, ne tenga conto.
L'impiegato delle pompe funebri non era contento di dover cercare un certo nome in tutto l'archivio, ma non pot rifiutarsi.
- Ma ci vuole il tempo che ci vuole, signor ispettore. Mi chiama proprio adesso, nella pausa pranzo, - disse in tono accusatorio. -  cos urgente?
- Assolutamente!
- Allora le passo subito la mia collega.
Una voce di donna arriv al telefono. Kajetan la riconobbe subito. Aveva appena dichiarato la sua falsa identit e detto che cercava l'indirizzo dei genitori di Mia, che sent una risatina soffocata.
- Dica un po', la sua voce la conosco? - Abbass il tono. - Non sar mai un pochino pi prudente? A che serve questo teatrino? Non posso darle l'indirizzo.
- Ma ne ho bisogno!
- Per fare che?
- Devo parlare con loro.
- Non pu. Che cosa vuole dirgli?
In fretta Kajetan spieg di aver saputo che Mia, poco prima della sua morte, aveva fatto un viaggio e che lui supponeva fosse andata da un parente o dai suoi genitori. Voleva sapere cosa era successo, perch poche ore dopo il suo ritorno era morta.
Lei sembr pensarci su e tacque alcuni secondi. - Non posso proprio! - disse alla fine a voce alta.
- Io... - balbett Kajetan.
- Basta cos, - continu lei severa. - So esattamente che da un bel po' di tempo vi siete trasferiti a Nymphenburg. Nella Prinzenstrasse. Le posso dire persino il numero civico: 73. Visto, eh? Siete persino sull'elenco del telefono, basta guardarci. Chi pu permettersi una casa l, non ha certo bisogno dell'assistenza sociale. E infatti non le daremo nulla.
- E perch si sono trasferiti?
- Oh, signore, all'uomo non  dato comprendere, - sibil lei, e riattacc.

52.

La cameriera che l'aveva fatto entrare chiuse la porta alle sue spalle. La padrona della villa di Nymphenburg, una signora magra, sulla cinquantina, spinse energicamente il mento in avanti.
- Lei  un impiegato del notaio, signor Kajetan? Cosa la porta da noi? - Strizzava nervosamente gli occhi.
- Innanzitutto le mie condoglianze, gentile signora. Sua figlia...
- Non era la nostra figlia naturale, - lo corresse lei, - l'avevamo adottata. - Si sedette rigida e raddrizz la schiena.
- La affronta in maniera molto... composta, signora.
Lei esit a rispondere e lo guard diffidente.
- Se accade qualcosa di prevedibile, allora si  colpiti di meno. Devo ammettere che i rapporti con la nostra bambina adottiva, ultimamente, non erano dei migliori. Dal suo sedicesimo anno di et non viveva pi con noi.
- Con tutto quello che avete fatto per lei dev'essere stata un'amara delusione.
Uno sguardo pieno di dolore si pos su di lui.
- Ha ragione. Ci ha deluso molto, davvero molto. Noi... Dopo la morte di mio marito mi sono risposata. Il mio attuale marito aveva le sue idee su come andasse educata Mia. Deve sapere che lui ha un posto di grande responsabilit nel consiglio cittadino, e quindi non poteva accettare determinate cose. Lei, dal canto suo, era piuttosto polemica. Alla fine si arriv a... - tir su col naso, - ... a scenate molto sgradevoli.
- Delle quali avr sofferto soprattutto lei, - disse Kajetan con finta partecipazione. - Si sfoghi pure, gentile signora. Quali erano le cose che suo marito proprio non poteva tollerare?
Lei si tampon le palpebre con un movimento studiato.
- Be', Mia veniva da una famiglia che... che non corrispondeva al nostro status. Per il mio primo marito non era importante, e io... io al tempo volevo cos tanto un bambino. Quando venimmo per caso a sapere, da alcuni conoscenti dei miei genitori, del triste destino del
la bimba, il mio primo marito fu subito pronto a prenderla con s. Ma Rudolf... Voglio dire, il mio attuale marito  fermamente convinto che non sia l'educazione a formare gli uomini, ma determinati aspetti ereditari. Secondo la sua opinione, per la sua carriera era dannoso anche solo presentarsi in societ con una trovatella dei ceti pi bassi. Io lo capivo, ma soffrivo anche per la bambina. Lei non poteva farci nulla.
- Capisco. Lei si  trovata tra due fuochi. Questo di certo avr creato dissidi anche nel matrimonio.
Lei annu con dolore. - Ho provato a mediare. Ma mio marito, alla fine, mi ha messo di fronte a una scelta. Quindi ho dovuto acconsentire a che venisse portata in quella casa d'accoglienza. Capisce?
- Certo, non deve giustificarsi. La capisco perfettamente.
Un rossore opaco le affior attraverso il biancore cereo delle guance. - Giustificarmi? E come le viene in mente che io dovrei volermi giustificare? Devo, forse?
- Mi ha frainteso...
Gli occhi della donna brillarono d'agitazione. - Infatti non devo. Mia avrebbe potuto avere qualunque cosa da noi, se non si fosse rifiutata. Ma non mi ringrazi nemmeno di aver cercato di stare dalla sua parte.
- Certo, l'ingratitudine ...
La donna sembr quietarsi. - Mi perdoni, - e sorrise forzatamente. - Lasciamo stare il passato. Si trattava del suo lascito, mi diceva. Per quanto ne so, spetta a noi, giusto?
Kajetan non ricambi il suo sorriso.
- Perch non siete stati al funerale?
- Volevo. Ma mio marito non sembrava contento.
- Non era contento. Capisco...
Lei giocherellava nervosamente con le dita.
- Dov' nata Mia, esattamente? - chiese Kajetan.
A Sarzhofen. Circa sessanta chilometri a nord-est. Un posto miserabile e sporco...
Kajetan la interruppe. - So dove si trova Sarzhofen,  stata l prima della sua morte ed  tornata completamente sconvolta. Sa per caso cosa potrebbe aver scoperto?
- Non lo so, - spieg lei. - Forse qualcosa che ha a che fare con le sue origini. E adesso, signor Kajetan, vorrei dirle che il suo tono non mi piace pi per niente. Per favore, mi spieghi con che lascito abbiamo a che fare e di quale consistenza. Deve trattarsi di una grossa somma, altrimenti non sarebbe venuto di persona.
- Non c' nessun lascito, le ho mentito.
Lei si drizz. I suoi occhi avvamparono di rabbia.
- Lei accennava al fatto di sapere quello che  successo a Sarzhofen?
- Certo. - Si alz in piedi e indic la porta con un movimento perentorio. - Ma non parler oltre con lei. Non mi spiego che interesse possa avere, ma se vuole saperne di pi, vada l. Arrivederci.
Kajetan si alz lentamente. La mano di lei, il cui dito indice indicava ancora la porta, stava tremando.
- Non ho altre domande, gentile signora. Solo una constatazione. Presumo che abbiate adottato Mia perch non riuscivate ad avere bambini. La natura talvolta  molto ragionevole, mi pare. Quello di cui avevate bisogno era un giocattolo. Quando  diventato impegnativo, l'avete buttato via.
Il viso della donna era in fiamme. - Franziska! - url la gentile signora. - Porti questo... questo magnaccia fuori di qui!
Kajetan fece un passo deciso verso di lei, che la fece indietreggiare spaventata.
- Giusto, - disse aspro, - e per questo posso dire che qualunque prostituta ha pi dignit di te.
La donna barcoll e cerc la spalliera della sedia.
Kajetan aveva ancora la sua voce stridula nelle orecchie mentre viaggiava verso il centro della citt. Schiacci il viso contro i vetri del tram cercando l'orologio del campanile della parrocchia di Giesing.
Sollevato, si appoggi allo schienale. Sarebbe arrivato in tempo.

53.

Kajetan entr determinato nella vineria sulla piazza del centro storico e si guard intorno. Tutti i tavoli nella parte anteriore dell'ampia taverna erano occupati. Nell'aria aleggiava un denso fumo di tabacco. Presto trov quello che stava cercando. La bianca corona di capelli del dottor Sobczak riluceva solitaria a un tavolo nella parte posteriore del locale. Sedeva con la schiena rivolta all'entrata. Kajetan and verso di lui.
- Ma che coincidenza! - disse in tono allegro. -  proprio lei? Il signor dottore. Che caso.
Sobczak lo guard con la coda dell'occhio. - S, che coincidenza, - rispose acido.
- La trovo bene, dottore! - Kajetan sorrise affettuosamente.
- Non stia a girarci intorno, cane ingannatore, - borbott Sobczak. - So esattamente dove vuole andare a parare.
Kajetan avrebbe voluto ribattere, ma il medico glielo imped con un movimento stizzito della mano.
- Chiuda il becco, - disse brusco e fiss il suo bicchiere. - Ovviamente l'ho fatto.
- E...? - Kajetan si era gi seduto vicino a lui.
Sobczak si guard intorno con un rapido movimento della testa, poi si sporse verso Kajetan. L'espressione del suo viso era cambiata.
- Aveva ragione, - sussurr con aria cospiratoria, - la cocaina doveva essere tagliata. Quella quantit non sarebbe mai stata sufficiente a ucciderla.
Kajetan si fece pi vicino. Il cuore gli batteva forte. - Tagliata? Con cosa?
- Questo non sono riuscito a stabilirlo con esattezza. Probabilmente anfetamine. Ho anche chiesto al dottore che l'ha portata all'ospedale. Tutto porta a quello: la crisi circolatoria, la pressione alta, i sintomi di soffocamento, l'infarto. - Prese un sorso di vino dal bicchiere e storse la bocca.
Kajetan annu energicamente. - Ha visto! - sbott all'improvviso.
- Non ho visto niente! - disse Sobczak. Ma poi abbass di nuovo
la voce. - Questo ovviamente non vuol dire nulla, e neanche ci dice niente sul dubbio tra suicidio o omicidio, o magari stupidit. Non era la sola a prendere quelle schifezze una dopo l'altra.
Gli occhi di Kajetan vagarono smarriti sul viso del medico. Poi abbass la testa. Il dottore aveva ragione.
- Comunque c' del marcio, - disse il medico angosciato.
- Vuole dire...
- Non voglio dire niente. Nessuno potr pi provare niente. Se lo dico,  solo per esperienza.
- E come...
Sobczak lo guard e non si contenne. -  molto semplice! - spieg. - Quando Kajetan si mette su qualcosa, vuol dire che c' sotto qualcosa. E adesso mi lasci in pace, chiaro?
Kajetan si alz sbalordito e accenn con la mano un saluto militare. Mentre si allontanava si accorse che Sobczak lo accompagnava con lo sguardo e con un leggero sorriso di approvazione.
And verso l'uscita e apr le porte. Improvvisamente trasal. Si gir e osserv con discrezione tutta la sala. Poi ne fu certo. Quindi  cos, pens torvo.
Henning von Seeberg non si accorse dell'uomo che aveva preso posto dietro di lui. Prese la mano della ragazza, carina e con i capelli scuri, e le sorrise. Lei lo lasci fare. Lui le si avvicin e le sussurr qualcosa all'orecchio. Lei cinguett civettuola.
Kajetan fece cenno all'oste e ordin un bicchiere di vino. Di nascosto osservava la ragazza. Dai suoi movimenti studiati si accorse che doveva essere di buona famiglia. Guardava il suo spasimante con occhi innamorati.
Lo studente si era quindi orientato su qualcosa di nuovo. La brava Nilla se la teneva, probabilmente, solo per necessit occasionali. Oppure non aveva semplicemente il coraggio di comunicarle la sua decisione.
L'oste mise il bicchiere di vino sul tavolo. Kajetan lo alz e si gir verso il suo vicino. - Salute, signori! - esclam amichevolmente.
Il giovane si gir e lo guard con stupore. Infine, alz anche lui il bicchiere con cortesia forzata e ricambi il brindisi. Subito si gir di nuovo verso la sua innamorata.
- Oggi  venuto con la signorina sua sorella, eh? - disse con un tono confidenziale e un'espressione sincera.
Lei soffoc un risolino.
- Sorella? Come le viene in mente? - Lo studente scosse la testa e gli fece capire con una rapida occhiata di essere infastidito. Poi si riprese e sorrise rilassato.
- Ma s. Questa  mia sorella... - e si gir di nuovo verso di lei.
La ragazza si teneva la mano davanti alla bocca.
- Visto, lo dicevo che doveva essere la sua signorina sorella, - disse Kajetan con finta ingenuit. Von Seeberg si irrit apertamente.
- Penso che mi stia scambiando per qualcun altro, - disse.
- Scambiarla per qualcuno, io? - ribatt Kajetan con studiata indignazione. - Ho occhi buoni, io, mi pu credere.
- Ne sono felice, - rispose lo studente superbo. - Ma, se devo essere sincero, non mi interessa molto se lei ci vede bene o no.
Kajetan fece finta di non aver sentito. Diede una gomitata allo studente e gli strizz l'occhio con aria d'intesa.
- Su, vicino, deve riconoscermi.
- Quello che devo o non devo fare lo lasci decidere a me. E adesso la smetta di disturbare, va bene?
- Anch'io vivo a Haidhausen.
Il giovane sbuff rabbioso. La ragazza sorrideva incerta. Kajetan not con gioia che l'umore di von Seeberg era gi notevolmente compromesso.
- Ma io no, - disse lo studente. - Mi dica,  forse ubria...
- Non vive sulla Wrthstrasse? Di fronte casa mia, al numero quarantanove? La vedo sempre con la signorina sua fidanzata!
Il giovane si fece tutto rosso. La testa sembr sprofondargli tra le spalle.
- Che sta dicendo, Henning? Che dice il signore, qui? Parla di una... fidanzata? - Gli occhi della ragazza si erano spalancati. Von Seeberg evit il suo sguardo, e rabbioso si guard in giro.
- Adesso ci lasci in pace, una buona volta! - url. I primi ospiti si girarono curiosi.
- Non c' bisogno di diventare rossi, - disse Kajetan condiscendente. - Magari non l'ha ancora raccontato alla signorina sua sorel
la. - Si sporse verso di lei. - Il suo signor fratello, glielo dico io,  riuscito a trovarsi la ragazza pi bella di tutta Haidhausen. Nilla Weber. E chiss che non ci sia gi qualcosa in arrivo!
- Henning...? - bisbigli lei sconvolta. Il ragazzo scuoteva la testa impotente. Lei si gir con uno scatto deciso verso Kajetan. - Lui... lui ha... una fidanzata, dice? A Haidhausen? - Il suo sguardo bruciava di dolore. - E per di pi in quel... quel quartiere di popolani?
- Non dica nulla contro Haidhausen! - Kajetan alz il dito con finta indignazione.
- Ce l'ha? - chiese lei tremando.
Con un sorriso ingenuo Kajetan alz la mano in segno di giuramento. - La ragazza migliore di tutta Haidhausen. Sissignore! Ma cosa la agita cos tanto, signorina? Non  felice che suo fratello... Ahi ahi, adesso comincio a capire. - Si gratt dietro la testa. - Se, adesso, lei non  la signorina sorella, allora... Ahi ahi.
- Chiudi il becco, idiota, - sibil lo studente infuriato.
La ragazza si alz senza dire una parola, gli assest un ceffone da vera signora e and via dal locale a grandi passi. Gli ospiti intorno avevano osservato la scena e ridevano divertiti.
- Tu... idiota... tu... - balbettava von Seeberg. Prese il suo borsellino.
- Un altro complimento cos, e te ne mollo io un paio, - disse Kajetan freddo. Lo studente si guard intorno e poi sgran gli occhi incredulo.
- Chi... chi  lei? Che... vuole da me?
Kajetan si alz e fece un cenno all'oste. - Chi sono io? Diciamo un buon amico della signorina Nilla che ha qualcosina in contrario a che butti via la sua vita con una banderuola come te. E quello che voglio  che non ti faccia mai pi vedere da lei. Se ti becco l ancora una volta, allora... - Non fin la frase e avanz minaccioso di un passo verso von Seeberg. Sconvolto, il ragazzo si ritrasse. Cerc tastoni la sua giacca, la indoss con movimenti rapidi e corse via dal locale.
L'oste era gi accanto a Kajetan da un po' di tempo.
- Offre la casa, - disse a mezza voce.

54.

Urban non si preoccupava degli insulti sibilati da alcuni spettatori del teatro, indignati che lui si lasciasse portare in giro su una Buick ventisette cavalli. Di buonumore e con un sospiro di piacere prese posto sul sedile posteriore dell'auto. Kandl lo aveva aspettato fuori dal Teatro dell'Opera e adesso stava avviando la macchina.
Era stata una serata meravigliosa. Del teatro Urban non amava tanto quello che veniva messo in scena con tanto impegno artistico, quanto l'ambiente gioioso. Si godeva il pubblico vestito a festa, i sussurri carichi di aspettativa, i bisbigli nelle sale piene e costellate dei lustrini splendenti sul velluto color granata, il luccichio dei costosi gioielli sui dcollet e il fruscio setoso dei vestiti. Coglieva gli sguardi nascosti e vacui di belle donne, li ricambiava con occhiate promettenti e si cullava nella sensazione di appartenere agli strati pi alti della societ monacense. Non ci sarebbe voluto ancora molto tempo, presto sarebbe stato invitato anche alle soire dai Bruckmann alla Karolinenplatz, dagli Hanfstaengls, dagli Scharrers, dai Werlin e da tutti quegli altri, qualunque diavolo di cognome avessero, e cos sarebbero finiti i tempi in cui doveva andare in giro con prostitute ribelli, carrozzoni di bastardi e artisti senza talento. Il gioco stava funzionando bene.
Anche quel giorno era stato estremamente fruttuoso. Di certo i colloqui che aveva avuto, e a cui naturalmente non era andato con la Buick, ma con la tedeschissima limousine Adler, avevano riempito le tasche di diversi funzionari, e per il suo progetto nel comune di Rottal che, come aveva saputo, sarebbe stato dichiarato stazione di cura termale a breve, sarebbe stata necessaria un altro po' di persuasione. Tutto per lasciava pensare che le cose si sarebbero mosse nella direzione che sperava.
- Di', Kandl, - disse al guidatore, - siete rimasti in giro per mol
to ancora, l'altra volta?  stato piacevole, il giretto? Non so nulla di quello che fate quando non ci sto attento io, a voi.
- Non ci sei stato tutto il giorno, Fritz. Te lo avremmo raccontato presto.
- Va bene. Allora, com' andata?
- Mah, cos cos, - rispose Kandl indifferente. - C' un gran traffico in giro, no?
- Questo  vero, - conferm Urban sospirando. - Diventa tutto sempre pi folle.
- E in ogni caso pi pericoloso. Se non stai attento solo una volta, ti fanno secco. C' un sacco di gente, oggigiorno, che muore nel traffico. Solo ieri uno  finito sotto una macchina.
- Ma che dici, poverino. E...?  morto?
Kandl si gir per un momento verso Urban. - Dev'essere saltato dal ponte sulla Rosenheimer, sulla strada.
- Un suicida, quindi.
- S, - conferm Kandl, - un suicida.
- Tremendo... - disse Urban con compassione. - Ma che vuoi farci? Se uno  questo quello che vuole, allora questo . Era un austriaco, giusto?
- Potrebbe essere.
L'auto gir nella Schtzenstrasse. Le prostitute sul ciglio della strada lo salutarono. Urban fece fermare la macchina e scese. Di buonumore, entr nel locale.
Tutti gli sguardi si girarono verso di lui. Not immediatamente che c'era qualcosa che non andava. Subito Schoos gli si precipit incontro e lo inform, sussurrando, che c'era stato un altro attentato. Stavolta alla sua villa. Erano certi di aver ferito l'incendiario, ma era scappato.
Urban lo guard incredulo.
- Hanno incendiato casa mia?
Schoos annu.
- La puoi buttare gi.
Le spalle di Urban crollarono. - Chi? - chiese stordito.
Nessuno rispose.
- Venite con me! - disse e li condusse nel corridoio che portava all'entrata sul palcoscenico. Si dette un contegno. - Anche Kandl! Dove sono gli altri? Domerl?
- Lo hanno beccato i poliziotti mentre picchiava Gotti sulla Mllerstrasse. Quelli del posto di guardia di Zweier sono nuovi. Di quelli di prima, si sono accorti che si facevano corrompere da Kaiser. Uno di loro, in particolare, un giovane, pare sia particolarmente agguerrito. Zunhammer, si chiama.
Urban lo interruppe con un movimento spazientito della mano.
- Andr tutto bene. Di questo ci occupiamo un'altra volta. Dov' Messer?
- Lui... lui l'ha preso, Fritz. Tu gli avevi detto che doveva occuparsi della casa.
Gli occhi di Urban si spalancarono. - E...?
- E non  riuscito a venir fuori dalla casa.
Urban cap.
- Prima per deve avergliene piantata una addosso, - raccont Schoos. - Tutta la strada era piena di sangue.
- Ma  riuscito a scappare, - constat Urban con rabbia repressa.
Si colp con un pugno la mano aperta.
- Dev'essere Kaiser, - tuon. - Cercate Kaiser!
- Kaiser? Ma ho sentito che...
- Cosa hai sentito?! - sbott Urban. - Non voglio sapere quello che uno ha sentito, ma come stanno le cose! Non pu essere stato nessun altro. Quelli della stazione est, forse? Loro non mi danno fastidio e
io non do fastidio a loro. Ma no, solo Kaiser ha un movente. Finch vive, pensa solo a una cosa: a come vendicarsi di me, - l guard, - e di voi. - Il suo sguardo si pos su Schoos. Lui si alz tremante. - Non fare quella faccia idiota, Schoos! - url Urban fuori controllo.
- Non faccio nessuna faccia, - protest l'altro con rabbia. Urban fece un cenno con la mano.
Schoos si mise una mano sotto il revers della giacca. - Fritz,  stata consegnata una lettera. - E gli porse una busta.
- E perch me lo dici solo ora? - La prese con un movimento mal controllato. Il timbro postale era di Monaco. Mancava il mittente. Urban strapp la busta e lesse. Il foglio trem leggermente.
- Che succede? - chiese Kandl agitato.
Urban sembr riprendere il controllo. - Niente, - rispose rilassato, - il solito. Venite in ufficio da me. C' un lavoro da fare.
Schoos l'aveva osservato. - Un altro fronte aperto, Fritz? - chiese con malignit. Urban lo guard con rabbia.
- Chiudi il becco, - brontol, e and avanti.

55.

Il sole splendeva, come in un giorno di festa. Per un po' fu accecante, insopportabile, poi, quando i binari passarono in un bosco, strisce di luce lampeggiarono nello scompartimento che presto fu inghiot
tito da una parete di cespugli neri e alberi. Le ruote battevano con ritmo cadenzato sui binari. Il treno correva tra le boscaglie ripide della zona collinare, poi il suo stancante e uniforme tu tum, tu tum, tu tum si trasform in un frastuono assordante, per poi indebolirsi di nuovo al passaggio in una zona morbidamente scoscesa, dipinta da superfici rettangolari di diversi colori. Allo stesso modo cambi anche l'orizzonte.
Kajetan si stava godendo il viaggio. Solo per un po' continu a chiedersi come mai non fosse riuscito a trovare Fleischhauer. Aveva suonato diverse volte, all'ora stabilita, ma la porta del detective era ri
masta chiusa. Ne fu sollevato, perch stavolta avrebbe dovuto raccontare al detective la verit. E questo avrebbe portato, probabilmente, alla fine del suo ingaggio.
Dopo poco pi di un'ora di viaggio si era appisolato. Improvvisamente il rumore del treno cambi. Si trasform in una serie di colpi secchi e rimbombanti, frequenti come i battiti del cuore. Kajetan si svegli e guard ancora confuso dal finestrino. Lo scompartimento sembrava librarsi in aria. Si alz e guard in basso.
L'ampio fiume si rivoltava lento sotto l'alto ponte della ferrovia, scorrendo verso nord.
Il treno rallent l'andatura.
- Sarzhofen! Stazione di Sarzhofen! - La locomotiva si ferm sbuffando. Kajetan scese. La stazione, isolata su un'altura sopra l'Inn, giaceva rilassata nel sole del tardo mattino. Si guard intorno meravi
gliato. Quelle poche case... Quella era Sarzhofen?
- No, questa  solo la stazione, - gli spieg la cameriera di una locanda che aveva trovato con difficolt. Sarzhofen  laggi, dall'altra parte. Lo vede? - Era andata con lui alla porta e stava indicando un'altura sulla riva opposta del fiume. Sotto la ripida boscaglia di una collina sovrastata da un castello, si potevano distinguere, nel bagliore del sole, le facciate ampie e gialle di intonaco di un convento, ai cui piedi giaceva il paese grigio e rosso mattone.
La cameriera lo guard con compassione.
- Adesso non c' nessuno che pu portarla l. Sono tutti nei campi.
Gli descrisse la strada. Kajetan scese la stradina di ghiaia fino alla valle sul fiume, attravers il ponte sull'Inn e sal su al paese.
Dopo aver fermato una stanza alla locanda Nauferger, ordin qualcosa da mangiare.
Una curiosit trattenuta a fatica era dipinta sul viso dell'oste, quando gli port il piatto con un arrosto fumante.
- Buon appetito, signore! Cosa... cosa porta il signore dalle nostre parti, se posso chiedere? - Poi spieg come mai gli interessasse, perch in realt non era affatto un uomo curioso: - Perch qui da noi non c' la frescura estiva. La gente va sempre su in montagna. Qui non ab
biamo molti visitatori.
Kajetan fin di masticare. - Una triste occasione, - disse.
- Ah, cosa? - L'oste gli si avvicin di pi.
- Mi occupo dei lasciti per un notaio di Monaco. Forse pu essermi subito d'aiuto.
- Posso? Di che si tratta?
- Devo andare all'ufficio municipale, dopo. Ma... - si mise in bocca un altro boccone e mastic con gusto, - ... sto cercando parenti della defunta Maria, o Mia, Aichinger.
- Buono, vero? Lei certamente intende Aichinger Veronika.
Kajetan fece cenno di no. Ripet il nome di Mia.
L'oste strizz le palpebre incredulo. - Doveva essere la figlia, allora! Ma... un paio di giorni fa era qui...
-  stata qui? - Kajetan fece finta di non saperlo.
L'oste annu un paio di volte. - S. Io personalmente non l'ho vista e probabilmente non l'avrei riconosciuta. Ma la signora dei cadaveri ha detto che  venuta a visitare la tomba di Vroni, di sua madre quindi.
- La chi?
- La signora dei cadaveri, la donna addetta alla preparazione dei
cadaveri, non so come la chiamate voi. Insomma, lei mi ha raccontato che Mia  venuta in paese,  andata anche al cimitero e poi  tornata a casa. Ma dica un po', e adesso la figlia di Vroni,  morta anche lei? Non mi dice sciocchezze, vero? Mi scusi, non volevo dire che lei...
- Tutto a posto. Ma purtroppo  vero. Sa dove vivono i parenti?
L'oste avvicin il viso. Chin la testa, come per sentire meglio.
- Ci sono soldi di mezzo?
- Capir che non posso darle informazioni su questo, signore.
Kajetan continu a mangiare. L'oste lo guard perplesso.
- S, certo, che roba. Allora, per quanto riguarda i parenti, non ha fortuna. Non ce n' pi. La madre  stata seppellita pi di otto settimane fa.
- E il padre?
- Non sa...? Certo, lei non pu sapere nulla di quella storia, se non  di qui. Ma c' stato un putiferio alla prigione...
Kajetan abbass la forchetta. - La prigione? Il padre era in prigione? Perch?
- Martl Aichinger ha ucciso un tipo. Eh, gi, Martl. Molto prima della guerra.
- E che  successo, alla prigione?
-  andata a fuoco. Nessuno sa ancora cosa sia successo davvero. La gente dice che sia stata la stessa guardia che l'ha ucciso, Martl...
- Quindi anche il padre  morto?
- Morto come pu essere morto un uomo, signore. Bruciato fino a non essere pi riconoscibile. Anche altri due o tre sono rimasti soffocati nell'incendio.
- E la guardia lo avrebbe ucciso? Singolare!
- Cos dice la gente, perch la guardia, da allora, non si  pi vista. Pare abbia avuto un diverbio con Martl. Ma nessuno sa cosa sia successo davvero. Il secondino, comunque,  sparito anche lui, da allora. Tutti dicono che  perch ha la coscienza sporca.
Kajetan masticava pensieroso. L'oste guard fuori dalla finestra e sospir.
-  stata una cosa tremenda, allora, quando Martl ha ucciso Englinger. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che fosse stato proprio lui. Tutti lo credevano innocente, nessuno pensava che potesse fa
re una cosa del genere. Ma... ma lui ha confessato da s. - Scosse la testa, come se ancora non riuscisse a capire cosa avesse portato il padre di Mia a commettere quel crimine.
- Il dottore neanche ci poteva credere, - continu. - Il dottor Urban, lei di certo non lo conosce. Martl lavorava da lui come aiutante per la caccia. Gli ha anche trovato un buon avvocato, appena la cosa  arrivata dal giudice. Perch era sempre stato soddisfatto di lui, disse. Sa,
 sempre stato di animo nobile, il dottore. Al tempo gli ha procurato molto rispetto questo atteggiamento. Ma anche lui  da tempo sottoterra.
Kajetan stava per portare di nuovo la forchetta alla bocca. Si blocc e guard l'oste di sbieco. - Il dottor Urban?  per caso... Non  che ha avuto un figlio?
Not lo sguardo indagatore dell'oste.
- Ho fatto il militare con uno che si chiama Urban, - si affrett a spiegare Kajetan. - Era un ottimo camerata.
L'oste lo squadr attentamente.
- Il giovane Urban? Ottimo camerata? Dev'essere stato un altro. Come si chiamava, di nome?
Kajetan ci pens un po' su e poi diede un altro nome.
- No, - ripet l'oste sollevato, - allora non era quello che intendo io. Il buon dottore aveva s un figlio, ma si chiamava Fritz. In ogni caso era un tipetto diciamo lunatico. Superbo, montato, rabbioso. E piuttosto astuto. Oggi dovrebbe essere a Monaco, e dicono che abbia fatto strada. Ma comunque.
- Perch lunatico?
- Guardi, le racconto una cosa. Non ha mai combinato nulla di buono, faceva sempre a botte, gi da bambino l'hanno beccato a rubacchiare, ed era anche un accanito donnaiolo. Ai ragazzi ovviamente non andava gi, e se non fosse stato il figlio del dottore sicuramente lo avrebbero picchiato ancora pi spesso. E poi, nel '19... - scosse la testa, come se lui stesso non potesse crederci, - era qui, arrogante come al solito, con due tipi che aveva rimediato chiss dove, e strillava che avrebbe espropriato il Nauferger. Non conoscevo neanche quel
termine, io! Finch non me l'ha tradotto: da allora sarebbe stato lui l'oste, rilevava l'osteria come propriet del popolo perch io mi permettevo di buttar fuori la gente, e le mie salsicce... A lei piacciono, vero?
Kajetan annu con sincero entusiasmo. Le mie salsicce erano piene di segatura! Le mie salsicce, gli ho detto, sono le migliori della zo
na!  per questo che la mia osteria  sempre piena. E per questo lui voleva buttarmi fuori, gli ho detto. Allora lui ha tirato fuori una pistola! Se lo immagina?
- E... e com' finita?
- E come? Non c' voluto molto, sono finiti sotto il tavolo ubriachi. Gli abbiamo tolto le armi, gli abbiamo tolto i pantaloni e li abbiamo cacciati via. E avrebbero anche dovuto ringraziarci! Due giorni dopo, infatti, sono arrivati gli altri. Loro li avrebbero fatti secchi in un niente, ma di sicuro. E poi non abbiamo pi saputo nulla. Deve di certo aver sperperato tutto ci che ha ereditato dal padre, ed era un bel po' di roba, perch man mano ha venduto tutto.
A Kajetan fu difficile far finta di niente.
- Non era uno stupido, - raccont Nauferger. - In qualche modo riusciva sempre a incartarti con le parole, e alla fine non sapevi pi
neanche se eri maschio o femmina.
- Avrebbe dovuto darsi alla politica, - disse Kajetan.
L'oste rise. - Come suo padre, gi. Lui era un pezzo grosso del partito popolare bavarese. Ma il vecchio dottore, lui s che era un uomo nobile. Dalla testa ai piedi. Che croce che gli dava quel ragazzo! - sospir compassionevole. - Glielo dico io: ci sono storie che a inventarle non ti verrebbero in mente.
- Nauferger, solo una domanda. - Una figura imponente stava sulla porta che conduceva all'altra stanza.
- Che c' Landthaler?
- Solo una cosa, Nauferger. Ma non te ne frega niente che la gente qui muoia di sete?
- Con te ho paura del contrario, piuttosto, - ribatt l'oste. - Arrivo subito.
Si alz e indic con il pollice alle proprie spalle. - Gi al mattino comincia a bere! Che ne dice? - Si appoggi con la mano sul piano del tavolo e si sporse di nuovo verso Kajetan.
- ... E adesso  morta anche la figlia di Martl? Era cos malata? Dev'essere successo in fretta.
Kajetan annu e prese con la forchetta un po' di patate e un pezzo di salsiccia.
- E dice che c' un lascito. Davvero non ci sono soldi? Voglio dire, se un notaio manda qualcuno qui...
- Se non lo dice a nessuno...
- Parola d'onore! ...  tanto?
Kajetan scosse la testa. - Al contrario. Si tratta di chi debba pagare per la sua sepoltura.
- Be', se  cos, non trover davvero nessuno. - L'oste si alz serio e and al bancone. Mentre riempiva un boccale di birra, fece un cenno della testa in direzione della parte opposta della strada. - Forse la pu aiutare qualcuno al municipio.  proprio qui di fronte.

56.

Kajetan aveva provato, inizialmente, a incontrare la donna addetta alla preparazione dei cadaveri al cimitero. Non sapevano, per, quando sarebbe arrivata quel giorno, gli dissero che avrebbe potuto riprovare sul tardi. A un certo punto sarebbe arrivata, perch la vecchia Lis Reither, che il giorno prima aveva avuto un colpo, doveva essere preparata per la sepoltura. Kajetan torn al paese.
Il municipio, un edificio di due piani, stava sulla piazza del mercato. Cent'anni prima, quando la navigazione sull'Inn portava al paese ancora molta ricchezza e carichi zeppi di roba provenienti dall'Engadina
venivano ammucchiati nel sotterraneo, doveva essere stato in condizioni migliori.
La stanza semibuia in cui entr poco dopo superava di gran lunga tutto ci che in vita sua aveva immaginato come disordine. Dietro una scrivania grigia di polvere su cui c'erano mucchi di fogli, grandi progetti di case ed enormi volumi, spunt un ometto esile, sulla sessantina. Tirava da una pipa lunga che gli pendeva dalla bocca. Quando apr la bocca Kajetan si accorse che la teneva incastrata in un buco fra i denti della mandibola. Socchiuse nervosamente gli occhi quando Kajetan gli spieg la ragione del suo soggiorno e gli chiese se Mia fosse stata anche l da lui. L'impiegato del municipio si ricordava di lei. S, era stata l. E, cosa? Era morta anche lei? Che tristezza.
Guard il tavolo. - Quindi magari stava nella lettera che non ho ancora avuto il tempo di aprire, - disse l'impiegato. -  successo qualcosa, di recente  arrivata una lettera. Dove l'ho messa? - Si stese pra
ticamente sul tavolo per rovistare tra un mucchio di carte scritte, messe una sull'altra in completo disordine, urtando con la pipa su un grosso volume e spargendo grumi di tabacco sui fogli che cerc poi di ripulire con movimenti nervosi della mano. Alla fine rinunci. Kajetan gli disse che intanto voleva solo sapere se nel paese ci fossero ancora dei parenti della defunta.
- Ah, s, un momento! Un attimo! - Si gir con un movimento brusco e alz una mano. - Qui le cose le facciamo con ordine! - Tir fuori un pacco di carte legate da uno spago e lo mise sul tavolo, dopo essersi tirato su il grembiule da lavoro e averlo usato per togliere la polvere dal fascicolo. Sciolse la cordicella. Le sue dita magre cominciarono a scorrere sulle righe. Si pieg sempre di pi, imprec impotente, rimise a posto gli atti, riannod lo spago e lo rimise sullo scaffa
le. Neanche il secondo fascicolo dette risultati. Alla fine alz di nuovo lo sguardo, con aria risoluta.
- Ah,  vero, non c' al momento. Ma non fa niente. Infatti ho... - batt un dito sulla tempia, - ... ho tutto qui dentro. Mi ricordo bene, perch avevo gi guardato per Veronika Aichinger, la madre. Di altri parenti non ne risultano, nei documenti. Gli sposi Martl e Veronika Aichinger si sono trasferiti qui da Schrding.
- Non da Simbach?
- Da Simbach, dice? S, ha ragione. Simbach! Lei, Vroni, era di Schrding. Guardi, mi viene in mente adesso una cosa. - Alz il dito. - Adesso mi sono ricordato cosa stavo cercando. Proprio perch adesso lei  qui. Il comodato per la casa l'ho annullato molto tempo fa. Dove ho messo il catasto?
Con la testa inclinata di lato cominci a fare su e gi dallo scaffale.
- Che comodato? - chiese Kajetan.
L'ometto si gir di nuovo. - Vroni Aichinger aveva un comodato d'uso per la casa del dottor Urban, che per appartiene gi da tempo al signor dottore del sanatorio di Allerberg. Ah, ecco! - Trionfante, tir fuori un mazzetto di fogli dallo scaffale.
Kajetan alz le sopracciglia sorpreso. - Era un comodato a vita?
- Sissignore, signore. Per Martl Aichinger e sua moglie Vroni... - L'impiegato osserv il certificato. Si pieg ancora di pi e aspir dalla pipa.
- E anche per la figlia. Quindi questo lo posso cancellare,  sciolto. - Cerc inutilmente il portapenne. - Il dottore sar contento. Voleva vendere la casa gi da un sacco di tempo, ma con il comodato non si poteva fare, ovviamente. - Kajetan non era sicuro se nel tono di voce dell'uomo si fosse inserita o meno un po' di riservatezza, nel dare questa informazione.
- La figlia lo sapeva? - chiese lui.
- Certo. Gliel'ho detto io. Ha riempito il vecchio dottore di complimenti.
- E prima non ne sapeva nulla?
L'impiegato comunale scosse la testa e cambi argomento. - Allora, per quanto riguarda altri parenti, dovrebbe chiedere a Simbach. E chi potrebbe sapere ancora qualcosa, qui da noi? - Si gratt il naso e alz lo sguardo. Una nuvola di fumo gli si form davanti al viso giallognolo. - Forse Marie Mllner. Con lei gli Aichinger hanno sempre mantenuto buoni rapporti, e lei era, se non ricordo male, la madrina. Ma non le prometto nulla. Negli ultimi tempi sta molto sulle sue. Non si meravigli se non la lascia neanche entrare in casa.
Kajetan si rimise il cappello e si alz. L'impiegato sospir e guard dalla finestra.
- Martl... S...  stata davvero una tristezza, - disse pensieroso. - Nessuno pensava fosse stato lui. Tutti sono come caduti dalle nuvole. E aveva anche la moglie cos malata. Dopo il parto si  ammalata di epilessia e di malinconia. E poi c'era la figlia. Come ha potuto non pensarci?
Kajetan, che aveva gi la mano sulla maniglia, si era fermato, stupito. Si gir di nuovo.
- Chi era, al tempo, in servizio qui, della polizia?  ancora in servizio?
- Era il sergente Sinzinger. Ma  in pensione da anni. Vive proprio qui di fronte, - indic dalla finestra. - Ma lui di certo non sapr dirle niente di pi. Ah... che ho detto che volevo fare?
Kajetan sorrise gentile e apr la porta. - Quella cosa del catasto.
Arrivederci!
L'aiutante annu grato, sal sulla scala e si mosse a destra e sinistra scorrendo lo scaffale. - Dove l'ho messo? Santo cielo! S, arrivederci, signore.
In corridoio, mentre gi stava per uscire sulla piazza, Kajetan si accorse che l'agitazione nervosa dell'impiegato l'aveva contagiato. Si gir di nuovo.
- Aveva detto a Mia Aichinger che il padre era in prigione?
La pipa ondeggiava forte su e gi. - No, questo non me lo sono fatto sfuggire.
- Quindi lei non lo ha saputo?
- Da me no di certo, signore.

57.

Anche il suo secondo tentativo di incontrare la signora dei cadaveri
era andato a vuoto. Una giovane donna vestita di nero, che aveva incontrato all'obitorio, gli aveva detto che sarebbe tornata solo la sera, dal paese vicino, perch l era venuta a mancare la signora dei cadaveri. Gli descrisse la strada per la casa del medico, che si trovava sul pendio dall'altra parte del fiume. Era infatti con il medico del paese, Vinz, che era sposata la signora dei cadaveri. Vinz si occupava un po' di tutto, come ogni medico di paese, era barbiere, dentista e dottore. Era divertente, scherz lei, uno cercava di rimettere in piedi la gente curandola e l'altra la infilava nelle bare.
Il sole era gi sceso a ovest. La luce illuminava ancora gran parte della piazza, ma la casa intonacata di grigio del vecchio sergente, che si trovava tra il retro della chiesa e il negozio di coloniali, era gi nell'ombra.
Il poliziotto venne alla porta scuro in volto. Kajetan si present, lusing per un po' il vecchio, scontroso e di poche parole, e lui gli permise di entrare. La casa odorava di solitudine. Le tende della stanza in cui fu invitato a entrare erano chiuse.
- Ha sistemato bene, qui, signor sergente, - si compliment Kaje
tan. -  una bella casa.
Sinzinger gli lanci uno sguardo rapido e diffidente.
- S, - annu appena e indic in silenzio una sedia. Poi si sedette anche lui e gli chiese un'altra volta perch lo stava cercando.
- Una ricerca dei parenti condotta per lettera richiederebbe troppo tempo. Poich lei ha servito per tanto tempo qui a Sarzhofen, ho pensato che, con la sua esperienza, potesse aiutarmi.
- Allora vada al municipio. - Le labbra sottili sul viso scuro e militaresco del vecchio si erano mosse appena.
-  da l che vengo giusto adesso. Sanno solo che gli Aichinger, marito e moglie, sono arrivati qui da un altro paese.
Il vecchio annu scontroso. - Da Braunau. Lei era di Pocking.
- Lui di... - Kajetan lo guard sconcertato. - Ah, ecco! E per caso sa qualcosa di altri parenti lontani?
- Di lei potrebbe essere ancora viva una sorellastra, che per  andata da tempo in America.
- E nessun altro?
- No.
Kajetan fece un respiro impercettibile. - Ah, e ha conosciuto la famiglia personalmente?
Lui alz un sopracciglio.
- Domanda stupida.
- Giusto, al tempo lei ha condotto le indagini... Dev'essere stata una vera tragedia. Da quel che ho sentito non dev'essere stata una situazione facile per la polizia.
- Insomma, - rispose il poliziotto con viso impassibile. - Ma questo fa parte della sua ricerca?
- No. Ma quasi tutti quelli con cui parlo qui mi dicono che nessuno credeva alla sua colpevolezza. Ma lei, ho pensato, lo sapr meglio di chiunque altro. Che dice l'esperto?
- Lui ha confessato. - Sinzinger improvvisamente sembr agitarsi. - E cos non c'era pi molto da indagare.
- E le sue indagini confermavano la confessione?
Il sergente sembr vacillare. - Ci sono sempre delle contraddizioni.
- E in questo caso quali erano?
Sinzinger aveva abbandonato la seriet scontrosa e arrogante dell'inizio della conversazione. Con un riflesso incondizionato, come se stesse riferendo in tribunale, rispose alle domande di Kajetan. - Qualcuno riteneva che Englinger, l'uomo che fu ucciso, avesse litigato con qualcun altro. Ma quest'altro aveva un alibi. Cos non ho insistito tanto. La gente era completamente impazzita e ancora confusa, perch fino a poco tempo prima c'era stato un periodo di siccit spavento
sa, e poi la grandine aveva distrutto tutto. Ma anche Martl Aichinger aveva detto un sacco di sciocchezze e non si ricordava neanche bene dove avesse ucciso Englinger.
- Ha verificato l'alibi dell'altro sospetto? - chiese in fretta Kajetan.
- Ho chiesto, s.
- E?
Sinzinger guard Kajetan dritto in faccia. -  stato confermato da una persona al di sopra di ogni sospetto... Ma... dica un po'... - improvvisamente il respiro gli si appesant. Un'agitazione mal celata sembr rompergli la voce. - Per caso anche lei ...
- Un poliziotto? E come le viene in mente? Le ho detto, no?, che lavoro faccio.
- Ma queste parole non le usa nessun notaio. Lei  un poliziotto
o no?
- Io un suo... collega? Lo sembro?
- No... ma...
- Visto, signor Sinzinger.
Kajetan non sapeva bene che scopo avesse mentire al vecchio, ma godette con piacere del sospetto espresso da Sinzinger. Si alz con un'espressione eloquente sul volto e si conged con un saluto militare, appena accennato.
Sinzinger stette a guardarlo mentre si allontanava, finch i passi non furono pi udibili. Chin la testa abbattuto e si guard a lungo la mano aperta, finch non gli sembr che prendesse fuoco davanti ai suoi stessi occhi.
Per un po' rimase seduto, immobile. Alla fine si mosse. Con il lato della mano tolse la polvere dal tavolo.
Si alz, fece un giro per la casa con passo incerto, rialz qualcosa qui, tocc una tovaglia l. Poi si decise. Sapeva cosa avrebbe dovuto fare. E anche come l'avrebbe fatto.

58.

Kajetan si sbotton il cappotto. Faceva molto caldo, ma ogni tanto una folata di un vento fresco che soffiava da fondo valle attraversa
va l'aria. Sulle soglie di alcune case dormivano dei cani. Alzavano lo sguardo senza interesse al suo passaggio. C'era silenzio. Solo il chiaro battito metallico proveniente dalla bottega di un fabbro risuonava in una stradina.
Si ferm a riflettere. Finora sapeva solo che Mia era stata al municipio e aveva saputo, l, di una disposizione testamentaria, una notizia che probabilmente non le diceva molto. Non aveva di certo pen
sato di esercitare il diritto di comodato. E comunque non poteva essere la ragione per cui era tornata a Monaco cos sconvolta. Se non voleva usufruire di quel diritto per se stessa, avrebbe potuto sciogliere il comodato. Non se ne sarebbe ricavato molto, ma qualche marco valeva.
Del destino di suo padre l'impiegato del comune non le aveva detto nulla. E con gli altri abitanti di Sarzhofen probabilmente non si era incontrata. Quindi rimaneva solo la signora dei cadaveri. Era da lei che doveva aver saputo che suo padre era morto in prigione e sua madre si trovava da tempo in un manicomio, e doveva essere stata quest'ultima notizia a shockarla.
Era singolare tuttavia l'apparente relazione con Fritz Urban, il cui padre aveva disposto il comodato. Un bel gesto da parte del vecchio, senza dubbio.
Doveva parlare con la signora dei cadaveri. Poi avrebbe potuto tornarsene a casa. Si port una mano alla nuca e si massaggi lentamente. Quando stava per rimettersi in cammino, sent dei passi alle sue spalle.
- Ehi, si fermi.
Kajetan si gir. Un uomo robusto, con l'uniforme della polizia locale gli veniva incontro. La guardia si spinse gli occhiali alla base del naso, incroci le mani una sull'altra dietro la schiena e lo squadr torvo.
- Sergente Kaneder, - si present con malgarbo. - Che fa lei a Sarzhofen?
Kajetan alz le sopracciglia stupito.
- Ho fatto qualcosa che non va?
- Le ho chiesto che cosa fa a Sarzhofen! - Gli occhiali catturarono in un lampo la luce del sole. Il sergente infil una mano tra gola e colletto e si gratt.
- Allora? - insistette diffidente.
- Non capisco bene, - disse Kajetan, -  vietato passare sulla piazza di Sarzhofen?
Il sergente lo guardava con freddezza.
- Ad alcune persone s.
- E io sono una di quelle persone?
Il sergente sembr pensarci su. - Non faccia domande stupide, - borbott infine, si gir con un movimento brusco e si scans di lato con un ampio movimento delle gambe.
Kajetan lo guard scuotendo la testa e prosegu.
Sulla strada per il cimitero scopr la deviazione che portava al mulino dell'Hllbach. Magari Mia aveva fatto visita alla vecchia mugnaia? Nessuno, a Sarzhofen, avrebbe potuto vedere dove era andata, una volta fuori dal paese.

59.

Sulla strada di ghiaia che portava dai campi sull'Inn alla valle dell'Hllbach non si transitava pi molto spesso. La via piena di buche, che scendeva in ampi tornanti, passava attraverso una gola coperta d'erba. Cespugli selvaggi e ciuffi d'erba arrivavano fin sulla via. Gli alberi avevano teso i loro rami frondosi sulla strada e si congiungevano da una parte all'altra formando una volta verde e ombrosa. Pi Kajetan si avvicinava a fondo valle, pi l'aria profumava di terra bagnata. Era piacevolmente fresco. Riconobbe il rumore di un corso d'acqua e presto raggiunse il ponte che passava sopra un ruscello torbido. Da l saliva una corrente d'aria fredda. Dopo pochi passi il vecchio mulino apparve nel bosco.
Le pareti dell'edificio massiccio, illuminato dal sole, smorzavano lo scroscio del ruscello che veniva incanalato nel corso del mulino, e oltre a quel mormorio sordo, al ronzio delle zanzare e delle mosche e al cinguettio soddisfatto degli uccelli non si sentiva altro. Ma la casa era abitata. Un orto recintato ed evidentemente ben curato, di fianco alla casa, e l'assenza delle erbacce che si arrampicano sulle fondamenta delle case abbandonate in poco tempo, ne erano testimoni.
Kajetan buss alla porta. Non ricevendo risposta, spinse la porta di una spanna e chiam la mugnaia. Dopo un po' di tempo sent dei passi. Una voce roca chiese chi fosse arrivato. Kajetan disse il suo nome.
La mugnaia gli apparve improvvisamente di fronte e inforc con cura gli occhiali. Mentre lo conduceva nella dispensa del mulino, procedendo a passi incerti, lui la guard sottecchi. Quanti anni poteva avere? I suoi movimenti non sembravano stanchi.. Era piccolina. I capelli sottili erano meticolosamente raccolti in una crocchia e, sulla gonna e la camicetta rovinata ai gomiti, portava un liso grembiule da lavoro blu.
Per un istante Kajetan ebbe l'impressione di averla gi vista prima.
Lei sorrise lievemente e gli porse un cesto con delle mele a pezzetti. Le mani le tremavano leggermente. - Vuole?
Kajetan sorrise e alz la mano declinando. - Grazie, mugnaia. Ho appena mangiato. - La donna prese posto su una sedia e raccolse le mani in grembo. Kajetan non sapeva come cominciare e si sedette sulla panca.
- E... il mulino  fermo da molto tempo?
Lei pieg la testa di lato come se non ci sentisse bene. Alla fine sembr capire.
-  gi da molto che non gira pi, - rispose.
Kajetan annu comprensivo. - Peccato, - disse.
Lei si guard in grembo.
- Mugnaia, tu conoscevi Mia Aichinger, vero?
Lei gir la testa come se cos sentisse meglio. - Chi?
Kajetan ripet il nome. Lei spinse in avanti il mento e guard il soffitto. Sembr ricordare.
- S... l'ho conosciuta, - disse con tono indifferente.
-  vero che il padre era un carcerato?
Lei port un dito al lobo dell'orecchio.
- Se  vero che il padre  stato in prigione! - url Kajetan.
Lei annu triste.
- Ha dovuto espiare, s...
- Ma cos tanto? Vent'anni!
- Tanto, s...
- ... E la gente dice anche che nessuno pensava fosse stato lui.
Lei si strinse nelle spalle e guard fuori dalla finestra.
- Ha dovuto espiare, - ripet con monocorde devozione. - Tutto arriva come vuole... - disse piano, - ... come vuole il Signore Iddio.
- E la sua bambina, Mia, anche a lei le cose non sono andate bene.
Lei abbass di nuovo la testa. - S, s, Mia...  una brava bambina.
? Forse non sapeva che Mia era morta? Glielo doveva dire? Kajetan era indeciso.
- Non sta tanto bene, - continu. Questo sembr toccarla poco.
- Non ci si pu preoccupare troppo dei bambini degli altri. Certo,  diverso se appartengono alla famiglia.
Kajetan abbass la testa deluso. Mia sembrava essere stata davvero sfortunata nella sua vita, e anche con questa madrina non aveva fatto un grande affare. Ma forse la vecchietta era gi troppo poco lucida per comprendere quello che le accadeva intorno.
-  stata da te qualche giorno fa?
- Cosa?
Kajetan ripet la domanda a voce pi alta.
- Mia? No. L'ho vista l'ultima volta da bambina.
Un sorriso infantile le si dipinse sul viso. - Lei fa domande come un poliziotto, - ridacchi. - Magari  un poliziotto?
Kajetan neg.
- E cos', allora?
Kajetan tentenn, poi per raccont la storia del presunto lascito di Mia, e disse che stava cercando dei parenti.
- Lascito? Non capisco... signore, - disse lei.
- Come?
- Non capisco. - Lo guard con aria interrogativa. Le sue labbra si mossero come se cercasse di formulare una domanda. Ma alla fine sembr aver trovato da sola la risposta.
- Non vive pi, - disse.
Kajetan annu. - Si  avvelenata.
- Avvelenata, - fece lei sussurrando. - Mia non vive pi.
- Ma a te non importa, no?  una bambina di altri, no? - disse Kajetan a mezza voce.
Lei scosse la testa in silenzio. Kajetan si alz e and alla porta. Poi si gir di nuovo.
La mugnaia sedeva con le mani poggiate sui braccioli della sedia. Non lo stava guardando.
- Tutto viene come deve venire, - ripeteva monocorde.
- E non le viene in mente nient'altro, mugnaia?
- E che deve venirmi in mente? - rispose secca. - L'uomo non pu tutto. Tutto viene come deve venire, come il Signore Iddio lo prepara per noi.
Alz lo sguardo e sorrise impotente.
La rabbia per il fatalismo religioso della vecchia lo avvil. Kajetan si alz stanco e salut solo con un cenno. Avrebbe cercato ancora di parlare con la truccatrice di cadaveri e poi sarebbe tornato a Monaco.

60
Mentre Kajetan, affannato e sudato, saliva la strada ripida che dal fiume portava alla piazza del mercato, il telefono del municipio squill. L'impiegato, che stava per andarsene perch lo aspettava ancora del lavoro nell'orto di casa, prese su il ricevitore con stizza.
L'ispettore di zona della polizia di dstadt si present e chiese un'informazione.
- Se  una cosa veloce, chieda pure. Che vuole sapere? - L'impiegato municipale disincastr la pipa dal buco nei denti. - Se Martin
Aichinger si  sposato nell'undici? Martl? Devo guardare? Alt! Sciocchezze, non ne ho bisogno. Non pu essere, si  sposato molto prima. Era nel novantanove. Inoltre, nell'undici, era gi in prigione da un pezzo. Ha bisogno di sapere esattamente quando si  sposato?
- No, mi basta questo. Me lo ero immaginato.
- E come le  venuto in mente?
- Non le interessa.
L'impiegato si offese. - Lo dir anch'io, la prossima volta che mi
telefona, signor ispettore. Lo so che all'ispettorato di zona siete i
migliori!
- Per me... - brontol la voce dalla cornetta. - Abbiamo la roba di Martin Aichinger.
- Che  bruciato in prigione.
- Esatto! Abbiamo finalmente messo a posto la sua roba. E c'era anche la sua fede nuziale. Solo per caso abbiamo guardato cosa c'era scritto dentro. E c'era una data: 10 agosto 1911.
L'impiegato sembr confuso. - Ah s? Strano, - disse.
- E a me viene in mente una cosa ancora pi strana. - E riattacc.

61
Kajetan si era fatto spiegare la strada per Allerberg da un garzone che gli veniva incontro con un carro trainato da buoi. Non era lontano, gli aveva detto, ci sarebbe arrivato in meno di un'ora. Inoltre non faceva pi caldo come a mezzogiorno.
Aveva deciso di contattare comunque il proprietario della casa per cui a Mia era stato assegnato un comodato. Forse aveva provato a rivendere quel diritto? Forse aveva saputo qualcosa su sua madre, morta nel manicomio privato di Allerberg? Forse Mia era interessata a sapere di che malattia era morta?
Il manicomio privato del dottor Kroepius si trovava in una vecchia casa signorile, un tempo di propriet del convento di Sarzhofen. Giaceva pacifico nella calda luce del tardo sole pomeridiano. Quando Kajetan super l'alto cancello e tir la campana, vide che le finestre erano chiuse, nonostante il tempo mite, e la maggior parte aveva addirittura le sbarre.
Ansimante per la fatica e facendo dondolare ampiamente le braccia, arriv al cancello un vecchio in un logoro camice da lavoro. Kajetan ripet la favoletta del lascito di Mia e aggiunse che avrebbero in ogni caso tenuto conto degli interessi dell'ente, nel caso avesse potuto avanzare qualsiasi tipo di pretesa in relazione alla defunta. Avrebbe potuto risparmiarsi la bugia. Il vecchio cap solo lascito, lo fece passare zelante e lo accompagn al portone. Doveva aspettare un attimo, gli annunci, il dottore si trovava proprio allora da un paziente, ma avrebbe finito presto.
Entrarono insieme nell'atrio freddo e vuoto. L'edificio, evidentemente, non veniva ristrutturato da molto tempo. Un odore pungente di disinfettanti penetr nel naso di Kajetan. Il custode lo condusse in un corridoio, apr una porta e indic gentilmente una sedia.
- Si sieda, intanto. Se vuole scusarmi, dovrei completare il lavoro su alcune scartoffie.
Si sedette dietro una massiccia scrivania e tir fuori una pila di fogli. Kajetan si era seduto e si guardava intorno con discrezione. L'edificio gli ricordava una prigione.
Prov a interagire con il vecchio: - C' sempre tanto da scrivere in un ospedale, eh?
- Eh gi, - sospir l'altro, - e me ne devo occupare sempre io.
- Lei? Mi perdoni, pensavo, appena l'ho vista, che appartenesse al personale medico.
Il custode scosse la testa lusingato. - Me lo sento dire spesso.
Kajetan finse di essere sorpreso e stupito. - Ci si pu sbagliare. Ma  molto tempo che  qui, giusto?
- Questo pu dirlo forte, - annu l'altro. - Pi del signor dottore, - aggiunse con un tono particolare, - e un bel po' di pi.
- E immagino che sar contento di poter contare su qualcuno della sua esperienza.
Il custode non rispose. Chiuse la bocca con amarezza, prese una penna e la port verso un foglio.
- E di certo conosceva anche la defunta, la signora per cui sono qui.
Il vecchio non alz lo sguardo. - La Aichinger, intende?
- Non doveva essere una persona facile, suppongo.
- Abbiamo un sacco di gente qui, che non  facile, signore.
- Ma con la sua esperienza...
Lui sorrise vanitoso. - Non ha tutti i torti. Io mi ricordo ancora quando  stata portata qui. Decisamente riluttante. Lo dissi subito al signor dottore: Signor dottore, c' poco da dire, Sulfonal e Trional, o anche idrocloruro di morfina, ce li possiamo risparmiare. Con lei servono i cari vecchi metodi.
- E lui non poteva che darle ragione!
Un'espressione di amarezza si dipinse sulla bocca del custode.
- Non sempre l'esperienza  quella che conta, signor mio. Innanzitutto, disse, avrebbe provato con il metodo Jauregg. Aveva letto degli studi e voleva provarlo una volta.
- Quale metodo?
- Il paziente viene infettato con la malaria terziana o con bacilli della tubercolosi, che provocano una febbre artificiale che poi viene abbassata con il chinino.
- E... e questo aiuta? - chiese Kajetan attonito.
- Certo che no! Si  sbagliato, il dottore, - disse il vecchio con aria di trionfo. - A meno che il trattamento non avesse bisogno di un po' pi tempo. Lei  peggiorata di mese in mese. Picchiava con le mani in giro, e io ho riportato pi di un livido. Finch il dottore non si  convinto: usiamo un altro metodo.
- Perch era cos refrattaria?
- Voleva uscire a tutti i costi. Parlava sempre di una figlia da accudire. E suo marito, doveva recuperare suo marito dalla prigione. Sapeva anche gi come avrebbe fatto. Allora le ho detto: Vroni, prima di provare a tirar fuori tuo marito dalla prigione, pensa a uscire tu da qui. Ah, si  messa a ridere.
-  scappata?
- Due o tre volte, s. Ma dopo un paio d'ore un contadino la riportava sempre indietro. Poi ci ha provato ancora, ma alla fine il dottore mi ha detto che era un caso da trattare con la sedia di Darwin.
- Con la... che?
Il custode si stava godendo il ruolo dell'esperto. -  un metodo vecchio ma ancora molto apprezzato. Una sorta di sedia girevole, forse cos se lo pu immaginare meglio. Il paziente viene legato sulla sedia, io giro una manopola e la sedia ruota sempre pi veloce sul proprio asse. Prima il paziente strilla selvaggiamente, alla fine si calma del tut
to. E anche la Aichinger. Completamente calma, all'improvviso. Per an
ni non abbiamo avuto pi problemi con lei.
-  un... un metodo usato comunemente, questa sedia?
- Certo. Nei nuovi manicomi se ne parla molto male, ma se lei osserva bene, non  che mettano in campo cose migliori. No. Il nostro dottore ha capito ormai. Se uno si fa violento, finisce in cantina. Questo  il vantaggio degli istituti privati. Non ci sono intromissioni, nuovi metodi o roba cos.
- Capisco, - ment Kajetan. - E com' morta, quindi? Voglio dire, non che cambi qualcosa,  solo per curiosit. Mi interesso privatamente a questi argomenti.
- La Aichinger? Com' morta? La fine arriva per tutti, o no?
- Ma non aveva neanche cinquant'anni.
Il custode sbuff spazientito. Gett uno sguardo all'orologio appeso sulla porta e scosse la testa.
- Dovrebbe essere gi qui, mi scusi.
- Non importa. Sono davvero interessanti i suoi racconti, le sue esperienze. Fuori non arriva nulla, di tutto questo.
-  vero, - rispose il vecchio lusingato. - La gente non sa nulla, proprio nulla.
L'uomo raccont poi che la malata, circa un anno prima, si era svegliata improvvisamente dall'apatia. Perch, non se lo era spiegato nessuno. Un'infermiera disse che forse poteva avere a che fare con il fatto che in giardino era stata avvicinata da un bambino che giocava. Si trovava l perch i genitori erano in visita da un paziente. Il bambino era scappato spaventato quando lei si era messa a piangere. Altri dicevano che la causa era stata una brutta caduta, ma nessuno riusciva a spiegarsi davvero quel cambiamento. Vroni si era trasformata in una persona aggressiva che a malapena riuscivano a domare, e lanciava le pi incredibili accuse contro tutto il mondo, rifiutando di sottoporsi a qualunque trattamento. Quando fu sorpresa a tentare un'altra volta la fuga, cominciarono a legarla al letto la notte. Non smise di agitarsi, e cos il dottore decise che toccava di nuovo alla sedia. Lui all'inizio, vecchio com'era, pensava che sarebbe stato troppo gravoso, ma poi sent che Vroni aveva strappato con un morso un pezzo di carne dalla spalla di un giovane custode, che gli aveva quasi fatto perdere i sensi e che aveva distrutto la sedia con la gamba rotta di un tavolo. Da quel momento fu legata anche di giorno. La maggior parte degli infermieri la odiava e la temeva. Per arrecare minor fastidio possibile agli altri pazienti, fu trasferita in un'ala lontana dalla parte centrale dell'edificio. Negli ultimi tempi non la slegavano proprio pi, finch il medico non si rese conto che la pelle sotto i rigidi legacci si era consumata
fino all'osso. Alla fine le venne un'infezione, il suo corpo indebolito non riusc a reagire. Qualcuno si  sentito sollevato. Almeno cos la cosa avrebbe avuto fine.
Il vecchio custode concluse il suo racconto. Sorrise incerto. -  strano.
- Strano? - chiese Kajetan con la voce spezzata. Aveva ascoltato il racconto con una rabbia crescente.
- Arriva un notaio sconosciuto, con cui in realt non si ha nessuna voglia di parlare, perch c' un mucchio di lavoro da sbrigare, ma poi ecco che si parla e parla, tutto insieme. ... un attimo!
Il vecchio sent un rumore nella stanza accanto. Si alz velocemente, buss ed entr nello studio del medico attraverso una porta comunicante. Dopo pochi minuti torn, Kajetan poteva entrare, disse.
Il dottore, un signore gentile dallo sguardo vispo sotto gli occhialetti leggeri, doveva gi essere sulla sessantina, nonostante la chioma ancora folta, seppur ingrigita. Gli tese la mano e indic una sedia con un movimento cortese.
- Si tratta del lascito della figlia di una delle nostre pazienti? Prego, si accomodi.
Kajetan rimase in piedi. Il medico lo guard stupito.
- Suppongo si tratti di una somma considerevole perch, altrimenti, non si sarebbe preso la briga di venire fin qui. Ma anche se non sono informato nel dettaglio, direi che ovviamente ci sono ancora molti
debiti relativi al trattamento della povera signora Aichinger. Anche se siamo un istituto privato, abbiamo fatto un'eccezione per la povera donna. Nonostante ci, se...
Kajetan lo interruppe. - La figlia della signora Aichinger  stata qui, qualche giorno fa?
- La figlia? Quale fi... - sussurr il medico spiazzato.
- Che malattia aveva la madre, dottore?
Il medico aggrott le sopracciglia stizzito.
- Se pensa che sia rilevante... Soffriva di Dementia precox. - Si alz con un movimento energico. - Di nuovo, cosa desidera? Cosa c' riguardo a questo lascito?
- La figlia non ha lasciato soldi, - rispose Kajetan tagliente. - Sono qui per comunicarle la lieta notizia che il fastidioso comodato sulla sua casa adesso  sciolto. Quindi pu finalmente venderla.
Il medico impallid. - Che sta dicendo? Chi... chi  lei? Che cosa vuole?
- Niente! - url Kajetan. - Tranne che vedere il suo viso mentre le dico che ha questa donna sulla coscienza. - Il medico corse dietro la scrivania spaventato. Si port le dita sulla bocca. Kajetan si gir verso la porta e disse furioso: - Non abbia paura. Nessuno la denuncer per aver trattato una donna indifesa con metodi medievali e con una noncuranza che contravviene a qualunque regola. Si trattava di... Come si dice nel vostro giro?... Una vita senza valore.
- Questo non ha niente, ma proprio niente a che fare con il comodato, - url Kroepius con voce alta e tremante. - L sono stato io a essere raggirato. Ho comprato la casa in buona fede, senza sapere che ci fosse il comodato. Il farabutto di cui mi sono fidato solo perch conoscevo suo padre non mi ha detto nulla di questo particolare e ha premuto affinch concludessimo la compravendita il pi in fretta possibile, perch aveva molte altre persone interessate, diceva. - La voce del medico si fece piagnucolosa. Il mento gli tremava. - Sono andato al municipio a informarmi se sulla casa ci fossero delle pendenze, ma l'impiegato comunale mi spieg in tono brusco che lui non ne
sapeva niente. Il notaio  stato il primo a dirmelo. E ormai avevo gi versato gran parte della somma. Ovviamente sarei potuto andare alla polizia, ma il venditore si era giocato tutto da tempo. Se mi fossi ritirato dalla compravendita, avrei perso soldi e casa. Cos alla fine ho dovuto tenerla. Che avrei dovuto fare? Io, - e si batt il petto con la mano aperta, cominciando ad autocommiserarsi e singhiozzare, - sono io la vittima, solo io.
Kajetan si chiuse la porta alle spalle con violenza.

62
Mentre Kajetan rientrava a Sarzhofen, si avvicinava l'ora del crepuscolo. Aveva fatto tutta la strada a piedi e tentato, nel frattempo, di riordinare i pensieri. Non riusciva a non pensare al destino della madre di Mia e questo lo riempiva di amarezza e rabbia impotente. Gli sarebbe piaciuto picchiare quel medico. Un giovane carrettiere che lo stava superando e aveva rallentato, probabilmente per offrirgli un passaggio, dopo aver visto l'odio dipinto sul suo volto, aveva preferito tirare dritto, spronando i cavalli ad accelerare.
La fatica fisica della lunga camminata, alla fine, aveva placato la sua agitazione. Ai piedi del paese Kajetan attravers il ponte sul fiume ed entr nella stretta via che portava alla casa della signora dei cadaveri.
Il vecchio dottore era seduto pensieroso sulla panca davanti alla casa e osservava il sole che tramontava. Kajetan si port la mano alla tempia.
- Il dottor Vinz, ho l'onore?
Il dottore non si mosse. - Mhmm, - mugg assorto.
-  lei?
- Mhmm.
- Ah, sto cercando la signora che si occupa dei cadaveri.  in casa?
- Mhmm.
Kajetan avanz di un passo verso la porta. Il mhmm del dottore risuon pi acuto.
Kajetan cap. - Ah, ecco... Ma non  neanche al cimitero.
- Mhmm.
- Forse  partita?
- Mhmm.
Dovevano essere potenti le visioni che trattenevano il medico con il loro fascino.
Kajetan, abbattuto, alz gli occhi al cielo. Ma l'aiuto non arriv da l, bens da un rumore dietro la casa. Entr nel giardino, di fianco all'edificio, e vide la signora lavorare nell'orto. Lei si alz e lo accolse con uno sguardo curioso e gentile.
Kajetan salut, si present e la preg di raccontargli il suo colloquio con Mia. Lei pos di lato un mazzo di cipolle, si pul le mani sul grembiule e cerc di colpire con la mano una zanzara che le si era posata sulla schiena. Perch voleva saperlo? Cosa? Era morta anche la figlia di Vroni? Che disgrazia.
- La prego, signora... - insist Kajetan.
- Allora... ero nella casa del custode, e mi accorgo che una donna gira per il cimitero e alla fine si ferma proprio davanti alla tomba di Vroni. E mi incuriosisco, perch tutti hanno pensato che non c'erano parenti o cose cos. Allora vai e chiedi, mi dico. E tu chi saresti?, chiedo. La figlia, fa lei. Cosa?, faccio io, Non mi dire. Proprio, dice, sono io. E racconta come mai non  venuta al funerale: per la posta, perch ha consegnato tardi la lettera o forse non la trovavano. Non ci posso credere, dico io, che disgrazia.  vero, fa lei molto cupa. Prima la madre, dico io, poi il padre!. E l... l lei mi guarda all'improvviso. Con gli occhi grandi come le ruote di un carro. Che padre?, chiede, e mi guarda in modo molto strano. S, ragazza, dico io, non lo sapevi, forse? Lui ... Ma davvero non lo sai?, chiedo. Lei fa: Non ci girare intorno, che devo sapere? Che c' con mio padre?. Allora non mi sono trattenuta e le ho detto tutto. Che Martl era suo padre, che era sepolto laggi e che era bruciato in prigione. Per cosa?, voleva sapere. Ha ucciso uno, dico io. E la mamma?, mi chiede, che le  successo? Non aveva ancora cinquant'anni.
E l mi guard cos a lungo, che alla fine le ho dovuto dire che era stata in manicomio ad Allerberg, per quasi vent'anni. All'improvviso vedo che si fa bianca come il latte. E poi comincia a piangere. Mia, prega, le dico, perch non mi viene in mente niente di meglio. Pregare? fa lei. E chi? Quello che mi ha distrutto la vita?. Non peccare di superbia, per carit di Dio!, dico io. Ma mi guarda come un fantasma, si gira e corre via. Riesco a malapena a vederla che percorre la riva del fiume fino al ponte. Santo Dio, penso, speriamo non si faccia del male. Ma poi l'ho vista dall'altro lato del fiume. Camminava piano piano con la sua borsetta, e si  fatta sempre pi piccola, e poi  sparita.
La voce della signora si fece pi calda. - E allora... e allora mi  venuto da piangere anche a me, e tanto, - singhiozz. - E ora... ora davvero si  tolta la vita. Se almeno avessi tenuto la bocca chiusa...
Il dottore doveva aver sentito tutto. And da lei in silenzio, l'abbracci e le diede dei colpetti sulla schiena. Dopo un po' lei si riprese. Si soffi il naso. Kajetan si schiar la gola.
- Dottor Vinz, - disse, - che cosa aveva Vroni Aichinger?
Il dottore non distoglieva lo sguardo da sua moglie.
- Mal caduco, - rispose secco. - Epilessia tardiva, se conosce i termini.
La signora guard il marito con orgoglio. - E a questo si  aggiunta la depressione, - continu. - Cosa che con quello che ha dovuto passare pu essere considerata praticamente una reazione sana, se non si ha il sangue di un pesce, come la maggior parte.
- Quindi in manicomio non avrebbero potuto far nulla, o no?
- No, - conferm il dottore. - Completamente nulla. Il mal caduco non guarisce, ma ci sono metodi molto semplici con i quali  possibile vivere quasi come una persona sana, e alcuni non costano praticamente nulla. Io stesso sono andato dal vecchio Urban a dirgli di tirarla fuori di l, perch io da solo non potevo far nulla. Ma lui mi ha detto che con un medicastro di campagna come me non si parla di queste cose. Mentre mia moglie e io pensavamo a come farla uscire da l, l'hanno fatta diventare davvero pazza, in manicomio.
Si diede uno schiaffo sulla fronte per uccidere una zanzara.

63
Kajetan aveva deciso di tornare a Monaco. Era riuscito a sapere quello che aveva bisogno di sapere. Mia doveva essere disperata. Per forse non voleva morire, altrimenti perch avrebbe provato a rintracciarlo? Forse era stato un errore, forse per qualche ora, per una notte, di cui non riusciva pi a sostenere il buio, desiderava solo la pace, quella pa
ce infinita che i vivi dicono spetti ai morti.
Doveva fare in fretta, voleva prendere l'ultimo treno per Monaco. Super a grandi passi la casa del vecchio poliziotto. Sinzinger sembrava non esserci. Le finestre erano buie, mentre nelle altre case sulla piazza le luci erano gi accese.
Kajetan si rivide davanti agli occhi il turbamento che il poliziotto aveva cercato di reprimere con tanta fatica. Di cosa aveva paura Sinzinger? Doveva essere qualcosa che aveva a che fare con le indagini che aveva svolto vent'anni prima. Forse il giudizio della corte sul padre di Mia era stato cos sorprendentemente duro proprio a causa dei risultati di un'indagine condotta in maniera superficiale?
Forse c'era una ragione che avrebbe reso pi comprensibile il comportamento dell'accusato. Sinzinger magari aveva tralasciato di preoccuparsene e aveva reso pi facile ai giurati considerare una morte accidentale come omicidio premeditato. Ma quale poteva essere questa ragione? Forse c'era una connessione nascosta tra l'assassino e la vittima? Aveva a che fare con la moglie, con la figlia? Martl stesso do
veva aver taciuto, ma come si poteva adesso riportare alla luce quel segreto? Tutti quelli che avrebbero potuto dire qualcosa sull'argomento erano morti. Il fatto era avvenuto vent'anni prima. Non si sarebbe mai pi potuto chiarire.
Kajetan quasi non s'era accorto del poliziotto comunale. Kaneder gli si par davanti scuro in volto, si rimise a posto gli occhiali con un movimento frettoloso mentre respirava affannosamente. Kajetan si ferm meravigliato.
Kaneder non era un tipo di molte parole. Si dette uno schiaffo sul collo.
- Sparisca, - ordin.
Kajetan si arrabbi. - Se vuole incentivare il turismo nel paese non si sta ponendo nel modo giusto...
- Non faccia l'impertinente. Altrimenti dovr toccare altri tasti.
- Inoltre non ha alcun diritto di cacciarmi. Non ho fatto niente di illegale. Pago il mio conto alla locanda e non ho svaligiato le case. Sono qui per lavoro e...
Il sergente lo interruppe brusco. - Nessun diritto? Quindi lei ha esperienza nel campo. Magari ha gi avuto a che fare con la polizia? Perch credo sia cos. - Lo guard attentamente.
- Ho cose migliori da fare. - Kajetan, involontariamente, si port una mano alla faccia. Un dolore gli si espandeva sulla guancia, come se lo avesse punto un ago incandescente.
Anche Kaneder si dette un altro schiaffo sulla fronte. Si avvicin di un passo e pos la mano sinistra sull'elsa della sciabola con aria minacciosa. - Adesso lei sparisce da qui, mi ha capito? C' un po' troppa gente in giro. Se non si muove immediatamente, la porto con me alla stazione di polizia e l vediamo se non viene fuori che ha tutt'altri interessi professionali. Non  infatti che quaggi la polizia  tonta. Ci sono prove che qui intorno vengono condotti affari di ogni genere.
Kajetan spalanc gli occhi. Che voleva dire?
- Ah? Che faccia divertente, che fa, - disse Kaneder con beffarda soddisfazione e incroci le braccia.
Kajetan si riprese. - Perch sono sciocchezze.
Il poliziotto sembr non aver sentito. Alz un dito e lo punt contro il petto di Kajetan. - Non pensi che non le stia dietro, - minacci.
- Ma a che cosa? - Kajetan fece uno scatto involontario e alz la voce. - Signor sergente, innanzitutto lei non ha alcuna prova contro
di me quindi, seconda cosa, non ha nessun diritto di mettermi dentro.
- Su questo ha ragione, - conferm Kaneder impassibile mentre si grattava, - infatti  solo un buon consiglio.
- Allora devo ringraziarla.
- Fossi al suo posto lo seguirei, - disse Kaneder cupo. Poi si colp di nuovo la guancia con un ridicolo e incontrollato movimento. Ma stavolta sent il corpo rigido di una zanzara zeppa di sangue sotto la mano. Soddisfatto la appallottol sulla guancia, la frantum fra le dita e si pul col dorso della mano la macchia di sangue. Si gir e attravers la piazza, andando verso la stazione di polizia. Kajetan lo guard infuriato.
Che succedeva a Sarzhofen? Che voleva dire il poliziotto, parlando di traffici d'ogni genere? Forse il commercio di armi di Urban?
Kajetan sentiva montare la rabbia. No, non sarebbe tornato a casa, pens caparbio.
Sent un'altra puntura. Il dolore si espandeva, pulsante. Abbattuto, attravers la piazza con agitazione. Raggiunta la porta della locanda, sent l'orologio della torre battere otto colpi. Molto bene, pens, purtroppo ho perso l'ultimo treno.
Entr nella locanda, salut i pochi ospiti che sedevano a un tavolo giocando a carte, e ordin qualcosa da magiare. L'oste guard preoccupato la guancia arrossata e gonfia di Kajetan. - L ci vuole acqua fredda o, ancora meglio, la saliva, - consigli. Poco dopo port un piat
to con dello speck affumicato, sottolineando che era di produzione propria, e gli mise vicino un bicchiere di vino.
Mentre Kajetan mangiava, immerso nei suoi pensieri, lo sguardo gli cadde su uno strano vecchio che gli altri chiamavano Wegmacher. Il vegliardo stava chiaramente cercando di farsi ascoltare, cosa che per sembrava dar fastidio agli altri clienti. Kajetan smise presto di farci caso. Mentre la discussione sul vecchio sembrava intensificarsi, sent un'improvvisa e inspiegabilmente profonda stanchezza. Si alz e si conged.
-  davvero stanco, eh? - not l'oste. Kajetan annu e salut silenziosamente. Mentre gi era nel corridoio e stava per salire la scala per il primo piano, Nauferger gli arriv dietro. - Ascolti, signore, le volevo dire ancora una cosa. Quando entra in camera, se vuole accendere la luce, deve girare l'interruttore al contrario! - e prov a mostrarglielo con un movimento della mano.
Kajetan lo guard stupito. Aveva l'elettricit solo da poco, disse l'oste, per un sacco di tempo era stato contrario, perch andava bene anche senza. Ma in paese c'era un carpentiere che lo aveva convinto, con questa cosa dell'elettricit.
- Davvero interessante, - disse Kajetan sbadigliando.
Ma dovette rimanere ad ascoltare che la governante era ancora pi contraria di lui all'elettricit, perch le prendeva un colpo ogni volta che puliva le lampade con un panno bagnato. Dopo una serie di improperi contro l'Edison di Sarzhofen (la lampadina non funzionava, che lui girasse a destra o a sinistra), Kajetan pot finalmente lasciarsi cadere sul letto. Si addorment immediatamente.

64
Doveva essere molto dopo la mezzanotte quando si svegli all'improvviso. Rimase a origliare nel buio, si alz e si sporse dalla finestra. La piazza era silenziosa nella luce lunare. In lontananza si sentiva lo sciabordio del fiume. Alcuni grilli frinivano inquieti. Vide l'oste in piedi davanti alla porta della locanda, in una lunga camicia da notte. Questi alz la testa verso di lui.
- Si  svegliato anche lei? - chiese con voce alterata.
- Che  successo?
- Non lo so,- ribatt, - mi  sembrato come se avessero sparato da qualche parte. Ma adesso  di nuovo tutto calmo. Devo essermi sbagliato. - Si stiracchi sbadigliando. - Mi rimetto a letto. Buona notte.
Kajetan chiuse la finestra, torn a letto e si copr. L'indomani sera, molto probabilmente, non si sarebbe pi trovato l per controllare se sul men di qualche taverna c'era della cacciagione.
Cerc di non pensare a cosa avrebbe fatto il giorno dopo. Non sapeva neanche se avesse ancora qualcosa da fare.
La cosa che lo aveva insospettito era il comportamento strano del poliziotto, lo aveva reso diffidente. Ma come doveva procedere? Chi doveva interrogare di nuo... Si addorment.

65
Delle grida concitate giunsero alla finestra della camera. Kajetan si svegli, si vest in fretta e scese. Era gi mattina presto. L'oste stava sulla porta d'ingresso e gesticolava energicamente parlando con un uomo che lo ascoltava incredulo. Gi dalla scala Kajetan pot sentire che si trattava di una sparatoria, che pareva avesse avuto luogo proprio quella notte. Si ferm a origliare la conversazione con curiosit crescente.
- Immagina, Stadler, - strillava l'oste. - Due sono rimasti uccisi sul colpo, al mulino. Stecchiti! Tutti e due! Un furbastro di Monaco...
- E tu come lo sai?
- Kirchbck ha sentito quello che uno dei poliziotti di dstadt ha detto a Kaneder.
- E perch dici: due sono rimasti uccisi?
- Perch l'altro non era di Monaco. Ma era... indovina!
- Uno di qua? Chi?
- Martl Aichinger!
- Mar...
- Puoi richiudere la bocca, Stadler! Martl Aichinger! Te l'ho detto! Di lui si diceva fosse morto bruciato in prigione! Invece  andato l quatto quatto, ha ucciso il custode, ha indossato la sua divisa, ha dato fuoco alla prigione ed  sparito nello scompiglio. Tutto il mondo ha pensato che fosse morto, e invece quello che avevano trovato era la guardia!
- Che bastardo! - disse Stadler meravigliato. - Non ci arriveresti mai. Ma... come ha fatto a dar fuoco alla prigione?
- Quelli di dstadt sono gi stati l. L'hanno scoperto: ha raccolto l'acetilene dalle lampade delle biciclette e ci ha costruito una bomba.
Stadler sembr ricordarsi.
- Aichinger  sempre stato un tuttofare, - disse con ammirazione.
- Non c'era niente che non riuscisse a costruire.
- Poi pare si sia nascosto dalla mugnaia Marie. Solo adesso capisco perch tutt'a un tratto  diventata cos scontrosa, non ha voluto pi parlare con nessuno e non  quasi pi uscita dal suo mulino.
- Ma... le cose non tornano. Che ha a che fare Martin con il tipo di Monaco?
- Te lo dico io, Stadler. Quello voleva derubare Marie. Martl non poteva far altro che aiutarla e cos  morto! Prima per ha ferito il farabutto e anche lui non  sopravvissuto.
- Che bastardo! - ripet Stadler. - Nauferger, sono sconvolto.
L'oste si asciug il sudore dalla fronte con il dorso della mano. Kajetan si avvicin. Nauferger si gir verso di lui.
- Non avevamo sentito male, stanotte, - disse. - Hanno sparato, gi al mulino. Si immagini!
Stadler afferr il braccio dell'oste.
- E? Continua. Che ne  di Marie la mugnaia? Il farabutto l'ha...
L'oste scosse la testa. - Lei  sopravvissuta a tutto il putiferio. Ma ... Pare diventata pazza. Da questa notte la ruota del mulino gira di nuovo. I vicini volevano fermarla, sono andati da lei e le hanno detto: Marie, che gira a fare il mulino?. Ma lei non ci sente pi, non fa niente e non dice niente, e nessuno sa cosa sia successo. Anche il poliziotto  andato da lei e voleva interrogarla, ma...
- Non parla... - continu Stadler che aveva capito.
- Mugnaia Marie, ha detto la gente, - ripet Nauferger, e tir su col naso. - Mugnaia Marie, che gira a fare il mulino?.
Kaneder url cos forte che gli uomini fecero un salto.
- Il furbastro  ancora qui? Adesso arriva il gatto!
Con passi pesanti aveva attraversato la piazza e si era piantato con il volto rosso di rabbia davanti a Kajetan. L'oste guardava perplesso prima uno, poi l'altro.
- Cammina, omuncolo! Forza! - Kaneder prese il braccio di Kajetan. - E poi mi racconti dove sei stato stanotte!
- Sono stato nel mio letto! - si difese Kajetan arrabbiato, e cerc di divincolarsi dalla presa del poliziotto.
- Ma certo! - url Kaneder. - Almeno potresti farti venire in mente una scusa migliore! Cammina, - e fece per portarlo via.
Nauferger si riprese dallo sbigottimento. -  vero, Kaneder! - Dall'agitazione pass al tu: -  vero. Sei tu che sei sulla strada sbagliata. Se uno non c'entra niente, questo  quel signore l. L'ho visto io stesso. - Raccont al poliziotto di come si erano svegliati entrambi per gli spari. Il sergente ascolt con diffidenza. Allent la presa e sbuff.
- Non menti, Nauferger?
- Mentire...? Io...? - affann l'oste indignato.
Il poliziotto indietreggi di un passo. Il suo petto si alzava e si abbassava ancora per l'agitazione. - Allora mi dia all'istante il suo documento d'identit, - disse bruscamente, - e poi non voglio pi ve
derla qui.
Mentre Kajetan metteva la mano in tasca, l'oste si piazz davanti al sergente. - Be', signor sergente, glielo devo proprio dire, non  modo di trattare i miei ospiti! - Indic con il pollice verso Kajetan. - Pensa che torner mai da noi?
- Spero proprio di no, - borbott il poliziotto, mentre prendeva in mano i documenti di Kajetan e scriveva degli appunti. - Da quando  qui, Sarzhofen  in subbuglio. Come se attirasse le disgrazie.
Restitu i documenti.
- E adesso, - ordin con un tono che non permetteva alcuna obiezione, - se ne va, in questo istante!
- Come vuole, signor commissario, - disse Kajetan acido.
Prima che il sergente potesse esplodere, si trovava gi sulla scala che portava in camera sua. Poco dopo pag il conto e si conged. L'oste si lament dello spiacevole comportamento del poliziotto. Sperava che Kajetan si sarebbe ricordato pi della sua eccellente carne che di quella scena pietosa. Sarzhofen, in realt, era un posto pacifico e gli stranieri erano sempre ben accetti.
Ma l'intervento di Kaneder aveva instillato diffidenza anche in lui. E sospir di sollievo quando Kajetan lasci la locanda.

66
Pochi minuti dopo che Kajetan ebbe raggiunto la stazione, la locomotiva stava gi arrivando tra gli sbuffi. Il capostazione Thomas guard l'orologio con disapprovazione: il treno era in ritardo di quattro minuti. Lui, Thomas, sarebbe stato soddisfatto se almeno fosse
ripartito in tempo dalla sua stazione. Se altri non erano in grado di preparare i treni in tempo, non era colpa sua. A lui non si sarebbe potuto rimproverare nulla.
Ma nessuno lo ascoltava mentre imprecava contro la mentalit di quei colleghi, secondo la sua opinione adatta a dei cammellieri orientali e non a gente dell'Impero tedesco, e mentre cercava nervosamente di sollecitare i passeggeri a salire in fretta. Le persone che si muovevano adagio davanti a lui non si curavano della sua agitazione. Con tutta la calma del mondo, e utilizzando tutto il repertorio di auguri, avvertimenti e incarichi che in infinite variazioni vennero ripetute pi e pi volte (Fa' il bravo in citt, S, mamma, Mi raccomando, comportati bene in citt, Come desideri mamma, Non farci fare brutta figura, Tranquilla, mamma), la gente si salutava e saliva.
Affacciato al finestrino del suo scompartimento, Kajetan poteva vedere alcuni garzoni che si sforzavano di far salire dei manzi in coda al treno. L'odore di escrementi di vacca riemp la stazione. Il capostazione correva su e gi in preda all'impazienza. Irrequieto, metteva in bocca il fischietto, prendeva aria, la tratteneva, espirava di nuovo e scuoteva la testa, sempre pi disperato, di minuto in minuto. Le bestie muggivano.
Kajetan si sedette lentamente sulla panca di legno, si appoggi alle ginocchia, si prese la testa fra le mani e chiuse gli occhi. Era stanco e sfiduciato. I pensieri gli si affollavano in testa. Il padre di Mia evaso... Incendiata la prigione... Scassinatori che arrivano con la macchina... Una macchina con la targa di Monaco... Il padre di Mia mor
to... La vecchia mugnaia l'aveva nascosto... La stessa mugnaia era la madrina di Mia... Una madrina per la quale il destino della propria figlioccia era indifferente, perch non apparteneva alla sua famiglia... Il viso della vecchia mugnaia... L'aveva gi visto da qualche parte... Dove? All'improvviso gli venne in mente.
La calma lo invase. Come in quel film all'inverso che aveva visto al cinema alla Isartor, che l'operatore aveva caricato male e che avrebbe dovuto mostrare, in realt, l'esplosione di uno specchio colpito da una pallottola, e che invece ricostruiva come, scheggia dopo scheggia si riformava una superficie liscia e vuota, come per lo scorrere preciso di un orologio che porti indietro il tempo. Cos, adesso, si rimontavano un'immagine dopo l'altra, parola dopo parola.
Il capostazione dette il segnale per la partenza. Il treno si mise in mo
to. Kajetan scosse la testa come ubriaco appena se ne accorse. Schiz
z fuori dallo scompartimento con un urlo, corse lungo tutto il corridoio, urt un'ingombrante contadina, che ancora indugiava alla ricerca di un posto, e apr con forza la porta del vagone. L'erba ai lati del binario scivolava via. Kajetan prese aria.
Il capostazione Thomas, da quando aveva ottenuto l'incarico di responsabile, si era imposto un comportamento consono a un pubblico ufficiale che non ha pi motivo di abbassarsi al livello del popolo. Anche se la stazione di Sarzhofen non si poteva dire paragonabile a quella di una metropoli e lui stesso, tranne che quando faceva il militare, non aveva mai messo piede in citt, la sua ambizione stava principalmente nel mostrare alla gente di Sarzhofen come andavano le cose nel grande mondo e, soprattutto, l'innata nobilt di costumi dell'lite degli impiegati bavaresi.
Ma quando vide quel pazzo saltare gi dal treno in corsa si dimentic dei suoi propositi di compostezza di fronte ai rozzi contadini dell'entroterra. - Ma guarda tu. Cretino, imbecille! - Il suo temperamento di Vilshofen lo fece tremare tutto. - E certo, come no! Prende e salta dal treno?! - sbott e url al fuggiasco che, con il cappotto al vento, correva per i campi in direzione di Hllgraben, e continu per un bel po' a buttar gi tutto un repertorio di spaventosi e coloriti insulti.

67
Era la Buick di Urban quella che stava ancora nel cortile. Il lunotto anteriore era stato frantumato da una pallottola e i finestrini laterali erano pieni di buchi tondeggianti, anche le ruote pendevano molli sui cerchioni sprofondati nel fango. Nella carrozzeria si distinguevano in pi punti dei fori della grandezza di proiettili di grosso calibro.
Kajetan era senza fiato. A passi veloci corse verso la casa. Spinse cos forte la porta del mulino che la fece rimbalzare indietro e schiantare contro lo stipite. Barcoll per alcuni passi in avanti, distrutto.
- Mugnaia Marie! - url. Affannava rumorosamente.
Sotto di lui risuonava cupamente il mulino. Schiacciava, ronzava, raschiava come un enorme, occulto orologio. Le pale si muovevano len
tamente. Gli incastri degli ingranaggi battevano ritmicamente sulle superfici vuote. Da fuori la luce opaca del mattino disegnava ghirigori gialli sul pavimento; della polvere sottile si alzava dalle fessure tra le mattonelle.
La mugnaia sedeva immobile dall'altro lato della stanza, e sembr non accorgersi di lui. Il vetro degli occhiali lampeggi per un secondo.
Con passo pesante Kajetan and al centro della stanza. Si ferm a gambe larghe e la chiam di nuovo: - Mugnaia Marie!
Lo sguardo della donna era vuoto, e la sua testa canuta pendeva tra le spalle. Kajetan si avvicin.
- Madrina... pessima madrina, - le url con crudelt.
Le sue palpebre si alzarono impercettibilmente. Le nocche delle mani si fecero bianche.
- Lasciatemi in pace, - disse con voce rotta. Le sue labbra si mossero appena.
- Perch, mugnaia? Non vuoi sentire che sei stata una cattiva madrina? Non dovrebbe funzionare che una madrina si cura del suo figlioccio?
Con uno scatto violento lei alz la testa.
- ... Ma la mugnaia non ha fatto quello che deve fare una madrina! Ha lasciato nei guai la sua figlioccia ed  stata a guardare mentre affondava, e non ha alzato un dito.
Lei si alz inferocita. Kajetan si ritrasse involontariamente.
- Che ne sai tu? - url lei. - Che ne sai tu, di come sono andate le cose? Come... come... - la sua voce si spezz. Affannava e il suo petto tremava.
- Pu darsi, mugnaia! Se continui a far finta di esser pazza, nessuno lo sapr mai.
Distrutta, lei cerc lo schienale della sedia, sprofond nel sedile e lo guard con gli occhi spalancati. Improvvisamente le lacrime cominciarono a scorrerle lungo le guance. Il suo sguardo si fece cupo. Si bat
t forte le mani sul viso e cominci a singhiozzare piano.
Kajetan si appoggi allo schienale e si pieg verso di lei.
- Racconta, mugnaia, - la esort commosso.
Lei si asciug le guance con il dorso delle mani. Poi alz il viso e lo guard con fare interrogativo.
- Tu la... la conoscevi bene, Mia?
Kajetan annu muto e gir il viso dall'altra parte. Quando si gir di nuovo, lo sguardo della donna indugiava ancora su di lui. Si drizz d'un colpo, and alla finestra e rimase di schiena, in piedi. Le sue spalle tremavano impercettibilmente. Abbass la testa. Il sole filtr tra i suoi capelli arruffati.
Lei cap.
- Vieni qui da me, - sospir. Lui si gir lentamente, senza alzare la testa.
- Qua, siediti qui vicino a me, ti racconto com' andato tutto, - indic uno sgabello, - se non lo sai gi, o almeno non lo immagini.
Lui si sedette. - Martl Aichinger, il padre di Mia, non ha mai ucciso nessuno.  andato in prigione al posto di un altro. E l'altro era il
giovane Urban, giusto, mugnaia?
- S. Martin lavorava per il vecchio dottore, e aveva il permesso di vivere in una delle sue case. Una volta, nel mezzo della notte, il dottore bussa alla sua porta e gli dice che si deve vestire in fretta e andare da lui. E poi gli dice che suo figlio, Fritz, ha fatto un'enorme stupidaggine e che ha una proposta da fare a lui, a Martl.
- E questa proposta prevedeva che Martin andasse alla polizia, confessando di aver ucciso lui il carrettiere Englinger. Ma come ha potuto essere cos stupido e farlo?
La mugnaia sospir. - Era cos contento che il dottore l'avesse tenuto al lavoro. Sua moglie era malata. Quasi tutti i soldi che guadagnava li spendeva per le medicine. E poi c'era la bambina. Erano co
s poveri da non poterselo immaginare. Ovviamente io ogni tanto gli mandavo un po' di verdure o della farina, ma lui quasi si arrabbia
va con me per questo. Una volta si  messo dritto davanti a me e mi ha detto che aveva ancora un orgoglio e non accettava elemosine. Che
potevo fare?
Kajetan non sapeva cosa dire.
- Ma non pensare che Martin si sia mai lamentato. I due si amavano di un amore infinito, ed era una gioia vedere come si comportavano l'una con l'altro. Vroni e la bambina erano tutto per Martl. Ma le cose si mettevano sempre peggio. Era Vroni a dire sempre pi spesso di essere per lui un peso e basta. E c'erano giorni in cui non faceva altro che piangere. E alla fine si  ammalata di malinconia.
Kajetan scosse la testa. - Non capisco. Proprio per questo Martl avrebbe dovuto rifiutare!
- Questo lo dici tu. E anch'io, - disse amaramente. - Ma il dottore gli aveva offerto qualcosa. Se Martl gli avesse fatto quel piacere, lui gli avrebbe intestato la casa in cui vivevano allora. Inoltre avrebbe provveduto a Vroni e alla bambina al meglio, cos che lui non dovesse mai pi preoccuparsene, avrebbe persino pagato il miglior dottore
che c'era per la malattia di Vroni.
- La cosa della casa non l'ha mantenuta! - strill Kajetan indignato. - Al catasto c' solo un comodato. Come ha potuto fidarsi, Martl?
- Il vecchio era un bastardo. Aveva il cuore come una pietra, freddo da gelare, senza un minimo di compassione n di misericordia. Se lo avesse fatto subito, disse a Martl, sarebbe sembrato sospetto. Quindi bisognava aspettare ancora un paio d'anni, fino a che nessuno ci avrebbe pi fatto caso. E Martl, lui ha sempre avuto fiducia nel dottore. Per lui era come un padre.
- Ma comunque, - disse Kajetan, - nessuno pu essere cos idiota.
- Non hai idea di come il vecchio Urban riusciva a rigirarsi le persone. Le ha raggirate tutte, gli ha tolto pezzo di terra dopo pezzo di terra finch non  diventato una delle persone pi ricche del posto. E tutti lo eleggevano comunque. Posso anche immaginarmi quello che gli ha detto. E cio, Martl doveva pensarci bene: se lui, il dottore, si fosse trovato in rovina, non gli sarebbe rimasta altra alternativa che licenziarlo.
Kajetan strinse i pugni e se li port alle tempie.
- E Martl, - continu lei, - alla fine ci ha pensato e si  detto: la mia vita  un inferno e lo sar comunque fino alla fine. Ma ci sono anche mia moglie e la bambina. Se io accetto, mi aspettano un paio d'anni di un inferno peggiore, ma almeno dopo avr una vita. E cos  andato alla polizia e si  costituito.
- Un paio d'anni? Ma come gli  venuto in mente? Un paio d'anni per un omicidio?
- Gliel'ha fatto credere il dottore. Ovviamente Martl poteva avere i migliori avvocati, ha detto. Avrebbero facilmente fatto apparire la cosa come legittima difesa. Ma  andata completamente in un altro modo.
Kajetan scosse la testa. -  stato in prigione per pi di vent'anni! Un pazzo!
- Poi c' stato il processo. Io ho assistito. Deve venir fuori per forza che non  stato lui, mi sono detta. Per forza! All'inizio l'avvocato non si  comportato male. Ma poi  arrivato un nuovo procuratore, giovane, aveva la lingua come un'accetta. Ha interrogato Martl. E Martl all'improvviso ha avuto paura, ha cominciato a balbettare, si  contraddetto e alla fine stava l come se fosse l'uomo pi bugiardo della terra. Come funziona da voi, in campagna?, ha chiesto il procuratore. Uno si porta sempre dietro un coltello da piantare nello stomaco a qualcuno non appena se ne presenta l'occasione?. Diceva che fino ad allora aveva pensato fosse una prerogativa dei negri. Ma lui non era un negro, aveva detto Martl. Quindi lei non porta costantemente con s un coltello da piantare nello stomaco?. No!, piangeva quel cretino di Martl. Interessante, fa allora il procuratore, molto interessante. Lui non se l'era mai immaginata cos, una legittima difesa: uno corre prima a casa, prende un coltello e poi torna dall'aggressore. E cos era andata. Martl si  incartato sempre peggio, finch il tutto non  sembrato l'omicidio pi infido che un uomo abbia mai commesso. Alla fine il giudice ha anche fatto un discorso, in cui parlava dell'importanza di scovare, sradicare e annientare questi costumi corrotti in uso fra il popolo. L Martl  svenuto e l'hanno portato fuori. Urban l'ha seguito. L'avvocato ha cominciato a sudare, temendo la pena capitale; solo per poco  riuscito a ottenere la condanna a vita.
Kajetan si mise la testa tra le mani e gemette. - Ma... perch non ha detto nulla? Chiunque avrebbe urlato: Non sono stato io! Sono stato incastrato!.
- Ah! Era gi troppo tardi. Martl ormai c'era dentro fino al collo. Appena si  ripreso, il dottore gli ha detto che a quel punto doveva aspettarsi comunque una pena pesante, perch aveva testimoniato il falso. E se avesse ritrattato, ormai sarebbe stato inutile, perch comunque non ci sarebbe stato nessun vantaggio, visto che anche lui, il dottore, sarebbe stato rovinato. E inoltre era tutto dovuto al nuovo procuratore, lui stesso era rimasto sorpreso, perch con quello che aveva avuto il caso originariamente aveva gi discusso tutto. Ma facendo riaprire il caso, ricorrendo in appello, poteva venir fuori un verdetto completamente differente, magari a suo favore. Martl era distrutto. Non sapeva pi che doveva fare. E ancora una volta ha creduto al dottore. D'altra parte, come poteva sapere come si svolgevano le cose nei tribunali? Era un bravo giovane, non aveva mai avuto a che fare con cose del genere!
- Ma l'appello non ci fu mai.
- Dopo un po' fu accantonato. Al tempo Martl era gi in prigione da cinque anni. Chi gli avrebbe pi creduto?
- E nessuno lo  mai andato a trovare?
- La gente di qui non le fa, queste cose. Quando uno  in prigione, per la gente  come se fosse morto. Io una volta sono andata da lui, semplicemente perch non potevo credere che lo avesse fatto. Ma lui ha voluto solo sapere se Vroni e la bambina stavano bene e se potevano rimanere nella casa. Nient'altro. Quando provai ad andare a trovarlo una seconda volta, lui mi fece dire dal custode al cancello che non voleva pi vedere nessuno. Neanche me?. No, disse, neanche lei. Era proprio come se si fosse seppellito vivo. Quasi lo capisco. Se uno  in prigione innocente almeno pu combattere, perch ha qualcuno contro cui scagliarsi. Ma se devi dirti tutto il tempo che sei stato tu a fare un errore madornale, ti mancano le forze...
Il rumore del mulino sembrava essersi allontanato. I due ora lo sentivano appena. Kajetan inspir profondamente. Sent il bisogno di alzarsi in piedi, mentre cercava di controllare l'agitazione. Sconvolto scuoteva la testa. Alla fine si sedette di nuovo sullo sgabello.
- E del giovane Urban? Che ne  stato di lui?
-  rimasto ancora per un po' a Sarzhofen, dopo che  morto il padre. Non c' voluto molto perch andasse in rovina. Ha dovuto vendere tutto. Poi non abbiamo pi sentito nulla di lui, per anni. Nel '19  tornato per un breve periodo, ma ha beccato un paio di sberle...
- ... Quella storia dell'oste, di quando voleva fare la rivoluzione?
La mugnaia annu con disprezzo. -  sempre stato un'opportunista, sempre dalla parte che gli faceva pi comodo. In ogni caso, un giorno non era rimasto quasi pi nulla, e lui voleva vendere la casa dove vivevano Vroni e Mia. E ovviamente nessuno la voleva, con le due dentro. E poi... - e i suoi occhi si riempirono di nuovo di lacrime, - ... all'improvviso  diventato che Vroni si era fatta del male da sola. Nessuno sapeva esattamente cosa era successo, un paio di persone avevano visto il giovane Urban che usciva dalla casa qualche minuto prima. Vroni  stata portata all'ospedale di Allerberg. E non ne  pi uscita. - Il mento le tremava.
- E Mia...
- Aspetta un attimo, - preg la mugnaia. - Devo piangere... o... o soffoco... Finora ho tenuto dentro... cos tanto odio e... e adesso tutto mi fa cos pena... - singhiozz.
Kajetan non profer parola. Le mise una mano sulla spalla. La mugnaia l'afferr e smise di piangere.
-  gi passato, - sussurr.
- Non devi continuare a raccontare, mugnaia. Smettila.
- Solo...  per la madrina che non si cura...
- Lascia perdere, mugnaia. L'ho detto solo perch volevo farti parlare.
- Tu... mascalzone, - sorrise lei tra le lacrime, - mascalzone svergognato. Cos furbo che neanche un poliziotto. - Lui sorrise come a scusarsi. Lei raddrizz la schiena. Gett un rapido sguardo alle pale del mulino che ancora giravano regolarmente.
- La storia non  ancora finita.
- Ma quella cosa della madrina non voleva essere crudele.
Lei prese il grembiule e si asciug le lacrime. - Ti credo. Ma se quello che ho detto finora era importante per te, quello che dir adesso lo  per me. - Abbass la testa all'indietro e chiuse gli occhi. Poi si guard le mani poggiate in grembo.
- Era al tempo in cui  stato strappato il braccio a Hans.
- Strappato il braccio...?
Lei annu scura in volto. - S, il mugnaio, e ormai sono passati pi di vent'anni. Aveva provato, una volta, a rimettere a posto una trasmissione che era saltata via. Hans, gli ho detto, lascia stare, ma non mi  stato a sentire. Il mulino non puoi fermarlo, quando la macina  piena. Cos gli si  staccato il braccio e da l in poi lui non  pi stato in grado di fare nulla, e un paio d'anni fa  morto. Io ci ho provato per un po' di tempo. Da sola. I contadini si riempivano i sacchi da soli, e se saltava una forcella, Irgl Gabelmacher me la rimetteva a posto. Finch io stessa ho smesso di stare attenta. L una pala  saltata, e poich non sono riuscita a girare in tempo in alto quella dell'acqua, ne sono saltate subito altre due. E finch Irgl non me le ha rimesse a posto i contadini sono andati dall'altro mugnaio, e io ho dovuto lasciar perdere.
All'ospedale lo hanno rimesso in sesto, ma lui non  mai tornato lo stesso. I dolori lo tormentavano giorno e notte, e si faceva sempre pi aggressivo. Per me aveva ormai solo insulti e urla, e io alla fine ero disperata perch non sapevo che fare. Prima era un uomo buono. Gli ho sempre voluto bene. Ma alla fine erano un dolore continuo e una rabbia continua. E l viene fuori all'improvviso. Vroni si  fatta del male, la bimba di Vroni ha bisogno di una casa, deve pensarci la madrina, chi  la madrina? Sono io la madrina, dico io. Il dottore mi ha preso da parte e mi ha detto: Mugnaia, sia ragionevole. Dia via la bambina. Come pu stare da lei, se suo marito  messo cos male? E inoltre qui a Sarzhofen si sentir dire per tutta la vita che suo padre  un carcerato e sua madre una pazza. Lui conosceva una famiglia rispettabile, poteva andare l. No, dico io, io sono la madrina, e l'ho presa con me. Appena la ragazzina  arrivata al mulino Hans ha cominciato a strillare cos forte che lei si  andata a nascondere sotto la panca per la paura. Un giorno solo e sono andata dal dottore, e gli ho detto: Voglio vedere la famiglia che prender la bambina. Loro sono venuti qui, e mi hanno fatto una bella impressione, cos gli ho lasciato la bambina.
Lei lo guardava con fare interrogativo. Lui distolse lo sguardo.
- Ma dopo? Non hai pi controllato come stava?
Una leggera rabbia traspar nella voce di lei, non appena riprese a parlare. - Vivevano a Straubing, in una casa davvero fine. Sono andata l ogni volta che potevo. Finch Madame non mi ha preso da parte, un giorno, e mi ha detto che alla piccola non faceva bene. Meglio che non sapesse con precisione da dove veniva, e inoltre avevano gi iniziato le pratiche per l'adozione.  cos facile?, le chiesi. S, disse,  cos facile. Da allora in poi sono stata a guardare da lontano. Mi sono trovata un vero e proprio nascondiglio e sono stata a guardare come veniva accudita, con quale cura. Era solo perch ero la madrina, in realt non c'era pi nulla di cui preoccuparsi. Ma mi faceva bene andare e venire ogni tanto, e se non fosse stato per quello, non mi sarebbe mai stato possibile lasciare Hans neanche per un minuto da solo. La gente ne avrebbe dette di tutti i colori, - e assunse un tono malizioso.
- Ma mi faceva anche piacere che a Mia le cose andavano cos bene. Una volta che non sono stata attenta, me la sono trovata davanti, e mi ha detto, compita: Salve!, e non mi ha riconosciuta! Ma ormai era cominciata la guerra e io non potevo pi allontanarmi da qui. Quando tornai tempo dopo, l ci viveva qualcun altro, e nessuno mi ha saputo dire dov'era andata a vivere la famiglia. In Franconia, ha detto uno, no, a Monaco, ha detto un altro.
Kajetan annu. - Non  stata colpa tua, mugnaia.
I suoi occhi si posarono su di lui con uno sguardo strano, pieg la testa leggermente di lato, come se sentisse un rumore. Poi lo guard di nuovo negli occhi.
- Tu gi sai come va avanti?
Lui annu titubante. - Pi o meno...
Quando il parroco gli aveva comunicato la morte della moglie, Martl doveva essersi ripreso all'improvviso. Non si sa se fosse stato il pensiero di sua figlia, che adesso immaginava sola e indifesa, o la percezione che qualcosa non quadrava, ma dopo molti anni aveva ripreso i contatti con la mugnaia. Lei era l'unico essere umano di cui si fidasse. Lei aveva avuto paura dell'incontro e si era spaventata ancora di pi quando se l'era trovato davanti. Non riusciva a riconoscere in quell'essere emaciato l'uomo che una volta era Martl. Marie, le aveva detto, controlla per me cosa ne  di Mia.
E che vuoi che ne sia?, aveva detto la mugnaia. Sta sicuramente bene. Se ti riconosce dopo cos tanto tempo, questo s che non  certo. Marie, aveva ripetuto ostinatamente, devi controllare che ne  di Mia. E alla fine lei lo aveva fatto. Si era ricordata di qualcuno che un tempo le era stato molto vicino, e lo aveva pregato di aiutarla. Dopo poco tempo la ragazza fu ritrovata. Lei stessa si era voluta accertare della cosa e aveva fatto finta di essere una mendicante, da Steyrer.
La mugnaia raccont poi di come aveva detto a Martl, alla visita successiva, dove aveva trovato la figlia.
- Martl, gli ho detto, e non sapevo come cominciare. Martl, non  andata bene con Mia.  a Monaco.... S, fa lui, e allora? Come sta? Che lavoro fa?. Martl, gli dico, non  un lavoro rispettabile quello di Mia. E dove..., mi chiede, dove sta?. Allora gli dico anche che forse lo conosce, quello con cui l'ho vista. Era il giovane Urban, anche lui cresciuto a Sarzhofen. A quel punto i suoi occhi si sono fatti cos grandi che mi  presa paura. E allora mi ha raccontato tutto.
- Prima non ne avevi idea?
- Non ne sapevo niente. Niente di niente. - Scuoteva la testa disperata. - E da l in poi sarebbe stato pi facile trattenere una bestia inferocita piuttosto che impedire a Martl di evadere. Un giorno me lo sono trovato davanti al mulino. E che vuoi fare adesso, Martl?, gli ho chiesto. Ma lui non mi dice niente, si prende un vestito di Hans, la sua bicicletta e va a Monaco. Una volta ha anche beccato uno degli sfruttatori che usciva di mattina presto da casa di Mia.
Il polso di Kajetan cominci a battergli forte. Lei non lo not.
- Ma poi si  reso conto che non riusciva ad arrivare a Urban cos facilmente. Alla fine gli hanno sparato, mentre cercava di dar fuoco al suo locale. Quando  arrivato qui era allo stremo delle forze. Martl!, gli ho detto. Martl! Sei stato vent'anni in prigione! C'era ancora il re, c' stata la guerra, poi una rivoluzione! Tutto  cambiato. Ti sei fatto investire dalla prima macchina che passava, non capisci niente di quello che ti sta intorno e a Monaco non sai come raccapezzarti. Ma qui, gli ho detto, qui sai come vanno le cose e qui mi so muovere anch'io.
- E che avevate in mente?
- All'inizio ho cercato di convincerlo. Martl, gli ho detto, quello ti deve pagare tutto quello che vi deve. Mia non  una cattiva ragazza e con quei soldi pu venir via da quella vita e cominciarne una nuova. Fa' in modo, gli ho detto, fa' in modo che confessi e che paghi tutto a Mia. Lui ci ha pensato su. Ma come gli dicevo, non doveva ucciderlo, perch alla fine sarebbe diventato davvero quello che Urban aveva voluto farlo diventare: un assassino. E l lui mi guarda strano. Quando poi ho sentito le voci a Sarzhofen, di come erano andate le cose alla prigione, e di come altri due carcerati erano morti a causa della sua evasione, allora ho capito che era gi troppo tardi. E in fondo mi sbagliavo comunque. Urban non ha mai avuto paura di Martl, tanto avrebbe potuto farlo passare per pazzo con facilit. Potevano mai prendere sul serio uno a cui viene in mente dopo vent'anni che non  un assassino? No. Lui aveva solo paura che a causa di Martl sarebbero
girate delle voci che potevano arrivare prima o poi a Monaco. Ecco. E poi sei arrivato tu e mi hai detto che anche Mia era morta. Io pensavo tu fossi un poliziotto che si nascondeva, in incognito.
- A nascondere sei pi brava tu, mugnaia.
- Se tu sapessi quanto  stato difficile per me! Avrei voluto urlare. Non te ne sei accorto?
- No. Ho solo sentito che qualcosa non quadrava. Tu hai fatto finta di poter camminare a malapena, ma hai l'orto pi in ordine che io abbia mai visto. E poi ti sei comportata come una bigotta, ma non ho visto neanche una croce, in cucina.
- L'ho tolta durante la guerra, - disse solo.
- E poi, come volevate far uscire Urban dalla tana?
- Sono stata io. Sono riuscita a ricostruire tutto, mi  tornato in mente che all'improvviso il poliziotto di allora si era trasferito in una casa cos grande, che non se la sarebbe mai potuta permettere, e che Landthaler, che doveva aver visto il giovane Urban ed Eglinger nella stradina, all'improvviso aveva ricevuto i terreni di pesca sul Peuntnerbach. Ho spedito una lettera a Urban, a Monaco, doveva pensare che uno dei testimoni lo stava ricattando, e l'ho fatta semplice. L'ho fatto sembrare uno molto ingenuo, cos che lui pensasse che sarebbe stata una cosa facile da risolvere. Ma poi Martl  peggiorato, di giorno in giorno, aveva sempre la febbre. Allora ho parlato di nuovo con quello che mi aveva aiutato a trovare Mia. Lui mi ha detto che sarebbe stato qui, quando fosse arrivato Urban. E che prima avrebbe provveduto a fargli scottare il terreno sotto i piedi, e fatto in modo che lui capisse che non si trattava pi di un giochetto.
- E che ha fatto?
- Ha dato fuoco alla sua villa. E in effetti ha funzionato. Ma poi... pare che ci abbia ripensato. Non  venuto. Cos alla fine eravamo io e Martl da soli, quando la notte scorsa  arrivato Urban.

68
La pesante macchina scese la strada verso valle, sotto un tetto formato da rami di alti faggi. Le pietre saltavano scricchiolando sotto le ruote e sbattevano contro le lamiere dell'auto. L'erba alta al centro della strada sfregava sul fondo della macchina.
A un certo punto si intravide il pavimento di legno del ponte che passava sull'Hllbach. La macchina si ferm. Dal basso, il gorgoglio del ruscello arrivava fin su, a sovrastare lo scoppiettio regolare del motore. Poco dopo le portiere si aprirono. Tre uomini scesero, richiusero le portiere, aspettarono un momento che gli occhi si abituassero all'oscurit, poi corsero ognuno in una direzione diversa, piegati nel bosco. Due di loro si fermarono e si guardarono attentamente intorno, dopo che la macchina fu ripartita. Dopo poco aveva raggiunto fondo valle e stava girando verso lo spiazzo del mulino. Il motore si spense.
Dopo aver spento anche i fari, Fritz Urban scese e rimase in piedi
accanto alla portiera aperta. Si guard intorno. Il mulino sembrava vuoto. I muri risplendevano della luce biancastra della luna. La scandola luccicava argentea sotto il cielo senza stelle. L'aria odorava di terra bagnata e muffa. L dove il ruscello aveva gi lasciato la valle, le rane gracidavano.
- Sono qui! - chiam Urban a voce alta. Un'eco sorda gli torn indietro. Non si muoveva nulla. Urban divent inquieto. La sua rabbia cresceva. A che gioco stavano giocando, l?
- Sono qui! - ripet. - Solo! Come avevamo pattuito. Ho i soldi!
Il vento aveva cambiato direzione. Un ghiro si avvicin invadente. Come se Urban l'avesse spaventato, l'ombra nera di un pipistrello tremol sul cortile, muovendosi verso il granaio. Urban sussult. Quando si riprese, not all'improvviso che gli tremavano le ginocchia. Il polso era accelerato, e si sentiva come se lo stessero tirando su per la testa. Nelle orecchie il ronzio aument. Aveva paura.
I suoi sguardi setacciavano febbrili il confine del bosco. Dov'erano gli uomini? Schoos doveva controllare l'accesso alla radura, per impedire un'eventuale fuga del ricattatore. Con Bierkugel era d'accordo che avrebbe provato a salire nel mulino lateralmente, dall'orto, per cogliere alle spalle i ricattatori che si supponeva fossero l. Kandl aveva il compito di attraversare il ruscello per avere sottotiro tutto il cortile dalla radura di fronte, leggermente pi in alto.
Dovevano essere arrivati da un pezzo. Dov'erano?
Le tempie gli pulsavano. Un suono martellante gli rimbombava nelle orecchie. Si premette le mani contro le tempie. L, dove il bosco scuro si affacciava sullo spiazzo del giardino, illuminato dalla luna, distinse un movimento. Doveva essere Bierkugel!
Una minuscola scintilla rossa apparve nell'oscurit. Si allarg diventando una fiamma e per un po' gli rimase impressa sulla retina, do
po essersi spenta.
Con lentezza indefinibile Bierkugel mosse alcuni passi in avanti, poi si ferm all'improvviso e cominci una danza saltellante. La danza fin in una giravolta. Poi inciamp nella grata per i fagioli, cadde in avanti nella terra morbida dell'orto e non si mosse pi.
Lo shock risvegli Urban dal suo torpore. Si gett a terra, preso dal panico, strisci dietro la macchina per nascondersi, cerc con le mani la pistola e spar alcuni colpi nella direzione in cui supponeva fosse il tiratore. Poi si ferm in attesa. Il ruscello scorrseva con tranquilla regolarit. Stizzito, un uccello notturno vol lontano. La luna era salita pi in alto. Urban alz la testa e strinse gli occhi. Al confine del bosco non si muoveva pi nulla.
- Schoos! Kandl! - grid.
Intu che non avrebbe pi ricevuto risposta e spar una serie di colpi nell'oscurit. Inutilmente.
Poi una pallottola fin nella carrozzeria dell'auto, con uno schiocco. Un'altra colp le ruote. Con un fischio, la macchina si abbass. Urban rispose al fuoco. Un ramo si spezz, alcune mele caddero al suolo.
Il cruscotto esplose in frantumi. Urban sent un leggero bruciore alla guancia. Sconcertato, si port la mano al viso e sent un liquido tiepido e appiccicoso. Sono sfigurato, pens confuso. Poi anche la seconda ruota emise un sibilo. Il tiratore doveva aver cambiato posizione. Urban sapeva che non avrebbe mai avuto una chance, contro di lui. Lo sconosciuto sapeva muoversi nel perimetro del bosco che circondava il cortile, senza esser visto e avrebbe sempre trovato una posizione in cui lui sarebbe stato sotto tiro.
Si tolse in fretta la giacca, la appallottol e la lanci in aria. Subito risuonarono due spari. Urban url come se fosse stato colpito, strisci via dal nascondiglio, si butt a terra e rimase disteso, immobile.
Una figura alta e magra si stacc dall'ombra. Sembrava indecisa. Titubante mosse un passo dopo l'altro. Teneva l'arma puntata davanti a s.
Urban apr impercettibilmente gli occhi. Lo sconosciuto si stagli nero davanti alla luna, la luce gli circondava i capelli scarmigliati. Si ferm di nuovo. Sembrava volersi assicurare che l'uomo steso a terra non costituisse pi un pericolo. Urban trattenne il respiro. Poi i sassolini ricominciarono a scricchiolare sotto i passi esitanti.
Una brezza pungente soffi attraverso lo spiazzo, si infil tra le foglie e si ferm di nuovo.
La figura scura lasci di colpo cadere le spalle. In preda a un'indescrivibile stanchezza cadde in ginocchio. Urban percep un leggero singhiozzare.
- Perch...? - mormorava lo sconosciuto.
La sua arma cadde di lato. La mano destra di Urban si alz velocemente. Nel brevissimo attimo dello sparo, vide un paio di occhi stupiti. Lo sconosciuto cadde a terra sulla schiena e rimase immobile.
Urban si alz e gli si avvicin. Sconvolto, il suo sguardo si pos sui tratti della vittima. Il viso del morto era illuminato dalla luce della lu
na. Il polso di Urban acceler all'improvviso, quasi stesse per avere un infarto. L'aveva riconosciuto.
Si alz con uno scatto. Respir profondamente. Una gioia folle si impadron di lui.
Improvvisamente la luce invase il cortile. Urban non fece in tempo a rendersi conto di nulla, che la ghiaia accanto a lui schizz da ogni parte. In preda al panico, corse di nuovo dietro la macchina. Una finestra del mulino si era aperta. Con un movimento rapido usc dal suo nascondiglio e spar nel rettangolo buio. Ci fu un'esplosione di vetri, ma subito risposero due spari che si piantarono nella carrozzeria della macchina.
Urban, tremante, si port la mano alla guancia, che adesso bruciava come dopo un violento ceffone. Si costrinse a reprimere lo shock. Una rabbia impotente e incontrollabile lo sopraffece. Si guard intorno ansimando. Se avesse provato a uscire dall'area illuminata del cortile, per raggiungere il confine sicuro del bosco, il suo avversario l'avrebbe visto. C'era solo una possibilit. Riuscire ad arrivare all'angolo della casa, da cui il nemico avrebbe potuto vederlo solo sporgendosi dalla finestra. C'erano da fare pochi metri, ma il tiratore evidentemente sparava con una doppietta. Urban aveva quindi solo qualche secondo di tempo dopo ogni doppio colpo. Avrebbe avuto poi qualche minuto finch il suo avversario non avesse trovato una nuova posizione, avrebbe potuto raggiungere l'angolo della casa, e poi anche l sarebbe stato al sicuro per alcuni minuti, che gli servivano per raggiungere il bosco. Alla fine doveva riuscire ad arrivare a Monaco, crearsi un alibi, e fare la parte dell'ignaro quando la polizia gli fosse andata a chiedere della sua macchina e dei suoi uomini. Ma... questo secondo avversario avrebbe testimoniato che erano menzogne. E soprattutto, doveva conoscere l'uomo a cui lui aveva sparato pochi istanti prima, e quindi conosceva il suo segreto.
Urban spar un altro colpo. Subito ne arrivarono due in risposta. Il suo corpo si tese. Usc dal nascondiglio, raggiunse l'edificio, si schiacci con la schiena alla parete e strisci lentamente, con la pistola puntata in alto, verso l'angolo della casa. Sorrise trionfante quando furono sparati altri colpi contro di lui, che per non potevano colpirlo. Presto raggiunse la sporgenza nel muro che lo avrebbe salvato e si trov in un minuscolo vicolo tra la casa e il fienile. Piegato, corse nella direzione in cui pensava fosse il confine del bosco. Doveva aggrapparsi per non cadere nei gorghi del profondo canale del torrente. Si gir disperato. Non c'era pi possibilit di ritorno. Lo sconosciuto aveva sicuramente cambiato posizione da tempo e adesso aspettava solo che lui lasciasse il vicolo. Disperato, cercava un modo per attraversare il ruscello. Sul lato destro, il corso d'acqua veniva risucchiato con un brusio tumultuoso da una grande lastra di roccia bagnata e liscia, a sinistra, la ruota del mulino pendeva su un crepaccio nero e profondo.
Poi scopr la via d'uscita. Un muro sottile, pochi metri sopra l'acqua, portava, lungo la parete senza finestre della casa, in una piccola nicchia, attraverso la quale si poteva entrare in casa senza essere visti, arrivare alle spalle dello sconosciuto e sparargli da dietro. Cos l'ultimo testimone sarebbe stato eliminato. Chi era, poi? Forse la vecchia che un tempo portava avanti il mulino con il marito? Allora avrebbe avuto gioco ancora pi facile. Era inimmaginabile che il vecchio poliziotto o Landthaler potessero provare a ricattarlo. Erano tutti e due troppo coinvolti per osare andargli contro e distruggere cos la loro stessa esistenza.
Una gioia scellerata lo pervase. Si asciug il sudore dalla fronte e mise il piede sul muretto, largo quanto una mano. Metro dopo metro si teneva al muro della casa, ricoperto di muschio. Finalmente aveva raggiunto la nicchia. La tavola rovinata cedette alla prima leggera pressione. Urban si aggrapp all'imbotte, si tir su tenendosi al bordo del muro e strisci nell'apertura.
Si trovava in uno spazio buio come la pece, e cominci a procedere tastoni. Mise la mano su una sbarra. Con estremo disgusto la ritir nel sentire uno strato di grasso rappreso. Continu a muoversi alla cieca e sent un pezzo di ferro freddo, poi una ruota grande quasi quanto lui con i raggi di legno, poi un intreccio di bande di cuoio che evidentemente erano stese in tutte le direzioni, poi di nuovo altre ruote pi piccole e possenti staggi d'acciaio. Urban cerc di passare, chinato, tra due assi orizzontali. Arriv a una forcella obliqua piena di grasso, scivol, si aggrapp alla cieca al raggio di una ruota grosso quanto un braccio e cerc di tirarsi su. Quando finalmente fu di nuovo in piedi si rese conto che una seconda enorme ruota gli bloccava il passaggio. Strisci indietro, cerc un altro sostegno a cui aggrapparsi e rientr nel labirinto d'acciaio. Represse un gemito incontrollato. La strettezza gli provocava una rabbia smisurata. Si ricord improvvisamente della
disperazione senza via d'uscita in cui era caduto vent'anni prima, in quella notte a cui sarebbe seguito quel tremendo temporale, in cui l'odiato carrettiere Eglinger, con serena soddisfazione, puzzolente di sperma e sudore, usciva dalla camera di una ragazza, proprio quella
ragazza che lui e solo lui, Urban, amava veramente. Quando cerc di affrontarlo in un accesso d'ira infantile e piagnucolosa, il carrettiere l'aveva umiliato con parole aspre.
Un'asta salda gli premette contro la schiena, quando prov di nuovo a passare nello stretto spazio tra una colonna di pietra e una grande ruota. Rimase incastrato. La bocca gli si riemp di saliva, e cominci ad ansimare. Una furia accecante s'impadron di lui. Spinse il corpo nella fessura come un folle.
Non sent come cambiava il rumore dello scorrere dell'acqua. Per
alcuni secondi sembr, dal suono, che il ruscello venisse bloccato da una chiusa.

69
- Chi  l? - grid Kajetan. Aveva sentito un rumore. Il sergente Kaneder venne fuori dalla sporgenza nel muro dalla quale aveva ascoltato tutta la conversazione.
- I miei rispetti, - borbott, e nella sua voce c'era davvero qualcosa che somigliava all'ammirazione. - Quindi lei non sarebbe per niente un cattivo poliziotto.
Kajetan scosse la testa e si gir di nuovo verso la mugnaia, che sedeva ancora sulla sedia, come crollata su se stessa.
- E... e dov' adesso Urban?
Gli occhi della donna sembravano essersi spenti. Il suo sguardo attraversava Kajetan da parte a parte.
Kaneder avanz di un passo. - Questo interesserebbe anche a me, - disse. - Quel cane, se lo prendo!
La mugnaia evidentemente non aveva sentito la domanda. Si appoggi con la mano destra allo schienale della sedia, si alz con fatica e and verso una nicchia nel muro, trascinando i piedi. Senza guardare nessuno dei due uomini, come se le fosse venuto in mente qualcos'altro in quel momento, cominci a parlare con tono noncurante.
- Ogni tanto succedeva, tempo fa, che un cane si perdesse nel mulino. Ogni volta che il mugnaio scendeva per riprenderlo, non era rimasto molto pi di un paio di brandelli di pelle. Questi li lasciamo ai topi, diceva sempre il mugnaio, anche loro devono vivere, tutte le creature devono vivere.
Kajetan la guard incredulo. Il suo sguardo si pos su Kaneder. Il sergente era bianco come un lenzuolo.
- Ferma il tuo mulino, Marie, - disse roco.

70
I due uomini si erano chiariti. Kaneder aveva spiegato a Kajetan di essere venuto a conoscenza di traffici illegali di armi nelle vicinanze di Sarzhofen, e di aver sospettato che lui fosse coinvolto. Kajetan aveva annuito: capiva tutto.
Per scusarsi il sergente fece bardare un cavallo davanti all'osteria e si offr di accompagnarlo al treno. Quando il calesse arriv sul ponte cominci a raccontare: - Da quando sono a Sarzhofen, quella storia mi ha perseguitato. Lei non mi creder, mi sono venute le bolle. Avevo sempre saputo che c'era qualcosa che non andava. Come uno spirito cattivo aleggiava tra la gente, tutti intuivano qualcosa, ma nessuno
sapeva. Io ho controllato pi e pi volte i rapporti. C'erano contraddizioni che sarebbero saltate all'occhio a chiunque, anche a uno con meno cervello del vecchio Sinzinger. E un rapporto mancava del tutto. Allora mi sono fatto portare anche gli atti del processo, e ho letto come era stata costruita l'accusa contro quel povero diavolo, finch alla fine non aveva ceduto. Ma non ci sono mai state le prove!
Il calesse sussultava sul ponte. Quando le ruote furono di nuovo sul sentiero ghiaioso, i corpi dei due uomini oscillarono l'uno verso l'altro. Kajetan era perso nei suoi pensieri.
- Che far adesso? - chiese a voce bassa.
- A Landthaler le cose andranno storte, lo giuro. Non  pi perseguibile per aver testimoniato il falso, all'epoca, ma lo tormenter al punto che non vorr pi uscire di casa. E gli arriva una condanna anche solo se piscia sul muro.
- E Sinzinger, il vecchio sergente? Il dottore gli ha lasciato la casa, al tempo, perch stesse zitto.
- Sinzinger aveva scoperto tutto, proprio perch Martl si era cos impappinato al processo. Ma non l'ha raccontato alla corte.
In lontananza si sent il segnale di una locomotiva.
- Ah! - Kaneder spron il cavallo. - La casa penso non fosse per lui la cosa pi importante, - continu decisamente pi in fretta. - No, ci dev'essere stato altro. Ha avuto paura. Il dottore era influente, l'uomo pi in vista di tutta la valle. Non bisogna assolutamente mettergli i bastoni fra le ruote, avr pensato.  sempre pericoloso quando viene fuori che i potenti sono i peggiori farabutti.  questo che deve aver pensato.
Kajetan gir la testa verso di lui, ma senza guardarlo. - Ma anche se non si pu pi perseguire, non si potrebbe almeno togliergli la pensione?
Kaneder guard la strada e scosse le redini. Di nuovo si sent il segnale del treno in arrivo, questa volta pi forte. - Sinzinger non ha pi bisogno della pensione, - disse con indifferenza, - stamattina tardi la moglie l'ha trovato impiccato.
Kajetan guard Kaneder con gli occhi sgranati. Il poliziotto ricambi lo sguardo e scosse la testa deciso. - Ogni tanto qualcuno mi impietosisce, di quelli che scopro. Ma lui no. - Scosse le redini sulla schiena del cavallo. - Ma adesso mi dica perch anche la figlia di Martin doveva morire.
- Mia era l'unica che sarebbe potuta diventare pericolosa per Urban. Perch solo lei sarebbe stata ancora interessata a scoprire cosa era successo davvero ai suoi genitori. Come minimo avrebbe potuto volersi trasferire nella casa che Urban aveva venduto al dottore. Il pericolo era che il medico di Allerberg, che aveva gi affittato la casa, aprisse di nuovo tutto il caso. Si trattava di una somma non indifferente, quella che Urban avrebbe dovuto ripagargli, soldi di cui aveva bisogno per altri affari.
- Ma lei non ne aveva intenzione.
- Lei non ne sapeva nulla. Era solo scossa per la storia dei suoi genitori. Ma a Sarzhofen si diceva anche che il padre di Urban si era dato tanto da fare per i suoi genitori.  di questo che ha parlato con Urban, probabilmente. Forse voleva persino ringraziarlo per ci che aveva fatto il padre. Per come lo conosco, avr fatto finta di essere gentile e le avr fatto avere la cocaina gi tagliata con l'anfetamina. Lei ne ha presa pochissima.
Kaneder sput sul selciato. La strada per la stazione era in salita. Passarono sotto i binari. Dopo pochi minuti il sergente stava allacciando le redini. Kajetan afferr la sua mano tesa. Il sergente la strinse forte.
-  proprio vero quello che ho detto al mulino. Lei sarebbe un ottimo poliziotto.

71
Un'unica notte di gelo, domenica, era bastata a mettere fine all'estate di Monaco. Il verde opaco degli alberi sulla riva dell'Isar erano punteggiati di rosso. Il sole era alto nel cielo azzurro, caliginoso, fosco e senza nuvole, ma il suo calore veniva smorzato da una brezza fredda che sembrava affiorare dal terreno.
Kajetan pieg il giornale in cui, alla pagina della cronaca locale, si raccontava di una festa grandiosa: c'era l'invito a partecipare all'inaugurazione del nuovo Steyrer, passato in gestione agli imprenditori Georg Schoos Maier e al suo compagno Candidus Kandl Rohsmeisl.
Kajetan stese le gambe, arrotol la giacca a mo' di cuscino e si stese sulla panchina. Incroci le braccia dietro la testa, chiuse gli occhi e assapor l'aria setosa dell'autunno incipiente. Sullo scroscio del fiume vicino si inser la musica di un'orchestrina di fiati. Kajetan apr gli occhi e alz la testa. Il suo sguardo cadde sul corteo che si muoveva sulla Wittelsbacherstrasse per andare verso la festa estiva sul pratone della Schyrer, in cui cantavano il coro popolare e quello degli operai. Alla banda faceva seguito una serie di carri colorati pieni di uomini e di donne che con gioia salutavano la folla.
Kajetan alz la mano titubante e rispose al saluto. La testa gli ricadde indietro. Forse sarebbe andato alla festa pi tardi, o forse al tramonto sarebbe tornato a casa, a lavorare al nuovo apparecchio di ricezione che aveva preso da Josef Rodenstock alla Karlsplatz, poi si sarebbe messo a letto soddisfatto e, dopo il corso di esperanto che aveva seguito un paio di volte senza troppo entusiasmo, il concerto lo avrebbe sentito alla radio. Il Giornale Radio della Baviera aveva annunciato una serata di concerti per il popolo, con opere di musicisti italiani. Due settimane dopo il suo ritorno da Sarzhofen aveva potuto finalmente comprarsi la radio, dopo che il vecchio detective l'aveva chiamato al suo capezzale, gli aveva pagato il compenso per il caso von Seeberg e assegnato una serie di altri incarichi che non avrebbe potuto svolgere da s nei prossimi tempi.
Da l a scoprire che Pius Fleischhauer era il conoscente della mugnaia Marie a Monaco non ci volle quasi nulla, anche se il detective negava di aver mai conosciuto un uomo di nome Urban, e di certo non era stato ferito nel corso dell'attentato alla casa di quest'ultimo.
Il vento fresco soffiava sotto la sua giacca leggera. Poggiandosi sui gomiti, si alz rabbrividendo. La festa era gi cominciata. Ma i visitatori continuavano a riversarsi sul pratone. Tentennando, Kajetan si mise la mano in tasca e tir fuori il libricino di Teobalt.
Lo apr e cominci a leggere.
Emil Teobalt descriveva i retroscena del putsch che aveva scosso la citt l'anno precedente. Raccontava che molti politici che adesso prendevano le distanze dai seguaci di Hitler e si dicevano convinti repubblicani, erano stati particolarmente attivi nella preparazione del fallito colpo di Stato. Uno dei capitoli era intitolato: Preparazione di un colpo di Stato. Kajetan continuava a sfogliare il libretto senza interesse.
Improvvisamente trasal. Aveva letto un certo nome. In fretta torn a cercare una pagina che aveva gi sfogliato. Il respiro gli si ferm.
Teobalt descriveva un'organizzazione antirepubblicana che si era formata intorno alla figura di un ex maggiore dell'esercito del Reich, e il cui centro era da localizzarsi in un paesino chiamato Walching, vicino al confine con l'Austria. Al gruppo si erano uniti molti alti gradi della polizia, tra cui il capo della polizia di Dornstein. Dopo l'esecuzione della figlia di un contadino e la misteriosa esplosione di un deposito di armi in una miniera, si sarebbero dovuti ritirare, perch si sospettava con sempre maggior insistenza che del gruppo facessero parte importanti figure della politica e delle alte sfere. Il Consigliere criminale di Dornstein, riconosciuto come una delle menti di questa organizzazione segreta, non si era lasciato prendere e la sera prima del putsch si era diretto a Monaco. In ogni caso gli era stata negata la possibilit di una morte onorevole davanti alla Loggia dei marescialli: a seguito di una bevuta eccessiva dopo il colpo di Hitler alla cantina Brgerbru, aveva avuto un infarto e al giorno dopo non ci era arrivato.
Kajetan chiuse il libretto con energia. Guard nel vuoto, smarrito. Poi apr di nuovo il volumetto. C'erano note a pi di pagina che rimandavo a rapporti di indagini, articoli di giornale e libri.
Si alz in piedi in fretta, ma involontariamente. Rimase immobile e si rimise a sedere.
- Guarda l! C' anche la polizia! - scherz una voce allegra alle sue spalle. Si gir. L'assistente sociale, vestita a festa, gli sorrise. - Che coincidenza, - disse, - va anche lei alla festa?
Lui si alz. Lei emise uno squittio spaventato. - Non mi stringa cos! - balbett sconcertata.
Lui la lasci andare, battendo eccitato il dito sul libricino di Teobalt. - Avevo ragione! Avevo ragione, quando ho accusato il mio superiore di essere coinvolto nei fatti.
- Che superiore? - lei non capiva e indietreggi un po'.
- Il Consigliere criminale di Dornstein! Era in combutta con quelli che hanno ammazzato quella povera ragazza.
- Ah, ecco, - disse lei.
- L'ho scoperto io, ma non potevo provarlo e per questo sono stato cacciato. E qui sta scritto, - e sventol di nuovo il libretto, - che avevo ragione. Mi dica...
- S, cosa?
- Dovrei essere assunto di nuovo se al mondo c' una giustizia, o no?
Lei cominci a capire.
- Una... cosa?
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FINE.
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POSTFAZIONE DELL'AUTORE.
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Sul destino della madrina non sono riuscito a sapere molto altro. Sembra che i registri di Sarzhofen, relativamente a questi fatti, siano stati tenuti con una certa superficialit, per dirla gentilmente. Non c', d'altra parte, neanche
una tomba nel cimitero di Wengen, presso Sarzhofen, che porti l'iscrizione: Maier, Marie Anna, come risulta essere il nome della mugnaia.
Anche i narratori della birreria di Sarzhofen che anni fa mi raccontarono la storia della madrina sapevano solo che non era mai stata convocata in tribunale e che si era risposata (forse Pius Fleischhauer? Una foto nelle cronache dell'epoca mostra un uomo al suo fianco, ma la figura magra, seria e dall'aria malaticcia ha poco a che fare con la mia immagine del detective).
Ci si ricorda anche che i due erano una coppia tanto innamorata quanto litigiosa e che una volta, pare sia stato dal macellaio Hans, la mugnaia avrebbe detto alle donne di Sarzhofen: Aspetti per trent'anni un uomo e quello arriva all'improvviso!, provocando l'ilarit generale. I due erano poi partiti per un lungo viaggio (in Canada, dicono alcuni, in Sudamerica, dicono altri) e non sarebbero pi tornati a Sarzhofen.
Al vecchio mulino, che nel frattempo era passato in altre mani ed era stato trasformato in una residenza rustica per vacanze, non se ne sapeva nulla.
R. H.
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Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato con opinioni e critiche sapienti, talvolta anche notturne. Un ringraziamento speciale va alla signora Christiane Droste per il suo aiuto significativo e competente nelle ricerche, il signor Tino Hocke per gli interessanti suggerimenti riguardo i vecchi so
prannomi di Monaco, i lavoratori della Siemens e del Museo tedesco dell'Informazione per le indicazioni sulla comunicazione elettronica del tempo e sugli effetti degli spari sui vetri dei veicoli, Katy e Franz per i dettagli di storia regionale e per le passeggiate di mezzanotte sulle rive dell'Inn, il dottor Krapp per le notazioni critiche sulla drammaturgia, e anche il proprietario del Bar-Tabac di Pont de Montvert per il necessario sostegno al lavoro in certe ore piovose e crepuscolari e il Caf du Globe di Sainte Croix per il silenzio sognante rotto solo dal ronzio dei frigoriferi e delle mosche.
Questo libro  dedicato al narratore che mi ha fatto notare che una storia non deve per forza essere vera. Ma bella, s.
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COSTITUZIONE DI WEIMAR (11. 8. 1919).
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Il popolo tedesco, unito nelle sue stirpi, ed animato dalla volont di rinnovare e rafforzare, in libert e giustizia, il suo Reich, di servire la causa della pace interna ed internazionale e di promuovere il progresso sociale, si  data questa costituzione.
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PARTE PRIMA.
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STRUTTURA E FUNZIONI DEL REICH.
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CAPO I.
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REICH E LNDER.
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Art. 1 - Il Reich tedesco  una repubblica. Il potere statale emana dal popolo.
Art. 2 - Il territorio del Reich si compone dei territori dei Lnder tedeschi. Altri territori potranno essere riuniti al Reich, con legge di questo, se la loro popolazione ne esprima il desiderio, in virt del diritto di autodecisione.
Art. 3 - La bandiera del Reich  nero-rosso-oro. La bandiera mercantile  nero-bianco-rosso, con i colori del Reich nell'angolo superiore interno.
Art. 4 - I principi fondamentali riconosciuti dal diritto delle genti hanno valore di parti integranti del diritto tedesco.
Art. 5 - Il potere statale nelle materie di competenza del Reich viene esercitato dagli organi di questo in base alla sua costituzione; nelle altre materie dagli organi dei Lnder, in conformit alle loro leggi costituzionali.
Art. 6 - Il Reich ha competenza legislativa esclusiva:
1) per i rapporti con l'estero;
2) per la materia coloniale;
3) per la cittadinanza, la libert di locomozione, di immigrazione, di emigrazione e di estradizione;
4) per la costituzione della difesa armata;
5) per il sistema monetario;
6) per il regime doganale, nonch per l'unit del territorio nei rapporti doganali e commerciali, e per la libert di scambio delle merci;
7) per il regime delle poste, telegrafi e telefoni.
Art. 7 - Il Reich esercita il potere legislativo nelle seguenti materie:
1) il diritto civile;
2) il diritto penale;
3) il procedimento giudiziario, compresa l'esecuzione penale e l'assistenza reciproca fra autorit;
4) i passaporti e la polizia per gli stranieri;
5) la cura dei poveri e dei senzatetto;
6) la stampa, le associazioni e riunioni;
7) la politica della popolazione, l'assistenza per la maternit, i lattanti, i fanciulli e la giovent;
8) il regime sanitario, quello veterinario e la protezione delle piante contro le malattie ed i danneggiamenti;
9) il diritto del lavoro, l'assicurazione e la protezione degli operai ed impiegati, nonch il collocamento dei lavoratori;
10) la rappresentanza professionale per il territorio del Reich;
11) l'assistenza agli antichi combattenti ed alle loro famiglie;
12) il diritto di espropriazione;
13) la socializzazione delle ricchezze naturali e delle imprese economiche, cos come la produzione, la reintegrazione, la ripartizione e la determinazione dei prezzi dei beni economici utili alla collettivit;
14) il commercio, il regime dei pesi e misure, l'emissione di carta moneta, il regime delle banche e delle borse;
15) lo scambio dei prodotti alimentari e di consumo, nonch degli oggetti di uso quotidiano;
16) l'industria e le miniere;
17) il regime delle assicurazioni;
18) la navigazione marittima, la pesca di alto mare e del mare costiero;
19) le ferrovie, la navigazione interna, la circolazione a trazione meccanica sulla terra, l'acqua e nell'aria, cos come la costruzione di strade, in quanto interessino il traffico generale e la difesa nazionale;
20) il regime dei teatri e dei cinematografi.
Art. 8 - Il Reich ha inoltre competenza legislativa sulle imposte e le altre entrate, in quanto esse possano in tutto o in parte attenere ai propri scopi. Se il Reich si appropria di entrate che prima spettavano ai Lnder deve provvedere a procurare a questi i mezzi di vita di cui abbisognano.
Art. 9 - Ove si manifesti il bisogno di una regolamentazione uniforme il Reich ha potere legislativo:
1) nella cura del benessere pubblico;
2) nella protezione dell'ordine e della sicurezza pubblica.
Art. 10 - Il Reich pu stabilire con legge i principi generali in materia di:
1) diritti e doveri delle associazioni religiose;
2) ordinamento scolastico, compreso l'insegnamento superiore e le biblioteche scientifiche;
3) diritto di impiego per tutti gli enti pubblici;
4) diritto fondiario, ripartizione della terra, regime di colonizzazione interna e del patrimonio familiare, vincoli della propriet fondiaria, regime delle abitazioni e distribuzione della popolazione;
5) regime delle inumazioni.
Art. 11 - Il Reich pu stabilire con legge principi intorno alla creazione e al modo di riscossione delle imposte nei Lnder, in quanto ci si palesi necessario per impedire:
1) danni alle entrate o ai rapporti commerciali del Reich;
2) doppie imposizioni;
3) pesi eccessivi o tali da ostacolare l'utilizzazione dei mezzi di comunicazione, o relativi a istituzioni che obblighino a contributi;
4) misure fiscali tendenti ad ostacolare l'importazione di merci a vantaggio della produzione interna, nei rapporti fra i vari Lnder o parti di Land;
5) premi all'esportazione;
oppure per salvaguardare importanti interessi sociali.
Art. 12 - Ove il Reich non faccia uso del suo potere legislativo i Lnder conservano l'esercizio di quello loro spettante, a meno non si tratti di materia esclusiva del primo.
Contro le leggi dei Lnder, nelle materie relative agli oggetti di cui all'art. 7 n. 13 spetta al governo del Reich un diritto di veto quando esse possano compromettere il benessere della generalit dello Stato.
Art. 13 - Il diritto del Reich prevale su quello dei Lnder.
Ove sorgano dubbi o contestazioni sulla conciliabilit delle disposizioni di un Land con il diritto del Reich le autorit competenti dell'uno o dell'altro possono provocare, nelle forme stabilite da una legge del Reich, la decisione di un supremo tribunale del Reich.
Art. 14 - Le leggi del Reich, ove queste non dispongano altrimenti, sono portate ad esecuzione dalle autorit dei Lnder.
Art. 15 - Il governo del Reich esercita il controllo sugli affari rispetto ai quali compete ad esso la potest legislativa.
Esso potr emanare disposizioni generali per disciplinare l'esecuzione da parte dei Lnder delle leggi del Reich. Inoltre esso ha facolt, allo scopo di sorvegliare la detta esecuzione, di inviare propri incaricati presso le autorit centrali dei Lnder, ed altres, con il consenso di queste, presso gli uffici dipendenti.
I governi dei Lnder sono obbligati ad eliminare, su richiesta del governo del Reich, le deficienze che fossero accertate nell'esecuzione delle leggi del Reich. In caso di divergenza di opinioni ciascuno dei due governi pu provocare la decisione del tribunale costituzionale, salvo il caso in cui la legge del Reich preveda la competenza di un'altra giurisdizione.
Art. 16 - I funzionari incaricati dell'immediata amministrazione del Reich nei Lnder devono di regola appartenere per la loro origine a questi. Gli impiegati, agenti ed operai dell'amministrazione del Reich devono, se lo richiedano, venire utilizzati nel territorio di cui sono originari, in quanto ci si renda possibile e non appaia in contrasto con la loro preparazione o con esigenze di servizio.
Art. 17 - Ogni Land deve avere una costituzione di Stato libero. Gli organi rappresentativi devono essere formati mediante voto generale, uguale, immediato e segreto, reso da tutti i cittadini di ambo i sessi, secondo i principi fondamentali della rappresentanza proporzionale. Il governo del Land deve godere della fiducia della rappresentanza popolare.
Le norme fondamentali, vigenti per la rappresentanza politica sono applicabili anche per le elezioni comunali. Tuttavia con legge dei Lnder si pu subordinare l'esercizio della capacit elettorale al fatto della residenza nel comune per almeno un anno.
Art. 18 - La divisione del Reich in Lnder deve, tenendosi presente per quanto  possibile la volont
delle popolazioni interessate, favorire al massimo l'elevamento economico e culturale del popolo. I mutamenti di territorio dei Lnder e la formazione di nuovi Lnder nell'ambito del Reich sono disposti con legge costituzionale del Reich.
Se per i Lnder immediatamente interessati vi consentano  sufficiente una legge ordinaria.
 altres sufficiente una legge ordinaria del Reich, anche se uno dei Lnder interessati non consenta, quando il mutamento territoriale o la nuova formazione proposte corrispondano alla volont della popolazione ed il Reich annetta ad esse un interesse preminente.
La volont della popolazione deve essere accertata con plebiscito. Il governo del Reich promuove il plebiscito quando un terzo dei cittadini abitanti nel territorio da separare, che siano elettori politici, lo richieda.
Per potere operare un mutamento territoriale, o una nuova formazione  necessario che si raggiungano tre quinti di voti favorevoli, e che al voto partecipi la maggioranza degli elettori iscritti. Anche quando si tratti solo della separazione di una parte di una provincia (Regierungsbezirk) prussiana, di un circondario bavarese (Kreis) o di una porzione corrispondente di distretto amministrativo di altri Lnder, dev'essere accertata la volont della popolazione di tutta la circoscrizione interessata. Se non vi sia contiguit territoriale della porzione da separare rispetto alla restante circoscrizione si potr, con apposita legge del Reich, dichiarare sufficiente la volont della popolazione del territorio da separare.
Dopo che sia accertato il risultato della votazione popolare il governo del Reich deve presentare all'approvazione del Reichstag una legge corrispondente.
Se in occasione della riunione o della separazione sorga contrasto sul regolamento dei rapporti patrimoniali, esso sar risolto, su istanza di una parte, dal tribunale costituzionale del Reich.
Art. 19 - Il tribunale costituzionale del Reich, in quanto non vi sia la competenza di un altro organo giudiziario del Reich, decide, su richiesta di una delle parti contendenti, le controversie costituzionali che sorgano nell'interno di un Land, per la cui soluzione non esista alcun tribunale, ed altres quelle di natura non privata fra diversi Lnder, o fra il Reich e un Land.
Il presidente del Reich esegue le decisioni del tribunale costituzionale.

CAPO II
IL REICHSTAG
Art. 20 - Il Reichstag  formato dai deputati del popolo tedesco. Art. 21 - I deputati rappresentano tutto il popolo.
Essi non dipendono che dalla loro coscienza e non sono vincolati da alcun mandato.
Art. 22 - I deputati sono eletti con elezione generale, uguale, immediata e segreta da uomini e donne che abbiano raggiunto il 20 anno di et, secondo i principi generali della rappresentanza proporzionale.
Le elezioni dovranno aver luogo di domenica, o in altro giorno festivo.
Le disposizioni pi particolari sono contenute nella legge elettorale del Reich.
Art. 23 - Il Reichstag  eletto per 4 anni. Le nuove elezioni devono aver luogo non oltre il 60
giorno dopo la scadenza di tale termine.
La prima riunione del Reichstag deve avvenire non oltre il 30 giorno dopo le elezioni.
Art. 24 - Il Reichstag si convoca ogni anno nel primo venerd di novembre nella citt sede del governo del Reich. Il presidente del Reichstag pu convocarlo prima di detta epoca, se ci sia richiesto dal presidente del Reich, o per lo meno da un terzo dei membri del Reichstag.
Il Reichstag decide la chiusura della sessione e stabilisce altres il giorno della riconvocazione.
Art. 25 - Il presidente del Reich pu procedere allo scioglimento del Reichstag, ma solo una volta per lo stesso motivo.
La nuova elezione deve aver luogo non oltre il 60 giorno dopo lo scioglimento.
Art. 26 - Il Reichstag elegge il proprio presidente, i suoi vice presidenti ed i segretari. Esso si d il suo regolamento interno.
Art. 27 - Nell'intervallo fra due sessioni o legislature il presidente ed i vice presidenti in carica dell'ultima sessione rimangono in funzione.
Art. 28 - Il presidente esercita il diritto di casa e dispone del potere di polizia nell'edifizio del Reichstag. Esso presiede all'amministrazione, dispone delle entrate e delle uscite, secondo gli stanziamenti di bilancio, e rappresenta il Reichstag in tutti i rapporti e controversie della sua amministrazione.
Art. 29 - Il Reichstag esplica la sua attivit pubblicamente. Pu deliberare in segreto quando vi sia la richiesta di almeno cinquanta deputati, approvata con la maggioranza di due terzi.
Art. 30 - I verbali delle discussioni che hanno luogo nelle sedute pubbliche del Reichstag, o del parlamento di un Land, o delle loro commissioni, non possono mai dar luogo a responsabilit.
Art. 31 - In seno al Reichstag  costituito un tribunale elettorale. Esso giudica anche della questione se un deputato abbia perduto il mandato.
Il tribunale elettorale  composto da membri del Reichstag eletti da questo per tutta la legislatura, e da membri del tribunale amministrativo del Reich, che il presidente del Reich nomina, su designazione della presidenza del medesimo.
Il tribunale decide, sulla base di una pubblica trattazione orale, con tre membri provenienti dal
Reichstag e due dal tribunale amministrativo.
All'infuori della trattazione davanti al tribunale, l'istruttoria viene compiuta da un incaricato del Reich nominato dal presidente di questo. Pel rimanente la procedura viene regolata dal tribunale elettorale.
Art. 32 - Le decisioni del Reichstag sono prese a maggioranza semplice, in quanto la costituzione non esiga un diverso rapporto di voti. Per le elezioni che hanno luogo nel Reichstag il regolamento interno pu consentire eccezioni.
Il numero legale viene determinato dal regolamento interno.
Art. 33 - Il Reichstag e le sue commissioni possono richiedere la presenza del cancelliere e dei ministri.
Il cancelliere, i ministri e i loro incaricati sono ammessi alle sedute del Reichstag e delle commissioni.
I Lnder sono autorizzati ad inviare alle sedute loro incaricati per rappresentare il punto di vista del loro governo relativamente agli oggetti in trattazione.
Su loro richiesta i rappresentanti dei governi devono essere intesi durante la discussione; i rappresentanti del governo del Reich anche fuori dell'ordine del giorno.
Essi sono sottoposti al potere disciplinare del presidente.
Art. 34 - Il Reich ha il diritto, e su richiesta di un quinto dei suoi membri deve, costituire commissioni di inchiesta. Queste commissioni raccolgono con procedimento pubblico le prove, che esse o i promotori dell'inchiesta ritengono necessarie. La pubblicit pu essere esclusa con la maggioranza di due terzi. Il regolamento interno disciplina la procedura delle commissioni e determina il numero dei loro membri.
I giudici ed i funzionari amministrativi sono obbligati a prestare assistenza per la raccolta delle prove richieste da queste commissioni e di sottoporre ad esse gli atti di ufficio in loro possesso.
Per le attivit delle commissioni e delle autorit dalle medesime richieste trovano impiego, in via analogica, le norme della procedura penale, senza che tuttavia venga meno il segreto epistolare e delle comunicazioni telegrafiche e telefoniche.
Art. 35 - Il Reichstag costituisce una commissione permanente per gli affari esteri, che rimane in funzione, indipendentemente dalla convocazione dell'assemblea, anche dopo la fine della legislatura e lo scioglimento del Reichstag, fino alla convocazione del nuovo parlamento. Le sue sedute non sono pubbliche, ma la pubblicit pu venire disposta con la maggioranza di due terzi. Inoltre il Reichstag costituisce, a garanzia del diritto della rappresentanza popolare di fronte al governo, pel periodo intermedio fra le sessioni e dopo la dissoluzione dell'assemblea, per fine della legislatura o scioglimento, fino alla convocazione del nuovo Reichstag, una commissione permanente.
Queste commissioni hanno i diritti propri delle commissioni di inchiesta.
Art. 36 - Nessun membro del parlamento del Reich o di un Land pu in qualsiasi tempo essere perseguito giudizialmente o disciplinarmente in conseguenza dei suoi voti o delle manifestazioni compiute nell'esercizio del suo mandato, o comunque dichiarato responsabile fuori che dall'assemblea.
Art. 37 - Nessun membro del Reich o di un Land pu, senza autorizzazione della camera cui appartiene, durante la sessione, essere sottoposto a procedimento penale o arrestato, a meno che l'arresto non avvenga in fragrante, o al pi tardi nel corso del giorno seguente al delitto.
Uguale autorizzazione  necessaria per qualsiasi altra restrizione della libert personale che incida sull'esercizio dell'attivit parlamentare. Ogni procedimento penale contro un membro del parlamento, arresto o altra limitazione della libert personale, deve essere sospeso per il periodo della sessione, o su richiesta della camera cui il deputato appartiene.
Art. 38 - I membri del Reichstag o di un Landtag sono autorizzati a rifiutare la testimonianza sulle persone che hanno loro confidato dei fatti nella loro qualit di deputati, o a cui essi nella qualit stessa li hanno confidati, e altres sui fatti stessi. Essi sono assimilati alle persone che sono per legge sciolti dal dovere di testimonianza, anche per quanto riguarda la consegna di documenti.
Solo con il consenso dei presidenti possono essere eseguite perquisizioni o sequestri nei locali del
Reichstag o di un Landtag.
Art. 39 - Gli impiegati o gli appartenenti alle forze armate non hanno bisogno di congedo per l'esercizio delle loro funzioni di membri del Reichstag o di un Landtag.
Ove essi siano candidati ad un seggio nelle dette assemblee deve esser loro concesso il permesso necessario per la preparazione dell'elezione.
Art. 40 - I membri del Reichstag godono del diritto di libera circolazione su tutte le ferrovie tedesche, nonch ad un'indennit, da fissare mediante una legge del Reich.
Art. 40a - Le prescrizioni degli artt. 36, 37, 38 comma I, e 39 comma I valgono pel presidente e i vice presidenti del Reichstag, per i membri permanenti e primi supplenti delle commissioni indicate nell'articolo 35, anche pei periodi intermedi fra le sessioni o le legislature del Reichstag.
Ugualmente avviene per tutti i membri dei corrispondenti organi di un Landtag, se essi, a norma delle loro costituzioni, debbano rimanere in funzione fuori del periodo della sessione o legislatura. Per l'applicazione dell'art. 37 ai membri di cui al precedente comma le competenze attribuite al Reichstag e al Landtag sono esercitate dalle corrispondenti commissioni.
Le persone indicate nel primo comma godono, nel periodo fra due legislature, degli stessi diritti indicati nell'articolo 40.

CAPO III
IL PRESIDENTE ED IL GOVERNO DEL REICH
Art. 41 - Il presidente del Reich viene eletto da tutto il popolo tedesco.
Eleggibile  ogni tedesco che abbia compiuto il trentacinquesimo anno. Le norme pi particolari sono stabilite da apposita legge.
Art. 42 - Il presidente presta davanti al Reichstag, all'atto dell'assunzione delle sue funzioni, il seguente giuramento:
Io giuro che dedicher le mie forze al bene del popolo tedesco onde accrescere la sua prosperit e preservarlo da danni, che osserver la costituzione e le leggi del Reich, e che adempir il mio dovere con coscienza e giustizia verso ciascuno.
 consentita l'aggiunta di una formula di impegno di carattere religioso.
Art. 43 - L'ufficio del presidente del Reich dura sette anni.  possibile la rielezione.
Su iniziativa del Reichstag e mediante votazione popolare il presidente pu essere deposto dalla carica prima del decorso del suo termine. La deliberazione del Reichstag deve essere presa con la maggioranza di due terzi. In seguito ad essa il presidente  sospeso dall'esercizio del suo ufficio. Il
rigetto della proposta di deposizione del Reichstag vale come rielezione del presidente in carica, ed ha per conseguenza lo scioglimento del Reichstag.
Il presidente del Reich non pu essere perseguito penalmente senza il consenso del Reichstag. Art. 44 - Il presidente non pu essere contemporaneamente membro del Reichstag.
Art. 45 - Il presidente rappresenta il Reich nei rapporti internazionali. Egli conclude in nome del Reich alleanze ed altri trattati con potenze estere. Egli invia ed accredita gli ambasciatori. Dichiarazione di guerra o conclusione di pace devono avvenire per legge.
Alleanze e trattati con altri Stati, in quanto tocchino materia legislativa, hanno bisogno del consenso del Reichstag.
Art. 46 - Il presidente nomina e licenzia gli impiegati e gli ufficiali, ove la legge non disponga altrimenti. Egli pu delegare tali poteri ad autorit a lui sottoposte.
Art. 47 - Il presidente ha il comando supremo di tutte le forze armate del Reich.
Art. 48 - Se un Land non adempie gli obblighi impostigli dalla costituzione o da una legge del
Reich, il presidente pu costringervelo con l'aiuto della forza armata.
Il presidente pu prendere le misure necessarie al ristabilimento dell'ordine e della sicurezza pubblica, quando essi siano turbati o minacciati in modo rilevante, e, se necessario, intervenire con la forza armata. A tale scopo pu sospendere in tutto o in parte la efficacia dei diritti fondamentali stabiliti dagli articoli 114, 115, 117, 118, 123, 124 e 153.
Di tutte le misure prese ai sensi dei precedenti commi il presidente deve senza indugio dare notizia al Reichstag. Le misure stesse devono essere revocate se il Reichstag lo richieda.
Nel caso di urgente necessit, il governo di un Land pu adottare pel proprio territorio le misure provvisorie indicate nel secondo comma. Esse vanno revocate se lo richiedono il presidente del Reich o il Reichstag.
Norme pi particolari saranno date con legge del Reich.
Art. 49 - Il presidente esercita il diritto di grazia per tutto il Reich.
L'amnistia che debba valere per tutto il Reich pu concedersi solo con legge di questo.
Art. 50 - Tutte le ordinanze e provvedimenti del presidente, anche se riferentesi alle forze armate, non sono validi senza la controfirma del cancelliere o del ministro competente, che ne assumono cos la responsabilit.
Art. 51 - Il presidente, in caso di impedimento, viene supplito dal cancelliere. Se l'impedimento debba presumibilmente durare per lungo tempo, la supplenza sar regolata per legge.
Tali norme valgono anche nel caso di una prematura cessazione del presidente, fino allo svolgimento della nuova elezione.
Art. 52 - Il governo del Reich si compone del cancelliere e dei ministri.
Art. 53 - Il cancelliere e, su proposta di questi, i ministri vengono nominati e licenziati dal presidente.
Art. 54 - Il cancelliere ed i ministri per rimanere in carica hanno bisogno della fiducia del Reichstag. Ognuno di essi deve dimettersi se il Reichstag, con espressa deliberazione, gli ritiri la sua fiducia.
Art. 55 - Il cancelliere ha la presidenza del governo e ne dirige l'attivit secondo un regolamento che viene predisposto dal governo ed approvato dal presidente del Reich.
Art. 56 - Il cancelliere determina le direttive politiche, e ne assume la responsabilit innanzi al Reichstag. Nell'ambito di queste direttive ogni ministro dirige in modo autonomo il ramo d'affari a lui affidato, assumendone la responsabilit di fronte al Reichstag.
Art. 57 - I ministri devono sottoporre all'esame e alla decisione del consiglio dei ministri tutti i progetti di legge, o altri provvedimenti per cui ci sia richiesto dalla costituzione o dalle leggi, come pure conflitti su questioni che toccano la competenza di pi ministeri.
Art. 58 - Il consiglio dei ministri prende le sue decisioni a maggioranza. In caso di parit decide il voto del presidente.
Art. 59 - Il Reichstag pu accusare innanzi al tribunale costituzionale il presidente del Reich, il cancelliere e i ministri, quando essi abbiano violato colpevolmente la costituzione o le leggi. La proposta di elevamento dell'accusa deve essere firmata da almeno cento membri del Reichstag ed esige per l'approvazione la maggioranza richiesta per i mutamenti costituzionali. Le altre norme sono contenute nella legge sul tribunale costituzionale.

CAPO IV
IL REICHSRAT
Art. 60 - Per la rappresentanza dei Lnder tedeschi nella legislazione ed amministrazione del Reich viene costituito un Reichsrat.
Art. 61 - Nel Reichsrat ogni Land ha almeno un voto. Nei Lnder pi grandi  attribuito un voto per ogni settecentomila abitanti, o per frazioni superiori a trecentocinquantamila abitanti. Nessun Land pu essere rappresentato da pi di due quinti di tutti i voti.
L'Austria tedesca, dopo la sua unione al Reich, avr diritto di partecipare al Reichsrat con il numero di voti corrispondenti alla sua popolazione. Fino ad allora i suoi rappresentanti hanno voto solo consultivo.
Il numero dei voti viene determinato di nuovo dal Reichsrat dopo ogni censimento generale. Art. 62 - Nelle commissioni formate dal Reichsrat nel suo seno nessun Land ha pi di un voto.
Art. 63 - I Lnder vengono rappresentati nel Reichsrat dai membri dei loro governi. Tuttavia la met dei rappresentanti della Prussia  designata, con le modalit stabilite da una legge del Land, dalle amministrazioni provinciali prussiane.
I Lnder sono autorizzati ad inviare al Reichsrat tanti rappresentanti quanti sono i seggi ad essi spettanti.
Art. 64 - Il governo deve convocare il Reichsrat quando un terzo dei suoi membri ne faccia richiesta.
Art. 65 - La presidenza del Reichsrat e delle sue commissioni  tenuta da un membro del governo del Reich. I membri del governo del Reich hanno il diritto, e su richiesta del Reichsrat il dovere di
prendere parte alle sedute di questo e delle sue commissioni. Essi devono su loro richiesta essere sempre ascoltati durante le deliberazioni.
Art. 66 - Il governo del Reich ed ogni membro del Reichsrat sono autorizzati di presentare proposte al Reichsrat.
Il Reichsrat regola il suo procedimento con apposito regolamento.
Le sedute del Reichsrat sono pubbliche. In conformit alle norme del regolamento pu essere esclusa la pubblicit per singole trattazioni.
Le votazioni avvengono a maggioranza semplice.
Art. 67 - I ministri del Reich devono tenere al corrente il Reichsrat della condotta degli affari dello Stato. Per deliberare sugli affari pi importanti devono essere consultate dai ministri del Reich le commissioni competenti del Reichsrat.

CAPO V
IL POTERE LEGISLATIVO
Art. 68 - Il diritto di iniziativa appartiene al governo e al Reichstag. Le leggi vengono deliberate dal Reichstag.
Art. 69 - La presentazione di proposte di legge da parte del governo deve essere preceduta dal consenso del Reichsrat. Se non si raggiunga un accordo fra il governo e il Reichsrat, il governo pu dar corso alla sua proposta, ma deve far presente l'opinione contraria del Reichsrat.
Se il Reichsrat propone un progetto di legge, che non sia approvato dal governo, questo deve presentarlo al Reichstag, indicando il proprio punto di vista.
Art. 70 - Il presidente del Reich deve promulgare la legge approvata secondo il procedimento prescritto e pubblicarla nel giornale ufficiale del Reich nel termine di un mese.
Art. 71 - Le leggi entrano in vigore, se non sia prescritto diversamente, nel quattordicesimo giorno successivo a quello in cui ha avuto luogo la loro pubblicazione nel giornale ufficiale del Reich, nella capitale del Reich stesso.
Art. 72 - La pubblicazione di una legge pu essere sospesa per due mesi se ci sia richiesto da un terzo dei membri del Reichstag. Per le leggi che siano dichiarate urgenti dal Reichstag e dal Reichsrat devono essere pubblicate dal presidente senza tener conto della detta richiesta.
Art. 73 - Una legge votata dal Reichstag deve essere, prima della sua pubblicazione, sottoposta alla votazione popolare, se entro un mese dalla approvazione il presidente del Reich lo stabilisca.
Una legge la cui pubblicazione sia stata, su richiesta di almeno un terzo del Reichstag, sospesa, deve essere sottoposta a votazione popolare se ci sia richiesto da un ventesimo degli elettori.
Infine deve procedersi ad una votazione popolare se un decimo degli elettori richieda, sulla base di un concreto progetto di legge, che essa abbia luogo. Il progetto sottoposto alla consultazione popolare deve essere dettagliato. Esso deve essere sottoposto dal governo al Reichstag con l'indicazione del proprio parere in merito. La votazione non ha luogo se il progetto sia accettato dal Reichstag senza mutamento.
Solo il presidente pu provocare una decisione popolare sulla legge di bilancio, su leggi di imposte, o relative a stipendi.
Una legge regoler il procedimento del referendum e dell'iniziativa popolare.
Art. 74 - Il Reichsrat pu sollevare opposizione contro le leggi approvate dal Reichstag. L'opposizione deve essere recata dal governo a conoscenza del Reichstag entro due settimane dalla sua formulazione e non pi tardi di altre due settimane deve essere integrata con i motivi.
In caso di opposizione, la legge viene sottoposta al Reichstag per un'ulteriore deliberazione. Se non si raggiunga un accordo fra Reichstag e Reichsrat il presidente del Reich pu, entro tre mesi, promuovere una decisione popolare sull'oggetto del conflitto. Ove il presidente non faccia uso di questo diritto la legge si considera come non esistente. Se il Reichstag, con una maggioranza di due terzi, si sia dichiarato contrario alla opposizione del Reichsrat, il presidente deve, entro tre mesi, o pubblicare la legge nella formulazione data dal Reichstag, oppure provocare una votazione popolare.
Art. 75 - La votazione popolare pu rendere inefficace una decisione del Reichstag se ad essa partecipi la maggioranza degli elettori.
Art. 76 - La costituzione pu essere mutata in via legislativa. Tuttavia le modificazioni sono possibili solo se siano presenti i due terzi dei membri assegnati per legge al Reichstag, e vi consentano due terzi dei presenti. Anche le decisioni del Reichsrat dirette al mutamento della costituzione richiedono la maggioranza dei due terzi dei voti. Se per iniziativa popolare un mutamento costituzionale deve aver luogo con referendum  necessario che si raggiunga il consenso della maggioranza degli elettori.
Se il Reichstag abbia approvato una legge modificativa della costituzione contro l'opposizione del Reichsrat il presidente non potr procedere alla sua pubblicazione se il Reichsrat entro due settimane richieda la decisione popolare su di essa.
Art. 77 - I regolamenti per l'esecuzione delle leggi sono di competenza del governo se non sia altrimenti disposto dalla legge. Per essi  richiesto il consenso del Reichsrat se l'esecuzione delle leggi competa alle autorit dei Lnder.

CAPO VI
IL POTERE ESECUTIVO
Art. 78 - La materia dei rapporti internazionali  riservata esclusivamente al Reich.
I Lnder possono stipulare trattati con altri Stati per le materie la cui regolamentazione competa ad essi, ma tali trattati hanno bisogno dell'approvazione del Reich.
Accordi con altri Stati relativi a mutamento delle frontiere del Reich vengono conclusi da questo, con il consenso dei Lnder interessati. Mutamenti di confine possono avvenire solo sulla base di una legge del Reich, a meno non si tratti di una pura rettifica di confini di parti del territorio non abitate.
Per assicurare la tutela degli interessi che sorgono per i singoli Stati dalle loro relazioni economiche o dalla loro contiguit con altri Stati, il Reich, d'accordo con i Lnder interessati, prende le necessarie disposizioni e misure.
Art. 79 - La difesa dello Stato  riservata al Reich. L'ordinamento delle forze armate del popolo tedesco  regolato in modo unitario da una legge del Reich, avendo riguardo alle particolarit regionali.
Art. 80 - La materia coloniale rientra nella competenza esclusiva del Reich. Art. 81 - Tutto il naviglio mercantile tedesco forma un'unica flotta.
Art. 82 - La Germania forma un territorio doganale e commerciale racchiuso in un unico confine doganale.
Il confine doganale coincide con quello politico. Dalla parte del mare esso  formato dalla spiaggia della terraferma e delle isole appartenenti al territorio del Reich. Possono essere determinate delle deviazioni relativamente al corso del confine doganale verso il mare ed altre acque.
Territorio o parti di territorio straniero possono essere inclusi nel territorio doganale con trattati internazionali o altri accordi.
Speciali esigenze possono determinare l'esclusione di singole zone dal territorio doganale. Per i porti franchi tali esclusioni possono avere luogo solo con legge costituzionale.
Tali zone potranno essere unite a territori doganali stranieri solo con trattati o accordi internazionali. Tutti i prodotti della natura, cos come dell'industria e dell'arte, che sono nel libero commercio del Reich possono essere liberamente importati, esportati o trasportati attraverso i confini dei Lnder e dei Comuni. Eccezioni sono possibili solo per mezzo di una legge del Reich.
Art. 83 - Le dogane e le imposte di consumo sono amministrate dalle autorit del Reich. Nell'amministrazione delle imposte del Reich da parte delle autorit di questo devono essere predisposte delle disposizioni, le quali garantiscano ai Lnder la salvaguardia dei loro interessi particolari in materia di agricoltura, di commercio e di industria.
Art. 84 - Il Reich regola con legge tutto ci che riguarda:
1) l'ordinamento dell'amministrazione delle entrate dei Lnder, in quanto ci sia richiesto dall'esigenza di applicazione uguale ed unitaria delle leggi fiscali del Reich;
2) il modo di formazione e la competenza delle autorit cui  affidata la sorveglianza sull'esecuzione delle leggi fiscali del Reich;
3) i regolamenti dei conti con i Lnder;
4) i rimborsi delle spese di amministrazione occasionate dall'esecuzione delle leggi fiscali del
Reich.
Art. 85 - Tutte le entrate e le spese del Reich devono essere valutate per ogni anno finanziario ed incluse nel bilancio.
Il bilancio deve essere approvato al principio dell'anno finanziario con legge.
Le spese sono di regola autorizzate per un solo anno. Esse possono essere autorizzate anche per un periodo pi lungo, in casi particolari. Non sono ammissibili nella legge di bilancio prescrizioni che
estendano la loro efficacia al di l dell'anno finanziario; o che non attengano alle entrate o spese del
Reich, o all'amministrazione delle medesime.
Il Reichstag non pu, senza il consenso del Reichsrat, aumentare le spese previste nel progetto di bilancio o introdurne di nuove.
Il consenso del Reichsrat pu essere sostituito nella forma di cui all'art. 74.
Art. 86 - Dell'impiego di tutte le entrate del Reich il ministro delle finanze, a discarico del governo, rende conto nel successivo anno finanziario al Reichsrat ed al Reichstag. L'esame del rendiconto  regolato da apposita legge.
Art. 87 - L'acquisto di mezzi finanziari con prestiti  consentito solo per far fronte ad esigenze straordinarie e di regola solo per spese relative a scopi produttivi. Provvedimenti del genere, come pure la assunzione di garanzie a carico del Reich possono avere luogo solo con autorizzazione di una legge del Reich.
Art. 88 - La materia delle comunicazioni postali, telegrafiche, telefoniche  affidata in modo esclusivo al Reich.
I valori postali sono regolati in modo unitario per tutto il Reich.
Il governo del Reich emana, con il consenso del Reichsrat, le ordinanze relative al modo di utilizzazione dei mezzi di comunicazione ed ai diritti che ne conseguono. Esso pu, con il consenso del Reichsrat, delegare questa facolt al ministro delle poste del Reich.
Il governo del Reich, con il consenso del Reichsrat, istituisce un consiglio consultivo, per attuare la collaborazione nella materia delle comunicazioni postali, telegrafiche e telefoniche e delle relative tariffe.
Solo il Reich  competente a procedere alle convenzioni con paesi stranieri relativamente a tali comunicazioni.
Art. 89 - Il Reich deve assumere la propriet delle ferrovie che servono alle comunicazioni di interesse generale ed amministrarle con una gestione unitaria.
I diritti dei Lnder all'esercizio di linee ferroviarie private devono, se il Reich lo richieda, essere trasferiti ad esso.
Art. 90 - Il Reich con il passaggio delle linee ferroviarie acquista il diritto di espropriazione e gli altri poteri pubblici che si riferiscono alle medesime. Sull'estensione di tali poteri decide, in caso di contestazioni, il Tribunale costituzionale.
Art. 91 - Il governo del Reich emana, con il consenso del Reichsrat, i regolamenti disciplinanti la costruzione, l'esercizio ed il traffico delle ferrovie. Esso pu, con il consenso del Reichsrat, delegarli al ministro del Reich competente.
Art. 92 - Le linee ferroviarie del Reich, tenuta ferma l'inclusione del loro bilancio preventivo e del loro rendiconto nel bilancio e nel rendiconto generale dello Stato, devono essere amministrate sotto forma di azienda autonoma, che deve far fronte da s alle proprie spese, comprese quelle relative al pagamento degli interessi ed all'ammortamento del debito delle ferrovie, nonch alla costituzione di un fondo di riserva. L'ammontare delle quote di ammortamento e di riserva come pure l'impiego di queste ultime saranno regolate con legge speciale.
Art. 93 - Il governo del Reich, con il consenso del Reichsrat, istituisce dei consigli consultivi, nella materia dei trasporti e delle tariffe, relativamente alle ferrovie del Reich.
Art. 94 - Ove il Reich abbia assunto nella propria amministrazione delle linee ferroviarie di una determinata regione, di interesse generale, non possono nella stessa regione costituirsi nuove linee, anche esse di interesse generale, se non dal Reich stesso o con la sua autorizzazione. Se la costruzione di nuove linee o la variazione di quelle esistenti riguardano la sfera di competenza dell'autorit di polizia dei Lnder l'amministrazione delle ferrovie del Reich deve, prima di procedervi, sentire tali autorit.
Quando il Reich non abbia assunto ancora nella propria amministrazione le ferrovie, pu costruire per proprio conto quelle ad esso considerate necessarie per le comunicazioni di interesse generale o per la difesa del territorio, anche contro l'opposizione dei Lnder, il territorio dei quali viene dalle medesime attraversato, tuttavia senza pregiudizio della loro sovranit. Il Reich pu anche in detti casi trasferire ad altri il compito della costruzione, concedendo loro, quando occorra, il diritto di espropriazione.
Ogni amministrazione ferroviaria  obbligata a consentire il raccordo con altre linee a spese di queste ultime.
Art. 95 - Le ferrovie di interesse generale che non sono amministrate dal Reich sono soggette alla vigilanza da parte di questo.
Esse devono essere stabilite ed esercitate secondo norme unitarie emananti dal Reich, e sono da mantenere in condizioni atte a garantire la sicurezza dell'esercizio e da costruire in modo adeguato alle esigenze del traffico. I trasporti di persone e di cose devono essere esercitati in modo da corrispondere al bisogno di chi le richiede.
Il controllo delle tariffe deve tendere ad eguagliarle e ad abbassarle.
Art. 96 - Tutte le ferrovie, anche se non siano di interesse generale, possono essere requisite dal
Reich allo scopo della difesa del territorio.
Art. 97 - Spetta al Reich acquistare la propriet ed assumere l'amministrazione delle vie navigabili di interesse generale.
Dopo che sia avvenuto tale passaggio non pu essere costruita, n messa in opera altra via navigabile di interesse generale se non dal Reich o con il suo consenso.
Nell'amministrazione, nel completamento o nella nuova costruzione delle vie navigabili devono essere, d'accordo con i Lnder, tutelati e promossi gl'interessi legati al regime delle acque. L'amministrazione delle vie navigabili deve consentire i raccordi con altre vie d'acqua interne a spese di chi li intraprende. Il medesimo obbligo sussiste nel caso che si operi un collegamento fra una via navigabile interna ed una linea ferroviaria.
Nell'assumere le vie navigabili il Reich acquista la facolt di espropriazione, il potere di stabilire le tariffe, nonch la polizia sui corsi d'acqua e sulle navi.
Il Reich deve assumere a proprio carico le obbligazioni delle societ costituite per la costruzione dei corsi d'acqua naturali nei bacini del Reno, del Weser e dell'Elba.
Art. 98 - Per attuare la collaborazione nella materia delle vie navigabili saranno costituiti, presso l'amministrazione di Stato di tali vie, con il consenso del Reichsrat, e secondo particolari disposizioni del governo, dei consigli.
Art. 99 - Non possono essere percepite tasse per l'uso dei corsi d'acqua naturali se non per opere, costruzioni o installazioni aventi lo scopo di facilitare il traffico. Tali tasse per le installazioni dovute allo Stato o ai comuni non possono nel complesso superare il costo delle spese di impianto e di manutenzione. Per le installazioni non destinate esclusivamente a facilitare il traffico ma altres ad altri fini le spese di impianto e di manutenzione non possono essere coperte dalle tasse se non per la parte che attiene alla prima di dette destinazioni. Fra le spese di impianto si devono comprendere il servizio degli interessi e le quote di ammortamento.
Le disposizioni del comma precedente trovano applicazione anche per le tasse percepite per i corsi d'acqua navigabili artificiali e altres per le installazioni fatte su tali corsi e nei porti.
Il calcolo delle tasse in materia di navigazione interna pu prendere a base il complesso delle spese sostenute per una via navigabile, un bacino fluviale o una rete di corsi navigabili.
Le presenti disposizioni valgono anche per la fluitazione sui corsi di acqua navigabili.
Solo il Reich ha diritto di imporre su navi straniere e sui loro carichi delle tasse diverse o pi elevate di quelle percepite sulle navi tedesche.
Il Reich, allo scopo di procurare i mezzi necessari per la manutenzione e l'ampliamento della rete fluviale navigabile pu imporre con legge alle persone interessate alla navigazione contributi diversi da quelli precedentemente previsti.
Art. 100 - Il Reich pu altres, con legge, e allo scopo di coprire le spese di costruzione e manutenzione delle vie di navigazione interna, obbligare a contribuire chiunque profitti, in modo diverso dalla navigazione, dei lavori di sbarramento di una valle, tanto nel caso che esso solo ne sopporti il costo, quanto in quello del concorso di pi Lnder.
Art. 101 - Il Reich deve acquistare la propriet ed assumere l'amministrazione di tutti i mezzi di segnalazione marittima, e in particolar modo dei fari, vascelli-fanali, boe e galleggianti. Dopo che sia avvenuto tale acquisto nessun mezzo di segnalazione potr essere posto o mantenuto se non dal Reich o con il suo consenso.

CAPO VII
IL POTERE GIURISDIZIONALE
Art. 102 - I giudici sono indipendenti e soggetti solo alla legge.
Art. 103 - La giurisdizione ordinaria viene esercitata per mezzo dei tribunali del Reich e di quelli dei Lnder.
Art. 104 - I giudici della giurisdizione ordinaria vengono nominati a vita. Essi non possono, senza la loro volont, essere rimossi, n sospesi dal loro ufficio o trasferiti ad altro ufficio, o collocati a riposo se non in virt di una decisione giudiziaria e solo per motivi e con le forme stabilite dalla
legge. La legge pu stabilire limiti di et, al cui raggiungimento i giudici debbono essere collocati a riposo.
La precedente disposizione non riguarda la temporanea sospensione dall'ufficio stabilita in forza di legge.
In caso di modifica nell'organizzazione dei tribunali o delle loro circoscrizioni l'amministrazione della giustizia dei Lnder pu disporre trasferimenti non arbitrari ad altri tribunali o sospensioni dall'ufficio, tuttavia a condizione della conservazione dell'intero stipendio.
Le precedenti disposizioni non trovano applicazione per i giudici commerciali, scabini e giurati.
Art. 105 - Non sono consentiti tribunali eccezionali. Nessuno pu essere sottratto al suo giudice naturale. Questa norma non riguarda le disposizioni legislative relative ai tribunali di guerra ed alle corti marziali. I giur d'onore militari sono soppressi.
Art. 106 - La giurisdizione militare  soppressa, tranne che per il tempo di guerra ed a bordo delle navi da guerra. Disposizioni pi particolari sono date con legge del Reich.
Art. 107 - Nel Reich e nei Lnder saranno costituiti con legge tribunali amministrativi per la protezione dei singoli contro ordinanze e provvedimenti delle autorit amministrative.
Art. 108 - Con apposita legge del Reich sar istituito un tribunale costituzionale per il Reich.

PARTE SECONDA
I DIRITTI ED I DOVERI FONDAMENTALI DEI TEDESCHI
CAPO I
LE PERSONE SINGOLE
Art. 109 - Tutti i tedeschi sono uguali innanzi alla legge. Uomini e donne hanno di regola gli stessi diritti e doveri civici.
Sono aboliti i privilegi o le incapacit di diritto pubblico, collegati con la nascita o l'appartenenza a ceti. I titoli nobiliari sono utilizzabili solo come parte del nome e non possono essere ulteriormente concessi.
I titoli che possono venire conferiti sono solo quelli che contrassegnano un ufficio o una professione.
Questa disposizione non riguarda i gradi accademici.
Ordini cavallereschi e distinzioni onorifiche non possono essere concessi dallo Stato. Nessun tedesco pu accettare titoli o decorazioni da un governo straniero.
Art. 110 - L'acquisto o la perdita della cittadinanza nel Reich o nei Lnder non possono avvenire altrimenti che in virt delle disposizioni di una legge del Reich. Ogni cittadino di un Land  contemporaneamente cittadino del Reich.
Ogni tedesco ha in ciascun Land del Reich gli stessi diritti e doveri di un cittadino di questo.
Art. 111 - Tutti i tedeschi godono di libert di circolazione in tutto il Reich. Ognuno ha il diritto di fermarsi nella contrada del Reich da lui preferita, o di allontanarsene, di acquistarvi immobili ed
esercitarvi ogni attivit professionale. Nessuna limitazione pu essere imposta altrimenti che con legge.
Art. 112 - Ogni tedesco  autorizzato a trasferirsi all'estero, salvo le limitazioni poste con legge. Tutti i cittadini, risiedano dentro o fuori del territorio del Reich, hanno diritto alla protezione del Reich di fronte all'estero.
Nessun tedesco pu essere consegnato ad un governo straniero per essere perseguito o punito.
Art. 113 - La parte di popolazione del Reich alloglotta non pu, sia in via legislativa che amministrativa, essere ostacolata nel suo libero svolgimento nazionale, specialmente per quanto riguarda l'uso della lingua materna nell'istruzione, nell'amministrazione interna e nella giurisdizione.
Art. 114 - La libert della persona  inviolabile.
Una diminuzione o soppressione della libert individuale da parte dell'autorit pubblica  possibile solo in virt di legge.
Chi sia arrestato deve essere informato, al pi tardi nel giorno successivo all'arresto, del motivo per cui ci sia avvenuto e del giudice che l'ha disposto. Gli deve essere data immediatamente la possibilit di proporre azione contro tale arresto.
Art. 115 - L'abitazione di ogni tedesco  per lui un luogo di asilo ed  inviolabile. Eccezioni sono ammissibili solo in virt di legge.
Art. 116 - Un'azione pu essere sanzionata con pene solo nel caso che ci sia stabilito con legge, emanata prima che l'azione stessa sia stata compiuta.
Art. 117 - Il segreto epistolare e quello telegrafico e telefonico  inviolabile, salvo le limitazioni da stabilire con legge del Reich.
Art. 118 - Ogni tedesco ha il diritto di esprimere liberamente, nei limiti stabiliti dalle disposizioni generali di legge, le sue opinioni mediante la parola, lo scritto, la stampa, le immagini o in analoghe guise. Nessun rapporto di lavoro o di impiego pu recare impedimento a questo diritto, e nessuno pu recare danno per il fatto che si usi del medesimo.
Non  ammessa alcuna censura. Possono tuttavia stabilirsi, con legge, deroghe per gli spettacoli cinematografici. Sono altres ammissibili misure legislative per la repressione della letteratura immorale e pornografica e per la protezione della giovent nei riguardi degli spettacoli e rappresentazioni pubbliche.

CAPO II
LA VITA COLLETTIVA
Art. 119 - Il matrimonio, quale fondamento della vita della famiglia, e del mantenimento e potenziamento della nazione,  posto sotto la speciale protezione della costituzione. Esso  fondato sull'uguaglianza dei due sessi.
L'elevamento spirituale, la salute e lo sviluppo sociale della famiglia  compito dello Stato e dei
Comuni. Le famiglie numerose hanno diritto ad un'adeguata assistenza.
La maternit ha diritto alla protezione ed all'assistenza dello Stato.
Art. 120 - L'educazione del fanciullo, per il suo sviluppo corporale, spirituale e sociale,  supremo dovere e diritto naturale dei genitori, al cui adempimento veglia lo Stato.
Art. 121 - Ai figli illegittimi sono dalla legge garantite le stesse condizioni dei legittimi, onde assicurare il loro sviluppo corporale, spirituale e sociale.
Art. 122 - La giovent deve essere tutelata dallo sfruttamento e dall'abbandono morale, spirituale e corporeo. Lo Stato ed i Comuni devono creare le istituzioni a ci necessarie.
Norme assistenziali che implichino coazione possono essere disposte solo in via legislativa.
Art. 123 - Tutti i tedeschi hanno il diritto di riunirsi pacificamente e senza armi, all'infuori di ogni preavviso, o speciale permesso.
La legge pu subordinare le riunioni all'aperto all'obbligo del preannunzio e disporre la loro proibizione quando da esse derivi un immediato pericolo per la sicurezza pubblica.
Art. 124 - Tutti i tedeschi hanno il diritto di formare unioni o associazioni per il raggiungimento di scopi che non siano in contrasto con la legge penale. Tale diritto non pu venire limitato con misure preventive. Il medesimo principio vale per le unioni o associazioni religiose.
Ogni unione pu liberamente acquistare la capacit giuridica, in conformit alle norme del diritto civile, senza che ci possa essere rifiutato in considerazione dello scopo politico, sociale o religioso perseguito.
Art. 125 - La libert e la segretezza del voto sono garantite. I particolari sono stabiliti dalla legge elettorale.
Art. 126 - Ogni tedesco ha il diritto di indirizzare petizioni o reclami scritti alle autorit competenti, o ai rappresentanti popolari. Tale diritto pu essere esercitato sia singolarmente che collettivamente. Art. 127 - I Comuni ed i consorzi di Comuni hanno il diritto all'autoamministrazione nei limiti della legge.
Art. 128 - Tutti i cittadini senza distinzione hanno diritto di essere ammessi agli uffici pubblici in conformit alle disposizioni di legge e secondo le loro attitudini e capacit.
Sono abolite tutte le norme di eccezione nei confronti delle donne impiegate.
Le norme fondamentali del diritto di impiego sono da stabilire con legge del Reich.
Art. 129 - La nomina a pubblici impieghi avviene a vita, a meno che la legge non disponga altrimenti. Le pensioni dirette e quelle di riversibilit sono regolate legislativamente. I diritti acquisiti dagli impiegati sono intangibili. Per la tutela delle pretese patrimoniali degli impiegati sono assicurate le vie giudiziarie.
Solo con l'osservanza delle condizioni e delle forme determinate con legge gli impiegati possono essere privati del loro ufficio temporaneamente, oppure collocati in riposo temporaneo o definitivo, o trasferiti ad altro ufficio provvisto di stipendio minore.
Ogni impiegato deve avere la possibilit di impugnare le decisioni disciplinari emesse nei suoi confronti, nonch di invocare una loro revisione. Nel suo fascicolo personale sono da registrare elementi a lui sfavorevoli solo quando sia a lui data la possibilit di esprimersi sui medesimi. L'impiegato ha il diritto di prendere conoscenza del suo fascicolo personale.
L'intangibilit dei diritti quesiti e le garanzie giurisdizionali per le pretese patrimoniali sono in particolare garantiti anche ai militari di carriera. Per il resto la loro posizione giuridica viene disciplinata con legge del Reich.
Art. 130 - Gli impiegati sono al servizio della collettivit, non di un partito. A loro sono assicurati la libert del pensiero politico e quella di riunione.
Altre leggi del Reich garantiranno agli impiegati speciali rappresentanze professionali.
Art. 131 - Se un impiegato nell'esercizio di un potere pubblico a lui affidato viola di fronte a terzi il suo dovere di ufficio, la responsabilit che ne consegue  assunta dallo Stato, o dall'ente al cui servizio sta l'impiegato stesso, salvo il regresso contro questi. Non pu essere esclusa l'azione innanzi all'autorit giudiziaria ordinaria.
Le disposizioni pi particolari sono emesse dalla legislazione competente.
Art. 132 - Ogni tedesco ha il dovere di assumere gli uffici onorari a lui conferiti, in conformit alla legge.
Art. 133 - Tutti i cittadini sono obbligati ad adempiere alle prestazioni personali a favore dello
Stato e dei Comuni, loro imposte dalla legge.
Il dovere militare si adempie secondo le disposizioni della legge del Reich sull'esercito. Questa determina anche le limitazioni ad alcuni diritti fondamentali, che nei riguardi dei militari, siano rese necessarie dall'adempimento dei compiti loro imposti e dal mantenimento della disciplina.
Art. 134 - Tutti i cittadini, senza distinzione, contribuiscono, in proporzione ai loro mezzi, a tutte le spese pubbliche, in conformit alla legge.

CAPO III
RELIGIONE ED ASSOCIAZIONI RELIGIOSE
Art. 135 - Tutti i residenti nel Reich godono di piena libert di opinione e di coscienza. Il libero esercizio del culto  garantito dalla costituzione ed  posto sotto la protezione dello Stato, senza che perci siano derogate le leggi generali dello Stato.
Art. 136 - I diritti ed i doveri civili e pubblici non sono limitati dall'esercizio della libert religiosa, n ad esso sono condizionati.
Il godimento dei detti diritti e l'ammissione agli uffici pubblici sono indipendenti dalla confessione religiosa.
Nessuno pu essere obbligato a rendere manifeste le sue convinzioni religiose. Le autorit possono procedere ad interpellazioni circa l'appartenenza ad una associazione religiosa solo quando ad essa siano collegati diritti o doveri, o quando ci sia richiesto dalle esigenze di rilevazioni statistiche disposte con legge.
Nessuno pu essere costretto ad atti o a cerimonie di culto, o alla partecipazione ad esercizi religiosi, o alla prestazione di formule religiose di giuramento.
Art. 137 - Non vi  una religione di Stato.
La libert di associazione religiosa  garantita. L'unione delle associazioni religiose entro il territorio del Reich non  soggetta ad alcuna limitazione.
Ogni associazione religiosa ordina e gestisce in modo autonomo i propri interessi, nei limiti delle leggi generali, e conferisce le cariche senza intervento dello Stato o delle autorit locali.
La capacit giuridica delle associazioni religiose viene acquistata secondo le disposizioni generali del diritto civile.
Le associazioni religiose le quali per il diritto anteriore erano considerate di diritto pubblico rimangono tali. Il medesimo carattere potr essere riconosciuto, su loro richiesta, ad altre associazioni religiose se esse, in relazione al loro ordinamento ed al numero dei propri membri, offrano garanzia di durata. Le unioni di associazioni religiose di diritto pubblico assumono anch'esse natura pubblica.
Le associazioni religiose che possiedono personalit di diritto pubblico sono autorizzate a prelevare imposte sulla base di ruoli, conformemente alle leggi dei Lnder.
Il trattamento fatto alle associazioni religiose viene esteso a quelle associazioni le quali assumono quale proprio fine il perseguimento in comune di un ideale generale della vita (Weltanschaung).
Le disposizioni necessarie per l'esecuzione delle precedenti norme saranno emesse con leggi dei
Lnder.
Art. 138 - I contributi statali alle associazioni religiose derivanti dalla legge, dal contratto o da altri titoli giuridici speciali sono affrancati mediante leggi dei Lnder, con l'osservanza dei principi generali posti dal Reich.
Sono garantiti la propriet e gli altri diritti delle associazioni ed unioni religiose sui propri istituti, fondazioni ed altri complessi di beni destinati a scopo di culto, istruzione o beneficenza.
Art. 139 - La legge garantisce la destinazione della domenica e degli altri giorni festivi riconosciuti dallo Stato al riposo ed all'elevamento spirituale.
Art. 140 - Agli appartenenti alle forze armate deve essere assicurata la libert dal servizio necessaria per l'adempimento dei loro doveri religiosi.
Art. 141 - Le associazioni religiose sono autorizzate alle prestazioni religiose che si rendano necessarie per il servizio divino e la cura delle anime presso l'esercito, negli ospedali, nelle case di pena ed in altri pubblici istituti, a condizione che vi procedano con esclusione di ogni forma di costrizione.

CAPO IV
DUCAZIONEED ISTRUZIONE
Art. 142 - L'arte, la scienza ed i loro rispettivi insegnamenti sono liberi. Lo Stato ne protegge la libera esplicazione e contribuisce al loro sviluppo.
Art. 143 - All'educazione dei giovani deve provvedersi per mezzo di istituti pubblici formati con il contributo del Reich, dei Lnder e dei Comuni.
La formazione degli insegnanti deve essere regolata in modo uniforme dal Reich in base a principi sull'istruzione superiore, da valere in via generale.
I diritti ed i doveri dei pubblici impiegati valgono anche per gli insegnanti delle scuole pubbliche. Art. 144 - Tutta l'organizzazione scolastica  sottoposta alla vigilanza dello Stato, il quale pu associare a s i Comuni. Tale vigilanza viene esercitata per mezzo di impiegati tecnicamente specializzati (sachmannisch vorgebilde) ed addetti ad apposito ufficio (hauptamtlich ttige).
Art. 145 - Vi  un obbligo generale d'istruzione. Esso si adempie, di norma, con la frequenza della scuola popolare, della durata di almeno otto anni scolastici, e delle scuole complementari annesse, fino al compimento del diciottesimo anno. L'istruzione ed i mezzi di apprendimento nelle scuole popolari e complementari sono gratuiti.
Art. 146 - L'insegnamento pubblico dev'essere ordinato organicamente. La scuola media e quella superiore si basano su una inferiore comune a tutte e devono essere costituite in modo da soddisfare alla molteplicit delle vocazioni. Per l'ammissione di un giovane in una determinata scuola sono da prendere in considerazione le sue attitudini ed inclinazioni, non gi la posizione economica e sociale, o la confessione religiosa dei suoi genitori.
Nell'ambito dei Comuni, su richiesta di coloro che hanno la cura dell'educazione, sono da costituire scuole popolari della confessione o concezione filosofica dei predetti, in quanto ci non rechi pregiudizio all'organizzazione scolastica, anche nel senso del primo comma. La volont di chi ha la cura dell'adempimento dell'obbligo scolastico deve essere tenuta nel massimo conto. Le disposizioni particolari saranno dettate con leggi dei Lnder, in conformit ai principi stabiliti dal Reich.
Allo scopo di consentire l'accesso alle scuole medie e superiori dei giovani sforniti di mezzi economici il Reich, i Lnder, i Comuni devono predisporre dei fondi, specie per corrispondere sussidi, fino all'esaurimento del corso di studi, ai genitori dei giovani predetti, quando questi siano ritenuti idonei a percorrere gli studi delle scuole stesse.
Art. 147 - Le scuole private non possono funzionare in sostituzione delle pubbliche se non con l'autorizzazione del Reich ed in quanto si sottopongano alle leggi dei Lnder. Per ottenere l'autorizzazione  necessario che esse non siano in condizione di inferiorit rispetto alle scuole pubbliche per quanto riguarda i programmi, l'organizzazione, la formazione scientifica degli insegnanti, e non facciano valere fra gli allievi distinzioni fondate sullo stato di fortuna dei genitori. L'autorizzazione deve essere rifiutata se non siano fornite sufficienti garanzie relativamente al trattamento economico e giuridico del personale insegnante.
Scuole popolari private sono consentite solo nel caso che non esista nel Comune una scuola popolare pubblica che corrisponda alla confessione religiosa, o alla concezione filosofica della minoranza delle persone obbligate ad avere cura dell'educazione, alla cui volont deve aversi riguardo, ai sensi del secondo comma dell'art. 146, oppure quando l'amministrazione della pubblica istruzione attribuisca alle medesime uno speciale interesse pedagogico.
Le scuole preparatorie private devono essere soppresse.
Le scuole private che non sostituiscono le pubbliche rimangono sottoposte al diritto attualmente vigente.
Art. 148 - In tutte le scuole si deve tendere a sviluppare la formazione morale, il sentimento civico, la virt privata ed il valore professionale, nello spirito del germanesimo e con lo scopo della riconciliazione fra i popoli.
Nelle scuole pubbliche l'insegnamento deve essere impartito in modo da non ledere il sentimento di coloro che dissentono dalle opinioni della maggioranza.
L'insegnamento civico e quello del lavoro manuale devono essere impartiti nelle scuole. Ogni scolaro, all'atto del compimento dell'obbligo scolastico, riceve una copia della costituzione. L'insegnamento popolare, compreso quello delle universit popolari, deve essere favorito dal Reich, dai Lnder e dai Comuni.
Art. 149 - L'istruzione religiosa  materia ordinaria di insegnamento nelle scuole, ad eccezione che in quelle le quali non riconoscono alcuna confessione (laiche). Essa viene impartita secondo i principi fondamentali della legislazione scolastica ed in armonia con le concezioni della comunit religiosa interessata, salvo il diritto di sorveglianza da parte dello Stato.
Il modo di impartire l'istruzione religiosa e la iniziativa delle funzioni ecclesiastiche rimangono affidate alle disposizioni dell'insegnante. La partecipazione a tale istruzione, agli atti di culto ed alle cerimonie religiose ha luogo su consenso di coloro cui spetta regolare l'educazione religiosa dei fanciulli.
Sono mantenute le facolt teologiche nelle Universit.
Art. 150 - I monumenti storici, le opere d'arte, le bellezze della natura, ed il paesaggio sono protetti e curati dal Reich.
Rientra nella competenza del Reich evitare l'esportazione all'estero del patrimonio artistico.

CAPO V
LA VITA ECONOMICA
Art. 151 - L'ordinamento della vita economica deve corrispondere alle norme fondamentali della giustizia e tendere a garantire a tutti un'esistenza degna dell'uomo. In questi limiti  da tutelare la libert economica dei singoli.
La costrizione legale  da ammettere solo per la reintegrazione del diritto violato, o per soddisfare esigenze preminenti di pubblico interesse.
La libert di commercio e di industria  garantita, nei limiti disposti con leggi del Reich.
Art. 152 - I rapporti economici sono regolati dal principio della libert contrattuale in conformit alle disposizioni della legge.
L'usura  proibita. Gli atti giuridici immorali sono nulli.
Art. 153 - La propriet  garantita dalla costituzione. Il suo contenuto ed i suoi limiti sono fissati dalla legge.
L'espropriazione pu avvenire solo se consentita dalla legge e nell'interesse collettivo. Salvo che la legge del Reich non disponga altrimenti, deve essere corrisposto all'espropriato un congruo indennizzo. Le controversie sorte circa l'ammontare del medesimo devono essere sottoposte al giudice ordinario, a meno che la legge del Reich non disponga altrimenti. Le espropriazioni da parte del Reich di beni dei Lnder, dei Comuni e delle associazioni di pubblica utilit sono possibili solo dietro indennit.
La propriet obbliga. Il suo uso, oltre che al privato, deve essere rivolto al bene comune.
Art. 154 - Il diritto di successione viene garantito in conformit alle norme del diritto civile. La partecipazione dello Stato ai beni ereditari  regolata dalla legge.
Art. 155 - La ripartizione ed utilizzazione delle terre sono controllate con lo scopo di impedire gli abusi e di assicurare ad ogni tedesco un'abitazione sana, ed a tutte le famiglie tedesche, specie a quelle numerose, una casa ed un patrimonio familiare corrispondenti ai loro bisogni. La legislazione sui beni di famiglia dovr avere particolare considerazione per gli antichi combattenti. Le propriet fondiarie possono essere espropriate quando ci sia reso necessario per soddisfare il bisogno di abitazione, o per promuovere la colonizzazione interna, il dissodamento delle terre incolte, o lo sviluppo dell'agricoltura. I fedecommessi sono soppressi.
La coltivazione ed utilizzazione della terra  un dovere che i proprietari assumono di fronte alla collettivit. L'aumento di valore dei terreni, che non derivi da un impiego di lavoro o di capitali sulla terra, deve essere rivolto a vantaggio della collettivit.
Tutte le ricchezze del suolo e le forze della natura economicamente utilizzabili sono da porre sotto la sorveglianza dello Stato, secondo le disposizioni della legge.
Art. 156 - Il Reich pu, con riserva di indennizzo e per via legislativa, trasferire in propriet collettiva, con applicazione analogica delle norme vigenti per l'espropriazione, le imprese economiche private suscettibili di socializzazione. Il Reich, i Lnder ed i Comuni possono partecipare all'amministrazione di imprese ed associazioni economiche, o assicurarsi una influenza efficace sulle
loro amministrazioni.
Inoltre il Reich pu disporre con legge, nel caso di urgente necessit, e per il vantaggio della pubblica economia, la riunione e gestione autonoma di imprese ed associazioni economiche con lo scopo di assicurare la collaborazione dei fattori della produzione, nonch la compartecipazione all'amministrazione dei datori e prestatori di lavoro, e di disciplinare secondo i principi di un'economia specializzata 1a produzione, la fabbricazione, la distribuzione, la utilizzazione, l'ammontare dei prezzi, ed altres l'importazione ed esportazione dei beni economici.
Le cooperative di produzione e di commercio e le loro unioni, su loro richiesta e con riguardo alla loro costituzione e natura, possono essere comprese nella gestione collettivizzata.
Art. 157 - Il lavoro  posto sotto la speciale protezione del Reich. Il Reich provvede a rendere unitario il diritto del lavoro.
Art. 158 - Il lavoro intellettuale, il diritto degli autori, inventori ed artisti  posto sotto la protezione e la cura del Reich.
Le creazioni della scienza, dell'arte e della tecnica tedesche devono essere valorizzate e protette anche all'estero per mezzo di accordi internazionali.
Art. 159 - La libert di coalizione per la conservazione e lo sviluppo delle condizioni di lavoro ed economiche  garantita ad ognuno, qualunque sia l'attivit esercitata. Sono contrari alla legge tutti gli accordi e le misure che mirano a limitare o impedire questa libert.
Art. 160 - Chi si trova in rapporto di servizio o di lavoro come impiegato o operaio ha il diritto di disporre del tempo necessario per l'esercizio dei diritti civici, ed inoltre, in quanto ci non rechi grave danno all'azienda, degli uffici pubblici a lui affidati. La legge determina quale diritto allo stipendio possa spettare in questi casi.
Art. 161 - Il Reich organizza con la congrua partecipazione degli assicurati, un unitario sistema assicurativo allo scopo di tutelare la salute e la capacit di lavoro, di proteggere la maternit e di prevenire le conseguenze economiche della vecchiaia, delle malattie e degli incidenti della vita.
Art. 162 - Il Reich sosterr una regolamentazione internazionale dei rapporti di lavoro, che tenda ad assicurare all'intera classe dei lavoratori un minimo di diritti sociali comuni a tutti.
Art. 163 - Ogni tedesco, pur conservando la sua libert personale, ha il dovere morale di impiegare le sue energie spirituali e corporee in modo da riuscire utile alla collettivit.
Ad ogni tedesco deve essere data la possibilit di potere provvedere al proprio sostentamento, con il suo lavoro produttivo. Ove non gli si possa procurare una occupazione adatta, deve essere provveduto a quanto  necessario al suo sostentamento. Le norme pi particolari saranno disposte con legge del Reich.
Art. 164 - Lo Stato deve promuovere con la sua attivit legislativa ed amministrativa lo sviluppo della classe media indipendente e proteggerla dall'eccessivo carico tributario e dall'assorbimento in altre classi.
Art. 165 - Gli operai ed impiegati debbono collaborare con gli imprenditori per la determinazione delle condizioni di impiego e di lavoro e per lo sviluppo economico complessivo delle energie produttive. Le organizzazioni delle due categorie ed i contratti da esse stipulati sono giuridicamente riconosciuti.
Gli operai ed impiegati, per la tutela dei loro interessi sociali ed economici, dispongono di una rappresentanza legale nei consigli operai di azienda e nei consigli operai di distretto, formati secondo la ripartizione delle regioni economiche, nonch nel consiglio operaio del Reich.
I consigli operai di distretto e quello del Reich per l'adempimento dei generali compiti economici e la collaborazione all'attuazione delle leggi di socializzazione, formano, insieme ai rappresentanti degli imprenditori e con gli altri ceti interessati, dei consigli economici di distretto, ed un consiglio economico del Reich. Questi consigli devono essere organizzati in modo che vi siano rappresentati i gruppi di mestiere importanti ed in misura proporzionale al loro rilievo economico e sociale.
I progetti di legge in materia sociale ed economica di pi rilevante importanza devono essere, prima della loro presentazione, a cura del governo del Reich, sottoposti al parere del consiglio economico del Reich. Il consiglio economico ha il diritto di formulare proposte di legge nella materia stessa, ed il governo del Reich  obbligato a presentarle al Reichstag, anche se non consenta ad esse. Il
consiglio economico pu incaricare uno dei suoi membri di sostenere innanzi al Reichstag il progetto da esso proposto.
I poteri di controllo e di amministrazione possono essere trasferiti ai consigli dei lavoratori ed a quelli economici nell'ambito territoriale loro spettante.
Appartiene alla competenza esclusiva del Reich di regolare l'organizzazione e le attribuzioni dei consigli operai ed economici ed i loro rapporti con altri enti sociali autonomi.
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DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI.
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Art. 166 - Fino alla costituzione del tribunale amministrativo del Reich interverr in sua vece per la formazione del tribunale elettorale il tribunale del Reich (Reichsgericht).
Art. 167 - Le disposizioni dell'art. 18, commi da 3 a 6, entrano in vigore per la prima volta due anni dopo la pubblicazione della costituzione. Nella provincia prussiana dell'Alta Slesia sar indetta, entro due mesi dopo che le autorit tedesche avranno riassunto l'amministrazione del territorio, temporaneamente occupato, un referendum, ai sensi dell'art. 18 comma 4 n. 1 e comma 5, sul punto se l'Alta Slesia debba formare un Land. Se la risposta sar affermativa allora il Land sar costituito senza che occorra una legge del Reich.
Su questo punto valgono le seguenti disposizioni:
1) deve essere eletta un assemblea del Land la quale, entro tre mesi dalla proclamazione ufficiale del risultato delle elezioni, deve procedere alla riorganizzazione del governo del Land ed alla deliberazione della costituzione. Il presidente del Reich emana l'ordinanza elettorale, in conformit ai principi fondamentali della legge elettorale del Reich e fissa il giorno delle elezioni.
2) Il presidente del Reich, d'accordo con l'assemblea del Land dell'Alta Slesia, determina in che momento il Land deve ritenersi costituito.
3) Acquistano la cittadinanza dell'Alta Slesia:
a) i cittadini del Reich maggiorenni, i quali nel giorno della formazione del Land hanno il domicilio o
la stabile residenza nel suo territorio da questo giorno;
b) gli altri cittadini prussiani maggiorenni, che sono nati nel territorio della provincia dell'Alta Slesia, ed entro un anno dalla costituzione del Land dichiarano al governo di questo di volere acquistare la cittadinanza dell'Alta Slesia, dal giorno del ricevimento di questa dichiarazione;
c) tutti i cittadini del Reich che per nascita, legittimazione o matrimonio seguono la cittadinanza delle persone indicate sub a) e b).
Art. 168 - Fino all'emanazione delle leggi dei Lnder, previste dall'art. 63, ma non oltre il 1 luglio
1921, tutti i voti prussiani nel Reichsrat possono essere dati dai membri del governo.
Art. 169 - La data di entrata in vigore delle disposizioni previste dall'art. 83, comma 1, viene stabilita dal governo del Reich.
Per un congruo periodo transitorio pu lasciarsi ai Lnder, dietro loro richiesta, la riscossione ed amministrazione dei dazi doganali e delle imposte di consumo.
Art. 170 - L'amministrazione delle poste e telegrafi della Baviera e del Wrttemberg passeranno al
Reich non oltre il 1 aprile 1921.
Se fino al 1 ottobre 1920 non si raggiunger l'accordo sulle condizioni del passaggio, la controversia sar deferita al tribunale costituzionale.
Fino al passaggio rimangono in vigore i preesistenti diritti e doveri della Baviera e del Wrttemberg. Tuttavia le comunicazioni postali e telegrafiche con gli altri Stati vengono regolate esclusivamente dal Reich.
Art. 171 - Le ferrovie, le vie d'acqua ed i segnali marittimi passeranno al Reich non oltre il 1
aprile 1921.
Se fino al 1 ottobre 1920 non siasi raggiunta una intesa sulle modalit del passaggio decider il tribunale costituzionale.
Art. 172 - Fino all'entrata in vigore della legge del Reich intorno al tribunale costituzionale, esercita le sue funzioni un senato di sette membri, di cui quattro sono eletti dal Reichstag e tre dal Reichsgericht, traendoli dai propri componenti. Esso regoler il proprio procedimento.
Art. 173 - Fino all'emanazione di una legge del Reich, in conformit dell'art. 138, saranno dovute le prestazioni statali a favore di associazioni religiose, disposte con leggi, contratti o titoli giuridici speciali.
Art. 174 - Fino all'emanazione della legge del Reich prevista dall'art. 146 comma 2, rimane in piedi l'attuale situazione giuridica. La legge deve essere soprattutto riguardo ai territori del Reich, nei quali non esiste legalmente una scuola separata in considerazione della confessione.
Art. 175 - La disposizione dell'art. 109 non si applica agli ordini e titoli onorifici, conferiti per benemerenze di servizio nella guerra 1914-19.
Art. 176 - Tutti i pubblici impiegati e gli appartenenti alle forze armate devono giurare fedelt alla presente costituzione. Le norme speciali saranno emanate con ordinanza del presidente del Reich. Art. 177 - Se le leggi in vigore prevedono per la prestazione di giuramento una formula religiosa, il giuramento potr seguire efficacemente anche quando chi lo presta si limiti a dire: io giuro, tralasciando la formula religiosa. Per il rimanente il contenuto del giuramento previsto dalla legge non subisce varianti.
Art. 178 - La costituzione del Reich del 16 aprile 1871 e la legge sul governo provvisorio del 10 febbraio 19l9 sono abrogate.
Le altre leggi ed i regolamenti del Reich rimangono in vigore, in quanto non contrastino con la presente costituzione. Le disposizioni del trattato di pace stipulato a Versailles non sono toccate dalla presente costituzione. Con riguardo alle trattative per l'acquisto dell'isola di Helgoland pu essere emanata per la sua popolazione una norma derogativa dell'articolo 17 comma 2.
Le decisioni prese validamente dall'autorit sulla base delle leggi preesistenti conservano la loro validit fino alla loro abrogazione per opera di leggi o ordinanze contrarie.
Art. 179 - Quando nelle leggi o ordinanze  fatto riferimento a prescrizioni o disposizioni abrogate o soppresse dalla presente costituzione occorre sostituirle con le prescrizioni ed istituzioni corrispondenti di questa. In particolare, in luogo di assemblea nazionale, bisogner leggere
Reichstag, in luogo di comitato degli Stati Reichsrat, in luogo del presidente del Reich eletto sulla base della legge sul governo provvisorio il presidente del Reich eletto sulla base di questa costituzione.
I poteri conferiti in virt delle leggi finora in vigore alla Commissione degli Stati per l'emanazione di ordinanze sono devolute al governo del Reich, che a questo effetto, deve ottenere l'assenso del Reichsrat, secondo le norme della presente costituzione.
Art. 180 - Fino alla convocazione del primo Reichstag l'assemblea nazionale funziona come
Reichstag.
Il Presidente del Reich eletto dall'assemblea nazionale rimane nel suo ufficio fino al 30 giugno
1925.
Art. 181 - Il popolo tedesco, per mezzo della sua assemblea nazionale, ha deliberato e sanzionato questa costituzione.
Essa entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione.
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FONTE: C. Mortati, La Costituzione di Weimar, Sansoni, Firenze 1946.
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FINE.